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Operazione Qatar: il clima apparentemente gioioso del "post partum"

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Dai tavoli politici e tecnici ormai conclusi giovedì 26 in tarda serata, si alzano soddisfatti RAS/Qatar Foundation/Bambin Gesu di Roma. L’atteso passaggio in Commissione Sanità si prospetta quasi formale e di quello in Consiglio neppure se ne parla. Così come dev’essere ancora ben definito un passaggio politico importante: le deroghe del Governo italiano.

Anche se il clima apparente è sereno, qualche dubbio sulla razionalità dell’operazione persiste. Quei 10 posti letto per il 2015 che diventeranno 14 nel 2016 per la Chirurgia oncologica del San Raffaele saranno davvero sufficienti al superamento dei c.d. viaggi della speranza, così come hanno dichiarato? Visti i protocolli terapeutici ormai internazionali, ben conosciuti e applicati ovunque, qual è la novità della ricerca scientifica per il San Raffaele che giustificherebbe nuove aspettative e il grande impegno finanziario per le casse sarde?
E come giustificare i costi altissimi dei reparti di Cardiochirurgia, Neurochirurgia e Chirurgia vascolare per soli 2 posti letto? Secondo quale logica è stato chiesto al Bambin Gesù di ridurre al minimo quei posti letto “…per non soffocare le alte professionalità esistenti al Brotzu di Cagliari, a Nuoro e a Sassari?”. Ma allora qual è il rapporto costo-benefici nell’apertura di nuovi reparti assai costosi, dalle tecnologie avanzate, alla nomina di un primario, al costo di un’equipe chirurgica che richiede minimo 8 - 10 persone (turni notturni compresi), con un impegno a tempo ridottissimo visto che i posti letto sono solo due? Quanti interventi riusciranno a fare in una settimana? Quando avverrà l’ammortizzamento dei costi delle strutture? Ma è stato mai chiesto il parere di un primario?
E la ricerca scientifica che per avanzare richiede il paragone dei grandi numeri, quando potrà contare su una casistica significativa se i posti letto sono solamente “due”?
L’osservazione legittima è: se i posti letto sono solamente 2 per le branche sanitarie più costose, a chi sono destinati? ai cardiopatici e neuropatici sardi? Non è credibile, tanto da far insinuare il sospetto che il nuovo ospedale privato potrebbe non decollare mai, come avviene per le grandi opere inutili.
Parliamo di investimenti: 1 miliardo e 200 milioni di Euro del Qatar è di fatto il capitale per un investimento immobiliare, quindi per l’acquisto dell’ex San Raffaele. Per tale operazione l’emiro, che di affari se ne intende davvero, paga una prima tranche di 160 milioni poi 80 milioni all’anno per 12 anni. La Regione Autonoma Sarda, per organizzare e garantire il funzionamento del San Raffaele destina circa 60 milioni all’anno (oltre il 50% dell’intero bilancio per la sanità privata). Il premier Renzi, molto interessato all’operazione, dovrebbe fare la sua parte anche se a tutt’oggi, mentre si pensa a dove festeggiare l’affaire se a Roma o in Sardegna, non è stato definito un passaggio politico fondamentale e cioè le deroghe del Governo italiano.
Ciò che emerge è che ci troviamo di fronte a un’operazione immobiliare che vede uno Stato, quello del Qatar, acquistare immobili all’interno di un altro Stato, anche se non sarebbe la prima volta nel Mediterraneo e in Europa, dalla Tunisia, alla Grecia, alla Francia (non con pochi problemi), alla Germania, all’Italia.
Così come è curioso che per pura coincidenza lo Stato arabo del Qatar investa e si radichi a Olbia: la capitale di affari internazionali con intuibile ambizione a concentrare nel Nord dell’Isola Poteri politici oltre che finanziari.
Mettere al centro delle scelte gli interessi dei sardi significa anche diffidare del fascino dei petroldollari che non sono mai piovuti in Sardegna per fare opere di bene.
Claudia Zuncheddu

Claudia Zuncheddu

Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, è giornalista pubblicista, appassionata di antropologia e autrice dei libri: “Parigi-Pechino sulle orme di Marco Polo” e “Africana”. Ex-consigliera comunale di Cagliari, è stata consigliera regionale nella XIV Legislatura.

Sito web: www.claudiazuncheddu.net

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