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NO alla deportazione degli insegnanti sardi precari e all'impoverimento anche culturale della nostra Terra

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Ancora una volta la società sarda assiste incredula a nuovi fenomeni di deportazione delle proprie intelligenze e delle proprie professionalità.
E’ il caso degli insegnanti precari che, grazie anche alla riforma della cosiddetta “buona scuola” voluta da Renzi e dalla sua variegata maggioranza, per poter essere stabilizzati o non perdere definitivamente il posto in graduatoria, sono costretti sotto ricatto all’emigrazione oltremare, disgregando le famiglie e aumentando la precarietà economica sia in Sardegna che oltre Tirreno.
Ma ciò che ci preoccupa è l’immobilismo della Giunta Regionale e di gran parte della classe politica sarda, che, come è avvenuto negli anni scorsi per altre categorie e graduatorie (vedi medici e vigili del fuoco sardi), nulla fa per difendere il diritto al posto di lavoro per i residenti.
Un’applicazione del nostro Statuto di Autonomia permetterebbe se ci fosse la volontà, di legiferare a favore del diritto prioritario al lavoro in loco per i residenti.  In altre Regioni a statuto ordinario e a statuto speciale, si è legiferato per la tutela di questo diritto. E’ una questione politica.
L’attuale Giunta Regionale, continuando la tradizione di discriminazione per i sardi, si è limitata a deboli miagolii nei confronti dei ministri italiani, dopo aver sostenuto la bontà della “buona scuola” che ha portato all’eliminazione di scuole, a ulteriore disagio e precariato, contribuendo alla desertificazione scolastica nell’Isola.    
E’ ora che la Politica sarda di ogni ordine e grado prenda consapevolezza della propria collusione in questi misfatti a danno della nostra cultura, dei nostri giovani, dei nostri insegnati e delle famiglie e in un moto ancora possibile di ribellione, di identità e tutela dei nostri diritti, compia atti concreti.
 
Chiediamo che in qualsiasi modo e forma, eviti il ricatto della deportazione dei nostri insegnanti e tuteli una volta per tutte il diritto prioritario dei sardi a insegnare nel proprio territorio per meglio tutelare la nostra cultura, la nostra storia, le nostre intelligenze. Tutto ciò in difesa della nostra identità. 
 
Claudia Zuncheddu
Sardigna Libera  
Redazione

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