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La Presentazione del Progetto nel Distretto di Cagliari e Area Vasta riguardante la prevenzione del diabete di tipo 2 e delle malattie cardiovascolari nella popolazione ad alto rischio, da parte della ASL di Cagliari e della Regione Autonoma della Sardegna ai Medici di Base, ha suscitato molte polemiche da parte dei medici territoriali.
La presentazione del progetto, che prevede la compilazione di un questionario negli ambulatori di Medicina di Base e il rilevamento di parametri specifici su circa 300 mila assistiti di età superiore ai 35 anni, questa mattina è finita male. Il progetto, seppur encomiabile vista l’elevata incidenza del diabete in Sardegna, se svolto negli ambulatori di medicina di base già super affollati, richiede molto tempo. La proposta è stata contestata visto che la prevenzione negli ambulatori di medicina di base è normalmente garantita.
In un clima di smantellamento del Sistema Sanitario Pubblico, questo piano viene interpretato come un alibi per ribaltare sui medici di base competenze di strutture specialistiche pubbliche destinate ad essere soppresse. I medici di base sempre più stretti nella morsa della burocrazia che riduce la libertà nello svolgimento della professione e impone forti restrizioni nelle indagini diagnostiche e nelle prescrizioni terapeutiche, hanno rigettato la proposta.
Visto che il 50% dell’intero bilancio Regionale è destinato alla Sanità, resta anche da chiarire il perché delle grandi buche che i sardi devono continuare a risanare.
Dal momento che i medici di base vengono coinvolti nei progetti regionali, sarebbe opportuno fornire a questi, attraverso piattaforme di open data, sia i dati dei bilanci della spesa sanitaria per capitoli che quelli sullo stato di salute della popolazione per territorio.
 
Claudia Zuncheddu
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Il Manifesto Sardo 16 dicembre 2015

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Claudia Zuncheddu
 
Nei giorni scorsi tornando ancora una volta a Sarroch, nel regno dell’industria petrolifera, ho pensato di rivisitare le mie battaglie istituzionali in cinque anni nel Consiglio comunale di Cagliari e continuate in Consiglio Regionale. Mi sono resa conto dell’enorme mole di lavoro e di indagini sull’operato della multinazionale petrolifera Saras. Le mie denunce politiche nelle sedi istituzionali, in incontri pubblici e nelle lotte nei territori hanno contribuito a mettere a fuoco i disastri prodotti da questa multinazionale nel Sud della Sardegna. Danni perpetuati, in oltre 50, a scapito principalmente delle popolazioni e dell’ambiente, provocando un consumo del territorio per usi industriali e l’inquinamento dell’ambiente: aria, mare, terra, con conseguente ricaduta non solo sulla salute delle popolazioni ma anche sulle economie tradizionali, decretando la morte di numerose aziende agricole e depauperando l’economia legata alla pastorizia e alle risorse agro-alimentari e turistiche. 
 
Tutto questo disastro ambientale, umano e sociale in un’area del mondo, come la nostra Sardegna, dove la bellezza dei luoghi e le attività del mare da sempre convivevano, creando benessere economico e sociale, con quelle agro-pastorali e con il suo ricco patrimonio storico, culturale, archeologico, conditio sine qua non per uno sviluppo di un turismo sostenibile ed ecocompatibile. E’ su queste ricchezze, svilite e svendute in nome del profitto di pochi,che oggi sarebbe ragionevolmente esistito e garantito il benessere economico e sociale a Sarroch e a tutto il territorio limitrofo. La Regione Autonoma della Sardegna e il comune di Sarroch da oltre 50 anni chiudono gli occhi su questa opportunità di sviluppo che esisteva e che ancora può essere parzialmente recuperato.
 
Da medico ambientale e da membro della Commissione Scientifica Zero Waste Italia dovrei parlare ancora una volta di patologie e la mia riflessione, oltre alle numerose malattie e l’incidenza spropositata dei decessi di cittadini, ritorna a oltre 12 anni fa quando nelle piazze di Sarroch denunciavo i rischi di danni genomici e come gli agenti inquinanti avrebbero potuto interferire sul DNA dei bambini, rendendo le future generazioni più fragili ed esposte chissà a quali nuove patologie. Queste preoccupazioni purtroppo sono state confermate da una recente ricerca scientifica internazionale. L’indifferenza delle istituzioni è tale da aver persino privato i sardi di uno strumento importante come il Registro Tumori.
 
Oggi è tempo di bilanci generali, di nuove riflessioni e di una consapevolezza collettiva che induca ad attivare su queste tematiche ed emergenze, processi di cambiamento radicale.
 
A prescindere dalle “truffe” legate al CIP6, agli alti costi per noi sardi del carburante, del gas, dell’elettricità, c’è da chiedersi quale sia stato sino ad oggi il rapporto costi/benefici per Sarroch, per il suo entroterra e per tutto il golfo di Cagliari, quali siano i livelli occupazionali, quale sia il valore della salute e della vita degli abitanti, dove sia il benessere della comunità in nome del quale la classe politica sarda, di ogni ordine e grado, da oltre mezzo secolo ha permesso che l’inquinamento del petrolchimico falcidiasse con malattie e morte le nostre collettività, distruggesse il nostro ecosistema e con esso parte del ricco patrimonio identitario sardo. La risposta è negli interessi dei partiti politici che hanno governato la Sardegna, di singoli individui, di piccole lobby. Interessi estranei alle collettività sempre più esposte a problemi anche di sicurezza.
 
Oggi con i nuovi scenari politici internazionali che vedono la Sardegna al centro delle strategie delle guerre mediterranee e mediorientali, con un’intensa attività di sperimentazioni belliche, di esercitazioni della Nato e di governi guerrafondai nei poligoni militari, di fabbriche (tedesche) di bombe dirette ai mercati di Paesi in guerra, di politiche di Obama che indirizzano l’Italia verso un ennesimo conflitto con la vicina Libia, c’è da riflettere sulle condizioni di sicurezza per la Sardegna e su quali siano i suoi punti sensibili. Ai vecchi rischi a Sarroch se ne aggiungono nuovi, senza che la Regione e le amministrazioni locali se ne curino. Non è certo un atto di allarmismo parlarne e dotare i cittadini di un piano di evacuazione per alleviare lo stato di paura e di insicurezza in cui vivono da sempre, anzi sicuramente questi protocolli sono previsti ma vanno resi pubblici e testati.
Ripartiamo dalla Politica, dai nostri amministratori comunali che fuori da ogni ambiguità, di connivenze e dai ricatti anche delle segreterie dei partiti di appartenenza, devono portare nelle sedi istituzionali gli interessi della collettività e tutti quei temi politici, anche internazionali, che li riguarda molto da vicino e che li coinvolge nel quotidiano.
 
Sarebbe importante entrare in merito alle scelte del Gruppo russo Rosneft che nel 2013 diviene con il 21% il secondo azionista di Saras dopo i Moratti, che detengono il 50,2% delle azioni, per poi, con l’alibi delle sanzioni europee contro Mosca, ridurle bruscamente al 12%. Questo preludio di disimpegno totale dall’azionariato Saras, da part del Gruppo russo, può nascondere ragioni ben diverse rispetto all’alibi dell’embargo europeo per la questione dell’Ucraina. Questa questione su cui la Politica sarda deve accendere i fari, va letta in un contesto internazionale che oggi vede Putin impegnato in Siria, in una guerra contro l’Isis e il suo mercato clandestino del petrolio in Europa.
La classe politica sarda che ieri si è “concessa” insieme alle aree di maggior pregio di Sarroch ai Moratti, oggi si “riconcede” con lo stesso spirito di subalternità all’Emiro del Qatar, Stato notoriamente finanziatore di gruppi jihadisti e terroristi. Ma anche Moratti, tanto amato dalla classe politica isolana, è sulle cronache internazionali perché alla Saras arriverebbe petrolio clandestino dell’Isis. La notizia trapelata da Al-Araby e ripresa dalla stampa internazionale riferisce: “Secondo le fonti di Al-Araby, parte del greggio sarebbe stato spedito da aziende private verso una raffineria italiana, che costituirebbe la porta Daech di petrolio nell'Unione europea. Il quotidiano londinese non ha dato il nome della raffineria, ma ha detto, tuttavia, che è di proprietà di un imprenditore italiano che ha anche una squadra di calcio che porta in serie A. Potrebbe anche includere Massimo Moratti, proprietario di Inter fino al 2013 e la cui holding, Saras, detiene la più grande raffineria del paese Sarroch, vicino a Cagliari”. Così scrive Guillaume  Borel il 1/12/2015.  
 
 
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La Giunta della Regione Autonoma della Sardegna, a colpi di delibere veloci quanto efficaci, penalizza i nostri disabili. Per la Giunta di centro sinistra e dintorni, la priorità non è di certo il disagio sociale e ancor meno i bisogni e i diritti di decine di migliaia di disabili. Questi “geni della politica” disattendono gli impegni assunti anche nei loro programmi, deludono chi li ha sostenuti e dimostrano di non avere nessuna logica di buon senso nella gestione del Bene Comune. Così facendo alimentano il malessere sociale e la sofferenza dei cittadini più fragili e più bisognosi di assistenza, compresa quella sanitaria. Con la delibera 33/11 del 30 giugno 2015 la Giunta Pigliaru condanna cinicamente i sardi disabili a ulteriori sofferenze e difficoltà… dove si vuole arrivare?
Claudia Zuncheddu
Pubblichiamo e divulghiamo il comunicato dell’Associazione SensibilMente onlus
 
La legge 162/98 e le buone prassi sulla disabilità in Sardegna. La legge 162 del 1998 è una legge nazionale ad applicazione regionale, che in Sardegna ha visto la sua applicazione più innovativa e adeguata ai bisogni delle persone con grave disabilità. I piani personalizzati 162 consentono di superare la vecchia visione del disabile come soggetto da istituzionalizzare e aprono la strada all'inclusione in famiglia, a scuola e nella società più in generale. Il piano personalizzato cosi finanziato, consente interventi socio-assistenziali ed educativi da svolgere al domicilio del disabile anziché in istituto, permettendo, tra l'altro, un importante sgravio ai conti pubblici che beneficiano della domiciliarietà dei servizi, certamente meno costosa delle istituzionalizzazioni. La 162, cosi come la conosciamo in Sardegna, è il fiore all'occhiello della sanità regionale e delle politiche sociali sull'handicap, cosi all'avanguardia da essere portata come modello.
Il modello Sardegna dovrebbe essere baluardo e bandiera di tutta la politica, regionale e nazionale, e dovrebbe essere esteso a tutte le altre regioni. In realtà nel resto d'Italia, nascono sempre più spesso comitati e movimenti che vorrebbero l'applicazione della 162 con gestione indiretta (cioè con la possibilità di scegliere gli operatori da parte del disabile o della famiglia) cosi come è in Sardegna, invece nel resto della penisola, i soldi stanziati sono pochissimi e non è permesso scegliere; un’ora alla settimana di un operatore mandato dal comune deve bastare alle famiglie, l'alternativa è l'istituto.
Riguardo all'autismo, il finanziamento 162 permette di implementare l'intervento terapeutico dei bambini, rispetto alla scarsa copertura offerta dal SSN. La 162 è quindi un sistema che consente di ottimizzare gli interventi lasciando il disabile in seno alla famiglia e quindi, nella società, cosi come dovrebbe essere applicato il vero principio di inclusione sociale. Una “buona prassi”, di quelle che consentono miglioramenti nella qualità della vita delle persone in difficoltà e consentono, al medesimo tempo, una riduzione dei costi sui conti pubblici. Dal 2004 ad oggi le coperture per la 162, provenienti dal fondo per la non autosufficienza, sono aumentate costantemente e per il 2015 sono di 104 milioni di euro.
Già da diversi mesi avevamo sentore che il fondo sarebbe stato tagliato, a febbraio siamo riusciti a scongiurare un taglio cospicuo in bilancio e dopo mesi di attesa, con la delibera 33/11 del 30 giugno 2015 i tagli si sono concretizzati. I piani con punteggio inferiore ai 70 punti, una platea di circa 30 mila soggetti disabili, subiscono tagli che vanno dai 250 ai 150 euro annui. Taglio irrisorio per taluni, mortificante per noi. Mortificante perché non salva le sorti della sanità regionale ma è un chiaro segnale. Un segnale allarmante, ci stanno dicendo “questo sistema non vale poi così tanto” considerando forse che l'istituto sia più valida alternativa e ci chiediamo per chi, visto che la collettività avrebbe costi triplicati. Le famiglie sono sul piede di guerra, NON si può tornare indietro e non si tornerà indietro. Attendiamo ancora gli sviluppi in consiglio regionale e portiamo avanti, come Comitato delle famiglie per l'applicazione della 162 e insieme all'Abc Sardegna, le nostre azioni diplomatiche con i consiglieri regionali di ogni parte politica, che in diverse occasioni hanno criticato il taglio.
Il 24 luglio si svolgerà a Sassari un incontro tra il direttivo del Comitato e dell'Abc Sardegna con le associazioni del nord Sardegna, al fine di aggiornare e discutere un'azione comune ed incisiva per chiedere ed esigere il necessario cambio di direzione da parte della Giunta regionale. Ne va del futuro dei nostri figli, ne va dell'applicazione di una “buona prassi” che NON deve diventare storia che fu.
Dott.ssa Veronica Asara – Presidente sensibilMente onlus.
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