A+ A A-

rete sarda no moirano

La Rete Sarda Sanità Pubblica, ancora una volta denuncia la situazione drammatica della Sanità nei territori della Sardegna e le scelte del governo Pigliaru, sempre più orientate verso la privatizzazione del Sistema Sanitario pubblico a cui i sardi non possono fare a meno.

La classe politica sarda non può ignorare l’alta percentuale di cittadini che già rinunciano alle cure a causa dei costi insostenibili, non può ignorare la necessità che gli ospedali pubblici dei territori in tutta l’Isola siano salvati e potenziati e non tagliati in nome del contenimento della spesa e della razionalizzazione del servizio.

Per contenere la spesa pubblica non bisogna continuare a dissipare fondi pubblici garantendo mega stipendi a super manager, a direttori generali spesso di nomina politica, e ancor meno declassando e chiudendo gli ospedali pubblici dei territori dell’Isola per finanziare ospedali privati inutili ai sardi. Non è accettabile che la Politica dei piani alti si sovrapponga alle esigenze sanitarie dei territori. Non è accettabile che il sabaudo Moirano, seppur voluto e strapagato dal governo Pigliaru, come tecnico, imponga alla classe politica sarda, debole e connivente, di accelerare i tempi di approvazione del Piano di Riordino della Rete Ospedaliera Territoriale. Tutto ciò senza che sia stato realizzato un sistema territoriale di servizi tale da garantire le esigenze primarie delle nostre collettività.

Claudia Zuncheddu

Coordinatrice - Rete Sarda Sanità Pubblica

Pubblicato in Salute

Ad Maiora media 19-12-2016

Chiederemo spiegazioni in Parlamento per unacircolare scioccante”,aveva detto la leader diFratelli d’Italia,Giorgia Meloni, riferendosi allacircolare sanitaria,inviata martedì scorso ai direttori dei presidi ospedalieri San Giovanni di Dio di Cagliari Policlinico di Monserrato, in previsione dell’arrivo di 854 immigrati a Cagliari, chiedendodi provvedere a bloccare i ricoveri programmati e a dimettere i dismissibili, al fine di poter affrontare l’eventuale emergenza”.

 
 

Ma perClaudia Zuncheddu, presidente dell’associazione “Sardegna libera”, è stata una“gaffe xenofoba”, perché si tratta di “un provvedimento normale in previsione di un nuovo sbarco di migranti a Cagliari, tra cui bambini e cadaveri di persone che non ce l’hanno fatta. Eviti le speculazioni xenofobe sul disagio dei sardi. La carenza dell’assistenza sanitaria per i sardi ha poco a che vedere con gli obblighi delle Direzioni sanitarie ospedaliere nelle emergenze”.

asl_circolare2http://sardegna.admaioramedia.it/wp-content/uploads/Asl_Circolare2-346x500.jpg 346w">

Ma, per l’esponente ‘indipendentista’la risposta allaMeloniè anche l’occasione per unattacco alla Giunta Pigliaru:“Le politiche antipopolari del governo Pigliaru (centro sinistra e sovranista) prevedono con il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda, la chiusura degli ospedali pubblici dei territori più disagiati dell’Isola a cui si associa la situazione drammatica dei tagli negli ospedali cagliaritani ormai al collasso e in dismissione. L’assistenza sanitaria in Sardegna non è garantita a nessuno, né ai sardi, né ai migranti”.Con una stoccata anche all’opposizione:“Su questo tema l’onorevole Meloni dovrebbe anche essere informata del silenzio colpevole dell’opposizione (sua parte politica) nel Consiglio regionale. Un silenzio che simboleggia il pensiero unico, regno di voci solo concordanti”.

Alle sua parole hanno replicato ivertici sardi di Fratelli d’Italia:La dottoressa Claudia Zuncheddu (esponente neo-indipendentista, dopo le esperienze in Sel alle ultime elezioni regionali) cade nella solita retorica su ‘xenofobia e razzismo’, ma rimedia una brutta figura quando si avventura in campo regionale”.

“Nessuno di noi, tanto meno Giorgia Meloni– si legge in una nota –ha pensato di negare solidarietà e assistenza agli immigrati, ma siamo oramai stufi di ripetere che attualmente il vero razzismo lo si attua verso i cittadini sardi e gli italiani e siamo davanti ad un business che non accenna a fermarsi. La responsabilità ricade proprio verso coloro che tacciano di razzista chiunque provi a mettere in discussione questo sistema. La Sardegna non può e non deve ospitare altri immigrati, soprattutto quando è conclamato che non si tratta di profughi in fuga da una guerra. Non siamo nemmeno di fronte a un’emergenza ma ad un fenomeno ormai divenuto costante, che pertanto andrebbe affrontato in maniera definitiva anche dal punto di vista sanitario e della sicurezza”.

Replica anche sullaquestione sanitaria: “Lei era candidata nelle ultime elezioni regionali con Sel e pertanto ha contribuito all’affermazione della coalizione politica che oggi sta irrimediabilmente impoverendo e compromettendo il sistema sanitario sardo. Perciò, i nostri consiglieri regionali e dirigenti hanno sempre manifestato anche in piazza contro i tagli e i ridimensionamenti dei presidi ospedalieri. Sorgono, Isili, Muravera, Lanusei. Noi eravamo presenti, insieme ai nostri amministratori locali e i cittadini e anche nelle aule del Consiglio regionale non abbiamo mai mancato di contestare le infauste scelte dell’assessore Arru e dei suoi colleghi. Probabilmente, la nostra presenza e attività le è sfuggita perché non era presente, se non ultimamente nel tentativo di strumentalizzare legittime proteste di comitati civici e nel tentativo di recuperare faticosamente una po’ di visibilità e credibilità”.(red)

(admaioramedia.it)

Pubblicato in Cooperazione

Dura replica di Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera a Giorgia Meloni, che aveva attaccato la circolare degli ospedali cagliaritani sull'arrivo dei migranti: "Che gaffe xenofoba, onorevole!"

Autore:Redazione Casteddu Online il 18/12/2016 16:48 

 


"Giorgia Meloni, eviti le speculazioni xenofobe sul disagio dei sardi" 

di Caludia Zuncheddu- Sardigna Libera

Sulla sua dichiarazione “Vergogna a Cagliari, prima i migranti in ospedale”. Porterebbe la sua speculazione xenofoba in Parlamento.

Rispetto al suo sdegno di fronte ad una circolare di ordinaria amministrazione di un ospedale cagliaritano, prevista in situazioni di emergenza e l’impegno del suo partito nel “chiedere in ogni sede istituzionale che si faccia chiarezza su questa ennesima vergogna….”, rispondo: che gaffe xenofoba onorevole!

“Bloccare i ricoveri programmati e dimettere i pazienti dimissibili”, sarebbe l’ordine di servizio della circolare della Direzione sanitaria dell’ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari, che avrebbe “scioccato” l’on.le Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia. Un provvedimento normale in previsione di un nuovo sbarco di migranti a Cagliari, tra cui bambini e cadaveri di persone che non ce l’hanno fatta.

Di fronte a tanto orrore sì che mi sarei aspettata il suo shock. Ma quando l’abbruttimento della Politica inaridisce anche i sentimenti di pietà, si perde ogni speranza.

Un invito alla parlamentare romana le arriva proprio dalla Sardegna: eviti le speculazioni xenofobe sul disagio dei sardi.

Con la “circolare incriminata” la Direzione Sanitaria dell’ospedale cagliaritano, ha assolto ai suoi doveri rispettando i protocolli a cui deve attenersi in caso di grandi emergenze umanitarie o di catastrofi.

Mi stupisce che una parlamentare di esperienza, che ha governato l’Italia con maggioranze di centro destra ed ora opera all’opposizione di un sedicente governo di centro sinistra, sia così impreparata tanto da incorrere in simili gaffes.

La carenza dell’assistenza sanitaria per i sardi ha poco a che vedere con gli obblighi delle Direzioni Sanitare ospedaliere nelle emergenze.

Il problema reale della Sanità pubblica in Sardegna, è complesso e politico.

E’ politica la scelta di chiudere gli ospedali pubblici sardi e aprire inutili ospedali privati. Il Mater Olbia del Qatar, finanziato dalle casse sarde, è il fiore all’occhiello non solo del governo Pigliaru, ma anche del precedente governo Cappellacci di centro destra. Il Qatar, tra i principali sponsor del terrorismo internazionale, ha pesanti responsabilità sui fenomeni migratori.

Le politiche antipopolari del governo Pigliaru (centro sinistra e sovranista) prevedono con il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda, la chiusura degli ospedali pubblici dei territori più disagiati dell’Isola a cui si associa la situazione drammatica dei tagli negli ospedali cagliaritani ormai al collasso e in dismissione.

L'assistenza sanitaria in Sardegna non è garantita a nessuno, né ai sardi, né ai migranti.

Per dovere di cronaca, la vergogna del governo Pigliaru è quella di aver portato avanti in modo fedele ed efficace il progetto di privatizzazione del Sistema Sanitario pubblico, voluto dal suo predecessore di centro destra Cappellacci con Berlusconi, e poi sollecitato dal Governo Renzi.

Su questo tema l’on.le Giorgia Meloni dovrebbe anche essere informata del silenzio colpevole dell'opposizione (sua parte politica) nel Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna. Un silenzio che simboleggia il Pensiero Unico, regno di voci solo concordanti.

L'altro approfondimento in materia di migranti, on.le Meloni, dovrebbe orientarlo verso la politica internazionale portata avanti da personaggi a Lei ben noti come ad esempio Monti e Berlusconi, che hanno provveduto ad alimentare guerre e ad armare sino ai denti governi dittatoriali di Paesi dai quali interi popoli sono costretti a fuggire.

Dietro l'emergenza umanitaria oggi anche in Sardegna, con tutte le complicanze del fenomeno, ci sono le responsabilità dei governi degli Stati membri dell’Europa, in primis l’Italia, tesi a dare il proprio contributo per destabilizzare gli equilibri tra le nazioni, in nome di un nuovo ordine mondiale tanto caro a Obama.

All’on.le Meloni chiederei: "se ti incendiassero la casa, per te e per tuo figlio, rivendicheresti il diritto alla fuga?” Io sono certa di si, ma questo diritto dev’essere uguale per tutti.

Sull’assistenza sanitaria pubblica che da Roma volete tagliarci, ribadiamo che noi sardi non possiamo rinunciare ai nostri ospedali pubblici efficienti e al potenziamento dei servizi di emergenza, non solo per noi ma anche per chi arriva.

Per chi non cade nella trappola populistica, on.le Meloni, ciò che è scioccante è il polverone sollevato in modo strumentale su una circolare di ordinaria amministrazione.

Pensi a Fratelli d’Italia. I sardi se la caveranno meglio da soli.

 
Pubblicato in Salute

Sardegna: la Sanità non è garantita a nessuno

Sardegna: la Sanità non è garantita a nessuno

Lettera aperta all'Onorevole Giorgia Meloni, di Claudia Zuncheddu (Medico e Segretario di Sardigna Libera - Movimento Indipendentista sardo)

Redazione
 
domenica 18 dicembre 2016 15:00

 
 

Lettera aperta all'Onorevole Giorgia Meloni

Sulla sua dichiarazione apparsa in facebook "Vergogna a Cagliari, prima i migranti in ospedale". Porterebbe la sua speculazione xenofoba in Parlamento.


***


Rispetto al suo sdegno di fronte ad una circolare di ordinaria amministrazione di un ospedale cagliaritano, prevista in situazioni di emergenza e l'impegno del suo partito nel "chiedere in ogni sede istituzionale che si faccia chiarezza su questa ennesima vergogna...", rispondo: chegaffe xenofobaonorevole!

"Bloccare i ricoveri programmati e dimettere i pazienti dimissibili", sarebbe l'ordine di servizio della circolare della Direzione sanitaria dell'ospedale San Giovanni di Dio di Cagliari, che avrebbe "scioccato" l'on.le Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia. Un provvedimento normale in previsione di un nuovo sbarco di migranti a Cagliari, tra cui bambini e cadaveri di persone che non ce l'hanno fatta.

Di fronte a tanto orrore sì che mi sarei aspettata il suo shock. Ma quando l'abbruttimento della Politica inaridisce anche i sentimenti di pietà, si perde ogni speranza. Un invito alla parlamentare romana le arriva proprio dalla Sardegna: eviti le speculazioni xenofobe sul disagio dei sardi.

Con la "circolare incriminata" la Direzione Sanitaria dell'ospedale cagliaritano, ha assolto ai suoi doveri rispettando i protocolli a cui deve attenersi in caso di grandi emergenze umanitarie o di catastrofi. Mi stupisce che una parlamentare di esperienza, che ha governato l'Italia con maggioranze di centro destra ed ora opera all'opposizione di un sedicente governo di centro sinistra, sia così impreparata tanto da incorrere in similigaffes.

La carenza dell'assistenza sanitaria per i sardi ha poco a che vedere con gli obblighi delle Direzioni Sanitarie ospedaliere nelle emergenze. Il problema reale della Sanità pubblica in Sardegna, è complesso e politico.

È politica la scelta di chiudere gli ospedali pubblici sardi e aprire inutili ospedali privati. IlMater Olbiadel Qatar, finanziato dalle casse sarde, è il fiore all'occhiello non solo del governo Pigliaru, ma anche del precedente governo Cappellacci di centro destra. Il Qatar, tra i principali sponsor del terrorismo internazionale, ha pesanti responsabilità sui fenomeni migratori.

Le politiche antipopolari del governo Pigliaru (centro sinistra e sovranista) prevedono con ilPiano di riordino della rete ospedaliera sarda, la chiusura degli ospedali pubblici dei territori più disagiati dell'Isola a cui si associa la situazione drammatica dei tagli negli ospedali cagliaritani ormai al collasso e in dismissione.

L'assistenza sanitaria in Sardegna non è garantita a nessuno, né ai sardi, né ai migranti.

Per dovere di cronaca, la vergogna del governo Pigliaru è quella di aver portato avanti in modo fedele ed efficace il progetto di privatizzazione del Sistema Sanitario pubblico, voluto dal suo predecessore di centro destra Cappellacci con Berlusconi, e poi sollecitato dal Governo Renzi. Su questo tema l'on.le Giorgia Meloni dovrebbe anche essere informata del silenzio colpevole dell'opposizione (sua parte politica) nel Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna. Un silenzio che simboleggia il Pensiero Unico, regno di voci solo concordanti.

L'altro approfondimento in materia di migranti, on.le Meloni, dovrebbe orientarlo verso la politica internazionale portata avanti da personaggi a Lei ben noti come ad esempio Monti e Berlusconi, che hanno provveduto ad alimentare guerre e ad armare sino ai denti governi dittatoriali di Paesi dai quali interi popoli sono costretti a fuggire. Dietro l'emergenza umanitaria oggi anche in Sardegna, con tutte le complicanze del fenomeno, ci sono le responsabilità dei governi degli Stati membri dell'Europa, in primis l'Italia, tesi a dare il proprio contributo per destabilizzare gli equilibri tra le nazioni, in nome di un nuovo ordine mondiale tanto caro a Obama.

All'on.le Meloni chiederei: "se ti incendiassero la casa, per te e per tuo figlio, rivendicheresti il diritto alla fuga?" Io sono certa di sì, ma questo diritto dev'essere uguale per tutti.

Sull'assistenza sanitaria pubblica che da Roma volete tagliarci, ribadiamo che noi sardi non possiamo rinunciare ai nostri ospedali pubblici efficienti e al potenziamento dei servizi di emergenza, non solo per noi ma anche per chi arriva.

Per chi non cade nella trappola populistica, on.le Meloni, ciò che è scioccante è il polverone sollevato in modo strumentale su una circolare di ordinaria amministrazione.

Pensi a Fratelli d'Italia. I sardi se la caveranno meglio da soli.


Claudia Zuncheddu

Medico e Segretario diSardigna Libera(Movimento Indipendentista sardo)


(18 dicembre 2016)

Pubblicato in Salute

Il NO sardo. Una sentenza di condanna ampia, ma nessun dorma

16 dicembre 2016

http://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2016/12/no-sar-21-300x200.jpg 300w">
articolo di Claudia Zuncheddu pubblicato dal Manifesto Sardo il 16-12-2016

All’indomani del Referendum sulla Riforma costituzionale e la vittoria del NO, la Sardegna con il suo 72,2% è la prima tra le regioni d’Italia. Per la Sardegna che vanta il primato per la povertà, per lo spopolamento, per la dispersione scolastica, per l’occupazione militare dei territori, per l’inquinamento ambientale e per le malattie ad esso annesse, questo NO merita un’analisi politica attenta. I sardi hanno capito che le proprie specificità non possono essere riconosciute ad intermittenza, a seconda che siano favorevoli o no agli interessi dello Stato, compresa l’Autonomia.

Con laClausola di supremazia speciale, della Riforma Renzi/Boschi/Verdini, sicuramente in nome di certe peculiarità sarde quali lo spopolamento, la desertificazione e la stabilità geologica dei territori, il Sito Unico delle scorie nucleari, da tutti rifiutato, avrebbe trovato qui la legittima sede. Altra conseguenza sarebbe stata l’ulteriore l’aggressione energetica e militare o la mercificazione del territorio nel nome del turismo, ovviamente nelle mani dei soliti noti. Le stesse terre sarde gravate da uso civico, sempre sotto la mira della speculazione, avrebbero rischiato facilisclassificazioni.

La resistenza delle collettività locali e dei numerosi comitati, a partire da Non Bruciamoci il Futuro di Macomer (nato contro l’inceneritore di Tossilo ed il suo ampliamento voluto dalla Giunta Pigliaru), a Zero Waste Sardegna, a movimenti indipendentisti, è la dimostrazione di quanto il NO dei sardi ad una Riforma che ci avrebbe tolto ogni possibilità decisionale in materia energetica e ambientale fosse preannunciato. Il braccio di ferro tra le cittadinanze sarde e la Giunta Pigliaru, che di fronte al Consiglio di Stato ha impugnato la sentenza con cui il Tar Sardegna bocciava l’inceneritore, anticipava il NO alla proposta renziana di cui Pigliaru si è fatto portavoce.

Tuttavia la vittoria del NO induce comunque noi sardi a non abbassare la guardia. Numerosi processi di una Politica perversa vanno avanti violando quanto la Costituzione italiana contempla ad esempio sul diritto dell’Uomo e del suo Habit alla Salute. La questione di Tossilo, ne è un triste esempio. Proprio all’indomani della vittoria del NO, infatti, il governo Pigliaru dà corso all’aggiornamento del Piano Regionale sulla gestione dei rifiuti urbani, stabilendo che l’ampliamento dell’inceneritore di Tossilo non debba essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Un crimine benedetto dal Consiglio di Stato. La questione Tossilo e la gestione del Piano dei rifiuti, impongono ai sardi di non abbassare la guardia.

I sardi non potevano permettere che il proprio territorio con le sue attività tradizionali, venissero definitivamente sacrificati sull’altare degli interessi del governo Renzi e delle multinazionali. Il 72,2% del No in Sardegna, è tutt’altro che un voto populista o qualunquista ma è una ribellione popolare che non è di certo attribuibile esclusivamente al fenomeno Grillo.

Non si può disconoscere l’impegno capillare e costante nell’Isola da parte di una rete di Comitati per il NO, a cui hanno aderito movimenti politici e culturali di diversa ispirazione politica, intellettuali, costituzionalisti, artisti, la CSS (sindacato sardo). Il vasto arcipelago indipendentista a partire da Sardigna Libera, che già si espresse su Il Fatto Quotidiano nel 2013, contro la manipolazione della Carta costituzionale, ha optato per il NO, ad eccezione di Sardigna Natzione che si è espressa per l’astensione e Progress che non ha preso alcuna posizione.

Sull’onda degli umori dell’ultima ora, i sovranisti (Rossomori), facenti parte della maggioranza Pigliaru, dopo aver dichiarato che “la Riforma non avrebbe leso l’Autonomia sarda”, hanno votato per il NO, mentre l’ancora più ambiguo Sel ha intrapreso strade diverse, tra cui quelli del SO del senatore Uras e quelli del SI di Zedda, sindaco di Cagliari. La bocciatura della Riforma è stata anche una bocciatura delle politiche liberiste e antipopolari portate avanti in questi anni dalla Giunta sarda di centro sinistra e sovranista. Una barca che oggi, mentre si inabissa, nel fuggi fuggi, c’è chi dopo aver manovrato male, cerca scialuppe per mettersi in salvo.

Alcuni fatti in occasione del Referendum hanno rafforzato l’idea dei sardi alla ribellione democratica, attraverso il voto come, ad esempio, la privatizzazione del sistema sanitario pubblico. Dalla crisi degli ospedali nei territori disagiati e nelle città tra declassamenti, accorpamenti e chiusure, alla creazione della Asl Unica, il nuovo centro di potere del Pd già trasferito a Sassari, alla nomina del super manager piemontese Moirano, anche lui fautore del SI alla Riforma. Il suo compito è quello di dare il colpo di grazia alla rete ospedaliera sarda. Su cosa leghi la Sardegna al Piemonte, la risposta è chiara: ieri la disavventura storica con i Savoia ed oggi il governo del Pd in Piemonte come in Sardegna.

Nel ricco calendario degli eventi pre-voto Riforma, non è sfuggita a noi sardi la misteriosa e maestosa visita in Sardegna del Presidente cinese, l’uomo più potente della Terra con il suo miliardo e 380 milioni di cittadini e il suotête-à-têtecon Renzi. Non ci è sfuggita l’accoglienza calorosa del Presidente Pigliaru, che dopo aver imbandito la tavola per la cena di Stato, torna a casa.

Alla tavola dei sovrani i sudditi non sono ammessi.

Pubblicato in Diritti

Indipendentisti in via Tempio davanti agli uffici della Asl contro Pigliaru:"Mentre gli ospedali del territorio vengono declassati il Presidente inventa la Asl Unica"

Autore:Redazione Casteddu Onlineil 13/12/2016 17:00 

 


Indipendentisti in piazza contro Pigliaru:"Giù le mani dalla sanità" 

Esordio in piazza per gli indipendentisti aderenti al progetto dell’Alternativa Natzionale in difesa della sanità pubblica. Nel mirino il Piano di riordino fortemente voluto dalla giunta Pigliaru che – sostengono i promotori della manifestazione – implica un intollerabile ridimensionamento del sistema ospedaliero isolano. Ad affollare via Tempio, davanti agli uffici della ASL, sono stati i militanti di Sardigna Natzione Indipendentzia, di Progetu Repùblica de Sardigna, del Fronte Indipendentista Unidu, di Gentes e di Sardigna Libera che per tutta la mattina hanno distribuito volantini e hanno dialogato con pazienti e personale.

Il punto è che «mentre gli ospedali dei nostri territori vengono declassati o chiusi, il Presidente Pigliaru inventa la ASL Unica, ovvero una grande mangiatoia con sede a Sassari guidata da un super direttore generale: il signor Moirano (ligure), il quale a sua volta ha nomimato direttori amministrativi e sanitari italiani» –sostiene al megafono Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione – «Con tale nomina al governo della sanità sarda c’è stata una grave perdita di sovranità del popolo sardo, pertanto il sistema politico al governo della Sardegna deve prenderne atto e restituire la delega ricevuta dai cittadini sardi».


Sul diritto alla salute interviene Cristiano Sabino, del Fronte Indipendentista Unidu, avanzando l’ipotesi che se le cose continueranno così si dovrà chiedere ad Emergency o a Medici Senza Frontiere di intervenire per garantire il diritto alla salute dei cittadini sardi. Sabino, nel suo intervento davanti ai tanti partecipanti al presidio, insiste anche sullo «sporco lavoro di austerity compiuto per conto dello stato italiano e del governo europeo da parte del governo regionale che, di fatto, è la giunta più spintamente ultraliberista mai toccata ai sardi».


Intervento lungo e dettagliato quello del medico Claudia Zuncheddu, segretario del movimento Sardigna Libera, che ripercorre le tappe dello smantellamento della sanità pubblica a beneficio di quella privata: «mentre si chiudono le strutture pubbliche si finanziano strutture sanitarie private di cui il Mater Olbia è l’esempio più eclatante. Un ospedale privato del tutto inutile a noi ma ai cui costi i sardi dovranno contribuire con 58 milioni di euro annui per dieci anni, cioè un patrimonio di oltre mezzo miliardo a fondo perduto indirizzato all’Emiro del Qatar». Ma i sardi non resteranno a guardare – rassicura la Zuncheddu – «lotteremo fino alla fine affiancando i comitati della Rete Sarda per la Sanità Pubblica, al fine di  impedire che il nuovo manager Moirano dia il colpo di grazia alla sanità pubblica». A chi governa la Sardegna – conclude l’esponente indipendentista – noi chiediamo che si organizzi un tavolo con sindaci e comitati per scrivere una Riforma democratica nell’interesse dei sardi incentrata sul taglio agli sprechi, dovuti ai giochi politici interni alle ASL, e non al diritto alla salute dei sardi».  
 
 
Pubblicato in Salute

 

14937231_1620991628201846_2456148827318162265_n

http://www.manifestosardo.org/wp-content/uploads/2016/12/14937231_1620991628201846_2456148827318162265_n-300x300.jpg 
articolo di Claudia Zuncheddu pubblicato dal Manifesto Sardo 01-12-2016

Il referendum sulla Riforma della Costituzione italiana è un’occasione che deve vedere unito il Popolo sardo. Il destino della nostra Terra e del nostro Popolo, oggi più che mai, è nelle mani di chi ha avuto il coraggio di partire e di chi ha avuto il coraggio di restare. Nessuno di noi può esimersi dal prendere una decisione esprimendo il proprio voto.

La Riforma Boschi/Renzi/Verdini propagandata in Italia da una stampa filogovernativa demagogica e bugiarda, occupa ogni spazio di comunicazione possibile. L’ingannevole bombardamento mediatico sul SI al referendum, con la solita campagna di promesse, è l’unica risposta che il governo Renzi dà alla disperazione dei sardi, nel pieno di una crisi economica e sociale epocale non voluta da noi, e che di certo non vedeva come priorità la manipolazione della Costituzione. Solo l’8% degli italiani, infatti, ritiene che i problemi costituzionali siano prioritari per la soluzione della crisi.

Ci fanno credere che il nuovo Senato renziano sarà il Senato delle Autonomie locali, ma per essere un Senato delle Autonomie locali, che rappresenti in modo paritario le singole regioni, bisogna innanzitutto che esso sia eletto dai cittadini attraverso il suffragio universale, cosa non prevista dalla Riforma Boschi. Il Senato delle Autonomie per essere tale dev’essere paritario e federale. Solo un Senato federale, dove il numero degli eletti prescinde dal numero degli abitanti, quindi uguale per ogni regione, garantirebbe pari dignità ed eviterebbe alla Sardegna rischi di discriminazione. Il Senato della Riforma Renzi, è eletto dai nominati della casta e addirittura rimanda ad una legge a tutt’oggi inesistente le modalità con cui verrà eletto. La Sardegna con il progetto renziano, a causa del basso numero di abitanti, avrà ancora una volta meno rappresentanti e conterà sempre meno.

La Riforma Costituzionale, tra innumerevoli incongruenze, prevede il “super onorevole” e cioè che unsindacopossa essere nello stesso tempo ancheconsigliere regionaleesenatore. Tre cariche di grande responsabilità che implicano anche continui trasferimenti geografici, corse da un territorio all’altro e soggiorni a Roma. Quale sarà la produttività di questo “dio onnipotente e onnipresente” rispetto alla comunità locale, alla Regione e al Parlamento italiano? Dove troverà il tempo per assolvere in modo proficuo a tutti questi ruoli?

Se alla base di questa nuova figura, anche umanamente impossibile, c’è il pretesto del taglio ai costi della politica, sarebbe bastata una semplicissima Legge ordinaria per tagliare il 50% di tutte le immunità, dei privilegi, degli stipendi, delle commissioni etc. etc. della casta politica, legando poi il 50% alla produttività per ogni singolo onorevole. Ma così non è.

La controriforma con l’alibi dei tagli ai costi della politica, si ispira a ben altro. Essa è l’evoluzione del bipolarismo italiano verso un sistema oligarchico da tempo preannunciato e auspicato dai potentati economici delle multinazionali e dalla P2. Essa ha la funzione di escludere la partecipazione popolare ed il conseguente controllo sugli atti e il funzionamento delle istituzioni.

Con la Riforma si concentrano i poteri politici ed economici nelle mani di una casta sempre più ristretta, una casta super controllata ed espressa dalle segreterie dei partiti politici, quelle che di fatto sceglieranno il “super onorevole” per poi sostituirsi ad esso nelle sue funzioni istituzionali. Per tale ragione il “sindaco-consigliere regionale-senatore” non deve avere dotti sovrannaturali, né il dono dell’ubiquità, né competenze e ancor meno gli si chiederà di assolvere alle istanze dei cittadini, ai suoi tre ruoli, ma gli si imporrà solo la fedeltà. Saranno le segreterie e gli accordi tra i partiti a sostituirlo nelle amministrazioni locali, nei consigli regionali e nel Senato italiano. Di che autonomia vogliamo parlare?

Dietro la Riforma Boschi/Renzi/Verdini, così pasticciata e maldestra, non solo c’è la violazione della Sovranità popolare, ma c’è il Pensiero Unico dell’era renziana dove lo stesso Stato italiano rinuncia alla sua sovranità abdicando a favore di poteri finanziari internazionali. Poteri che impongono lo sconvolgimento delle Costituzioni democratiche in tutta Europa per ridurre gli spazi di democrazia ai Popoli per condizionarne possibili reazioni di fronte alla crescente crisi economica. Il restringimento degli spazi democratici è propedeutico alle repressioni e non alla soluzione dei problemi reali della gente.

Il privilegio dell’immunità che si vuol concedere aisupersenatori, sicuramente servirà per risolvere i propri problemi con la giustizia. Questo è il Senato delle Autonomie che ci propongono.

A tal proposito L’Economistsulla riforma del Senato non più elettivo dichiara:“Molti dei suoi membri sarebbero consiglieri regionali e sindaci” quando “regioni e comuni” sono gli “strati di governo più corrotti”…concedendo loro anche l’immunità… renderebbe il Senato “un magnete per la peggiore classe politica”.

Sulle Regioni a Statuto speciale, va detto che la Riforma Renzi viola il principio di incompatibilità della carica di consigliere regionale e senatore. Tutto ciò coerentemente con il gruppo dirigente del PD che si è espresso a favore dell’abolizione nel tempo delle Regioni a Statuto speciale, senza neppure capire ed entrare in merito alla storia di queste specialità.

Nell’Art 117 della Riforma Renzi, lo Stato accentra poteri sottraendoli alle regioni con la Clausola di Supremazia Speciale, per cui in nome della “Tutela dell’interesse nazionale”, lo Stato istituzionalizzerà ogni suo interesse sul territorio sardo, a partire dalla installazione del Sito unico delle scorie nucleari, ad ulteriore militarizzazione dei nostri territori ad interventi energetici devastanti per il nostro ambiente. Queste sono solo alcune riflessioni e considerazioni che in nome degli interessi della Sardegna e delle future generazioni devono indurci a bloccare questa controriforma votandoNO.

Pubblicato in Diritti

Zuncheddu attacca Giorgia Meloni

Unione sarda 19-11-2016
Zuncheddu attacca Giorgia Meloni
Una gaffe xenofoba: così Claudia Zuncheddu definisce la dichiarazione della presidentessa di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni che aveva polemizzato sulla circolare sull'emergenza migranti. Bloccare i ricoveri programmati e dimettere i pazienti dimissibili, spiega Zuncheddu, «è un provvedimento normale in previsione di un nuovo sbarco di migranti a Cagliari, tra cui bambini e cadaveri di persone che non ce l'hanno fatta». «Mi stupisce», aggiunge Zuncheddu, «che una parlamentare di esperienza, che ha governato l'Italia con maggioranze di centro destra ed ora opera all'opposizione di un sedicente governo di centro sinistra, sia così impreparata tanto da incorrere in simili gaffes».
La presidentessa di Sardegna libera (che è anche medica) se la prende anche con Pigliaru. «La carenza dell'assistenza sanitaria ha poco a che vedere con le emergenze. Il problema reale è complesso e politico. È politica la scelta di chiudere gli ospedali pubblici e aprire inutili ospedali privati, come il Mater Olbia del Qatar». La chiusura è indirizzata ancora a Meloni. «Pensi a Fratelli d'Italia. I sardi se la caveranno meglio da soli».

Pubblicato in Diritti

Unione Sarda 14-11-2016

Le anime indipendentiste dell'Isola si uniscono attorno a un progetto politico alternativo-nazionalitario in vista delle elezioni regionali del 2019. Progres, Sardigna Natzione, Fronte Indipendentista Unidu e Gentes battezzano la nuova alleanza a Bauladu e si propongono di governare l'Isola afflitta dalla crisi, e succube del sistema partitico nazionale. Mancava Sardigna Libera ma Claudia Zuncheddu, nell'inviare il saluto ai partecipanti, appoggia il tavolo politico, mesa per dirla con i sovranisti, che mette in campo indipendentismo, libertà e autodeterminazione. «Io su queste tematiche sono pronto per una alleanza politica concreta», spiega Cristiano Sabino di Fiu.
NON UN PARTITO UNICO Ma non ci sarà una unione degli indipendentisti per un partito unico e tantomeno un partito egemone, precisa Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione, bensì «stiamo facendo sistema dove mettere in campo tutte le espressioni cuturali, sociali e identitarie per l'obiettivo comune: presentarci come alternativa politica allo status quo. Abbiamo l'obbligo morale di contrapporre allo stato la nostra anima sarda: la consapevolezza dell'identità».
L'EMERGENZA SARDA Un progetto politico unitario per far fronte alle emergenze della nostra Isola, sottolinea Gianluca Collu di Progres: «Spopolamento, basso tasso di fertilità, nuova ondata migratoria, fuga di cervelli, ottantamila Neet: giovani che non studiano e non lavorano». A questa sfiducia generalizzata «ci proponiamo di dare risposte, cercando di consegnare una speranza al popolo sardo, scardinando le basi del sistema politico attuale che governa la Sardegna».
UN TAVOLO SARDO Un tavolo o spazio aperto a tutti, indipendentisti e non, ma con i diktat: «Nessuna alleanza con partiti italiani e di governo, e agire da indipendentisti per tutelare gli interessi della Sardegna», incalza Collu. Sabino intravede un barlume di speranza: «Il ghiaccio che tiene il potere partitico nazionale si sta rompendo, noi dobbiamo esser pronti con la nostra alternativa nazionale e avere l'appoggio del popolo, che ci deve sostenere per difendere insieme i nostri figli, scolari e lavoratori, per costruire un futuro sociale ed economico che sia gratificante per tutti nell'Isola».
UNA POLITICA NUOVA Gianfranco Sollai di Gentes propone due possibilità per il progetto alternativo: «Tornare a far politica dal basso, amministrando le piccole comunità a stretto contatto con il popolo per accrescere la consapevolezza unitaria e identitaria. Quindi, non salire sul carro dei partiti politici italiani, ma proporre un'alternativa nazionale, l'unica strada percorribile per il futuro della Sardegna. Vogliamo entrare nella dimensione della globalizzazione e non per omologarci ma per proporre nostra cultura ed economia nel contesto mondiale».
IL REFERENDUM Uniti per il progetto politico comune ma divergenti sul referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo. Sollai voterà no, perché «perderemo quel poco di autonomia che ci rimane». Collu lascia libertà di voto ma precisa che «il nostro voto, anche negativo non cambierà lo status quo, il peso elettorale sardo purtroppo è poco influente a livello referendario». Cumpostu invece sostiene che «non è l'argomento all'ordine del giorno, meriterebbe un'analisi più approfondita a prescindere da questo incontro odierno». Infine Sardigna libera, col messaggio di Claudia Zuncheddu, ribadisce il proprio no: «Se dovesse vincere il sì, incomincerà la fine di qualsiasi forma di autonomia».

Pubblicato in Indipendentismo
IL “NO” DEI TERRITORI AL “RIORDINO DELLA RETE OSPEDALIERA SARDA” DI PIGLIARU
 
Il Manifesto Sardo
 
Il numero 222  - 16 settembre 2016
 
In queste ultime settimane nel Governo Pigliaru è cresciuto il ritmo delle danze per le poltrone, à la belle étoile, senza veli né inibizioni perpetuando il sacco della cosa pubblica. Non è certamente un bello spettacolo né per i sardi né per la stessa classe politica Presidente!
 
Consiglieri di maggioranza che di fronte alla spartizione del potere chiedono maggiore dignità per i loro partiti, così dichiarano alla stampa, ormai lontani dalla consapevolezza che nella Massima Assemblea dei sardi, la dignità e gli interessi da difendere sono ben altri di quelli dei loro partiti e personali.  Nel gioco delle correnti e degli appetiti interni a questa maggioranza, c’è chi arriva persino ad una sorta di autodenuncia, Giunta e Pigliaru definiti  “balbettanti e intimoriti dall’incredibile diktat di alcune correnti del PD e di altri partiti e partitini del centro sinistra, ansiosi di inaugurare una nuova stagione di spartizione del potere” (deputato sardo del PD - L’Unione sarda 14/09/2016). Tutto ciò mentre i sardi piegati dalla crisi economica e sociale subiscono anche i tagli dei diritti inalienabili all’istruzione e alla sanità pubblica. Tagli voluti da un governo che ha al suo interno forze politiche di centro sinistra, di sinistra, comuniste, sovraniste e persino indipendentiste, così si dichiarano.
 
Nei territori cresce il fermento. E’ sul piede di guerra anche la Rete Sarda-Difesa Sanità Pubblica, costituita da numerosi comitati dell’Isola. E’ recente l’assemblea dove rappresentanti sindacali, sindaci, numerose associazioni e comitati dei vari territori, si sono confrontati per fare il punto della situazione sanitaria e per definire le strategie in difesa dei propri ospedali e del diritto all’assistenza sanitaria pubblica.  E’ palese che con la proposta sul Riordino della rete ospedaliera, la Giunta Pigliaru, attraverso ambigui ridimensionamenti intende privatizzare il Sistema Sanitario Pubblico. Un disegno cinico contro i sardi prima espoliati delle proprie risorse e poi privati dei diritti primari.
 
Il caldo estivo non ha fermato l’ondata di incontri ed assemblee popolari nei territori, da Isili ad Alghero, da Seulo a Villanovatulo, da Muravera ancora a Isili, a Sorgono, al Sulcis, etc etc. per fermare le decisioni scellerate di una classe politica che, in nome del risanamento di buchi di Bilancio, taglia il diritto alla salute dei cittadini, come se fossero loro i responsabili del crescente deficit. Il Professore Pigliaru, esperto in conti, sa bene che la fonte degli sperperi è all’interno degli Assessorati, degli Enti, delle Agenzie regionali, degli apparati politici e nei loro giochi di spartizione: punti nevralgici che presidente, assessori e partiti che governano, non intendono affrontare e risolvere, perché da questi dipende la conservazione del potere finanziario e politico. Ne è un esempio la vicenda rimandata di settimana in settimana della nomina del Super-manager della Asl Unica. Tema di vitale importanza per una classe politica che ha disatteso i propri impegni e tradito le aspettative dei sardi per essere funzionale a poteri estranei.    
 
Mentre gli ospedali dei nostri territori sono destinati ad essere declassati e chiusi, destino che non risparmia neppure gli ospedali cagliaritani anch’essi al collasso, il Presidente Pigliaru con la sua Giunta di professori, come rimedio a tutti i mali della Sanità, inventa la ASL Unica, una grande mangiatoia con sede a Sassari e centri amministrativi da decentrare in certi territori dell’Isola, come nuovi feudi di politici legati ora a questo ora a quel partito. 
 
E’ così che territori che perdono l’ospedale pubblico potrebbero avere in cambio un centro burocratico per onorare gli accordi tra politici conniventi. Mentre i moderni feudi si affacciano all’orizzonte della Sanità sarda, si allontanano sempre più i diritti delle nostre collettività. Lo denunciano le stesse pagine della stampa, quotidianamente occupate dai conflitti interni ai partiti ed ai loro schieramenti. Molto si è scritto sui malumori attorno alla Asl Unica, qualcuno ne avrebbe voluto due, altri tre. Numeri di centri di potere dove alimentare il proprio clientelismo.
 
Ma a proposito di numeri, mai nessuna voce si è levata per porre il problema su quanti siano i sardiche già rinunciano alle cure perché non possono permettersele. Quali siano le aspettative di vita di un popolo sempre più impoverito e privato del legittimo diritto all’assistenza pubblica qualificata.
 
La proposta della Giunta Pigliaru sul Riordino della rete ospedaliera sarda, in attesa del momento favorevole per essere votata in Aula, è da respingere con fermezza, così come la proposta di singoli consiglieri che impauriti dalla perdita di consenso elettorale, vorrebbero demagogicamente combinare insieme ai comitati qualche emendamento alla proposta di legge. Una beffa, un inganno. La proposta non è né emendabile né presentabile.
 
La Rete Sarda-Difesa Sanità Pubblica con comitati ed associazioni espressione dei territori, in prima linea sindacati ed amministratori locali che non rispondono a nessun ordine di scuderia, chiedono che la Proposta Pigliaru-Arru, sul Riordino della Rete ospedaliera sarda non venga presentata in Aula, benché non da oggi, la dismissione dei nostri ospedali pubblici sia in corso dai territori più disagiati a Cagliari.
 
I processi di dismissione non sono sempre lenti, subdoli e formalmente civili, talvolta possono avvenire anche a colpi di piccone. Le immagini del San Giuseppe che girano nel Web, hanno fatto dell’ospedale di Isili il simbolo del vandalismo istituzionale. Alle criticità espresse dalle cittadinanze che fanno capo all’ospedale, sull’inopportunità di declassare la chirurgia da H24 a chirurgia programmata, le due sale operatorie al servizio del Sarcidano e della Barbagia di Seulo, con l’alibi di un intervento sull’impianto di condizionamento, sono state distrutte. Muri abbattuti, porte comprese di cornici divelte, lavandini scardinati, costosi carrelli chirurgici di ottimo acciaio inox sommersi di macerie, è il desolante spettacolo su ciò che è rimasto della Chirurgia al servizio del vasto territorio. Eppure chi di dovere non ha badato a spese, forse per distrazione, forse per amore, naturalmente per il San Giuseppe, ha continuato a mandare in trasferta da Cagliari un anestesista a 700 euro a turno. Ma le logiche perdono di universalità. Al San Marcellino di Muravera invece, in tempi brevi si stanziano 5 milioni di fondi pubblici sul decoro dell’ospedale per poi annunciarne il declassamento, preludio di chiusura. La schizofrenia non è solo una malattia psichiatrica ma sempre più spesso si riscontra nelle scelte della Classe politica. 
 
A chi governa la Sardegna si chiede di interpretare al meglio la volontà popolare. I sardi necessitano di una nuova Riforma studiata e concertata insieme ai sindaci liberi, ai comitati ed ai territori, in modo tale che le scelte tese a razionalizzare la spesa pubblica, migliorando e potenziando gli ospedali territoriali, sia una reale espressione delle esigenze delle collettività locali.
 
La Giunta Pigliaru chiude gli ospedali pubblici sardi e apre con le nostre casse ospedali privati, magari quello del Qatar a Olbia. Per analogia politica, è come il noto fiorentino che da Roma tranquillizza gli italiani: state sereni, mentre privatizza la sanità pubblica e gli ospedali li costruisce davvero, in Libia, ospedali militari al servizio della guerra.
 
Claudia Zuncheddu
 
1IMG 3237-300x200
 
213015455 10209155510833770 6449277189537629325 n-300x198
 
312963720 10209155520074001 1093513383425256131 n-300x198
 
412985605 10209155423071576 6955855257140181720 n-300x198
 
5IMG 3285-300x200
 
6IMG 3279-300x200
Pubblicato in Salute
© Tutti i diritti riservati.
Sardigna Libera