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Pubblicato da CagliariPad 28-12-2015

Smog, riscaldamenti a gasolio e Gpl sotto accusa, presto nuove centraline a Cagliari
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus" ha annunciato l'assessore della Viabilità Mauro Coni
 
smog ansaap  1
 
Anche l'assenza del metano influisce sulla qualità dell'aria in Sardegna. Secondo l'Arpas, infatti, ci sono degli studi che analizzando il fenomeno evidenziano che mentre nel Nord Italia è soprattutto il traffico veicolare a causare l'ìnnalzamento dei livelli di Pm10, nell'Isola lo smog deriva in massima dagli impianti di riscaldamento, per lo più a gasolio e Gpl, o dai caminetti a legna.
"Certo ridurre la temperatura degli impianti potrebbe essere d'aiuto - spiegano i tecnici dell'Agenzia regionale dell'ambiente - ma occorre soprattutto porre attenzione alla manutenzione di quelli vecchi e, se possibile, sostituirli con quelli più nuovi ed efficienti. Lo stesso vale per la sostituzione dei tradizionali caminetti con quelli a camera chiusa".
Il monitoraggio sull'inquinamento atmosferico è costante: a Cagliari, in particolare, l'Arpas ha dislocato una centralina in via Cadello e il Comune si sta preparando ad installarne altre.
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus - annuncia l'assessore della Viabilità Mauro Coni - e incroceremo questi dati con quelli epidemiologici".
Consigli e ammonimenti arrivano anche dagli ambientalisti.
"Non c'è dubbio sul fatto che sia meglio che circolino meno veicoli a motore circolino nelle nostre strade, ma ancora sono troppo pochi gli amministratori locali che sono consapevoli del fatto che siano gli alberi la vera salvezza delle nostre città - dice Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico - Continua, invece, il taglio insensato di alberi, siepi e arbusti: da Padova a Carbonia, da Abano Terme a Empoli, da Firenze a Cagliari, la motosega impazza giuliva nel Bel Paese".
 
"Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l'aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore - osserva Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera - Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell'inquinamento della nostra città, attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa Europea, se non fosse che la Regione a tutt'oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25.000 morti d'inquinamento nell'ultimo anno in Italia, molti sono sardi".
Pubblicato in Ambiente

Pubblicato da CagliariPad 28-12-2015

Smog, riscaldamenti a gasolio e Gpl sotto accusa, presto nuove centraline a Cagliari
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus" ha annunciato l'assessore della Viabilità Mauro Coni
 
smog ansaap  1
 
Anche l'assenza del metano influisce sulla qualità dell'aria in Sardegna. Secondo l'Arpas, infatti, ci sono degli studi che analizzando il fenomeno evidenziano che mentre nel Nord Italia è soprattutto il traffico veicolare a causare l'ìnnalzamento dei livelli di Pm10, nell'Isola lo smog deriva in massima dagli impianti di riscaldamento, per lo più a gasolio e Gpl, o dai caminetti a legna.
"Certo ridurre la temperatura degli impianti potrebbe essere d'aiuto - spiegano i tecnici dell'Agenzia regionale dell'ambiente - ma occorre soprattutto porre attenzione alla manutenzione di quelli vecchi e, se possibile, sostituirli con quelli più nuovi ed efficienti. Lo stesso vale per la sostituzione dei tradizionali caminetti con quelli a camera chiusa".
Il monitoraggio sull'inquinamento atmosferico è costante: a Cagliari, in particolare, l'Arpas ha dislocato una centralina in via Cadello e il Comune si sta preparando ad installarne altre.
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus - annuncia l'assessore della Viabilità Mauro Coni - e incroceremo questi dati con quelli epidemiologici".
Consigli e ammonimenti arrivano anche dagli ambientalisti.
"Non c'è dubbio sul fatto che sia meglio che circolino meno veicoli a motore circolino nelle nostre strade, ma ancora sono troppo pochi gli amministratori locali che sono consapevoli del fatto che siano gli alberi la vera salvezza delle nostre città - dice Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico - Continua, invece, il taglio insensato di alberi, siepi e arbusti: da Padova a Carbonia, da Abano Terme a Empoli, da Firenze a Cagliari, la motosega impazza giuliva nel Bel Paese".
 
"Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l'aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore - osserva Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera - Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell'inquinamento della nostra città, attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa Europea, se non fosse che la Regione a tutt'oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25.000 morti d'inquinamento nell'ultimo anno in Italia, molti sono sardi".
Pubblicato in Ambiente

pubblicato da Sardiniapost 29-12-2015

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Sono in particolare i fuochi a soglia libera, le stufe, i caminetti e i vecchi impianti di riscaldamento a gasolio piuttosto che il traffico automobilistico a far scattare l’emergenza smog in Sardegna per il superamento del Pm10, le famigerate polveri sottili.
Secondo i dati rilevati dall’Arpas, che certifica i dati con le sue 44 centraline dislocate in tutta l’Isola, le giornata più critiche si sono registrate ai primi di dicembre. “Una situazione che non è certo paragonabile ai livelli di Roma e Milano – precisano gli esperti – Nella peggiore delle situazioni, vale a dire nell’agglomerato di Cagliari, compreso Monserrato, Quartu e Elmas, si è arrivati a 28 superamenti dei livelli di Pm10 sui 50 previsti come limiti di legge”.
E dal comune di Cagliari arrivano le prime dichiarazioni. “Il blocco del traffico – spiega l’assessore alla Viabilità Mauro Coni – non serve qui in città, visto che questo fattore incide per non più del 15-20% sull’inquinamento totale. Il problema – chiarisce – sta negli impianti di riscaldamento. Questo non vuol dire, però, che non dobbiamo ridurre il traffico e puntare sull’efficientamento energetico”.
E ad influire sulla qualità dell’aria è anche l’assenza del metano. Secondo l’Arpas, infatti, nell’Isola lo smog deriva in massima dagli impianti di riscaldamento, per lo più a gasolio e Gpl, o dai caminetti a legna. “Certo ridurre la temperatura degli impianti potrebbe essere d’aiuto – spiegano i tecnici dell’Agenzia regionale dell’ambiente – ma occorre soprattutto porre attenzione alla manutenzione di quelli vecchi e, se possibile, sostituirli con quelli più nuovi ed efficienti. Lo stesso vale per la sostituzione dei tradizionali caminetti con quelli a camera chiusa”.
Il monitoraggio sull’inquinamento è costante: a Cagliari, in particolare, l’Arpas ha dislocato una centralina in via Cadello e il Comune si sta preparando ad installarne altre. “Con i finanziamenti di ‘Cagliari 2020’ piazzeremo centraline sopra gli autobus – annuncia l’assessore della Viabilità Mauro Coni – e incroceremo questi dati con quelli epidemiologici”. Consigli e ammonimenti arrivano anche dagli ambientalisti. “Non c’è dubbio sul fatto che sia meglio che circolino meno veicoli a motore circolino nelle nostre strade, ma ancora sono troppo pochi gli amministratori locali che sono consapevoli del fatto che siano gli alberi la vera salvezza delle nostre città” dice Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico.
“Per l’aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore – osserva Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera – Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell’inquinamento della nostra città, attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa Europea, se non fosse che la Regione a tutt’oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25.000 morti d’inquinamento nell’ultimo anno in Italia, molti sono sardi”.

 

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Autore: Redazione Casteddu Online il 28/12/2015 18:07 - See more at: http://www.castedduonline.it/sardegna/campidano/30615/sardignalibera-aria-sporca-di-cagliari-e-dintorni-come-intervenire.html#sthash.9mq7rYHC.dpuf

 

 
 
uid 151e98cc5ec.640.0A proposito di inquinamento dell’aria di Cagliari e hinterland, di cui il traffico veicolare, secondo le statistiche italiane è responsabile parzialmente, non vorremo che tutto si risolvesse con targhe pari e dispari, allineandoci al “coro di ipocrisie” di altre città. Con ciò fuorviando l’attenzione dei cittadini dalle cause reali dell’inquinamento e dell’emergenza planetaria ambientale.

 

Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l’aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore. Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell’inquinamento della nostra città, le attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa EU, se non fosse che la Regione Autonoma della Sardegna, a tutt’oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25000 morti d’inquinamento nell’ultimo anno in Italia, molti sono sardi.    

 

Benché consolidata la conoscenza sul rapporto tra gli effetti nocivi sulla salute e le dimensioni del particolato aereo, in molte aree sarde strategiche e tra queste Macchiareddu,  si continuano a rilevare solamente le particelle più grosse, i PM 10, ignorando la rilevazione e il monitoraggio dei più insidiosi PM 2,5 e la frazione ultra fine che include le nano particelle, particolarmente responsabili di danni a livello polmonare, cardiocircolatorio, sistema nervoso centrale e di qualsiasi organo.

 

Tutto ciò in violazione della direttiva europea del 2008 che prevede il rilevamento e la riduzione dell’esposizione al PM 2,5 al di sotto di 20 microgrammi entro il 2015. Naturalmente tutte queste normative in Sardegna sono giornalmente violate. 

 

Ma nella Terra dei paradossi, dove “resuscita” il carbone da bruciare, fioriscono inceneritori e discariche tutto è possibile.

 

Claudia Zuncheddu – SardignaLibera

 

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L'aria sporca di Cagliari e dintorni

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A proposito di inquinamento dell’aria di Cagliari e hinterland, di cui il traffico veicolare, secondo le statistiche italiane è responsabile parzialmente, non vorremo che tutto si risolvesse con targhe pari e dispari, allineandoci al “coro di ipocrisie” di altre città. Con ciò fuorviando l’attenzione dei cittadini dalle cause reali dell’inquinamento e dell’emergenza planetaria ambientale.
Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l’aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore. Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell’inquinamento della nostra città, le attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa EU, se non fosse che la Regione Autonoma della Sardegna, a tutt’oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25000 morti d’inquinamento nell’ultimo anno in Italia, molti sono sardi.    
Benché consolidata la conoscenza sul rapporto tra gli effetti nocivi sulla salute e le dimensioni del particolato aereo, in molte aree sarde strategiche e tra queste Macchiareddu,  si continuano a rilevare solamente le particelle più grosse, i PM 10, ignorando la rilevazione e il monitoraggio dei più insidiosi PM 2,5 e la frazione ultra fine che include le nano particelle, particolarmente responsabili di danni a livello polmonare, cardiocircolatorio, sistema nervoso centrale e di qualsiasi organo.
Tutto ciò in violazione della direttiva europea del 2008 che prevede il rilevamento e la riduzione dell’esposizione al PM 2,5 al di sotto di 20 microgrammi entro il 2015. Naturalmente tutte queste normative in Sardegna sono giornalmente violate. 
Ma nella Terra dei paradossi, dove “resuscita” il carbone da bruciare, fioriscono inceneritori e discariche tutto è possibile.
Claudia Zuncheddu – SardignaLibera
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Un coordinamento provinciale per opporsi alla discarica di servizio dell’inceneritore “Tecnocasic” che il Cacip vuole realizzare in località S’Otioni Mannu, agro di Uta. È la decisione emersa dall’incontro delle circa dieci sigle, tra comitati e associazioni, che si battono contro il progetto tenutosi stamani al comune di Cagliari.
La scelta di Palazzo Bacaredda non è casuale, visto che “di fronte alle ripetute richieste di attivare momenti di confronto sul progetto del Cacip, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e la commissione consiliare competente hanno assunto un atteggiamento indolente, “, denuncia il consigliere comunale Enrico Lobina, tra gli animatori del progetto politico Cagliari città capitale, presente all’incontro anche con Claudia Zuncheddu e Riccardo Schirò e Angelo Cremone.
Netta anche la posizione di Paolo Zedda, consigliere regionale dei Rossomori, che porterà il problema in consiglio. “Si tratta di virare verso un sistema di gestione dei rifiuti all’insegna del riuso e del riciclo. È questa la soluzione più vantaggiosa, sia in termini ambientali sia per la creazione di nuovi posti di lavoro. Pertanto, occorre intervenire a monte, abbandonando la pratica dell’incenerimento e le discariche che da questa originano. Dire no agli inceneritori significa anche promuovere la raccolta differenziata, come accade, ad esempio, in provincia di Milano, dove in seguito all’abbandono dell’incenerimento la raccolta differenziata ha raggiunto il 60%. Il comune di Milano, che ha invece deciso di continuare ad incenerire i rifiuti,  è inchiodato al 30% di raccolta differenziata”, spiega il consigliere.
Il problema dell’impatto sanitario degli inceneritori è stato sollevato da Marco Mameli de S’Assotziu Consumadoris, che ha citato uno studio dell’Arpas Piemonte: “A Vercelli, dove un inceneritore è rimasto in funzione dalla fine degli anni ’90 fino al 2014, si è registrato un preoccupanteincremento delle patologie tumorali e dell’apparato respiratorio”.
Fonte Cagliaripad: 9-10-2015
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Un coordinamento provinciale per opporsi alla discarica di servizio dell’inceneritore “Tecnocasic” che il Cacip vuole realizzare in località S’Otioni Mannu, agro di Uta. È la decisione emersa dall’incontro delle circa dieci sigle, tra comitati e associazioni, che si battono contro il progetto tenutosi stamani al comune di Cagliari.
La scelta di Palazzo Bacaredda non è casuale, visto che “di fronte alle ripetute richieste di attivare momenti di confronto sul progetto del Cacip, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e la commissione consiliare competente hanno assunto un atteggiamento indolente, “, denuncia il consigliere comunale Enrico Lobina, tra gli animatori del progetto politico Cagliari città capitale, presente all’incontro anche con Claudia Zuncheddu e Riccardo Schirò e Angelo Cremone.
Netta anche la posizione di Paolo Zedda, consigliere regionale dei Rossomori, che porterà il problema in consiglio. “Si tratta di virare verso un sistema di gestione dei rifiuti all’insegna del riuso e del riciclo. È questa la soluzione più vantaggiosa, sia in termini ambientali sia per la creazione di nuovi posti di lavoro. Pertanto, occorre intervenire a monte, abbandonando la pratica dell’incenerimento e le discariche che da questa originano. Dire no agli inceneritori significa anche promuovere la raccolta differenziata, come accade, ad esempio, in provincia di Milano, dove in seguito all’abbandono dell’incenerimento la raccolta differenziata ha raggiunto il 60%. Il comune di Milano, che ha invece deciso di continuare ad incenerire i rifiuti,  è inchiodato al 30% di raccolta differenziata”, spiega il consigliere.
Il problema dell’impatto sanitario degli inceneritori è stato sollevato da Marco Mameli de S’Assotziu Consumadoris, che ha citato uno studio dell’Arpas Piemonte: “A Vercelli, dove un inceneritore è rimasto in funzione dalla fine degli anni ’90 fino al 2014, si è registrato un preoccupanteincremento delle patologie tumorali e dell’apparato respiratorio”.
Fonte Sardinia Post 9-10-2015
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capoterra
 
Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera all'attacco: dice no a nuovi possibili accordi sui posti di lavoro tra industrie e amministratori locali, che in passato hanno determinato la nascita di industrie che inquinano il territorio capoterrese
 
Allusioni pesanti contro gli amministratori a Capoterra: “La nuova discarica del Cacip in cambio di qualche privilegio personale, così come una certa tradizione vuole ed è dimostrabile”. Claudia Zuncheddu, di Sardegna Libera prende posizione sul caso discusso della nuova discarica a Capoterra, fortemente contestata dai cittadini ieri in consiglio comunale. 
Nella Seduta Consiliare del comune di Capoterra del 7 ottobre, progettisti, tecnici della Regione e amministratori hanno presentato pubblicamente, ancora una volta, il progetto della discarica. Grande partecipazione, anche in questa occasione, della cittadinanza di Capoterra e di Uta, in testa i Comitati spontanei per ribadire con tutti i mezzi il NO ALLA DISCARICA.
"Sulla gestione dei rifiuti è tempo di Politiche virtuose e intelligenti - dice Zuncheddu - che rispettino l’ambiente e la salute delle collettività. Capoterra ha già dato e nessun’altra sede del territorio sardo si deve più sacrificare sull’altare dell’inquinamento, degli interessi delle multinazionali e delle connivenze della Politica locale. L’alternativa proposta dalle collettività è quella orientata verso “Rifiuti zero” con la differenziata, il riuso e il riciclo. La Sardegna, tra le prime otto Regioni più virtuose in Italia per la raccolta differenziata, deve dismettere progressivamente gli inceneritori e le discariche già esistenti. Gravi le responsabilità della politica locale tese ad incrementare inceneritori e discariche: preludio di affari legati verosimilmente all’importazione di rifiuti".
 
 
Autore: Ignazia Melis il 08/10/2015 10:59 
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Allusioni pesanti contro gli amministratori a Capoterra: “La nuova discarica del Cacip in cambio di qualche privilegio personale, così come una certa tradizione vuole ed è dimostrabile”. 

Nella Seduta Consiliare del comune di Capoterra del 7 ottobre, progettisti, tecnici della Regione e amministratori hanno presentato pubblicamente, ancora una volta, il progetto della discarica.

Grande partecipazione, anche in questa occasione, della cittadinanza di Capoterra e di Uta, in testa i Comitati spontanei per ribadire con tutti i mezzi il NO alla discarica.

Fonte: Sardegna Reporte 8-10-2015

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L’INCENERIMENTO dei RIFIUTI è considerato in Europa una "pratica criminale". Per gli scienziati è “un crimine contro l’umanità”.  
 
 Per i sardi è una "storia infinita di disastri ambientali e di morte"...  Per altri "puro business".
 
In controtendenza mondiale, la Politica sarda promuove inceneritori e discariche. Il 2 settembre al Cacip, all’interno della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, è stato presentato il progetto della nuova discarica di servizio all’inceneritore di Macchiareddu. Nascerebbe nel comune di Uta a meno di due km dalla Casa Circondariale e di una Comunità terapeutica. Nulla è trapelato sui nuovi forni. L’unica traccia certa è la concessione di un primo contributo di circa 40 milioni di euro. L’informazione alla cittadinanza è stata insufficiente. Eppure secondo il Principio di Precauzione, previsto dalla normativa europea per i progetti a forte impatto ambientale, ai cittadini dev’essere garantito l’accesso all’informazione e alla partecipazione. Il mezzo scelto dal Cacip per informare la cittadinanza è stato il quotidiano sardo meno letto nel sud dell’Isola: La Nuova Sardegna.
Mentre a Macchiareddu si promuove la discarica e si profilano nuovi forni per incenerire, il revamping di Tossilo, contro cui c’è stata una forte mobilitazione popolare, viene di fatto bocciato dalla Commissione Europea. Nel corso del negoziato con la CE sul POR FESR che si è svolto da luglio 2014 fino all’approvazione del Programma avvenuta il 14 luglio 2015, la Commissione ha più volte espresso la sua netta contrarietà al finanziamento di impianti per il recupero di energia attraverso il revamping di termovalorizzatori esistenti. La bocciatura di Tossilo va inquadrata in questo contesto poiché è in contrasto con la gerarchia dei rifiuti comunitaria (Direttiva 2008/98/CE art. 4) che, come ribadito anche nell’accordo sottoscritto con la UE dall’Italia, “si considera prioritaria la prevenzione…”  con la riduzione della produzione di “rifiuti”, il riutilizzo e il riciclaggio. Per garantire la salute ambientale e pubblica il conferimento in discarica e l’incenerimento vanno ridotti sino alla dismissione degli impianti esistenti.
Le politiche attuate dall’attuale Giunta Regionale e il Decreto Renzi, attuativo della legge 133/2014 ex Sbloccaitalia, risultano già pericolose per la salute ambientale: a ferragosto il ministro Galletti ha rilanciato gli inceneritori esistenti e il loro potenziamento, in contrasto a quanto dichiarò in un recente convegno a Cagliari.
Claudia Zuncheddu
Sardigna Libera
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