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Indipendentisti in via Tempio davanti agli uffici della Asl contro Pigliaru:"Mentre gli ospedali del territorio vengono declassati il Presidente inventa la Asl Unica"

Autore:Redazione Casteddu Onlineil 13/12/2016 17:00 

 


Indipendentisti in piazza contro Pigliaru:"Giù le mani dalla sanità" 

Esordio in piazza per gli indipendentisti aderenti al progetto dell’Alternativa Natzionale in difesa della sanità pubblica. Nel mirino il Piano di riordino fortemente voluto dalla giunta Pigliaru che – sostengono i promotori della manifestazione – implica un intollerabile ridimensionamento del sistema ospedaliero isolano. Ad affollare via Tempio, davanti agli uffici della ASL, sono stati i militanti di Sardigna Natzione Indipendentzia, di Progetu Repùblica de Sardigna, del Fronte Indipendentista Unidu, di Gentes e di Sardigna Libera che per tutta la mattina hanno distribuito volantini e hanno dialogato con pazienti e personale.

Il punto è che «mentre gli ospedali dei nostri territori vengono declassati o chiusi, il Presidente Pigliaru inventa la ASL Unica, ovvero una grande mangiatoia con sede a Sassari guidata da un super direttore generale: il signor Moirano (ligure), il quale a sua volta ha nomimato direttori amministrativi e sanitari italiani» –sostiene al megafono Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione – «Con tale nomina al governo della sanità sarda c’è stata una grave perdita di sovranità del popolo sardo, pertanto il sistema politico al governo della Sardegna deve prenderne atto e restituire la delega ricevuta dai cittadini sardi».


Sul diritto alla salute interviene Cristiano Sabino, del Fronte Indipendentista Unidu, avanzando l’ipotesi che se le cose continueranno così si dovrà chiedere ad Emergency o a Medici Senza Frontiere di intervenire per garantire il diritto alla salute dei cittadini sardi. Sabino, nel suo intervento davanti ai tanti partecipanti al presidio, insiste anche sullo «sporco lavoro di austerity compiuto per conto dello stato italiano e del governo europeo da parte del governo regionale che, di fatto, è la giunta più spintamente ultraliberista mai toccata ai sardi».


Intervento lungo e dettagliato quello del medico Claudia Zuncheddu, segretario del movimento Sardigna Libera, che ripercorre le tappe dello smantellamento della sanità pubblica a beneficio di quella privata: «mentre si chiudono le strutture pubbliche si finanziano strutture sanitarie private di cui il Mater Olbia è l’esempio più eclatante. Un ospedale privato del tutto inutile a noi ma ai cui costi i sardi dovranno contribuire con 58 milioni di euro annui per dieci anni, cioè un patrimonio di oltre mezzo miliardo a fondo perduto indirizzato all’Emiro del Qatar». Ma i sardi non resteranno a guardare – rassicura la Zuncheddu – «lotteremo fino alla fine affiancando i comitati della Rete Sarda per la Sanità Pubblica, al fine di  impedire che il nuovo manager Moirano dia il colpo di grazia alla sanità pubblica». A chi governa la Sardegna – conclude l’esponente indipendentista – noi chiediamo che si organizzi un tavolo con sindaci e comitati per scrivere una Riforma democratica nell’interesse dei sardi incentrata sul taglio agli sprechi, dovuti ai giochi politici interni alle ASL, e non al diritto alla salute dei sardi».  
 
 
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La “Rete Sarda-Sanità Pubblica” a Iglesias
La Rete Sarda – Sanità Pubblica, venerdì in assemblea a Iglesias per ribadire la propria contrarietà al “Piano di riordino della rete ospedaliera” nell’Isola, un piano voluto dal governo Pigliaru, che mira a declassare, indebolire e chiudere i nostri ospedali privando i cittadini del diritto alla Sanità pubblica.
Mentre continua e si inasprisce la lotta in tutta l’Isola in difesa dei propri presidi ospedalieri, parte integrante del Sistema sanitario Pubblico, alle politiche scellerate della Giunta Pigliaru, la Rete dei comitati risponde non abbassando la guardia. Le lotte per la salvaguardia e il potenziamento dei nostri ospedali territoriali andranno avanti a tempo indeterminato.
La mobilitazione popolare in corso a La Maddalena, dove chiude la Camera iperbarica e il Punto Nascite, con la sospensione anche dei servizi di Neuropsichiatria, sono un ulteriore esempio della volontà dei sardi a non arrendersi e sottomettersi.
La Rete è pronta a collaborare con la Regione Autonoma, poiché su un tema così sensibile come quello inerente la gestione della Salute, nessuno e ancor meno la Politica, può decidere senza il coinvolgimento e la partecipazione democratica dei cittadini alle scelte e ai processi decisionali.
Visto che la Politica sostiene che il “Piano di riordino della rete ospedaliera sarda” è connesso in modo, per noi inappropriato, ai buchi di bilancio, la “Rete Sarda – Sanità Pubblica” denuncia l’ingiustificato disavanzo di 344 milioni a chiusura del bilancio delle Asl per il 2015, spese spropositate legate a società controllate e consulenze esterne.
Secondo la Corte dei Conti, nel 2015 si è registrata una crescita della spesa sanitaria del 4,5% rispetto al 2014. Si tratterebbe di spese per il personale, ma ciò non trova riscontro in alcun miglioramento della qualità dei servizi al cittadino, ancor meno in una situazione in cui tutti gli ospedali dell’Isola sono in forte sofferenza per il taglio e la riduzione del personale medico e paramedico. Riteniamo che la crescita della spesa per il personale, evidenziata dalla Corte dei Conti, meriti un approfondimento per meglio comprendere la “tipologia” del personale di cui si parla, il “metodo di attribuzione di ruoli”, la “funzione reale”, le “competenze e la produttività”. Così come va letta e interpretare la riduzione di spesa da 1,400 miliardi del 2014 a 1,393 miliardi del 2015, con un risparmio di 7 milioni. E’ da verificare la fonte di tale risparmio, visto che potrebbe trattarsi di “tagli” sulle prestazioni sanitarie indispensabili e quindi negate ai cittadini.
L’assemblea di Iglesias, organizzata dai referenti locali della della Rete Sarda – Sanità Pubblica, è stato un momento di ulteriore arricchimento grazie anche alle competenze di medici che non da oggi operano nei territori. I medici, conoscitori delle problematiche sanitarie territoriali, hanno il dovere e il diritto di sedere al tavolo di discussione sul “Piano di riordino della rete ospedaliera sarda”, insieme ai rappresentanti delle amministrazioni locali, prima che Giunta e Consiglio Regionale,decidano in solitudine sul futuro degli ospedali e dei cittadini dei territori interessati.
Claudia Zuncheddu

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Apprendiamo dalla stampa che a S.Elia, ieri si è tenuta un’assemblea sul rilancio del quartiere. In pochi si è venuto a saperlo ma di certo era nutrita la partecipazione di assessori, consiglieri comunali e consulenti dell’Assessorato Regionale ai Lavori pubblici.

Lo stile di propaganda renziana fatta di annunci, di promesse mai mantenute è sbarcato a S.Elia sostenuto anche da autorevoli esponenti del Partito dei sardi e del Psd’Az.

Come ai vecchi tempi, questi politici parlano di finanziamenti milionari per riqualificare il quartiere ma peccato che “i tempi burocratici rallentino la realizzazione delle opere”, dicono loro.

Nel calderone volutamente variopinto di promesse tra il lungomare, il porticciolo, il parco degli anelli, il centro socio sanitario (nuovo specchietto per le allodole pre-elezioni comunali), si insinua con prepotenza l’Ecocentro.

E’ palese che il vero interesse prioritario per questa Giunta è la creazione dell’enorme Ecomostro di “tipologia B” a S.Elia, su cui conferire anche rifiuti tossici provenienti da tutta la città. Si tratta dei 6000 metri quadri di verde pubblico tra l’ingresso di S.Elia e San Bartolomeo, a ridosso dell’Istituto degli anziani e delle scuole delle Mercedarie.

Da questa amministrazione, non è stata fatta alcuna riflessione sulle ricadute di questo Ecocentro sul mercato domenicale, sul crocevia degli itinerari turistico-naturalistici di maggiore pregio della città, sulle nuove iniziative di ristorazione che stanno sorgendo nel quartiere.

Il terreno paludoso, la carente rete stradale, il rischio di incidenti, l’inquinamento acustico, atmosferico e del sottosuolo, sono solo alcune delle controindicazioni alla realizzazione dell’Ecocentro in un quartiere fortemente popolato dove chiudono scuole dell’obbligo, asili, ambulatori medici convenzionati.

Ci chiediamo il perché di tanto accanimento su S.Elia e in nome di quali interessi occulti, ancora una volta legati alla gestione dei rifiuti, quest’amministrazione sacrifica la salute pubblica, la sicurezza dei cittadini, il decoro e la cultura dei luoghi, i diritti di un quartiere da sempre discriminato ed emarginato.

Comitato No Ecocentro S.Elia San Bartolomeo.

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