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Pubblicato su 2 marzo 2016

 

Ticket si e ticket no. Una disparità che fa discutere e Claudia Zuncheddu,medico ex consigliere regionale e leader del Movimento Sardigna Libera, scrive una lettera all’Assessore alla Sanità della Regione Autonoma della Sardegna:

Egr. Assessore alla Sanità dott. Luigi Arru

Perché gli inoccupati in Sardegna devono pagare il ticket sanitario a differenza dei disoccupati? Con la crisi occupazionale gli inoccupati sardi che rinunciano a curarsi sono sempre più numerosi. Paradossalmente non hanno diritto all’esenzione del ticket previsto per i disoccupati.

Per dar luce a questa situazione di cui poco si parla, espongo il caso di una mia paziente di oltre 50 anni che non avendo mai avuto un contratto di lavoro è quindi inoccupata. E’ madre di due inoccupati, di un disoccupato e di una figlia minore. La signora usufruiva dell’esenzione del ticket sanitario in quanto moglie di un disoccupato. Da qualche anno è vedova e con la perdita del marito ha perso pure il diritto all’esenzione del ticket. Dei quattro componenti della famiglia solo il disoccupato ha diritto all’esenzione per potersi curare mentre gli altri tre non passano più neppure in ambulatorio.

All’interno del nostro sistema, la signora è considerata “troppo vecchia per il diritto a un lavoro”, “non abbastanza vecchia per la pensione sociale”, ma è anche “troppo giovane per morire”. Che deve fare? Caro Assessore, visto che questo è lo status di una vasta fascia della popolazione sarda, non le pare che il riconoscimento dell’esenzione del ticket sia un problema serio, concreto e prioritario da risolvere? Senza disturbare Roma e i massimi sistemi, la soluzione è squisitamente politica ed è di Sua competenza. Ai fini del riconoscimento dell’esenzione ticket per gli inoccupati, che sono disagiati almeno quanto i disoccupati, negli archivi del Consiglio Regionale della 14° Legislatura troverà una mia proposta su come affrontare la questione in termini legislativi.

La Sardegna, dotata di Statuto Speciale di Autonomia, può legiferare e omologare lo status dell’inoccupato a quello di disoccupato, riconoscendo il diritto all’esenzione del ticket in egual misura. Questo è ciò che hanno fatto altre Regioni Autonome. Rinunciare alle cure mediche oggi, significa incrementare i ricoveri ospedalieri in futuro a costi spropositati per il sistema sanitario pubblico. I “colossi della sanità sarda”, dal Brotzu, al Microcitemico, al Binaghi… per non parlare di altri ospedali indispensabili nei vari territorio della Sardegna, da sempre garanti della salute dei sardi, oggi crollano sotto i colpi maldestri della Politica. Il Decreto Lorenzin è un altro pasticcio politico che con i suoi tagli preannuncia la privatizzazione della sanità. Il disastro della Sanità Pubblica è sotto gli occhi di tutti e a maggior ragione dei suoi, visto che al di là del suo ruolo politico, Lei è anche un medico.

Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera)  

Pubblicato in Salute

Pubblicato da CagliariPad 28-12-2015

Smog, riscaldamenti a gasolio e Gpl sotto accusa, presto nuove centraline a Cagliari
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus" ha annunciato l'assessore della Viabilità Mauro Coni
 
smog ansaap  1
 
Anche l'assenza del metano influisce sulla qualità dell'aria in Sardegna. Secondo l'Arpas, infatti, ci sono degli studi che analizzando il fenomeno evidenziano che mentre nel Nord Italia è soprattutto il traffico veicolare a causare l'ìnnalzamento dei livelli di Pm10, nell'Isola lo smog deriva in massima dagli impianti di riscaldamento, per lo più a gasolio e Gpl, o dai caminetti a legna.
"Certo ridurre la temperatura degli impianti potrebbe essere d'aiuto - spiegano i tecnici dell'Agenzia regionale dell'ambiente - ma occorre soprattutto porre attenzione alla manutenzione di quelli vecchi e, se possibile, sostituirli con quelli più nuovi ed efficienti. Lo stesso vale per la sostituzione dei tradizionali caminetti con quelli a camera chiusa".
Il monitoraggio sull'inquinamento atmosferico è costante: a Cagliari, in particolare, l'Arpas ha dislocato una centralina in via Cadello e il Comune si sta preparando ad installarne altre.
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus - annuncia l'assessore della Viabilità Mauro Coni - e incroceremo questi dati con quelli epidemiologici".
Consigli e ammonimenti arrivano anche dagli ambientalisti.
"Non c'è dubbio sul fatto che sia meglio che circolino meno veicoli a motore circolino nelle nostre strade, ma ancora sono troppo pochi gli amministratori locali che sono consapevoli del fatto che siano gli alberi la vera salvezza delle nostre città - dice Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico - Continua, invece, il taglio insensato di alberi, siepi e arbusti: da Padova a Carbonia, da Abano Terme a Empoli, da Firenze a Cagliari, la motosega impazza giuliva nel Bel Paese".
 
"Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l'aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore - osserva Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera - Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell'inquinamento della nostra città, attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa Europea, se non fosse che la Regione a tutt'oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25.000 morti d'inquinamento nell'ultimo anno in Italia, molti sono sardi".
Pubblicato in Ambiente

Pubblicato da CagliariPad 28-12-2015

Smog, riscaldamenti a gasolio e Gpl sotto accusa, presto nuove centraline a Cagliari
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus" ha annunciato l'assessore della Viabilità Mauro Coni
 
smog ansaap  1
 
Anche l'assenza del metano influisce sulla qualità dell'aria in Sardegna. Secondo l'Arpas, infatti, ci sono degli studi che analizzando il fenomeno evidenziano che mentre nel Nord Italia è soprattutto il traffico veicolare a causare l'ìnnalzamento dei livelli di Pm10, nell'Isola lo smog deriva in massima dagli impianti di riscaldamento, per lo più a gasolio e Gpl, o dai caminetti a legna.
"Certo ridurre la temperatura degli impianti potrebbe essere d'aiuto - spiegano i tecnici dell'Agenzia regionale dell'ambiente - ma occorre soprattutto porre attenzione alla manutenzione di quelli vecchi e, se possibile, sostituirli con quelli più nuovi ed efficienti. Lo stesso vale per la sostituzione dei tradizionali caminetti con quelli a camera chiusa".
Il monitoraggio sull'inquinamento atmosferico è costante: a Cagliari, in particolare, l'Arpas ha dislocato una centralina in via Cadello e il Comune si sta preparando ad installarne altre.
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus - annuncia l'assessore della Viabilità Mauro Coni - e incroceremo questi dati con quelli epidemiologici".
Consigli e ammonimenti arrivano anche dagli ambientalisti.
"Non c'è dubbio sul fatto che sia meglio che circolino meno veicoli a motore circolino nelle nostre strade, ma ancora sono troppo pochi gli amministratori locali che sono consapevoli del fatto che siano gli alberi la vera salvezza delle nostre città - dice Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico - Continua, invece, il taglio insensato di alberi, siepi e arbusti: da Padova a Carbonia, da Abano Terme a Empoli, da Firenze a Cagliari, la motosega impazza giuliva nel Bel Paese".
 
"Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l'aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore - osserva Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera - Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell'inquinamento della nostra città, attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa Europea, se non fosse che la Regione a tutt'oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25.000 morti d'inquinamento nell'ultimo anno in Italia, molti sono sardi".
Pubblicato in Ambiente

pubblicato da Sardiniapost 29-12-2015

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Sono in particolare i fuochi a soglia libera, le stufe, i caminetti e i vecchi impianti di riscaldamento a gasolio piuttosto che il traffico automobilistico a far scattare l’emergenza smog in Sardegna per il superamento del Pm10, le famigerate polveri sottili.
Secondo i dati rilevati dall’Arpas, che certifica i dati con le sue 44 centraline dislocate in tutta l’Isola, le giornata più critiche si sono registrate ai primi di dicembre. “Una situazione che non è certo paragonabile ai livelli di Roma e Milano – precisano gli esperti – Nella peggiore delle situazioni, vale a dire nell’agglomerato di Cagliari, compreso Monserrato, Quartu e Elmas, si è arrivati a 28 superamenti dei livelli di Pm10 sui 50 previsti come limiti di legge”.
E dal comune di Cagliari arrivano le prime dichiarazioni. “Il blocco del traffico – spiega l’assessore alla Viabilità Mauro Coni – non serve qui in città, visto che questo fattore incide per non più del 15-20% sull’inquinamento totale. Il problema – chiarisce – sta negli impianti di riscaldamento. Questo non vuol dire, però, che non dobbiamo ridurre il traffico e puntare sull’efficientamento energetico”.
E ad influire sulla qualità dell’aria è anche l’assenza del metano. Secondo l’Arpas, infatti, nell’Isola lo smog deriva in massima dagli impianti di riscaldamento, per lo più a gasolio e Gpl, o dai caminetti a legna. “Certo ridurre la temperatura degli impianti potrebbe essere d’aiuto – spiegano i tecnici dell’Agenzia regionale dell’ambiente – ma occorre soprattutto porre attenzione alla manutenzione di quelli vecchi e, se possibile, sostituirli con quelli più nuovi ed efficienti. Lo stesso vale per la sostituzione dei tradizionali caminetti con quelli a camera chiusa”.
Il monitoraggio sull’inquinamento è costante: a Cagliari, in particolare, l’Arpas ha dislocato una centralina in via Cadello e il Comune si sta preparando ad installarne altre. “Con i finanziamenti di ‘Cagliari 2020’ piazzeremo centraline sopra gli autobus – annuncia l’assessore della Viabilità Mauro Coni – e incroceremo questi dati con quelli epidemiologici”. Consigli e ammonimenti arrivano anche dagli ambientalisti. “Non c’è dubbio sul fatto che sia meglio che circolino meno veicoli a motore circolino nelle nostre strade, ma ancora sono troppo pochi gli amministratori locali che sono consapevoli del fatto che siano gli alberi la vera salvezza delle nostre città” dice Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico.
“Per l’aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore – osserva Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera – Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell’inquinamento della nostra città, attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa Europea, se non fosse che la Regione a tutt’oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25.000 morti d’inquinamento nell’ultimo anno in Italia, molti sono sardi”.

 

Pubblicato in Ambiente

Autore: Redazione Casteddu Online il 28/12/2015 18:07 - See more at: http://www.castedduonline.it/sardegna/campidano/30615/sardignalibera-aria-sporca-di-cagliari-e-dintorni-come-intervenire.html#sthash.9mq7rYHC.dpuf

 

 
 
uid 151e98cc5ec.640.0A proposito di inquinamento dell’aria di Cagliari e hinterland, di cui il traffico veicolare, secondo le statistiche italiane è responsabile parzialmente, non vorremo che tutto si risolvesse con targhe pari e dispari, allineandoci al “coro di ipocrisie” di altre città. Con ciò fuorviando l’attenzione dei cittadini dalle cause reali dell’inquinamento e dell’emergenza planetaria ambientale.

 

Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l’aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore. Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell’inquinamento della nostra città, le attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa EU, se non fosse che la Regione Autonoma della Sardegna, a tutt’oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25000 morti d’inquinamento nell’ultimo anno in Italia, molti sono sardi.    

 

Benché consolidata la conoscenza sul rapporto tra gli effetti nocivi sulla salute e le dimensioni del particolato aereo, in molte aree sarde strategiche e tra queste Macchiareddu,  si continuano a rilevare solamente le particelle più grosse, i PM 10, ignorando la rilevazione e il monitoraggio dei più insidiosi PM 2,5 e la frazione ultra fine che include le nano particelle, particolarmente responsabili di danni a livello polmonare, cardiocircolatorio, sistema nervoso centrale e di qualsiasi organo.

 

Tutto ciò in violazione della direttiva europea del 2008 che prevede il rilevamento e la riduzione dell’esposizione al PM 2,5 al di sotto di 20 microgrammi entro il 2015. Naturalmente tutte queste normative in Sardegna sono giornalmente violate. 

 

Ma nella Terra dei paradossi, dove “resuscita” il carbone da bruciare, fioriscono inceneritori e discariche tutto è possibile.

 

Claudia Zuncheddu – SardignaLibera

 

Pubblicato in Ambiente
pubblicato su www.Sardinia Post.it 15/12/2015
 
Finalmente in Corsica i movimenti indipendentisti e nazionalitari hanno trovato un accordo nella lista PE’ A CORSICA nelle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea Corsa. Questa lista ha ottenuto un risultato elettorale strepitoso: 25 seggi su 52 e per soli 2 seggi non ha raggiunto, da sola, la maggioranza assoluta.
Questo risultato è la dimostrazione che laddove va avanti un processo politico di confronto che unifichi, su programmi condivisi, anche elettoralmente le formazioni indipendentiste e identitarie si può vincere per governare ed essere fortemente rappresentati nella propria Terra al di fuori dei blocchi francesi di Sarkozy, di Le Pen e di Hollande.
I corsi hanno dimostrato che uniti si vince per governare nell’interesse del proprio popolo. A tutto il Popolo Corso e ai patrioti di Corsica Libera va il nostro augurio per il lavoro che li attende e le nostre felicitazioni per il risultato politico ed elettorale ottenuto.
Tutto ciò è un buon auspicio e una direzione da seguire e praticare per tutte le formazioni indipendentiste e identitarie sarde. Anche alle elezioni se si è uniti si vince e si è maggioranza per governare e rappresentare gli interessi della propria nazione, divisi… si perde e si fa il gioco di chi vuole perpetuare il dominio coloniale economico e culturale sul nostro Popolo e sulla nostra Nazione.
Facciamo prevalere le ragioni del nostro Popolo sugli interessi dei singoli o di piccoli gruppi. La storia è come un treno o si sale o si perde ben consapevoli delle difficoltà di questi processi politici.
Claudia Zuncheddu – SardignaLibera
Pubblicato in Indipendentismo

Corsica, l'ora del nazionalismo

corsi
Unione Sarda 15/12/2015
Corsica, l'ora del nazionalismoAlleanza 
Le forze corse si sono riunite sotto la sigla “Pe' a Corsica”, trionfando alle regionali francesi
Il vero colpo di scena alle regionali francesi è arrivato dalla Corsica. Niente a che vedere con i neogollisti di Sarkozy né col Partito socialista di Hollande: nell'isola cugina è vittoria netta dei partiti nazionalisti. Riuniti sotto le insegne della lista Pe' a Corsica e guidati dal sindaco di Bastia, Gilles Simeoni, sono riusciti a ottenere oltre il 35 per cento delle preferenze. 
I movimenti identitari potranno contare su 24 seggi in Consiglio regionale. Obiettivo raggiunto grazie a un'alleanza trasversale in grado di superare vecchie contrapposizioni, antichi rancori o visioni ultraseparatiste.
Un'affermazione che ha dato il via a festeggiamenti per le strade dell'isola. La prefettura e la sede dell'Assemblea regionale di Ajaccio sono state circondate da cittadini che intonavano canti della tradizione e sventolavano i vessilli con la Testa di moro. Gli eletti avranno ora l'onere di mantenere le promesse fatte durante la campagna elettorale: emancipazione politica ed economica della Corsica e accantonamento delle logiche della vecchia galassia autonomista.
Scene di giubilo che non possono non avere ripercussioni anche nel dibattito politico sardo. Gli indipendentisti di Irs hanno salutato positivamente l'affermazione delle formazioni corse. Il partito guidato da Gavino Sale sostiene che quanto accaduto sia figlio del bisogno di nuovi modelli di governo dei territori, alternativi alle destre xenofobe e alle sinistre senza idee: «Opzioni progressiste, democratiche e ambientaliste che hanno una visione dell'Europa dei diritti, aperta, inclusiva e democratica». Franciscu Sedda, presidente del Partito dei sardi, annuncia invece la partecipazione di una delegazione della formazione all'insediamento della nuova Assemblea regionale corsa: «È un evento storico. Risultato figlio di un'alleanza nata da un processo di maturazione della coscienza nazionale». Sedda rinnova l'appello all'unità anche nella galassia indipendentista sarda: «Il Partito dei sardi ha già chiarito di essere pronto a mettere da parte il simbolo per permettere la nascita di qualcosa di più grande e importante». Anche il segretario nazionale del Partito sardo d'Azione, Christian Solinas, non nasconde la soddisfazione: «Il risultato corso conferma quanto abbiamo sempre detto. In Europa c'è bisogno di autonomia. I cittadini vogliono sconfiggere l'Europa dei tecnocrati senza rinunciare alle proprie radici». Paolo Zedda, consigliere regionale dei Rossomori, spiega che la ricetta vincente è rappresentata da un autonomismo capace di guardare al futuro: «I modelli chiusi sono fallimentari. In Sardegna dobbiamo dimostrare di essere più bravi degli italiani declinando una lucida visione di governo». Anche Claudia Zuncheddu, leader di Sardigna libera, ritiene importante l'affermazione dei nazionalisti: «Questa vittoria è fondamentale e può essere di buon auspicio per noi sardi. In Corsica si sono affermati perché hanno saputo unire le forze ed hanno capito che non è possibile alcun tipo di collaborazione con i partiti nazionali».
Matteo Mascia
Pubblicato in Indipendentismo
sardegnareporter.it
Ieri, 10 novembre 2015, si è svolto il sit-in di fronte alla Questura di Cagliari, contro la repressione e la criminalizzazione del dissenso, contro i fogli di via e le denunce agli studenti che hanno manifestato pacificamente perché la Sardegna sia liberata dalle servitù militari e da ogni azione di guerra. Contro la carica del corteo di pacifisti da parte delle forze dell’ordine (3 novembre a Teulada) e contro tutti gli atti di violazione dei nostri diritti come cittadini ad esprimere liberamente la nostra contrarietà ad ogni forma di abuso e di sopruso ai danni della Sardegna e di chi vi risiede.
Il sit-in di fronte alla Questura per ribadire le responsabilità del Questore in tutte queste tristi vicende, non esenta da responsabilità il Prefetto di Cagliari, anzi, per dovere di cronaca, la Prefetta, dalla quale ci attendiamo un’assunzione di responsabilità in quanto rappresentante dello Stato italiano e in primis del Ministero degli Interni. Essa è l’espressione politica dello Stato al di sopra delle forze di polizia. E’ quindi tra le sue competenze valutare le decisioni dello stesso questore in materia di “ordine pubblico”. Questura e Questore sono alle dipendenze del Ministero dell’Interno.
Ma le più pesanti responsabilità su ciò sta avvenendo in Sardegna ricadono sulla classe politica sarda, che scegliendo di essere spettatrice passiva, ha manifestato chiaramente non solo la sua debolezza e la sua inutilità come garante dei diritti dei sardi, ma la propria collusione con le politiche e gli interessi anche militari dello Stato italiano nella nostra Isola.
Non è più tempo di bisbigli del nostro Presidente a Roma, di proposte mai mantenute, anche se dichiarate, da qualche assessore alla stampa, come quella di svolgere una seduta di Consiglio Regionale all’interno del Poligono di Teulada come atto di contrarietà alle esercitazioni. Non è più tempo di apparizioni fugaci ed evanescenti di politici ai bordi dei cortei. Il posto giusto per i rappresentanti delle nostre istituzioni sarebbe dovuto essere in testa al corteo del 3 novembre, tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Un vuoto colmato da tante donne che facevano da scudo sui giovani pacifisti.   
Il Presidente Pigliaru avrà convocato il Questore e la Prefetta di Cagliari per chiedere le ragioni dell’aggressione al corteo a Teulada, dei fogli di via e delle denunce a numerosi giovani manifestanti?
Conoscerà le ragioni per le quali gli Uffici pubblici in tutto il nostro territorio, pur avendo l’obbligo di esporre la bandiera della Sardegna, violano le norme esponendo solamente quella italiana e quella europea? Tra gli Uffici pubblici che hanno bandito l’esposizione della bandiera sarda sono la Questura di Cagliari, la caserma dei Carabinieri, il Palazzo di rappresentanza del Governo. Può tutto questo essere tollerato dalla Regione Autonoma della Sardegna? Purtroppo sì, se la sua classe politica non si sente sarda.
Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera
Pubblicato in Ambiente
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Tra i rumori di guerra dentro il poligono, fuori i giovani che vogliono costruire la pace, tante mani alzate di fronte alla polizia che “pesta”. Sono gli ordini. Persone che manifestano in carrozzella ortopedica, chi sorretta da un deambulatore con pompelmi e mandarini a simboleggiare le sue bombe, giovani che si scambiano tenerezze, ragazzi con teste rotte che colano di sangue. Tantissime le donne in prima fila, forti e determinate mentre sventolano tutte le bandiere dell’Indipendentismo sardo e non solo quelle. E’ questo lo scenario del 3 novembre ai margini del poligono di Teulada nel pieno delle esercitazioni della Nato. Uno scenario ben documentato in quella cornice di Sardegna resa così grigia da oltre mezzo secolo di guerre in casa. 
Capo Teulada 3 novembre 2015, atto secondo della grande manifestazione del 31 a Cagliari. Due momenti di imponente partecipazione popolare da non dimenticare. Quando si difende l’integrità della propria Terra, stavolta, dalle pesantissime esercitazioni Trident della Nato, non esistono “manifestanti buoni” e “manifestanti cattivi”. Esistono interpreti della nostra storia: cittadini che lottano pacificamente per salvaguardare l’ambiente, i territori, la salute e la pace. Il corteo di pacifisti, antimilitaristi e anticolonialisti ha deciso di esprimere la propria contrarietà alle operazioni di guerra in corso a Capo Teulada. Per lo Stato italiano il dissenso dei sardi è divenuto crimine per cui risponde a chi lo manifesta con uno spropositato schieramento di forze dell’ordine preposto a reprimere.   
L’unica nota stonata della manifestazione è stato proprio il comportamento delle forze di polizia. Hanno bloccato e perquisito auto e pullman, impedendo che numerosi sardi potessero liberamente e pacificamente manifestare contro le esercitazioni che lasciano nei nostri territori inquinamento e un clima di paura e di instabilità tra la gente. Seguono i tentativi di dividere il corteo per indebolirlo, poi le cariche e il pestaggio di numerosi giovani. Tattiche antiguerriglia davvero inopportune in un contesto dove tutti manifestavano per la Pace. Un’aggressività inaudita e ingiustificata di cui le autorità preposte dovranno rispondere alla pubblica opinione.
Il clima di lotta per la Pace era già ben espresso dalla manifestazione del 31 a Cagliari, in coda al corteo, si è interposto un cordone di monaci tibetani tra le forze dell’ordine e gli studenti che manifestavano pacificamente. A Capo Teulada, un cordone di donne: madri e nonne, hanno fronteggiato le forze dell’ordine in assetto antisommossa, in difesa dei giovani ingiustamente aggrediti e picchiati. “Non toccate i nostri figli” è stato il loro monito, “tra loro potrebbero esserci anche i vostri”.
Una giornata comunque di sconfitta per le forze di polizia e per lo Stato che mentre criminalizza chi vuole la pace a suon di manganellate, un gruppo di ragazzi, di cui alcuni giovanissimi, mettono piede pacificamente dentro il poligono per ribadire “Stop alle guerre”. E’ proprio vero che con la violenza non si fermano le Ragioni.
Claudia Zuncheddu
Fonte:Cagliari Oggi 4-11-2015 http://notizie.cagliarioggi.it/n?id=98031
 
Pubblicato in Ambiente
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento di Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera) sulla manifestazione del 3 novembre a Teulada contro le servitù militari e le esercitazioni Trident Juncture. 
Tra i rumori di guerra dentro il poligono, fuori i giovani che vogliono costruire la pace, tante mani alzate di fronte alla polizia che “pesta”. Sono gli ordini. Persone che manifestano in carrozzella ortopedica, chi sorretta da un deambulatore con pompelmi e mandarini a simboleggiare le sue bombe, giovani che si scambiano tenerezze, ragazzi con teste rotte che colano di sangue. Tantissime le donne in prima fila, forti e determinate mentre sventolano tutte le bandiere dell’Indipendentismo sardo e non solo quelle. E’ questo lo scenario del 3 novembre ai margini del poligono di Teulada nel pieno delle esercitazioni della Nato. Uno scenario ben documentato in quella cornice di Sardegna resa così grigia da oltre mezzo secolo di guerre in casa.
Capo Teulada 3 novembre 2015, atto secondo della grande manifestazione del 31 a Cagliari. Due momenti di imponente partecipazione popolare da non dimenticare. Quando si difende l’integrità della propria Terra, stavolta, dalle pesantissime esercitazioni Trident della Nato, non esistono “manifestanti buoni” e “manifestanti cattivi”. Esistono interpreti della nostra storia: cittadini che lottano pacificamente per salvaguardare l’ambiente, i territori, la salute e la pace. Il corteo di pacifisti, antimilitaristi e anticolonialisti ha deciso di esprimere la propria contrarietà alle operazioni di guerra in corso a Capo Teulada. Per lo Stato italiano il dissenso dei sardi è divenuto crimine per cui risponde a chi lo manifesta con uno spropositato schieramento di forze dell’ordine preposto a reprimere.
L’unica nota stonata della manifestazione è stato proprio il comportamento delle forze di polizia. Hanno bloccato e perquisito auto e pullman, impedendo che numerosi sardi potessero liberamente e pacificamente manifestare contro le esercitazioni che lasciano nei nostri territori inquinamento e un clima di paura e di instabilità tra la gente. Seguono i tentativi di dividere il corteo per indebolirlo, poi le cariche e il pestaggio di numerosi giovani. Tattiche antiguerriglia davvero inopportune in un contesto dove tutti manifestavano per la Pace. Un’aggressività inaudita e ingiustificata di cui le autorità preposte dovranno rispondere alla pubblica opinione.
Il clima di lotta per la Pace era già ben espresso dalla manifestazione del 31 a Cagliari, in coda al corteo, si è interposto un cordone di monaci tibetani tra le forze dell’ordine e gli studenti che manifestavano pacificamente. A Capo Teulada, un cordone di donne: madri e nonne, hanno fronteggiato le forze dell’ordine in assetto antisommossa, in difesa dei giovani ingiustamente aggrediti e picchiati. “Non toccate i nostri figli” è stato il loro monito, “tra loro potrebbero esserci anche i vostri”.
Una giornata comunque di sconfitta per le forze di polizia e per lo Stato che mentre criminalizza chi vuole la pace a suon di manganellate, un gruppo di ragazzi, di cui alcuni giovanissimi, mettono piede pacificamente dentro il poligono per ribadire “Stop alle guerre”. E’ proprio vero che con la violenza non si fermano le Ragioni.
 
Claudia Zuncheddu Movimentu Sardigna Libera
Fonte SardiniaPost 4/11/2015
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