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Articolo di Claudia Zuncheddu pubblicato su Il manifesto Sardo del 08/07/2016

 

La Costituzione italiana per noi indipendentisti e per gran parte del mondo autonomista, non è la nostra Costituzione, ma di certo nessuno può ignorarla.

Al di là del conflitto tra lo Stato italiano che disconosce alla Sardegna la condizione legittima di Nazione e il suo diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza, tenendola in una condizione economica, sociale e politica neocoloniale e il sentimento diffuso tra i sardi secondo cui Sardigna no est Italia, resta il fatto che la Sardegna è sotto l’ombrello politico della Carta costituzionale italiana che afferma l’unicità e l’indivisibilità della Repubblica.

Un paradosso per noi indipendentisti e per i numerosi storici che hanno visto nell’Unità d’Italia una coincidenza di eventi che hanno fatto sì che un’accozzaglia di interessi capitanati in parte dai Savoia e popoli con storie diverse andassero forzatamente a costituire una nuova entità statuale, quella italiana, più formale che sostanziale.

Un’Unità, esito di una rivoluzione passiva o di una rivoluzione mancata, come diceva Gramsci. Un’Unità che si tentò di concretizzare nel tempo con artifici, come la trasmissione della RAI Non è mai troppo tardi, con cui negli anni 60 a quell’insieme di etnie e di popoli con storie e tradizioni differenti, con l’alibi dell’analfabetismo fu imposta e insegnata una lingua straniera, quella italiana, che li avrebbe omologati come popolo all’interno di un processo di unificazione culturale della nazione Italia. Il tutto a distanza di cento anni dalla proclamazione del Regno d’Italia.

Etnie, popoli e nazioni, inglobati nella neonata Italia, non si sono mai rassegnati ad abbandonare la propria identità per far parte di una Unità d’Italia debole, poco credibile e in tanti casi contraria e ostile ai loro stessi interessi. Eppure lo Stato italiano, dalla monarchia al fascismo alla repubblica, ce l’ha messa tutta per far sì che, ad esempio noi sardi, dimenticassimo la nostra storia, le nostre radici, la nostra lingua, consapevole che solo privandoci dell’identità e cancellando la nostra memoria storica ci avrebbe indebolito per meglio dominarci e saccheggiare le nostre risorse.

L’indipendenza della Sardegna oggi è una necessità ed è possibile solamente attraverso processi democratici che consentano conquiste anche parziali ma progressive di sovranità. E’ per la difesa di quei processi democratici che noi indipendentisti, identitari e autonomisti, siamo chiamati ad una presa di posizione sulla Riforma Costituzionale promossa da Renzi, dal suo giglio magico e auspicata anche da una parte del centro destra.

Il nostro NO alla Riforma è per opporci ad ogni manipolazione tesa a ridurre ulteriormente i nostri spazi di autonomia e di democrazia sanciti dal nostro Statuto speciale. La deriva autoritaria dello Stato italiano, coerente con un processo mondiale di riduzione degli spazi costituzionali democratici, è preludio di ulteriore privazione dei diritti contemplati non solo dallo statuto delle regioni autonome, ma anche da quello delle regioni a statuto ordinario.

La Riforma costituzionale promossa dal Governo Renzi non è solo una questione italiana ma riguarda anche i sardi. Essa in sintonia con l’Italicum, è il golpe con cui si accentrerà ancor più il potere a Roma condannando la Sardegna anche dal punto di vista giuridico e legislativo ad un forte arretramento e perdita di sovranità. L’abolizione del Senato è l’ennesimo inganno che con il pretesto dei tagli ai costi della politica, di fatto taglia le rappresentanze democratiche elettive creando un’oligarchia di nominati con plurincarichi fedeli alle segreterie dei partiti italiani. La Sardegna perderà il diritto ad esprimere liberamente le proprie rappresentanze laddove si decide anche per il nostro futuro.

Al di là anche della cancellazione del Titolo V che sancirà di fatto la fine delle Autonomie e delle prerogative regionali, la Riforma Renzi/Boschi/Verdini rientra in strategie internazionali ben più ampie di cui ne sono parte la gestione di questa Europa e del suo sistema monetario. Con i trattati europei si mira a delegittimare il Parlamento italiano per favorire il controllo diretto economico e politico da parte del capitale finanziario internazionale. La Riforma renziana è al servizio di questo sistema.  L’indipendentismo sardo ed europeo non può astenersi dalla lettura dei fatti locali in una cornice politica internazionale che non lascia scampo in primis alle etnie, ai popoli e alle Nazioni senza Stato in gran numero presenti in Europa. Anche queste considerazioni fanno parte del senso del nostro NO nel Referendum di ottobre sulla Riforma della Costituzione italiana.

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Unione sarda 26/06/2016

«Occasione per tornare agli ideali di Bellieni»
Con la Brexit il Regno Unito e l'Europa delle banche rischiano l'implosione: «Un'occasione unica per affrontare e ridiscutere, fuori dal protettorato del profitto e delle multinazionali, i valori europei», afferma Claudia Zuncheddu (Sardigna libera), «e per costruire una nuova comunità su bisogni e aspettative dei popoli e delle nazioni senza Stato».
L'Europa, ricorda l'ex consigliera regionale indipendentista, nasce per creare «una società più giusta e solidale» dopo le due guerre. «Camillo Bellieni, tra i fondatori del Psd'Az, fu un precursore dell'Idea di un nuovo federalismo europeo. A 60 anni dai Patti di Roma, questa non è l'Europa che i padri fondatori avrebbero voluto». Il voto va rispettato, prosegue la Zuncheddu: «La paura e il caos nelle borse sono legati agli interessi economici di un'Europa degli affari. Per i popoli europei invece è un'occasione per ridiscutere il modello economico di convivenza, solidarietà e libertà che vogliamo tutti insieme costruire», ricordando che «la crisi dell'Europa non può essere attribuita ai flussi migratori». La Sardegna e i movimenti democratici autonomisti, federalisti e indipendentisti, conclude Claudia Zuncheddu, «non possono esimersi da questa riflessione».

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Il numero 217     16/06/2016
 
Il risultato elettorale delle amministrative di Cagliari merita un’analisi attenta, non a caldo e distaccata. E’ evidente che tra i principali blocchi politici concorrenti, centro sinistra e centro destra, non c’è chi ha perso, al di là della vittoria di Zedda al primo turno e dell’apparente sconfitta di Massidda.  
 
La riconferma di Zedda sindaco di Cagliari, non è una sua vittoria personale, e ancor meno esclusiva dello schieramento di centro sinistra. Di fatto è la vittoria di un sistema politico variegato e complesso che attorno al potere si è saputo compattare e consolidare. Interi segmenti di centro destra sono transitati all’interno del centro sinistra, e il caso Psd’Az ne è un esempio. Il Partito Sardo che ancora oggi fa parte della minoranza di centro destra nel Consiglio della Regione Autonoma, per le amministrative di Cagliari trasloca nel centro sinistra, ma non prima di essersi caricato di forze di centro destra. Gran parte dei voti dell’UDC sono infatti la dotte che questo Psd’az porta al centro sinistra garantendogli la vittoria al primo turno ed evitandogli un rischioso ballottaggio. Per non parlare dei fiumi di voti, che in modo più o meno subdolo, per le contraddizioni interne alla destra sarda, sono confluiti nel centro sinistra.
 
A elezioni concluse, quindi, possiamo ribadire che nessuna vittoria per il centro sinistra cagliaritano sarebbe stata possibile senza la sua deriva a destra.
 
L’anomalia cagliaritana in definitiva viene esaltata in Italia come vittoria delle strategie del PD, una vittoria controtendenza rispetto ai risultati elettorali che in diverse città d’Italia hanno decretato la sconfitta e lo scricchiolamento del partito di Renzi.
 
Un approfondimento necessario da cui non si può prescindere nello scenario politico sardo è il ruolo delle cosiddette forze sovraniste oggi all’interno del cosiddetto centro sinistra che non ha neppure il pudore di definirsi identitario come si proclamava in altre stagioni politiche. Nella Regione Autonoma, elementi di spicco, ieri del centro destra di Cappellacci, oggi sono assessori di spicco della Giunta Pigliaru, mentre a Cagliari sono parte integrante della maggioranza variopinta di Zedda.  
 
Certo è che per i sovranisti, in barba al nome che portano, resta difficile motivare il loro appoggio politico incondizionato ai processi di fusione dei blocchi italiani, del Pensiero Unico, del Partito della Nazione (naturalmente italiana) che la Sardegna dovrà subire.
 
La Legge elettorale sarda, della precedente legislatura, che come intuivo e denunciavo nello stesso Consiglio della RAS, ha agevolato il bipolarismo italiano, decretando l’esclusione dalle istituzioni di tutte le minoranze politiche a partire da quelle identitarie. Con Renzi l’accelerazione inaspettata di quei processi è stata tale da superare il passaggio successivo previsto dal bipolarismo al bipartitismo perfetto, per celebrare of course la fusione perfetta dei due blocchi italiani, il Pensiero Unico alla base del nuovo sistema oligarchico che vorrebbe avere la sua benedizione con il “SI” al referendum di ottobre sulle modifiche alla Costituzione. Un pensiero italiano che in modo beffardo viene sperimentato proprio nella realtà sarda, dove fermentano da lungo tempo sentimenti indipendentisti, seppur senza mai quagliare in forme di unità politiche importanti come auspicato dal popolo sardo.
 
Le elezioni di Cagliari rappresentano il laboratorio perfetto di questa sperimentazione tutta italiana che inevitabilmente si è conclusa con la vittoria di un sistema variegato e la sconfitta di un’Idea di unità delle nostre forze, di un progetto tutto sardo che nonostante stenti a decollare, resta l’unica alternativa possibile per il cambiamento e la salvezza economica e sociale della Sardegna nella tempesta della globalizzazione. Ora il PD porta a Roma il suo trofeo sardo Zedda, ufficialmente aderente a Sel, per sostenere la campagna elettorale di Giachetti, e per mostrare in Italia come si può vincere senza ostacoli e senza creare sconfitti all’interno delle lobby della politica italiana.
 
I veri sconfitti sono stati tutti quei sardi che auspicavano la creazione di un ampio polo civico alternativo ai due blocchi continentali. E’ stata fino ad ora sconfitta l’idea di innescare, a partire dalle esigenze e criticità dei quartieri e dei cittadini cagliaritani, un processo di valorizzazione e di unità di tutte queste forze minoritarie che unite avrebbero rappresentato, anche in Consiglio comunale, l’inizio di un percorso alternativo possibile. Purtroppo ancora una volta hanno prevalso logiche minoritarie e personali perdenti, funzionali alla conservazione del potere e del sistema.
 
Le stesse logiche di divisione in Sardegna, hanno fatto sì che il brand 5 Stelle, sulla scia della grancassa d’oltre Tirreno, in questa tornata elettorale approdasse in consiglio comunale, interpretando anch’esso un ruolo in commedia, e cioè essere elementi di divisione e di distruzione di un progetto cagliaritano e sardo antagonista ai blocchi italiani sempre più simili. Questo ruolo politico, che gli è congeniale, nasce principalmente dalla totale mancanza di autonomia dei loro militanti nei territori ed è anch’esso funzionale al sistema.
 
Claudia Zuncheddu
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