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eurallumina

 

La Confederazione Sindacale Sarda, con Sardegna Pulita e Assotziu Consumadoris Sardigna, il 16 febbraio hanno indetto una conferenza stampa per fare il punto sulla Vertenza exEuroallumina, ora RUSAL.

Dopo la Conferenza dei Servizi del 31/01 e dell’08/02 e gli episodi di tensione a Cagliari e Portoscuso, esitati con pesanti minacce a Angelo Cremone, un ambientalista sempre in primafila nelle lotte per la difesa del territorio e dell’ambiente, la CSS con le altre associazioni, hanno ritenuto importante chiamare al confronto tutte le associazioni ambientaliste (FAI, Sardegna Pulita, Italia Nostra, Gruppo di Intervento Giuridico, Lega Ambiente, Verdi, Carlofortini Preoccupati, Comitato Spontaneo Agricoltori e Allevatori, WWF Sardegna, Lipu, ISDE, Terra Bia), Partiti e Movimenti politici sardi impegnati sul fronte della difesa del nostro patrimonio ambientale e del diritto dei sardi ad un lavoro pulito che non uccide.

E’ stato ribadito che il rilancio dell’industria inquinante nel Sulcis è un crimine, così come è un crimine ricattare i sardi piegati dalla disoccupazione prospettando come unica soluzione possibile, il pane avvelenato. Un salario da barattare con la salute non solo dei lavoratori, ma di intere collettività.

Le nostre istituzioni hanno la responsabilità morale e politica di aver scatenato una guerra tra i disoccupati di quell’industria notoriamente responsabile di un disastro ambientale incalcolabile, con tutti i sardi di buona volontà che lottano per combattere la disoccupazione, per frenare il consumo del territorio e l’avvelenamento del nostro ambiente.

La soluzione concreta del dramma occupazionale è nelle bonifiche, per le quali fiumi di finanziamenti sono stati stanziati e sino ad oggi inutilizzati. Per un misterioso maleficio, la Regione Autonoma della Sardegna, controtendenza mondiale e contro le stesse normative europee, continua a promuovere politiche inquinanti, dal carbone, alla produzione dei fanghi rossi, alle pratiche di incenerimento.

La disoccupazione in Sardegna trova soluzione nelle bonifiche ambientali, nei processi di riconversione delle attività inquinanti e nella rinaturalizzazione dei nostri territori. Continueremo la nostra lotta per l’occupazione, contro le politiche liberiste di chi amministra la Sardegna privilegiando il Profitto delle multinazionali.

Un ringraziamento alla CSS e a tutti gli organizzatori della conferenza che tengono alta l’attenzione sul dramma del nostro Sulcis.

Claudia Zuncheddu - SardignaLibera

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Scontro su Eurallumina

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Unione sarda 17-02-2017

Zuncheddu (Sardigna libera): no al veleno. Pirotto (Rsu): nessun allarme

Scontro su EuralluminaL'Eurallumina di Portovesme
Il futuro di Eurallumina viaggia sui binari dell'incertezza, ai limiti del paradosso. Se la fabbrica di Portovesme non riparte, come chiedono in coro le associazioni ambientaliste, lascia per strada diverse centinaia di famiglie. Se invece si rimette in moto, come invocano daotto anni i lavoratori, rischia di «uccidere non solo chi ci lavora ma l'intero territorio del Sulcis», denuncia Giacomo Meloni, segretario generale della confederazione sindacale sarda. «Rilanciare Eurallumina sarebbe un genocidio», dice Claudia Zuncheddu, medico, ex consigliere regionale, presidente di Sardigna Libera. E aggiunge: «Non possiamo più accettare il pane avvelenato a ogni costo solo perché la Regione non fa scelte serie e possibili, come avviare i processi di riconversione dei territori inquinati».
LO SCONTRO Nello scontro istituzionale tra la Regione che, dopo il via libera della Conferenza dei servizi al progetto da 200 milioni di euro per il ripristino della filiera dell'alluminio considera avviata la fase di rilancio della fabbrica, e il ministero dei Beni culturali, che invece ha dato parere negativo legato a questioni paesaggistiche, si fa sentire il “no” del mondo ambientalista sardo. «Non è un rifiuto contro i lavoratori», sottolinea Meloni, «ma qui siamo di fronte a un bivio tra chi vuole un nuovo sviluppo, partendo per esempio dalle bonifiche, e chi rincorre un modello vecchio illudendo i lavoratori di poter creare lavoro e sviluppo».
L'ALLARME A preoccupare le associazioni ambientaliste sono i pericoli per la salute di chi vive nel Sulcis. «Siamo in emergenza», dice Zuncheddu, «i dati scientifici parlano chiaro: c'è un'altissima incidenza di tumori, malattie croniche progressive, cardiocircolatorie ed endocrine. Il 40% dei bambini è affetto da displasie tiroidee, riconducibili all'inquinamento ambientale. Ricordo», aggiunge, «una circolare di un Comune del Sulcis con cui si invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti locali perché inquinati».
LA REPLICA Agli ambientalisti replica a stretto giro Antonello Pirotto, delegato Rsu Eurallumina: «Se due Conferenze di servizi, 930 giorni di istruttorie tecniche, avessero evidenziato problematiche legate alla salute o all'ambiente sarebbero stati gli stessi lavoratori dell'Eurallumina a smettere di lottare. Ma la Conferenza», che ha dato parere positivo al progetto della Rusal, «ha detto ben altro». Per queste ragioni, conclude Pirotto, «continueremo a lottare per il lavoro, nel rispetto delle leggi, convinti che il futuro economico e sociale non possa prescindere da un modello di sviluppo integrato».
Mauro Madeddu

Pubblicato in Lavoro
statuto

Claudia Zuncheddu

articolo pubblicato sul Manifesto Sardo del 16-2-2017

Con lo Statuto Speciale nel 1948, lo Stato italiano ha dato alla Regione Autonoma della Sardegna (diretta diramazione del suo apparato istituzionale) l’illusione di poter gestire la propria Autonomia. Di fatto, a distanza di 70 anni l’unica concessione è stata quella di poter gestire la propria dipendenza.

Nel processo di gestione della dipendenza, la classe politica sarda e le forze che si sono alternate alla guida della Sardegna hanno dimostrato non solo la totale sudditanza ai diktat italiani, ma sono stati essi stessi gestori e garanti della dipendenza. Quella classe politica locale, infatti, diviene unaborghesia compradora, con il compito di mediare e amministrare per conto dei potenti di turnois interessus allenus in Terra nosta.Interessi oggi più forti di ieri, nel pieno dell’era della globalizzazione mondiale dove in nome di un liberismo sfrenato tutto viene mercificato. Globalizzazione che ignora e disprezza gli interessi delle comunità e delle identità delle nazioni senza Stato.

Lo Statuto sardo nasce debolissimo, su basi ambigue e poco credibili. Ispirato alla povertà della Sardegna, esso sarebbe dovuto essere strumento per il superamento del sottosviluppo. A distanza di 70 anni quel progetto nato su premesse fatte in malafede, ha accresciuto la nostra povertà e la nostra dipendenza. In realtà, dietro l’alibi della nostra povertà da superare, c’era il freddo e cinico disconoscimento della Nazione sarda e del suo diritto ad essere dotata di uno strumento che le attribuisse pieni poteri per promuovere processi reali di autonomia e di autogoverno.

Questo è il peccato originale dello Statuto Speciale sardo, preludio del fallimento della storia dell’Autonomia, gestita diligentemente dalla classe politica locale asservita e ambigua.

Che lo Statuto sardo fosse inadeguato a gestire un processo di liberazione e di emancipazione nazionale, Lussu non tardò a capirlo, tanto da rilevare la grande discrepanza nel riconoscimento dei poteri tra lo Statuto sardo e quello siciliano. La classe politica sarda sin d’allora complessata, inadeguata e succube, si accontentò di illusioni autonomistiche che con il tempo avrebbero condannato la Sardegna a retrocedere e a frenare ogni processo di emancipazione culturale, sociale, economica e politica.

Questo è stato possibile grazie all’intermediazione dei partiti italiani presenti in Sardegna e di tutta la classe politica locale che purtroppo non ha mai brillato nel rappresentare gli interessi della propria nazione. Loro sono stati e continuano ad essere i mezzi attraverso i quali lo Stato italiano esercita ogni sorta di controllo e di imposizione coloniale nella realtà sarda.

La riscrittura dello Statuto,tema tanto caroa tutti i partiti politici, compresi quelli italiani che in Sardegna si professano autonomisti, oggi viene riesumata ingenuamente, da una parte del mondo indipendentista. Il tema sui diritti dei sardi e sulla riscrittura dello Statuto all’ordine del giorno del convegno dell’11 febbraio a Sassari, organizzato da Mesa Natzionale (di cui anche noi di Sardigna Libera facciamo parte con Gentes, Fronte Indipendentista Unidu, Progres e Sardigna Natzione), merita profonde riflessioni su opportunità e rischi.

A chi spetta questo compito? Quale è la sede adeguata?

Gli Statuti sono accordi politici tra le parti che sanciscono i rapporti di forza e di compromesso che si sono creati nei periodi storici. Nel 2017 bisogna chiederci quale sia il percorso da intraprendere per creare rapporti di forza favorevoli alla nazione sarda e non all’Italia. In questa riflessione bisogna essere consapevoli proprio dei rapporti di forza e dei nuovi equilibri che la globalizzazione sta creando a livello mondiale con le ripercussioni nel bacino del Mediterraneo, di cui la nazione sarda è una parte importante.

E’ necessario chiarire quali siano oggi i rapporti di forza tra la nazione sarda e lo Stato italiano, di fronte all’inasprirsi dei conflitti e di uno scontro che non è tra lo Stato italiano e il cosiddetto governo della Regione Autonoma della Sardegna, sua fedele ed organica diramazione, ma tra lo Stato italiano ed il Popolo sardo.

Sulla voglia di riscrittura dello Statuto, non possiamo ignorare che nello scenario politico odierno, all’interno della classe politica locale, nessuno vuole affrontare la questione della crisi culturale ed economica in cui si dibatte il popolo sardo, con le sue emergenze che rischiano di cancellarlo come entità etnica:sa zenia, così come la chiamava Simon Mossa.

Mai quanto oggi la classe politica italo-sarda può essere interessata a far propri i grandi temi, compreso quello della riscrittura dello Statuto, pur di distogliere l’attenzione dei sardi dal dramma del forte impoverimento, della disoccupazione, della crisi economica e sociale in corso e dalle scelte nefaste che con la connivenza del governo italiano e delle multinazionali stanno portando avanti a danno dei sardi. Intanto continuano a negare alla società sarda una Legge elettorale che non la discrimini e che le garantisca le proprie rappresentanze politiche e di genere. Un tema che la classe politica sarda, disattendendo agli impegni presi, ha riservato a fine legislatura come “ennesimo cavallo di battaglia elettorale”, come se le donne e le nostre minoranze politiche fossero prive di memoria storica.

Nell’attuale Consiglio Regionale nessun partito osa definirsi smaccatamente italiano, anzi chi più chi meno si maschera dietro facciate federate, autonomiste, identitarie, sovraniste e persino indipendentiste. Questa Assemblea di certo non rappresenta gli interessi e le aspettative della nazione sarda, per cui è palese la sua inadeguatezza culturale e la sua credibilità politica per essere la sede delegata alla riscrittura dello Statuto della nazione sarda.

La Sardegna oggi è in mano a lobby politiche affaristiche trasversali e non ideologiche, che gestiscono interi settori della nostra economia, dalla gestione dei trasporti alla privatizzazione del Sistema Sanitario Pubblico, al rilancio dell’industria inquinante (vedi la vertenza dell’Euroallumina), alla svendita della SBS di Arborea a Bonifiche Ferraresi nel pieno del liberismo delle politiche della Giunta Regionale, con la partecipazione attiva di esponenti di sedicenti partiti identitari, alla sterilizzazione e gestione della cultura e della nostra identità a partire dalla lingua. E’ così che la classe politica sarda agevola i flussi migratori di giovani laureati e priva chi resta, al di là del dato anagrafico, del diritto ad un futuro dignitoso e ad un lavoro che non uccide.

Di fronte al dominio del Pensiero Unico all’interno della massima Assemblea dei sardi, che sino ad oggi, ad un passo dalla scadenza naturale della legislatura ha omologato tutti, esiste il reale pericolo che una qualsiasi forza politica possa sponsorizzare il progetto di riscrittura dello Statuto di Autonomia. Potrebbe essere adottato, ad esempio, da quelle forze identitarie opportunistiche della maggioranza che governa la Sardegna per distogliere l’attenzione sulle responsabilità dei loro atti di “amministrazione della dipendenza”. La proposta di Riforma Sanitaria con il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda ne è un esplicito esempio.

Nel contesto internazionale i rapporti di forza sono favorevoli alla Sardegna e alle nazioni senza Stato? E’ di grande attualità il tentativo di modificare tutte le Costituzioni delle democrazie europee, svilendole dei poteri e di un reale controllo popolare per creare democrazie formali, fortemente centralizzate e autoritarie funzionali ai processi di globalizzazione dei mercati delle multinazionali. Ne è un esempio l’abortita controriforma della Costituzione italiana, per la quale il popolo sardo intuendo i rischi e l’attacco frontale alla sua pur mutilata e mai espressa Autonomia, ha espresso il suo NO all’unanimità.

La riscrittura dello Statuto sardo può prescindere da questi scenari? Quale è il compito delle forze identitarie e indipendentiste sarde?

Ritengo che la realtà della nazione sarda e il suo cammino di emancipazione e di indipendenza, con le sue lotte, le sue criticità, la sua resistenza al tentativo di annientamento economico e culturale, vada ben oltre le nostre capacità di percezione del momento politico. Esiste una rete di resistenza nei territori che trasversalmente si organizza per difendere i propri diritti, mentre forze identitarie, ancora intrappolate nei muretti dei propri tancati, non riescono a vedere le grandi praterie che hanno di fronte.

A noi indipendentisti non resta che contare le forze in campo, chiedersi a cosa ciascuna forza sia disposta a rinunciare per poter stare insieme e costruire un progetto economico e sociale di liberazione nazionale. Questa è la sfida che ci attende, pena la sparizione politica anche dell’Idea della nostra Indipendenza.

Pubblicato in Indipendentismo
"Chi spinge per il riavvio dello stabilimento dell'Eurallumina, e in generale di tutta l'industria altamente inquinante, vuole in realtà un ritorno all'era del carbone"
Ansa News
 
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"Chi spinge per il riavvio dello stabilimento dell'Eurallumina, e in generale di tutta l'industria altamente inquinante, vuole in realtà un ritorno all'era del carbone". E' la posizione forte espressa dal mondo ambientalista sardo all'indomani del via libera della Conferenza di servizi al progetto da 200 milioni di euro per far ripartire la filiera dell'alluminio nel Sulcis.

L'ennesima protesta arriva dopo le minacce di morte subite da Angelo Cremone, storico e battagliero ecologista attivo nel territorio. Un nulla osta, quello della Conferenza, che per la Regione chiude la partita definitivamente.

Ma sul tema è scontro istituzionale perché il Mibatc ritiene determinante la sua opposizione al progetto legata a questioni paesaggistiche, al contrario di Viale Trento che ha giudicato il parere negativo non vincolante. "Ci sono dati reali, indagini fatte sulle disfunzioni tiroidee in un centinaio di bambini da cui è emerso che in 40 erano presenti patologie collegate all'inquinamento", denuncia Claudia Zuncheddu incontrando i giornalisti con tutti gli ambientalisti dalla Confederazione sindacale sarda (Css). L'esponente di Sardegna Pulita ricorda anche la circolare di un Comune del Sulcis "con cui si invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti autoctoni". Insomma, attacca Zuncheddu, "chi vuole il riavvio vuole uno sterminio".

"Vogliamo poter dire liberamente che non ci piace la centrale a carbone", ribadisce Cremone che sulle minacce a lui indirizzate chiarisce: "non posso andare in ristorante ed essere aggredito, o passare vicino ai manifestanti di Eurallumina e rischiare che mi mettano le mani addosso. Chi ha preso un manichino con la mia faccia, l'ha impiccato e fatto a pezzi davanti alla sede della Provincia, sta portando i lavoratori sulla strada sbagliata".

Questa, sottolinea il segretario di Css, Giacomo Meloni, "è la madre di tutte le battaglie, uno snodo, perché se passa la riapertura di Eurallumina, allora si dà il via libera a fare della Sardegna un territorio in cui scaricare tutte le fonti d'inquinamento, scorie radioattive e altri rifiuti tossici compresi".

Pubblicato in Ambiente

 

Unione sarda 16-2-2017

Eurallumina, la protesta degli ambientalisti: "Il rilancio sarebbe un genocidio"

 


Da una parte c'è il mondo isolano degli ambientalisti che, con Claudia Zuncheddu, medico, ex consigliere regionale e oggi presidente dell'associazione Sardigna Libera, parla di "genocidio in caso di rilancio dell'Eurallumia".

Dall'altra ci sono loro, gli operai della fabbrica di Portovesme, da otto anni in lotta per il lavoro che promettono di continuare battersi "con la solita determinazione, nel rispetto delle norme e delle leggi, convinti che il futuro economico e sociale del Sulcis, della Sardegna e dell'Italia, non possa prescindere da un modello di sviluppo integrato".

In mezzo lo scontro istituzionale tra la Regione che, con il parere favorevole della Conferenza dei servizi al progetto da 200 milioni di rilancio della filiera dell'alluminio, considera avviata la fase di rilancio di Eurallumina, e il ministero dei Beni culturali, che invece ha dato parere negativo legato a questioni sul paesaggio.

Pubblicato in Ambiente

Eurallumina: ambientalisti, torna carbone

Tiscali: 16-2-2017

"Chi spinge per il riavvio dello stabilimento dell'Eurallumina, e in generale di tutta l'industria altamente inquinante, vuole in realtà un ritorno all'era del carbone".

E' la posizione forte espressa dal mondo ambientalista sardo all'indomani del via libera della Conferenza di servizi al progetto da 200 milioni di euro per far ripartire la filiera dell'alluminio nel Sulcis. L'ennesima protesta arriva dopo le minacce di morte subite da Angelo Cremone, storico e battagliero ecologista attivo nel territorio.

Un nulla osta, quello della Conferenza, che per la Regione chiude la partita definitivamente. Ma sul tema è scontro istituzionale perché il Mibatc ritiene determinante la sua opposizione al progetto legata a questioni paesaggistiche, al contrario di Viale Trento che ha giudicato il parere negativo non vincolante

"Ci sono dati reali, indagini fatte sulle disfunzioni tiroidee in un centinaio di bambini da cui è emerso che in 40 erano presenti patologie collegate all'inquinamento", denuncia Claudia Zuncheddu incontrando i giornalisti con tutti gli ambientalisti dalla Confederazione sindacale sarda (Css).

L'esponente di Sardegna Pulita ricorda anche la circolare di un Comune del Sulcis "con cui si invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti autoctoni". Insomma, attacca Zuncheddu, "chi vuole il riavvio vuole uno sterminio". "Vogliamo poter dire liberamente che non ci piace la centrale a carbone", ribadisce Cremone che sulle minacce a lui indirizzate chiarisce: "non posso andare in ristorante ed essere aggredito, o passare vicino ai manifestanti di Eurallumina e rischiare che mi mettano le mani addosso. Chi ha preso un manichino con la mia faccia, l'ha impiccato e fatto a pezzi davanti alla sede della Provincia, sta portando i lavoratori sulla strada sbagliata". Questa, sottolinea il segretario di Css, Giacomo Meloni, "è la madre di tutte le battaglie, uno snodo, perché se passa la riapertura di Eurallumina, allora si dà il via libera a fare della Sardegna un territorio in cui scaricare tutte le fonti d'inquinamento, scorie radioattive e altri rifiuti tossici compresi". (ANSA).

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Sardanews: Ambientalisti contro riapertura Eurallumina: “Non vogliamo tornare all’era del carbone”

La decisione di riaprire lo stabilimento di Eurallumina testimonia la volontà politica di ritornare all’era del carbone. Lo hanno ribadito oggi tutti i principali esponenti del mondo ambientalista sardo in una incontro con la stampa congiunto dopo che la Conferenza dei servizi ha dato il via libera alla riapertura del complesso industriale del Sulcis. La Confederazione sindacale sarda ha poi condannato duramente le intimidazioni e le minacce di morte ricevute nei giorni scorsi dall’esponente di Sardegna Pulita Angelo Cremone.

Ma lo scontro più acceso è tra la Regione Sardegna, che ha accettato di buon grado il parere della Conferenza dei servizi e il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, che si oppone fermamente al progetto.

«Ci sono dati reali, indagini fatte sulle disfunzioni tiroidee in un centinaio di bambini da cui è emerso che in 40 erano presenti patologie collegate all’inquinamento», ha denunciato la consigliera regionale di sardigna libera Claudia Zuncheddu.

«C’è una circolare di un Comune del Sulcis – ha raccontato poi Cremone – che invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti locali. Vogliamo avere la possibilità di dire liberamente che la centrale a carbone a noi non piace. Non è possibile che io vado in un ristorante e vengo aggredito, che passo vicino ai manifesti di Eurallumina rischiando che qualcuno mi metta le mani addosso. C’è poi chi ha impiccato un manichino con la mia faccia davanti alla sede della Provincia facendolo addirittura a pezzi».

Stiamo combattendo la madre di tutte la battaglie – spiega il segretario di Css Giacomo Meloni – se passa la riapertura di Eurallumina, si darà il via libera a fare della Sardegna un territorio in cui si potranno scaricare qualsiasi fonte d’inquinamento, scorie radioattive e altri rifiuti tossici compresi».

 

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prov sulcis

Postato  da  sulcis iglesiente il 16 febbraio 2017 at 20:53

 

Dopo il via libera della conferenza dei servizi arrivato lo scorso 8 febbraio a Cagliari, continua ad essere caldissimo il dibattito sul progetto di rilancio produttivo dello stabilimento dell’Eurallumina di Portovesme.

L’architetto Fausto Martino, soprintendente per i Beni Archeologici per le province di Cagliari e Oristano, dopo aver espresso un parere negativo al termine della seconda giornata della conferenza dei servizi, lo scorso 31 gennaio, si è visto“scavalcato”dalla Regione e dagli altri soggetti facenti parte della conferenza dei servizi che hanno ritenuto«non vincolante il parere negativo del Mibact su alcuni aspetti di carattere paesaggistico»ma non s’arrende ed oggi in un’intervista rilasciata al TG3 regionale, ha detto di ritenere non conclusa la conferenza dei servizi, perché un ente pubblico come la Regione Sardegna, per ritenere non vincolante il parere negativo formulato da un altro ente pubblico, deve motivare la sua posizione, cosa che fino ad oggi non ha fatto.

Al soprintendente Fausto Martino ha replicato l’assessore dell’Urbanistica ed Enti locali Cristiano Erriu che ha ribadito che la conferenza si è conclusa e che il parere finale sulla valutazione di impatto ambientale spetta alla Regione dopo un attento esame della relazione fatta con i pareri dei 24 enti presenti nella conferenza dei servizi.

Numerose associazioni ambientaliste hanno rilanciato il NO alla ripresa produttiva di Eurallumina, in una conferenza stampa convocata dopo l’episodio intimidatorio, con minacce di morte, ricevuto da Angelo Cremone. La contrarietà al progetto è stata espressa con forza, oltreché dallo stesso Angelo Cremone, da Salvatore Lai, ex assessore regionale delle Giunte Palomba negli anni ’90 ed ex sindaco di Gavoi, oggi esponente dell’associazione Sardegna pulita; Giacomo Meloni, della Confederazione sindacale sarda; e Claudia Zuncheddu, medico, giornalista, ex consigliere regionale, oggi presidente dell’associazione“Sardigna libera”. Tutti portano avanti una battaglia contro l’industria pesante che ritengono altamente inquinante.

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Statuto: non è ora di riscritture

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«Per lo Statuto sardo soffiano venti pericolosi. Sono i venti sfavorevoli che vorrebbero riformare tutte le costituzioni dei governi democratici in Europa, Italia compresa. Non è tempo per riscritture». Claudia Zuncheddu, ex consigliera regionale e leader di Sardigna Libera, interviene nel dibattito aperto dentro Alternativa natzionale, il progetto identitario che abbraccia Fronte Unidu, Sardigna natzione, Gentes, Progres e, appunto, Sardigna Libera.
«Con lo Statuto speciale, lo Stato italiano ha dato alla Sardegna solo l'illusione di poter gestire la propria autonomia. L'inadeguatezza della classe politica che si è alternata al governo dell'Isola, ha solo gestito ed alimentato, sino a oggi, la propria dipendenza», prosegue Zuncheddu.
La realtà - spiega ancora - è che «dietro l'alibi della nostra povertà da superare, a cui si è ispirato lo Statuto, si nasconde invece il disconoscimento della Sardegna come Nazione, e il suo diritto di essere dotata di uno strumento ben più forte che le attribuisse pieni poteri per promuovere una vera autonomia e la sua autodeterminazione». Ma agli indipendentisti che oggi mostrano interesse per la riscrittura dello Statuto, Claudia Zuncheddu risponde che «dopo 70 anni di fallimenti, la priorità non è quella riforma, ambita anche dalle forze politiche che governano la Sardegna per distrarre l'attenzione dalle loro politiche nefaste (dai trasporti alla sanità all'industria): non può esserlo, nel momento in cui alla società sarda si nega perfino una legge elettorale che non la discrimini e che garantisca rappresentanze politiche e di genere».

Unione Sarda 15-2-2017

Pubblicato in Indipendentismo

I diritti dei sardi nel XXI secolo

Sardegna Dies 14-2-2017

ConvegnoStatuto3

 

La riscrittura dello Statuto Autonomistico. Una giornata promossa dalle forze che compongono il progetto di Alternativa Natzionale

 

Sassari.Sala gremita dalla mattina fino a sera sabato scorso all’ex convento del Carmine a Sassari in occasione della giornata dedicata ai “Diritti dei sardi nel secolo XXI”. L’evento di studio e dibattito è stato organizzato dalle forze che compongono il progetto dell’Alternativa Natzionale che hanno deciso di dedicare la loro seconda uscita pubblica al tema della riscrittura dello Statuto Autonomistico. Ad avvicendarsi al microfono diversi esponenti del vasto mondo sardista e indipendentista e anche importanti esponenti del panorama intellettuale e accademico sardo. La moderatrice dell’incontro, la scrittrice Daniela Piras, ha introdotto la giornata ricordando due noti attivisti recentemente scomparsi, Graziella Deffenu e Patrizio Carrus, e per loro la sala ha osservato un minuto di silenzio. Daniela Piras ha inoltre sintetizzato il progetto avviato dalle cinque organizzazioni dell’Alternativa Natzionale: un processo di apertura che cerca di fungere da catalizzatore per tutte quelle componenti politiche e culturali della società sarda che hanno al centro delle proprie battaglie gli interessi della Sardegna e del suo popolo; tutti quei soggetti, cioè, che si stanno raccogliendo attorno al riconoscimento del principio dell’autodeterminazione, condizione indispensabile per tracciare un percorso comune. È stato anche ricordato che il progetto dell’Alternativa Natzionale si basa sul riconoscimento di valori comuni e condivisi e sul confronto politico paritario e democratico, mantenendo la porta aperta a tutti coloro che vogliono rendersi protagonisti di questa nuova fase politica.

 

Ad aprire i lavori l’esponente del Fronte Indipendentista Unidu Cristiano Sabino che ha iniziato il suo ragionamento ricordando come dieci anni fa il Consiglio Regionale della Sardegna si fosse trasversalmente impegnato per avviare un percorso di riforma dello Statuto autonomistico. «A leggere oggi quelle dichiarazioni – sostiene Sabino – viene da sorridere, perché non si capisce dove sia finita tutta quella grande spinta riformatrice e tutti quegli importanti buoni propositi presi a livello istituzionale dalla massima assemblea dei sardi. In realtà – continua Sabino – sono troppi i punti dello Statuto che non sono mai stati fatti valere, a partire dagli articoli che prevedono la possibilità di programmazione in materia economica e di istruzione, passando per quelli che stabiliscono la competenza di adattare alle proprie esigenze le leggi del Parlamento italiano. Come ha fatto la classe politica italianista a definire se stessa “autonomista” se non ha mai applicato lo Statuto? Ma è pure necessario guardare a quei diritti che nello Statuto non sono presenti come il diritto all’autodeterminazione e i diritti linguistici».

 

Lo storico Federico Francioni, in un profondo excursus storico, ha dimostrato come il discorso statutario sardo abbia robuste radici. Francioni ha iniziato il suo discorso ponendo il problema della “statualità”, usando come punto di riferimento “sa carta de logu Marianu VI” riformata da Eleonora d’Arborea nei primi anni ‘40 del ‘300. «Un importante lascito storico di quel periodo – sostiene Francioni – è la differenza tra privato e pubblico che ha un’importanza fondamentale e non si ritrova nella dimensione giuridica e statuale, per fare solo un esempio, della monarchia catalano-aragonese». Mentre durante secoli e secoli di storia italiana, c’è stato un continuo rimescolamento tra pubblico e privato, a partire dall’interesse del Conte Ugolino della Gherardesca per le miniere site in Sardegna, per arrivare a Silvio Berlusconi. «La Carta de logu riformata da Eleonora d’Arborea – procede Francioni – presenta parecchi elementi di raffinatezza giuridica, come ha scritto Gabriella Olla». Francioni evidenzia l’importanza rivoluzionaria della carta de logu anche per quanto concerne i diritti delle donne e dei minori. Sulla storia più recente Francioni si è fermato sulla rivoluzione sarda di fine Settecento avanzando l’idea che in fondo parlare dei “diritti dei sardi” significhi ripartire dall’esperienza di allora: «La sconfitta di Angioy compromette tutto. Mi pare che l’esperienza di Angioy, possa essere un riferimento per parlare di assemblea costituente nazionale sarda».

 

ConvegnoStatuto1Anche il presidente della Fondazione Sardinia Bore Cubeddu è tornato sugli stessi temi, sottolineando la necessità di aprire un «grande laboratorio di idee capace di attrarre competenze e risorse intellettuali inedite che finora sono rimaste al di fuori dell’indipendentismo. Esistono già diverse proposte di riscrittura dello Statuto – ha aggiunto Cubeddu – ma l’aspetto fondamentale è domandarsi quale idea di Sardegna vogliamo porre a suo fondamento e naturalmente questa, per essere fruttuosa, dovrebbe fare perno sul riconoscimento nazionale del popolo sardo. Iniziative come questa – ha suggerito Cubeddu – sono fondamentali per lanciare il processo dell’assemblea costituente dei sardi, la quale non deve essere in contrapposizione con il Consiglio regionale, anzi l’uno deve servire all’altro. Una nostra proposta immediata potrebbe essere quella di un allargamento immediato dell’attuale 1° commissione, arricchendola di elementi esterni al palazzo e affidandole il compito di preparare i materiali necessari alla scrittura del nuovo statuto».

 

Ai lavori ha preso parte anche il segretario del Psd’Az Christian Solinas il quale ha salutato l’iniziativa come importante apertura di una nuova fase del sardismo generalmente inteso. Solinas ha sostenuto che «oggi più che mai è necessario parlare di una riforma dello statuto ricercando un coinvolgimento popolare ampio dei sardi, perché nessuna riforma del genere può essere un fatto esclusivamente di palazzo. E con lo sguardo rivolto a quanto sta avvenendo al di fuori della Sardegna Solinas ha continuato: «L’istanza indipendentista, l’istanza rappresentata dai nostri movimenti, il “sardismo” non sono oggi una retroguardia, ma rappresentano l’avanguardia internazionale che si afferma un po’ ovunque». In conclusione Solinas ha avanzato una proposta pratica: «Dobbiamo mettere per iscritto i nostri propositi e le nostre proposte a partire da quelle per riformare lo Statuto – ha suggerito Solinas – e questo ci darà una buona base per costruire insieme un progetto di governo per la Sardegna».

 

Sulla stessa linea Gesuino Muledda dei Rossomori, forza politica che ha recentemente divorziato dalla Giunta Pigliaru andando ad ingrossare le fila di chi vorrebbe costruire un largo polo alternativo al duopolio dei partiti italiani. Fresco dell’esperienza in Giunta, Muledda ha posto anche ulteriori temi di attualità sul piatto della discussione, come l’abbandono delle zone rurali, l’esiguità delle risorse dedicate alla formazione universitaria e la necessità di fare una battaglia comune per cambiare la legge elettorale. «Serve un progetto di governo per avere consenso – ha concluso Muledda – perché esiste un sentimento maggioritario nei sardi che ci chiede di costruire una alternativa al governo attuale».

 

A concludere i lavori della mattinata è stato lo storico leader di Sardigna Natzione Bustianu Cumpostu che ha insistito a più riprese «sull’impossibilità di barattare il valore più grande che abbiamo e cioè il nostro essere popolo. Da questa prospettiva – ha argomentato Cumpostu – il popolo sardo ha tre vie davanti a sé che condividono il riconoscimento della nazionalità sarda: mettere in discussione la “fusione perfetta” del 1847; avviare un percorso di assemblea nazionale che porti i sardi alla dichiarazione di indipendenza; riconoscere il proprio stato di sudditanza coloniale. Sicuramente – ha concluso Cumpostu – l’appartenenza nazionale dei sardi è in tutti e tre i casi un bene irrinunciabile».

 

Nel pomeriggio i lavori sono stati aperti dall’avvocato penalista Gianfranco Sollai, presidente di Gentes. Sollai si è domandato «se il popolo sardo vuole governare o amministrare, perché oggi – ha argomentato l’avvocato – la Regione non è per nulla autonoma e si limita ad amministrare ciò che gli viene imposto dallo Stato. In questo senso non è vero che l’autonomia è stata superata, anzi non siamo nemmeno alle soglie dell’autonomia. Serve una rottura con la dipendenza sancita dallo Statuto, in particolare con quegli aspetti legati alla subalternità della Sardegna che costituiscono un ostacolo a programmare e realizzare i propri progetti in armonia con le proprie risorse economiche, sociali e culturali e cioè con i seguenti paletti indicati nello Statuto: la Regione ha potestà legislativa in armonia con la Costituzione e i principi dell’ordinamento giuridico dello Stato e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica. È chiaro che detti vincoli, unitamente alla mancanza di autonomia politica dei partiti italiani, sviliscono l’autonomia, relegando la Regione sarda di fatto ad amministrare in luogo di governare».

 

Di fallimento dell’autonomia ha invece parlato la segretaria di Sardigna Libera Claudia Zuncheddu. «Esistono nodi irrisolti – ha chiarito l’ex consigliera regionale – che riguardano la nostra illusione di gestire l’autonomia. Finora non è stata l’autonomia ad essere gestita ma la nostra dipendenza anche grazie al fatto che la classe politica sarda ci ha venduto. Ciò è avvenuto anche a causa della debolezza dello Statuto il quale va riscritto integralmente anche se non ci si può aspettare che a fare ciò sia il Consiglio Regionale che risulta non attrezzato culturalmente». L’esponente di SL ha inoltre ribadito la gravissima situazione della sanità sarda che vedrà sempre più i nostri malati costretti a pagare privatamente i servizi essenziali.

 

Il docente di Diritto Costituzionale Omar Chessa ha allargato l’attenzione al processo generale di svuotamento della sovranità degli Stati avviato negli anni Ottanta con l’affermarsi dell’ideologia neoliberista che vedeva e vede tutt’oggi come fumo negli occhi le costituzioni democratiche e le politiche keynesiane. «Questo progetto – ha continuato il docente – in Italia è miracolosamente fallito con la stroncatura della riforma costituzionale che ha visto in Sardegna il più alto numero di “No”. A questo punto dobbiamo chiederci cosa sia necessario fare per avanzare sul percorso della costruzione di uno Stato sardo. Le costituzioni – ha concluso Chessa – presuppongono gli Stati e non li creano, quindi è necessario concentrarsi pragmaticamente sulla legge statutaria, cercando di ottenere un sistema elettorale proporzionale per garantire la massima rappresentanza e dare così spazio a quei progetti politici che si muovono nell’ambito della sovranità della Sardegna».

 

Il politologo Carlo Pala ha invece rimarcato come in Sardegna sia viva e operante una volontà di riformare lo Statuto e come ciò sia merito soprattutto dell’azione che gli indipendentisti hanno svolto in tutti questi anni riuscendo a coinvolgere anche chi indipendentista non è. «La stagione autonomistica – ha sostenuto il politologo – è definitivamente chiusa, anche perché è lo Stato Italiano stesso che contravviene continuamente alle sue stesse norme. Sono in molti fra costituzionalisti e politologi a parlare ormai di “specialità appiattita” a proposito del fatto che, per esempio, lo Stato viola l’articolo 8 dello Statuto relativo alla cosiddetta vertenza entrate. L’aspetto più lacunoso dello Statuto – ha concluso Pala – è il suo essere burocratico e non politico, perché senza cultura, senza ambiente, senza identificazione non andiamo da nessuna parte».

 

Parlare di Statuto deve essere un tema di fondamentale importanza – ha invece rimarcato nel suo intervento il segretario di ProgReS Gianluca Collu – «perché la riscrittura dello Statuto ci servirà ad allargare i nostri orizzonti e a definire i rapporti con lo Stato italiano volgendo a nostro vantaggio ciò che oggi è per noi svantaggioso. Uno dei temi fondamentali legati allo Statuto – ha continuato Collu – è quello dell’agenzia sarda delle entrate: la Giunta regionale ha partorito una pallida fotocopia della nostra proposta originale la quale non ha alcuna competenza di riscossione. Riformare lo Statuto è però possibile solo a patto di avviare un processo realmente partecipativo – ha concluso Collu – ed è per questo che stiamo organizzando una piattaforma di democracy per ottenere una massima partecipazione e condivisione dei nostri intenti riformatori».

 

A concludere i lavori è stato Ernesto Batteta di Sardegna Possibile che ha invece lavorato sul concetto di decentramento e di difesa dell’identità dei sardi. «L’indipendenza – ha argomentato Batteta – è un percorso progressivo, possibile solo se inserito in un progetto di sviluppo e certo non come un salto nel buio dall’oggi al domani».

 

In entrambe le sessioni, mattutina e pomeridiana, è stato previsto un momento per la discussione che è stato molto partecipato, a testimonianza del fatto che l’argomento dei diritti dei sardi e della riforma della carta statutaria è un argomento che tocca le coscienze molto più di quanto non si creda

 

 

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