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Statuto: non è ora di riscritture

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«Per lo Statuto sardo soffiano venti pericolosi. Sono i venti sfavorevoli che vorrebbero riformare tutte le costituzioni dei governi democratici in Europa, Italia compresa. Non è tempo per riscritture». Claudia Zuncheddu, ex consigliera regionale e leader di Sardigna Libera, interviene nel dibattito aperto dentro Alternativa natzionale, il progetto identitario che abbraccia Fronte Unidu, Sardigna natzione, Gentes, Progres e, appunto, Sardigna Libera.
«Con lo Statuto speciale, lo Stato italiano ha dato alla Sardegna solo l'illusione di poter gestire la propria autonomia. L'inadeguatezza della classe politica che si è alternata al governo dell'Isola, ha solo gestito ed alimentato, sino a oggi, la propria dipendenza», prosegue Zuncheddu.
La realtà - spiega ancora - è che «dietro l'alibi della nostra povertà da superare, a cui si è ispirato lo Statuto, si nasconde invece il disconoscimento della Sardegna come Nazione, e il suo diritto di essere dotata di uno strumento ben più forte che le attribuisse pieni poteri per promuovere una vera autonomia e la sua autodeterminazione». Ma agli indipendentisti che oggi mostrano interesse per la riscrittura dello Statuto, Claudia Zuncheddu risponde che «dopo 70 anni di fallimenti, la priorità non è quella riforma, ambita anche dalle forze politiche che governano la Sardegna per distrarre l'attenzione dalle loro politiche nefaste (dai trasporti alla sanità all'industria): non può esserlo, nel momento in cui alla società sarda si nega perfino una legge elettorale che non la discrimini e che garantisca rappresentanze politiche e di genere».

Unione Sarda 15-2-2017

Redazione

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