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sardegnareporter.it
Ieri, 10 novembre 2015, si è svolto il sit-in di fronte alla Questura di Cagliari, contro la repressione e la criminalizzazione del dissenso, contro i fogli di via e le denunce agli studenti che hanno manifestato pacificamente perché la Sardegna sia liberata dalle servitù militari e da ogni azione di guerra. Contro la carica del corteo di pacifisti da parte delle forze dell’ordine (3 novembre a Teulada) e contro tutti gli atti di violazione dei nostri diritti come cittadini ad esprimere liberamente la nostra contrarietà ad ogni forma di abuso e di sopruso ai danni della Sardegna e di chi vi risiede.
Il sit-in di fronte alla Questura per ribadire le responsabilità del Questore in tutte queste tristi vicende, non esenta da responsabilità il Prefetto di Cagliari, anzi, per dovere di cronaca, la Prefetta, dalla quale ci attendiamo un’assunzione di responsabilità in quanto rappresentante dello Stato italiano e in primis del Ministero degli Interni. Essa è l’espressione politica dello Stato al di sopra delle forze di polizia. E’ quindi tra le sue competenze valutare le decisioni dello stesso questore in materia di “ordine pubblico”. Questura e Questore sono alle dipendenze del Ministero dell’Interno.
Ma le più pesanti responsabilità su ciò sta avvenendo in Sardegna ricadono sulla classe politica sarda, che scegliendo di essere spettatrice passiva, ha manifestato chiaramente non solo la sua debolezza e la sua inutilità come garante dei diritti dei sardi, ma la propria collusione con le politiche e gli interessi anche militari dello Stato italiano nella nostra Isola.
Non è più tempo di bisbigli del nostro Presidente a Roma, di proposte mai mantenute, anche se dichiarate, da qualche assessore alla stampa, come quella di svolgere una seduta di Consiglio Regionale all’interno del Poligono di Teulada come atto di contrarietà alle esercitazioni. Non è più tempo di apparizioni fugaci ed evanescenti di politici ai bordi dei cortei. Il posto giusto per i rappresentanti delle nostre istituzioni sarebbe dovuto essere in testa al corteo del 3 novembre, tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Un vuoto colmato da tante donne che facevano da scudo sui giovani pacifisti.   
Il Presidente Pigliaru avrà convocato il Questore e la Prefetta di Cagliari per chiedere le ragioni dell’aggressione al corteo a Teulada, dei fogli di via e delle denunce a numerosi giovani manifestanti?
Conoscerà le ragioni per le quali gli Uffici pubblici in tutto il nostro territorio, pur avendo l’obbligo di esporre la bandiera della Sardegna, violano le norme esponendo solamente quella italiana e quella europea? Tra gli Uffici pubblici che hanno bandito l’esposizione della bandiera sarda sono la Questura di Cagliari, la caserma dei Carabinieri, il Palazzo di rappresentanza del Governo. Può tutto questo essere tollerato dalla Regione Autonoma della Sardegna? Purtroppo sì, se la sua classe politica non si sente sarda.
Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera
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Ieri, 11 novembre 2015, si è svolto il sit-in di fronte alla Questura di Cagliari, contro la repressione e la criminalizzazione del dissenso, contro i fogli di via e le denunce agli studenti che hanno manifestato pacificamente perché la Sardegna sia liberata dalle servitù militari e da ogni azione di guerra. Contro la carica del corteo di pacifisti da parte delle forze dell’ordine (3 novembre a Teulada) e contro tutti gli atti di violazione dei nostri diritti come cittadini ad esprimere liberamente la nostra contrarietà ad ogni forma di abuso e di sopruso ai danni della Sardegna e di chi vi risiede.
Il sit-in di fronte alla Questura per ribadire le responsabilità del Questore in tutte queste tristi vicende, non esenta da responsabilità il Prefetto di Cagliari, anzi, per dovere di cronaca, la Prefetta, dalla quale ci attendiamo un’assunzione di responsabilità in quanto rappresentante dello Stato italiano e in primis del Ministero degli Interni. Essa è l’espressione politica dello Stato al di sopra delle forze di polizia. E’ quindi tra le sue competenze valutare le decisioni dello stesso questore in materia di “ordine pubblico”. Questura e Questore sono alle dipendenze del Ministero dell’Interno.
Ma le più pesanti responsabilità su ciò sta avvenendo in Sardegna ricadono sulla classe politica sarda, che scegliendo di essere spettatrice passiva, ha manifestato chiaramente non solo la sua debolezza e la sua inutilità come garante dei diritti dei sardi, ma la propria collusione con le politiche e gli interessi anche militari dello Stato italiano nella nostra Isola.
Non è più tempo di bisbigli del nostro Presidente a Roma, di proposte mai mantenute, anche se dichiarate, da qualche assessore alla stampa, come quella di svolgere una seduta di Consiglio Regionale all’interno del Poligono di Teulada come atto di contrarietà alle esercitazioni. Non è più tempo di apparizioni fugaci ed evanescenti di politici ai bordi dei cortei. Il posto giusto per i rappresentanti delle nostre istituzioni sarebbe dovuto essere in testa al corteo del 3 novembre, tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Un vuoto colmato da tante donne che facevano da scudo sui giovani pacifisti.   
Il Presidente Pigliaru avrà convocato il Questore e la Prefetta di Cagliari per chiedere le ragioni dell’aggressione al corteo a Teulada, dei fogli di via e delle denunce a numerosi giovani manifestanti?
Conoscerà le ragioni per le quali gli Uffici pubblici in tutto il nostro territorio, pur avendo l’obbligo di esporre la bandiera della Sardegna, violano le norme esponendo solamente quella italiana e quella europea? Tra gli Uffici pubblici che hanno bandito l’esposizione della bandiera sarda sono la Questura di Cagliari, la caserma dei Carabinieri, il Palazzo di rappresentanza del Governo. Può tutto questo essere tollerato dalla Regione Autonoma della Sardegna? Purtroppo sì, se la sua classe politica non si sente sarda.
Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera
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Pubblicato in Ambiente
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A Teulada il corteo di pacifisti con le mani in aria è stato aggredito da parte delle forze dell’ordine. Fogli di via, denunce e pestaggi sono atti di intimidazione e di repressione che vanno interpretati nel contesto politico internazionale. Il “caso Teulada” non riguarda solo la nostra Isola e la nostra gente ma è un problema molto più ampio: è in casa nostra che preparano e alimentano le guerre nel mondo, ed è al mondo che si richiede attenzione su ciò che accade in Sardegna.
Sul perché il questore Gagliani debba abbandonare Cagliari e la Sardegna, ce lo spiega il Costituzionalista Andrea Pubusa sul sito di Democrazia Oggi. In allegato il Pensiero del costituzionalista del 2 novembre, vigilia della manifestazione a Teulada e del 3 novembre, dopo la manifestazione.    
 
“Signor Questore, mi scusi, rilegga la Costituzione” – di Andrea Pubusa
Dal sito di Democrazia Oggi - 2 Novembre 2015
“La Rete no Basi né Qui né Altrove” ha indetto una manifestazione contro la Trident Juncture 2015 il 3 novembre davanti al poligono di Teulada. La questura è stata regolarmente preavvisata il 29 ottobre, dunque nei tre giorni precedenti l’iniziativa, come prevede la legge.
Il questore Vito Danilo Gagliardi ha emanato un comunicato, nel quale afferma che la manifestazione non verrà autorizzata perché mancherebbero non meglio precisati “canoni di sicurezza“.
Ora, signor Questore, consenta una correzione che non è meramente linguistica. Lei non può non autorizzare l’esercizio della libertà di riunione, per la semplice ragione che questa è una libertà, come tale insuscettibile di autorizzazione. Ha mai visto, lei, una libertà autorizzata? Non le sembra un ossimoro?
Lei dovrebbe sapere che la libertà di riunione è soggetta a preavviso, ma solo per far sì che la questura possa apprestare le misure idonee a consentirne l’esercizio nel migliore dei modi. E’ vero invece che può vietarla, ma “soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica“. Comprovati, signor Questore, non ipotizzati. Come si può dire che esiste una prova seria di pericolo all’incolumità e alla sicurezza pubblica, quando tutte le manifestazioni antiTrident, comprese quelle di sabato, si sono svolte, come lei stesso ammette, “tranquillamente“?
Signor Questore, le riporto l’articolo 17 della nostra Carta, un ripasso non fa mai male:
“I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica“.
Nè lei può richiamare i provvedimenti emessi nei confronti di alcuni antimilitaristi, per impedire loro di avvicinarsi al Poligono di Teulada. Intanto perché non si sa se quei signori parteciperanno alla manifestazione a Teulada; in secondo luogo, perché la loro presenza non metterebbe in pericolo la sicurezza degli altri partecipanti. E dunque, lei non può vietare la manifestazione, per questo motivo, che sarebbe un vero e proprio pretesto. Non può conculcare una libertà costituzionale in capo a tanti cittadini, che non hanno foglio di via. In terzo luogo perché quei fogli di via hanno tutta l’aria di essere illegittimi e frutto di una forzatura. Lei dice che “i fogli di via sono stati emessi dalla Questura perché queste persone sono state viste più e più volte girovagare [sic!] nelle vicinanze del perimetro del poligono di Teulada sia dal personale di vigilanza che dal nostro personale“. E le pare che basti questo per limitare un’altra libertà costituzionale? Conosce l’art. 16, primo comma, della Costituzione? Eccolo: “Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche“. Le pare che lei possa seriamente dire che alcuni attivisti che si aggirano per Teulada o nelle sue spiagge costituiscono un pericolo per la sicurezza? Suvvia! Un po’ di buon senso! Anch’io per tutta l’estate e fino a due domeniche fa, ho “girovagato” nei pressi dei “monti di sabbia”, le famose dune di P. Pino, attigue al poligono, e, d’estate, ho anche solcato il mare antistante la base con la vela di un amico. Sono antimilitarista e antibase, lo confesso, embé?, lei mi fa il foglio di via? Ma dai!
Signor Questore, lei è “reo confesso” quando dichiara all’Ansa: “Dovevamo dare un segnale importante dopo la richiesta di manifestazione“. Quindi è la manifestazione che intende vietare, ma non per motivi “comprovati” di sicurezza e incolumità pubblica, che lei neanche enuncia, ma perché vuole dare una segnale! Forse pretende di mettere a tacere i sardi? Forse pensa di sospendere i diritti costituzionali in provincia di Cagliari? Ma dai!
Poi dice del preavviso della manifestazione: “una richiesta aleatoria senza un luogo di partenza preciso, un orario, un percorso con un corteo lungo il perimetro del Poligono che chiaramente non sarà autorizzato”. Ma se ci sono incompletezze e genericità nel percorso lei non può vietare un bel nulla, al più deve chiedere un chiarimento agli organizzatori sul percorso e, in mancanza, precisarlo con loro. Lo dice lei stesso: “nella eventualità volessero fare un presidio organizzato e concordato troveremmo la giusta sistemazione“.
Infine, un consiglio e un’avvertenza amichevoli e nell’interesse generale. Signor Questore, si ricordi che Lei vive in un ordinamento costituzionale e che, nell’assumere servizio, ha prestato giuramento di osservare la Costituzione e di garantire le libertà costituzionali dei cittadini. Questo è il suo compito fondamentale. E, se ben ci pensa, è un compito bellissimo. Lei, non i pacifisti, laddove desse malauguratamente seguito ai suoi divieti in violazione della Carta, rischia di creare pericolo alla sicurezza e incolumità pubblica. Non è meglio abbassare i toni, evitare i proclami, lasciar da parte improbabili segnali a chicchessia, e tornare alla ragionevolezza?
 
Continua a leggere!!
“Grazie, signor questore, ma non lo faccia più!” di Andrea Pubusa
Dal sito di Democrazia Oggi  - 3 Novembre 2015
Signor questore, se fossi un pubblicitario, non baderei a spese pur d’ingaggiarla. Sì, signor questore perché, se questa manifestazione contro Trident ha avuto una grande copertura mediatica, il merito è tutto suo. Quale amplificazione hanno dato all’iniziativa i suoi inappropriati proclami alla stampa! E quali le sue maldestre iniziative! S’immagini se la manifestazione si fosse svolta, con un questore normale, di buon senso. Mi creda, non avrebbe fatto notizia. I pacifisti avrebbero sfilato in corteo verso S. Anna Arresi o nella spiaggia, gridando tranquillamente i loro slogan “A foras is basis”, “No a sa gherra!” “Boleus trabballai in paxi” e simili. E tutto sarebbe andato liscio. Trafiletto su L’Unione sarda e su La Nuova e niente più. Lei invece ne ha fatto un evento nazionale e forse persino internazionale. Grazie per questo impagabile contributo alla causa. L’Italia sa e il mondo sa che in Sardegna c’è opposizione alle basi e ai giochi di guerra.
Se invece, guardo la sua condotta da cittadino e da giurista democratico, debbo essere severo. Lei, signor questore, ignora la Costituzione e, nonostante i miei inviti, si rifiuta di leggerla o se la legge, la legge alla rovescia. Trasforma una manifestazione di gente tranquilla e perfino allegra, con la presenza pure d’intere famigliole, in un momento di tensione. Lei è stato preavvisato per tutelare i manifestanti, per consentir loro di esercitare il loro diritto, senza intralci o pericoli connessi. Doveva, ad esempio, controllare la circolazione stradale a garanzia della sicurezza e dell’incolumità. Cosa c’entra con tutto questo l’invasione dei pullman dei partecipanti per un controllo occhiuto dei documenti? Forse in questo modo si tutela qualcuno o qualcosa? O si è creata un’inutile tensione? E’ questo il segnale che lei, signor questore, voleva dare?
Anche il pestaggio di un drappello di una quarantina di pacifisti, che ha deviato la marcia e si è diretta nello sterrato verso il poligono, è del tutto sproporzionato. Lei non può far manganellare manifestanti che può controllare e contenere in altro modo. Si tratta di eccessi, che nulla hanno a che vedere con la sicurezza e l’incolumità pubblica che lei deve tutelare. Anzi, sono proprio queste condotte a violarle. Del resto, questo piccolo gruppo di pacifisti. a fini puramente dimostrativi, ha imboccato uno dei percorsi usuali degli abitanti e dei turisti, stradelli che portano fin dentro l’area del poligono, ma sono lontani qualche miglio dai luoghi dove si spara. Lei sa, signor questore, che nel perimetro della base rientrano anche “le montagne di sabbia”, le bellissime e bianche dune, visitate d’estate da migliaia di gitanti? In realtà la base è tanto grande che queste aree limitrofe sono, per volontà delle stesse gerarchie militari, prive di custodia e normalmente accessibili a tutti senza limitazioni. E poi, signor questore, all’esercitazione partecipano 36 mila soldati, dotati delle armi più sofisticate al mondo. Quale pericolo potevano creare 40 giovani armati solo di scritte e cartelli?
Lei in questi giorni ha ribaltato la prospettiva costituzionale anche in altro modo. La Carta ripudia la guerra, ossia enuncia il principio pacifista, e i pacifisti vengono compressi con le milizie, mentre viene protetto chi fa giochi di guerra in vista di una guerra vera. E si badi i sistemi d’arma adottati e le esercitazioni non riguardano una attività di difesa del nostro territorio, attività ammessa dall’art. 11 della Carta, ma sono mirate ad attacchi in territori lontani, ossia sono del tutto fuori dallo spirito della legge fondamentale. E, allora, visto che siamo in tempi di segnali, un segnale lo lanciamo anche noi, noi normali cittadini democratici: a questa violazione della lettere e dello spirito della Carta non ci stiamo, lo diciamo tranquillamente ma con fermezza a lei signor Questore pro tempore, come lo dicemmo a piè fermo a quel prefetto che intendeva vietare i cortei nelle vie centrali di Cagliari, per relegarli nella periferia. Non ci stiamo, a prescindere dal merito delle iniziative, perché le libertà non sono buone se ne condividiamo i contenuti concreti e cattive se dissentiamo. No, sono inviolabili sempre, sono buone e sacrosante in sé, a prescindere. E noi non consentiremo che vengano conculcate. Chiaro?
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Tra i rumori di guerra dentro il poligono, fuori i giovani che vogliono costruire la pace, tante mani alzate di fronte alla polizia che “pesta”. Sono gli ordini. Persone che manifestano in carrozzella ortopedica, chi sorretta da un deambulatore con pompelmi e mandarini a simboleggiare le sue bombe, giovani che si scambiano tenerezze, ragazzi con teste rotte che colano di sangue. Tantissime le donne in prima fila, forti e determinate mentre sventolano tutte le bandiere dell’Indipendentismo sardo e non solo quelle. E’ questo lo scenario del 3 novembre ai margini del poligono di Teulada nel pieno delle esercitazioni della Nato. Uno scenario ben documentato in quella cornice di Sardegna resa così grigia da oltre mezzo secolo di guerre in casa. 
Capo Teulada 3 novembre 2015, atto secondo della grande manifestazione del 31 a Cagliari. Due momenti di imponente partecipazione popolare da non dimenticare. Quando si difende l’integrità della propria Terra, stavolta, dalle pesantissime esercitazioni Trident della Nato, non esistono “manifestanti buoni” e “manifestanti cattivi”. Esistono interpreti della nostra storia: cittadini che lottano pacificamente per salvaguardare l’ambiente, i territori, la salute e la pace. Il corteo di pacifisti, antimilitaristi e anticolonialisti ha deciso di esprimere la propria contrarietà alle operazioni di guerra in corso a Capo Teulada. Per lo Stato italiano il dissenso dei sardi è divenuto crimine per cui risponde a chi lo manifesta con uno spropositato schieramento di forze dell’ordine preposto a reprimere.   
L’unica nota stonata della manifestazione è stato proprio il comportamento delle forze di polizia. Hanno bloccato e perquisito auto e pullman, impedendo che numerosi sardi potessero liberamente e pacificamente manifestare contro le esercitazioni che lasciano nei nostri territori inquinamento e un clima di paura e di instabilità tra la gente. Seguono i tentativi di dividere il corteo per indebolirlo, poi le cariche e il pestaggio di numerosi giovani. Tattiche antiguerriglia davvero inopportune in un contesto dove tutti manifestavano per la Pace. Un’aggressività inaudita e ingiustificata di cui le autorità preposte dovranno rispondere alla pubblica opinione.
Il clima di lotta per la Pace era già ben espresso dalla manifestazione del 31 a Cagliari, in coda al corteo, si è interposto un cordone di monaci tibetani tra le forze dell’ordine e gli studenti che manifestavano pacificamente. A Capo Teulada, un cordone di donne: madri e nonne, hanno fronteggiato le forze dell’ordine in assetto antisommossa, in difesa dei giovani ingiustamente aggrediti e picchiati. “Non toccate i nostri figli” è stato il loro monito, “tra loro potrebbero esserci anche i vostri”.
Una giornata comunque di sconfitta per le forze di polizia e per lo Stato che mentre criminalizza chi vuole la pace a suon di manganellate, un gruppo di ragazzi, di cui alcuni giovanissimi, mettono piede pacificamente dentro il poligono per ribadire “Stop alle guerre”. E’ proprio vero che con la violenza non si fermano le Ragioni.
Claudia Zuncheddu
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Riceviamo e volentieri pubblichiamo un intervento di Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera) sulla manifestazione del 3 novembre a Teulada contro le servitù militari e le esercitazioni Trident Juncture. 
Tra i rumori di guerra dentro il poligono, fuori i giovani che vogliono costruire la pace, tante mani alzate di fronte alla polizia che “pesta”. Sono gli ordini. Persone che manifestano in carrozzella ortopedica, chi sorretta da un deambulatore con pompelmi e mandarini a simboleggiare le sue bombe, giovani che si scambiano tenerezze, ragazzi con teste rotte che colano di sangue. Tantissime le donne in prima fila, forti e determinate mentre sventolano tutte le bandiere dell’Indipendentismo sardo e non solo quelle. E’ questo lo scenario del 3 novembre ai margini del poligono di Teulada nel pieno delle esercitazioni della Nato. Uno scenario ben documentato in quella cornice di Sardegna resa così grigia da oltre mezzo secolo di guerre in casa.
Capo Teulada 3 novembre 2015, atto secondo della grande manifestazione del 31 a Cagliari. Due momenti di imponente partecipazione popolare da non dimenticare. Quando si difende l’integrità della propria Terra, stavolta, dalle pesantissime esercitazioni Trident della Nato, non esistono “manifestanti buoni” e “manifestanti cattivi”. Esistono interpreti della nostra storia: cittadini che lottano pacificamente per salvaguardare l’ambiente, i territori, la salute e la pace. Il corteo di pacifisti, antimilitaristi e anticolonialisti ha deciso di esprimere la propria contrarietà alle operazioni di guerra in corso a Capo Teulada. Per lo Stato italiano il dissenso dei sardi è divenuto crimine per cui risponde a chi lo manifesta con uno spropositato schieramento di forze dell’ordine preposto a reprimere.
L’unica nota stonata della manifestazione è stato proprio il comportamento delle forze di polizia. Hanno bloccato e perquisito auto e pullman, impedendo che numerosi sardi potessero liberamente e pacificamente manifestare contro le esercitazioni che lasciano nei nostri territori inquinamento e un clima di paura e di instabilità tra la gente. Seguono i tentativi di dividere il corteo per indebolirlo, poi le cariche e il pestaggio di numerosi giovani. Tattiche antiguerriglia davvero inopportune in un contesto dove tutti manifestavano per la Pace. Un’aggressività inaudita e ingiustificata di cui le autorità preposte dovranno rispondere alla pubblica opinione.
Il clima di lotta per la Pace era già ben espresso dalla manifestazione del 31 a Cagliari, in coda al corteo, si è interposto un cordone di monaci tibetani tra le forze dell’ordine e gli studenti che manifestavano pacificamente. A Capo Teulada, un cordone di donne: madri e nonne, hanno fronteggiato le forze dell’ordine in assetto antisommossa, in difesa dei giovani ingiustamente aggrediti e picchiati. “Non toccate i nostri figli” è stato il loro monito, “tra loro potrebbero esserci anche i vostri”.
Una giornata comunque di sconfitta per le forze di polizia e per lo Stato che mentre criminalizza chi vuole la pace a suon di manganellate, un gruppo di ragazzi, di cui alcuni giovanissimi, mettono piede pacificamente dentro il poligono per ribadire “Stop alle guerre”. E’ proprio vero che con la violenza non si fermano le Ragioni.
 
Claudia Zuncheddu Movimentu Sardigna Libera
Fonte SardiniaPost 4/11/2015
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La comunicazione della manifestazione è stata regolarmente consegnata. A parte alcune dichiarazioni alla stampa del questore non abbiamo ricevuto formalmente alcuna comunicazione negativa. Saremo a Teulada”. È la posizione di Usb e Cobas Scuola in merito alle polemiche su fogli di via e autorizzazioni per la protesta in programma oggi dalle 10:30 a Porto Pino contro le esercitazioni della Trident e contro le basi militari in Sardegna.
nato-trident-sardegnafoto Mario Rosas nuovasardegna
In realtà – ha annunciato Angelo Cremone di Sardegna Pulita – la mobilitazione è cominciata a Teulada ieri sera con canti, tamburi e fiaccolata contro la guerra. I partecipanti sono rimasti nelle vicinanze della base per tutta la notte per poi unirsi alla manifestazione di oggi. “Siamo qui per due motivi – ha detto Salvatore Drago, Usb – contro le esercitazioni, ma anche contro questi 12 fogli di via che allontanano altrettante persone da Teulada. Per noi è assurdo, non si può criminalizzare il dissenso. Usb è per la smilitarizzazione del territorio: i poligoni devono essere bonificati per creare un’economia di pace e non di guerra”.
In campo anche Cobas Scuola: “Siamo preoccupati per la situazione – ha detto Mariella Setzu – chi ha a cuore la democrazia deve allarmarsi. Invitiamo i nostri iscritti e simpatizzanti a partecipare”. Cobas contesta anche la presenza delle forze armate nelle scuole con conferenze: “Organizzeremo – ha detto Giorgio Canetto, Cobas – seminari nelle scuole per far capire che ci sono altre verità”.
La questione autorizzazioni intanto arriva in parlamento: il deputato di Unidos Mauro Pili ha presentato un’interrogazione: “Il ministro dell’Interno deve intervenire con somma urgenza per autorizzare la manifestazione ed evitare gravi tensioni nell’area esterna del poligono militare di Teulada. Il governo ha il dovere di garantire al Popolo Sardo la libertà di manifestare il legittimo diritto alla protesta contro un atteggiamento invasivo e prevaricatore dello Stato”. Appello anche di Sardegna Libera: “Il Questore – dice Claudia Zuncheddu – autorizzi il corteo a Teulada”. (ANSA).
 
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Antimilitaristi mobilitati per la manifestazione del 3 novembre a Teulada. In prima linea Claudia Zuncheddu, del Movimento Sardigna Libera, che chiede al questore l'autorizzazione per il corteo. "Il naturale dissenso popolare  - spiega Zuncheddu - non può essere criminalizzato con nessun alibi. La manifestazione del 31 a Cagliari, contro l’occupazione militare dei territori sardi e le pesanti esercitazioni di guerra in corso, fra l’altro senza il parere favorevole del Comitato Paritetico della Regione Autonoma Sarda, ha visto la partecipazione imponente di cittadini provenienti da tutta la Sardegna e dei movimenti pacifisti, antimilitaristi e anticolonialisti, per ribadire il proprio NO alle esercitazioni Trident della Nato nell’Isola. Oltre ai danni inestimabili per l’ambiente, la salute e per le nostre economie, le esercitazioni con armamentari di guerra, pongono la Sardegna in prima fila nei conflitti in corso nel Mediterraneo e in Medioriente. Le prove di guerra possono avere imprevedibili ricadute in termini di sicurezza per le nostre popolazioni. Il dissenso popolare, democratico e pacifico ha diritto ad essere espresso. Con lo stesso spirito, a nome di tutti i manifestati del 31, si chiede al Questore di Cagliari di autorizzare la manifestazione e il sit-in a Teulada per il 3 novembre. Auspichiamo che su questa vicenda prevalga il buon senso e venga rispettato il diritto democratico dei sardi al dissenso". 
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Il naturale dissenso popolare non può essere criminalizzato con nessun alibi. La manifestazione del 31 a Cagliari, contro l’occupazione militare dei territori sardi e le pesanti esercitazioni di guerra in corso, fra l’altro senza il parere favorevole del Comitato Paritetico della Regione Autonoma Sarda, ha visto la partecipazione imponente di cittadini provenienti da tutta la Sardegna e dei movimenti pacifisti, antimilitaristi e anticolonialisti, per ribadire il proprio NO alle esercitazioni Trident della Nato nell’Isola.
Oltre ai danni inestimabili per l’ambiente, la salute e per le nostre economie, le esercitazioni con armamentari di guerra, pongono la Sardegna in prima fila nei conflitti in corso nel Mediterraneo e in Medioriente. Le prove di guerra possono avere imprevedibili ricadute in termini di sicurezza per le nostre popolazioni.
Il dissenso popolare, democratico e pacifico ha diritto ad essere espresso. Con lo stesso spirito, a nome di tutti i manifestanti del 31, si chiede al Questore di Cagliari di autorizzare la manifestazione e il sit-in a Teulada per il 3 novembre.    
Auspichiamo che su questa vicenda prevalga il buon senso e venga rispettato il diritto democratico dei sardi al dissenso.
Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera
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trident4CAGLIARI - "La Rete no Basi né Qui né Altrove ribadisce la ferma decisione di andare a manifestare contro la Trident Juncture 2015 il 3 novembre al poligono di Teulada, nonostante le dichiarazioni del questore Gagliardi". Le intenzioni dei movimenti contro la presenza delle basi militari in Sardegna e contro l'operazione Trident Juncture sono chiare: domani protesteranno anche se dalla questura di Cagliari dovesse arrivare un divieto per manifestazione non autorizzata.
"La questura è stata regolarmente informata dell'organizzazione della manifestazione contro l'esercitazione Trident juncture in data 29/10/2015 - è scritto in un comunicato della rete No Basi - oggi abbiamo appreso tramite la stampa locale che la manifestazione non sarà autorizzata anche se la questura non ha ancora ufficialmente comunicato le prescrizioni o la proibizione del corteo".
Un appello al questore arriva anche da Sardigna Libera: "Il dissenso popolare, democratico e pacifico ha diritto ad essere espresso - scrive Claudia Zuncheddu - Oltre ai danni inestimabili per l’ambiente, la salute e per le nostre economie, le esercitazioni con armamentari di guerra, pongono la Sardegna in prima fila nei conflitti in corso nel Mediterraneo e in Medioriente. Le prove di guerra possono avere imprevedibili ricadute in termini di sicurezza per le nostre popolazioni". L'inizio della manifestazione è previsto per le 10 in via della Prima Spiaggia a Sant'Anna Arresi.
 
Fonte SardegnaOggi 2/11/2015
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I pacifisti non hanno firmato le prescrizioni richieste dalla Questura imposte per domani mattina davanti allle esercitazioni Trident e contro le basi in Sardegna. Sono arrivati i fogli di via dalla Questura per alcuni attivisti: non potranno partecipare alle manifestazioni.
Il caso arriva in parlamento con una interrogazione al ministro dell’Interno del deputato di Unidos Mauro Pili: "Il ministro deve intervenire con urgenza per autorizzare la manifestazione ed evitare gravi tensioni nell'area esterna del poligono militare di Teulada. Il governo ha il dovere di garantire la libertà di manifestare”.
“Il naturale dissenso popolare non può essere criminalizzato con nessun alibi. La manifestazione di sabato scorso a Cagliari, contro l’occupazione militare dei territori sardi e le pesanti esercitazioni di guerra in corso, fra l’altro senza il parere favorevole del Comitato paritetico della Regione, ha visto la partecipazione di cittadini provenienti da tutta la Sardegna e dei movimenti pacifisti, antimilitaristi e anticolonialisti, per ribadire il proprio ‘No’ alle esercitazioni Trident della Nato nell’Isola - chiarisce Claudia Zuncheddu di SardignaLibera - Oltre ai danni per l’ambiente, la salute e per le nostre economie, le esercitazioni con armamentari di guerra, pongono la Sardegna in prima fila nei conflitti in corso nel Mediterraneo e in Medioriente.
Le prove di guerra possono avere imprevedibili ricadute in termini di sicurezza per le nostre popolazioni. Il dissenso popolare, democratico e pacifico ha diritto ad essere espresso. Chiediamo al Questore del capoluogo di autorizzare la manifestazione e il sit-in a Teulada in programma domani”, conclude Zuncheddu.
 
Foto Fb, Zuncheddu
 
Fonte: Hinterland Cagliari 2/11/2015 http://www.hinterlandcagliari.it/areavasta/ca/55-teulada/7199-trident,-questura-non-autorizza-corteo-al-poligono-di-teulada.html
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