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Articolo di Claudia Zuncheddu pubblicato su Il manifesto Sardo del 08/07/2016

 

La Costituzione italiana per noi indipendentisti e per gran parte del mondo autonomista, non è la nostra Costituzione, ma di certo nessuno può ignorarla.

Al di là del conflitto tra lo Stato italiano che disconosce alla Sardegna la condizione legittima di Nazione e il suo diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza, tenendola in una condizione economica, sociale e politica neocoloniale e il sentimento diffuso tra i sardi secondo cui Sardigna no est Italia, resta il fatto che la Sardegna è sotto l’ombrello politico della Carta costituzionale italiana che afferma l’unicità e l’indivisibilità della Repubblica.

Un paradosso per noi indipendentisti e per i numerosi storici che hanno visto nell’Unità d’Italia una coincidenza di eventi che hanno fatto sì che un’accozzaglia di interessi capitanati in parte dai Savoia e popoli con storie diverse andassero forzatamente a costituire una nuova entità statuale, quella italiana, più formale che sostanziale.

Un’Unità, esito di una rivoluzione passiva o di una rivoluzione mancata, come diceva Gramsci. Un’Unità che si tentò di concretizzare nel tempo con artifici, come la trasmissione della RAI Non è mai troppo tardi, con cui negli anni 60 a quell’insieme di etnie e di popoli con storie e tradizioni differenti, con l’alibi dell’analfabetismo fu imposta e insegnata una lingua straniera, quella italiana, che li avrebbe omologati come popolo all’interno di un processo di unificazione culturale della nazione Italia. Il tutto a distanza di cento anni dalla proclamazione del Regno d’Italia.

Etnie, popoli e nazioni, inglobati nella neonata Italia, non si sono mai rassegnati ad abbandonare la propria identità per far parte di una Unità d’Italia debole, poco credibile e in tanti casi contraria e ostile ai loro stessi interessi. Eppure lo Stato italiano, dalla monarchia al fascismo alla repubblica, ce l’ha messa tutta per far sì che, ad esempio noi sardi, dimenticassimo la nostra storia, le nostre radici, la nostra lingua, consapevole che solo privandoci dell’identità e cancellando la nostra memoria storica ci avrebbe indebolito per meglio dominarci e saccheggiare le nostre risorse.

L’indipendenza della Sardegna oggi è una necessità ed è possibile solamente attraverso processi democratici che consentano conquiste anche parziali ma progressive di sovranità. E’ per la difesa di quei processi democratici che noi indipendentisti, identitari e autonomisti, siamo chiamati ad una presa di posizione sulla Riforma Costituzionale promossa da Renzi, dal suo giglio magico e auspicata anche da una parte del centro destra.

Il nostro NO alla Riforma è per opporci ad ogni manipolazione tesa a ridurre ulteriormente i nostri spazi di autonomia e di democrazia sanciti dal nostro Statuto speciale. La deriva autoritaria dello Stato italiano, coerente con un processo mondiale di riduzione degli spazi costituzionali democratici, è preludio di ulteriore privazione dei diritti contemplati non solo dallo statuto delle regioni autonome, ma anche da quello delle regioni a statuto ordinario.

La Riforma costituzionale promossa dal Governo Renzi non è solo una questione italiana ma riguarda anche i sardi. Essa in sintonia con l’Italicum, è il golpe con cui si accentrerà ancor più il potere a Roma condannando la Sardegna anche dal punto di vista giuridico e legislativo ad un forte arretramento e perdita di sovranità. L’abolizione del Senato è l’ennesimo inganno che con il pretesto dei tagli ai costi della politica, di fatto taglia le rappresentanze democratiche elettive creando un’oligarchia di nominati con plurincarichi fedeli alle segreterie dei partiti italiani. La Sardegna perderà il diritto ad esprimere liberamente le proprie rappresentanze laddove si decide anche per il nostro futuro.

Al di là anche della cancellazione del Titolo V che sancirà di fatto la fine delle Autonomie e delle prerogative regionali, la Riforma Renzi/Boschi/Verdini rientra in strategie internazionali ben più ampie di cui ne sono parte la gestione di questa Europa e del suo sistema monetario. Con i trattati europei si mira a delegittimare il Parlamento italiano per favorire il controllo diretto economico e politico da parte del capitale finanziario internazionale. La Riforma renziana è al servizio di questo sistema.  L’indipendentismo sardo ed europeo non può astenersi dalla lettura dei fatti locali in una cornice politica internazionale che non lascia scampo in primis alle etnie, ai popoli e alle Nazioni senza Stato in gran numero presenti in Europa. Anche queste considerazioni fanno parte del senso del nostro NO nel Referendum di ottobre sulla Riforma della Costituzione italiana.

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Unione sarda 26/06/2016

«Occasione per tornare agli ideali di Bellieni»
Con la Brexit il Regno Unito e l'Europa delle banche rischiano l'implosione: «Un'occasione unica per affrontare e ridiscutere, fuori dal protettorato del profitto e delle multinazionali, i valori europei», afferma Claudia Zuncheddu (Sardigna libera), «e per costruire una nuova comunità su bisogni e aspettative dei popoli e delle nazioni senza Stato».
L'Europa, ricorda l'ex consigliera regionale indipendentista, nasce per creare «una società più giusta e solidale» dopo le due guerre. «Camillo Bellieni, tra i fondatori del Psd'Az, fu un precursore dell'Idea di un nuovo federalismo europeo. A 60 anni dai Patti di Roma, questa non è l'Europa che i padri fondatori avrebbero voluto». Il voto va rispettato, prosegue la Zuncheddu: «La paura e il caos nelle borse sono legati agli interessi economici di un'Europa degli affari. Per i popoli europei invece è un'occasione per ridiscutere il modello economico di convivenza, solidarietà e libertà che vogliamo tutti insieme costruire», ricordando che «la crisi dell'Europa non può essere attribuita ai flussi migratori». La Sardegna e i movimenti democratici autonomisti, federalisti e indipendentisti, conclude Claudia Zuncheddu, «non possono esimersi da questa riflessione».

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SardegnaReporter 31/08/2016

  1. al sindaco dib Cagliari Zedda

Alla cortese attenzione del sindaco di Cagliari Sig. Massimo Zedda

Oggetto: raccolta firme contro l’Ecocentro B previsto nel quartiere di Sant’Elia

Con la presente, il “Comitato NO EcoCentro Sant’Elia – San Bartolomeo”, La informa che è in corso la campagna di raccolta firme contro la realizzazione dell’Ecocentro comunale di tipologia B a ridosso dei due quartieri.

L’amministrazione comunale di Cagliari, violando la normativa vigente in materia ambientale e ogni logica di comune buon senso, come Lei ben sa, intende installare a Sant’Elia un enorme ecocentro al servizio di tutta la città. L’area di verde pubblico prescelta, vero polmone verde per il quartiere, confina con l’istituto delle Mercedarie e con il quartiere di San Bartolomeo; da qui si snodano inoltre i percorsi turistico-naturalistici di maggior pregio della città.

Il Comitato, ritiene grave che la Sua amministrazione abbia fatto sì che il progetto dell’ecocentro, a forte impatto ambientale, abbia volutamente evitato che venisse sottoposto alla verifica di VAS, la Valutazione Ambientale Strategica prevista dalla legge.

Con l’imponente impianto di 6000 mq per lo stoccaggio di rifiuti, compresi quelli altamente tossici, la Sua amministrazione viola il diritto alla salute dell’area più popolata della città di Cagliari. Inoltre ignora i rischi per l’inidoneità geologica dei quartieri coinvolti, notoriamente di natura paludosa e già con vistosi cedimenti stradali e di palazzi. La stessa carenza della viabilità di Sant’Elia rende ancora meno idoneo il quartiere a sopportare il prevedibile incremento di traffico di auto e di mezzi pesanti diretti all’ecocentro.

Pubblicato in Ambiente

Sant'Elia si ribella all'ecocentro voluto dal Comune. Una contestazione pesante, che arriva a pochi giorni dal voto. Con una maxi petizione: "Con la presente, il “Comitato NO EcoCentro Sant’Elia – San Bartolomeo”, La informa che è in corso la campagna di raccolta firme contro la realizzazione dell’Ecocentro comunale di tipologia B a ridosso dei due quartieri.

L’amministrazione comunale di Cagliari, violando la normativa vigente in materia ambientale e ogni logica di comune buon senso, come Lei ben sa, intende installare a Sant’Elia un enorme ecocentro al servizio di tutta la città. L’area di verde pubblico prescelta, vero polmone verde per il quartiere, confina con l’istituto delle Mercedarie e con il quartiere di San Bartolomeo; da qui si snodano inoltre i percorsi turistico-naturalistici di maggior pregio della città.

Il Comitato, ritiene grave che la Sua amministrazione abbia fatto sì che il progetto dell’ecocentro, a forte impatto ambientale, abbia volutamente evitato che venisse sottoposto alla verifica di VAS, la Valutazione Ambientale Strategica prevista dalla legge.    

Con l’imponente impianto di 6000 mq per lo stoccaggio di rifiuti, compresi quelli altamente tossici, la Sua amministrazione viola il diritto alla salute dell’area più popolata della città di Cagliari. Inoltre ignora i rischi per l’inidoneità geologica dei quartieri coinvolti, notoriamente di natura paludosa e già con vistosi cedimenti stradali e di palazzi. La stessa carenza della viabilità di Sant’Elia rende ancora meno idoneo il quartiere a sopportare il prevedibile incremento di traffico di auto e di mezzi pesanti diretti all’ecocentro.

Con la campagna di raccolta di firme, i cittadini intendono manifestarLe la propria contrarietà alla realizzazione di questo Ecomostro comunale, che ribadiamo, espone i quartieri interessati a forte rischio di inquinamento del suolo, del sottosuolo, dell’aria, oltre che all’inquinamento acustico. I cittadini intendono portare avanti la battaglia anche per la difesa del mercato domenicale di Sant’Elia, una rara attività produttiva che con l’ecocentro andrà sicuramente a morire. Alla presente si allega la prima tranche, circa 1400 firme e La informiamo che la campagna di raccolta firme proseguirà in difesa dei diritti e contro ogni forma di discriminazione".

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Unione Sarda 22/05/2016

S.Elia-S.Bartolomeo

Ecocentro, cresce la protesta

Il Comitato No Ecocentro Sant'Elia-San Bartolomeo preannuncia battaglie legali contro l'amministrazione comunale e la Provincia.
«Il Comune, nonostante la resistenza degli abitanti di Sant'Elia e di San Bartolomeo, di archeologi, geologi e medici per l'ambiente contro la proposta dell'ecocentro a ridosso dei due rioni», scrive Claudia Zuncheddu, medica del quartiere, «chiede alla Provincia che il progetto non venga sottoposto a valutazione di impatto ambientale. Un atto gravissimo con cui l'ecomostro viene sottratto ai controlli di idoneità». La Provincia, con la determinazione di marzo, ha accolto la richiesta del sindaco Zedda. «Ignorando che per il forte impatto ambientale, l'ecocentro, in cui possono essere conferiti anche rifiuti pericolosi, è regolato dal Codice ambiente». 
Per Zuncheddu, «l'ecomostro sacrificherà seimila metri quadri di verde vicino all'istituto delle Mercedarie». Per il principio di precauzione della normativa europea - lo ricorda la medica - il progetto è fuorilegge e non può essere impiantato vicino a centri abitati. Sant'Elia è il quartiere a più alta concentrazione demografica. Tra i rischi, quello geologico. Sant'Elia e San Bartolomeo, nati su terreni paludosi, non sono adeguati per l'impianto dell'enorme ecocentro b. «Nel rione più discriminato, il Comune chiude le scuole dell'obbligo, sfratta l'unico ambulatorio di medicina di base e apre pericolosi ecocentri». (a.pi.)

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di Claudia Zuncheddu

Il governo Renzi a Roma e Pigliaru in Sardegna, per la privatizzazione del sistema sanitario pubblico, adottano le strategie standard già sperimentate in altri Paesi europei per consegnare il servizio pubblico alle multinazionali della sanità privata.

Il Private Financing Initiative (PFI) per gli ospedali nel Regno Unito, fu il precursore della privatizzazione della sanità. I tagli ai fondi, i ticket insostenibili, le lunghe liste d’attesa, la chiusura o il “ridimensionamento” degli ospedali, l’insicurezza forzata che si incute nelle persone, fanno parte di queste strategie di consegna del servizio pubblico al capitale privato.

Se in Italia, come si rileva da una ricerca Censis, quasi 1 famiglia su 2 già rinuncia alle cure, in Sardegna la situazione è notoriamente più grave. Noi sardi dobbiamo solo decidere se soccombere o opporci ai governi italiani e ai partiti italiani che occupano le istituzioni in Sardegna. Un’occupazione non di certo per fare opere di bene pubbliche e tutelare gli interessi dei sardi.

La situazione drammatica degli ospedali di Cagliari, le mobilitazioni popolari per il San Marcellino di Muravera, l’ospedale di Isili, di Lanusei, del Sulcis Iglesiente, di Sorgono, di Alghero, sino alla Maddalena, oggi sono il simbolo di una lotta unitaria per la difesa di tutti i presidi ospedalieri nelle città e nei territori sardi più isolati. Le nostre collettività non abbassano la guardia e non intendono rinunciare al diritto alla salute.

In questi mesi, con imponenti manifestazioni nei territori e a Cagliari, i sardi lanciano un messaggio forte a chi governa la Sardegna: “la Sanità Pubblica non si tocca se non per migliorarla e potenziarla”. Ma è evidente che la classe politica sarda, tra gli ordini del governo Renzi e le esigenze delle nostre cittadinanze, sceglie di salire sul carro del potere, contrapponendosi alle rivendicazioni delle collettività locali.

Nel piano strategico sulla privatizzazione della Sanità Pubblica, sarà compito del governo Pigliaru ridimensionare e sopprimere le strutture ospedaliere dell’Isola, non solo nei territori isolati ma anche nelle grandi città. Spetterà invece al governo centrale di Renzi, con i Decreti del ministro della Sanità Lorenzin, trasformare i medici di Base in burocrati e in “contabili” per conto dello Stato, impedendogli con ciò di svolgere la propria professione: curare i propri assistiti.

Il Decreto Lorenzin, con l’”appropriatezza prescrittiva” impone che numerosi e indispensabili esami e indagini diagnostiche siano a totale carico del cittadino. Con questi decreti si annulla la prevenzione e la possibilità per i medici di Base, di fare diagnosi precoci, che salverebbero molte vite umane riducendo realmente i costi della sanità.

La soppressione della Medicina di Base e la chiusura o il declassamento degli ospedali sardi, rientrano nelle strategie della privatizzazione dell’intero sistema sanitario pubblico italiano, di cui la Sardegna pagherà i costi più alti.

La negazione del diritto alla Sanità pubblica e gratuita, ha indotto intere cittadinanze nell’isola, a forti prese di posizione nei confronti di tutta la classe politica sarda, tanto più succube a diktat romani, quanto distante dai bisogni e dai diritti dei cittadini.

Le sollecitazioni e le critiche a queste misure, provenienti dai territori, sono giusto servite a far preoccupare singoli esponenti politici che per paura di perdere il consenso elettorale, si sono presentati ancora una volta, per esibire il loro forbito e becero campionario di inganni e di bugie.

Il Movimento Salviamo il San Marcellino, contro il declassamento e la chiusura del presidio ospedaliero di Muravera, manifestando il proprio dissenso ha chiesto una presa di posizione pubblica e un’assunzione di responsabilità politica ad ogni singolo rappresentante istituzionale, dai Comuni, alla Regione, al Parlamento italiano.

A tutt’oggi, alla lettera del Movimento che pubblichiamo di seguito, nessun politico ha dato una pubblica risposta assumendosi le proprie responsabilità.

Lettera ai rappresentanti eletti dal popolo… di Lidia Todde Presidente del Movimento.

“La soppressione o il declassamento degli ospedali nei territori più disagiati della Sardegna, come quello di Muravera, riteniamo che sia una grave violazione del diritto inalienabile delle nostre collettività ad essere curate.

Il San Marcellino, al servizio delle cittadinanze dei comuni del Sarrabus e del Gerrei, nonché del turismo estivo, è da tutelare e potenziare, tanto che di recente si è ritenuto necessario l’investimento di 5 milioni di euro. Le distanze peculiari nei nostri territori, i tempi lunghi di percorribilità della rete viaria con le difficoltà per il raggiungimento di ospedali in altre sedi, la necessità della permanenza degli attuali posti di lavoro nel San Marcellino, inducono a sostenere che l’ospedale di Muravera non debba essere chiuso, ancor più di fronte alla grave crisi degli ospedali cagliaritani non più in grado di farsi carico delle esigenze sanitarie delle zone disagiate.

Ad ogni nostro Rappresentante nelle sedi istituzionali di ogni ordine e grado, chiediamo un’assunzione di responsabilità, esprimendo pubblicamente in termini chiari e inequivocabili quali siano le posizioni individuali e quelle del partito politico di appartenenza rispetto alla chiusura del San Marcellino, una pesante discriminazione contro le nostre collettività.

Chiediamo attraverso quali azioni politiche, ogni eletto dal Popolo nelle nostre circoscrizioni, intenda far valere le ragioni delle Comunità locali qualora il Partito di appartenenza non si opponga con determinazione allo smantellamento del nostro ospedale e con esso del nostro diritto ad essere curati.

Chiediamo che tutti i politici eletti nei territori sardi rigettino con forza i tagli irrazionali che decretano la chiusura dei presidi ospedalieri nelle sedi più isolate e disagiate. Nessuna decisione sul diritto alla salute dei sardi può essere presa fuori dalla Sardegna e imposta alla massima istituzione sarda, che in barba alla sua Autonomia, sino ad oggi non ha manifestato nessuna forma di resistenza a questa ingiustizia. Questo è l’impegno che chiediamo”.

  1. articolo è stato pubblicato dal Manifesto sardo il 1 maggio 2016
Pubblicato in Salute

http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2016/04/17/news/cagliari-scuola-chiusa-all-ultimo-momento-e-cittadini-costretti-a-votare-altrove-1.13314811?ref=hfnscaer-1

 

L'indipendentista Claudia Zuncheddu coordinatrice regionale di Sardigna Libera segnala il caso di via Schiavazzi e il disagio per i cittadini del quartiere scarsamente servito dal trasporto pubblico

 

 
CAGLIARI. Scuola sede di seggio chiusa all'ultimo momento e cittadini costretti a recarsi in un altro quartiere per votare al referendum sulle trivelle. Lo denuncia l'esponente indipendentista Claudia Zuncheddu, coordinatrice regionale di Sardigna Libera, segnalando il caso della scuola di via Schiavazzi, nel quartiere Sant'Elia, "il più popolato di Cagliari e scarsamente servito dai mezzi pubblici".
"Tutto questo - sottolinea Zuncheddu - sta creando disagi fra i residenti impossibilitati a spostarsi per esprimere un loro diritto, privandoli di un diritto costituzionale. È singolare che l'amministrazione cagliaritana toglie e taglia servizi pubblici e diritti ai residenti dei quartieri notoriamenti
 
più disagiati della città. Quest'amministrazione a Sant'Elia - attacca l'indipendentista - ha già permesso la chiusura della scuola dell'obbligo pubblica e come se non bastasse, l'unico ambulatorio di medicina di base nel 'nuovo quartierè è da qualche anno a rischio di chiusura per sfratto".
Pubblicato in Diritti

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Stamattina a Muravera si è svolta una delle più grandi mobilitazioni popolari di questi ultimi tempi in Sardegna, per ribadire che l’ospedale San Marcellino non può essere chiuso. In nome della spending review la politica sarda continua a esercitare tagli inesorabili ai bisogni primari dei cittadini. Poco importa se si taglia il DIRITTO alla SALUTE… alla SCUOLA… alla SICUREZZA… alla SOPRAVVIVENZA dei più fragili con l’abbandono delle popolazioni e la desertificazione dei territori.
 
In Piazza c’era tutto il Sarrabus-Gerrei. In testa i sindaci di Muravera, San Vito, Villaputzu, Castiadas, Villasimius, l'Associazione Obiettivo Sanità Sardegna Onlus e il Movimento Salviamo l'Ospedale San Marcellino di Muravera, bambini, anziani, donne, numerosissimi giovani, tanti invalidi, malati gravi, medici  e personale paramedico. Le attività delle imprese locali si sono fermate per aderire all’enorme manifestazione.
 
La grande assente ancora una volta è stata la Politica Sarda. Nessun rappresentante della Regione Autonoma della Sardegna ha partecipato.
 
D’altronde come poteva essere coerentemente presente quella classe politica che si è assunta la pesante responsabilità di voler chiudere l’ospedale a Muravera, a Lanusei, a Isili e non solo, obbedendo a logiche di profitto e a ordini romani, con ciò disattendendo le esigenze e i diritti di questi territori.
 
La precedente Giunta di centro-destra con Cappellacci tentò la chiusura del San Marcellino senza riuscirci ed oggi ci riprova l’attuale centro-sinistra con Pigliaru. Un centro-destra e un centro-sinistra che si compattano in un unico blocco per condannare le nostre cittadinanze, i nostri territori. Un blocco di partiti falliti che vanno pagati con la stessa moneta scardinandoli e non dandogli più alcuna fiducia. 
 
La Politica sarda chiude gli ospedali sardi nei territori più disagiati e apre e finanzia ospedali stranieri. Al “Mater Olbia”, ospedale privato del Qatar, il Governo Pigliaru  di centro-sinistra, con la benedizione del centro-destra e di tutto il Consiglio Regionale garantisce fiumi di finanziamenti sottratti alla nostra sanità. Sono 58 MILIONI all’anno per 10 anni a fondo perduto per un ospedale arabo a Olbia... sicuramente non funzionale al diritto alla salute dei sardi.   
RIBADIAMO che alle cittadinanze che stamattina a Muravera e a Lanusei si sono riversate nelle piazze e nelle strade spetta il potere decisionale sul destino del San Marcellino di Muravera, dell’ospedale ogliastrino e dello stesso Tribunale di Lanusei. La salute e la giustizia non possono essere né negate, né sacrificate sull’altare di interessi di chicchessia. SE UNITI SI VINCE.
 
Claudia Zuncheddu
 
Pubblicato in Salute

Pubblicato nel Manifesto Sardo il 04/03/2016

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Claudia Zuncheddu
 
Avvocati, amministratori locali e cittadini dell’Ogliastra in Piazza contro il rischio di soppressione del Tribunale e dell’ospedale di Lanusei. La lotta si allarga al Sarrabus per la difesa del presidio ospedaliero di Muravera. Giù le mani dai nostri ospedali, non solamente al servizio delle collettività locali. In queste aree a forte vocazione turistica la popolazione si moltiplica nei periodi estivi. Va anche considerato che per le caratteristiche peculiari dei nostri territori, le distanze dalle grandi città si allungano e con essi i tempi di percorrenza. Dall’Ogliastra e dal Sarrabus non si può arrivare a Cagliari per essere curati.
 
Parrebbe che lo Stato italiano stia levando le tende dalla Sardegna, ma così non è. Lo Stato non rinuncia alla Sardegna come luogo di rapina di risorse, di pattumiera di rifiuti tossici, di istituti carcerari per l’import di detenuti mafiosi, lasciando territori e cittadini abbandonati e avvelenati.
 
La presenza dello Stato nella nostra Terra quando c’è è spropositata e ingombrante, l’occupazione militare, le azioni di Equitalia e delle Banche che decretano il fallimento delle nostre imprese ne sono un piccolo esempio, per il resto è assente e non assolve ai suoi doveri istituzionali violando i diritti inalienabili di ogni sardo alla salute, alla scuola pubblica, alla sicurezza, ai trasporti. I frequenti attentati a danno delle amministrazioni pubbliche sono un sintomo dell’assenza dello Stato.
 
Nello scardinamento del sistema dei servizi pubblici si vogliono persino sopprimere le circoscrizioni giudiziarie nei distretti più sensibili. La Sardegna oggi non può rinunciare a questi presidi per le esigenze di ordinaria amministrazione e ancor meno di fronte alla crescita incontrollabile di interessi speculativi, di aggressioni alle nostre risorse ambientali e territoriali, mediate dalla malavita organizzata internazionale che si è insediata nell’Isola. La proposta, senza entrare in merito alla necessità di una riforma organica e strutturale del sistema giudiziario sardo, espone ad alto rischio luoghi e collettività come ad esempio quella dell’Ogliastra, un territorio di frontiera, che per la sua posizione geografica ripropone la sua condizione di isolamento, di difficoltà nelle comunicazioni e nei trasporti.
 
La soppressione del Tribunale di Lanusei, vero e proprio presidio a difesa della legalità non solo contro la delinquenza locale ma anche contro le mafie da tempo accertate dalla Magistratura, sarebbe un grave attentato alla sicurezza. Le collettività locali sarebbero fortemente penalizzate in termini di disagi, di perdita di occupazione, di depauperamento dei centri urbani e dei territori vicini. Il Tribunale di Cagliari, notoriamente ingolfato e in ritardo con le scadenze giudiziarie, non potrebbe mai sopportare il sovraccarico di lavoro proveniente da Lanusei che fa capo a 33 comuni. Così come con la chiusura dell’ospedale ogliastrino e quello di Muravera, ai cittadini non è garantita alcuna assistenza negli ospedali cagliaritani a loro volta al collasso.
 
La battaglia su questi temi dentro il Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna, da me iniziata nella precedente Legislatura, si è persa nelle sabbie mobili dell’attuale Consiglio. La mancanza di volontà politica, di elementi trainanti nei vari schieramenti che abbiano la forza di opporsi a queste decisioni ha fatto sì che il tema sul sistema giudiziario sardo e quello della Sanità pubblica, cadessero nell’oblio e nel disinteresse totale della Politica.  Così come le rappresentanze isolane nel Parlamento italiano, non hanno promosso sino a d oggi, alcuna iniziativa per far valere le ragioni legate alle peculiarità dei territori sardi e alle loro emergenze. C’è da chiedersi che senso abbia la nostra presenza nel Parlamento se non si assolve al compito di rappresentare al meglio, diritti, interessi, ambizioni della Sardegna e per contrastare le ingiustizie e le discriminazioni secolari che passano proprio in quel Parlamento.
 
L’unità dei cittadini e la lotta per la difesa dei diritti delle collettività è l’unica garanzia per salvaguardare le identità e ridare vita a questi territori.
 

 

Pubblicato in Salute

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Claudia Zuncheddu (Movimento Sardigna Libera) indirizzata all’assessore alla Sanità, Luigi Arru

  1. la crisi occupazionale gli inoccupati sardi che rinunciano a curarsi sono sempre più numerosi. Paradossalmente non hanno diritto all’esenzione del ticket previsto per i disoccupati.
 

Per dar luce a questa situazione di cui poco si parla, espongo il caso di una mia paziente di oltre 50 anni che non avendo mai avuto un contratto di lavoro è quindi inoccupata.  È madre di due inoccupati, di un disoccupato e di una figlia minore. La signora usufruiva dell’esenzione del ticket sanitario in quanto moglie di un disoccupato. Da qualche anno è vedova e con la perdita del marito ha perso pure il diritto all’esenzione del ticket. Dei quattro componenti della famiglia solo il disoccupato ha diritto all’esenzione per potersi curare mentre gli altri tre non passano più neppure in ambulatorio.

All’interno del nostro sistema, la signora è considerata “troppo vecchia per il diritto a un lavoro”, “non abbastanza vecchia per la pensione sociale”, ma è anche “troppo giovane per morire”. Che deve fare?

Caro Assessore, visto che questo è lo status di una vasta fascia della popolazione sarda, non le pare che il riconoscimento dell’esenzione del ticket sia un problema serio, concreto e prioritario da risolvere? Senza disturbareRoma e i massimi sistemi, la soluzione è squisitamente politica ed è di Sua competenza.

Ai fini del riconoscimento dell’esenzione ticket per gli inoccupati, che sono disagiati almeno quanto i disoccupati, negli archivi del Consiglio Regionale della 14° Legislatura troverà una mia proposta su come affrontare la questione in termini legislativi.

La Sardegna, dotata di Statuto Speciale di Autonomia, può legiferare e omologare lo status dell’inoccupato a quello di disoccupato, riconoscendo il diritto all’esenzione del ticket in egual misura. Questo è ciò che hanno fatto altre Regioni Autonome. Rinunciare alle cure mediche oggi, significa incrementare i ricoveri ospedalieri in futuro a costi spropositati per il sistema sanitario pubblico.

I “colossi della sanità sarda”, dal Brotzu, al Microcitemico, al Binaghi per non parlare di altri ospedali indispensabili nei vari territorio della Sardegna, da sempre garanti della salute dei sardi, oggi crollano sotto i colpi maldestri della Politica. Il Decreto Lorenzin è un altro pasticcio politico che con i suoi tagli preannuncia la privatizzazione della sanità.

Il disastro della Sanità Pubblica è sotto gli occhi di tutti e a maggior ragione dei suoi, visto che al di là del suo ruolo politico, Lei è anche un medico.

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