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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Claudia Zuncheddu (Movimento Sardigna Libera) indirizzata all’assessore alla Sanità, Luigi Arru

  1. la crisi occupazionale gli inoccupati sardi che rinunciano a curarsi sono sempre più numerosi. Paradossalmente non hanno diritto all’esenzione del ticket previsto per i disoccupati.
 

Per dar luce a questa situazione di cui poco si parla, espongo il caso di una mia paziente di oltre 50 anni che non avendo mai avuto un contratto di lavoro è quindi inoccupata.  È madre di due inoccupati, di un disoccupato e di una figlia minore. La signora usufruiva dell’esenzione del ticket sanitario in quanto moglie di un disoccupato. Da qualche anno è vedova e con la perdita del marito ha perso pure il diritto all’esenzione del ticket. Dei quattro componenti della famiglia solo il disoccupato ha diritto all’esenzione per potersi curare mentre gli altri tre non passano più neppure in ambulatorio.

All’interno del nostro sistema, la signora è considerata “troppo vecchia per il diritto a un lavoro”, “non abbastanza vecchia per la pensione sociale”, ma è anche “troppo giovane per morire”. Che deve fare?

Caro Assessore, visto che questo è lo status di una vasta fascia della popolazione sarda, non le pare che il riconoscimento dell’esenzione del ticket sia un problema serio, concreto e prioritario da risolvere? Senza disturbareRoma e i massimi sistemi, la soluzione è squisitamente politica ed è di Sua competenza.

Ai fini del riconoscimento dell’esenzione ticket per gli inoccupati, che sono disagiati almeno quanto i disoccupati, negli archivi del Consiglio Regionale della 14° Legislatura troverà una mia proposta su come affrontare la questione in termini legislativi.

La Sardegna, dotata di Statuto Speciale di Autonomia, può legiferare e omologare lo status dell’inoccupato a quello di disoccupato, riconoscendo il diritto all’esenzione del ticket in egual misura. Questo è ciò che hanno fatto altre Regioni Autonome. Rinunciare alle cure mediche oggi, significa incrementare i ricoveri ospedalieri in futuro a costi spropositati per il sistema sanitario pubblico.

I “colossi della sanità sarda”, dal Brotzu, al Microcitemico, al Binaghi per non parlare di altri ospedali indispensabili nei vari territorio della Sardegna, da sempre garanti della salute dei sardi, oggi crollano sotto i colpi maldestri della Politica. Il Decreto Lorenzin è un altro pasticcio politico che con i suoi tagli preannuncia la privatizzazione della sanità.

Il disastro della Sanità Pubblica è sotto gli occhi di tutti e a maggior ragione dei suoi, visto che al di là del suo ruolo politico, Lei è anche un medico.

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Unione Sarda 19-02-2016
Così si nascondono i carnefici mediocri
 
Immagini violente che annientano persone incapaci di difendersi imperversano negli web scioccando l'opinione pubblica. Come se ci volessero le riprese dei Nas per far scoprire l'esistenza di un pianeta parallelo dove relegare i disabili, gli anziani non più autonomi, i bambini abbandonati, quelli del disagio psichiatrico, della detenzione, i figli del disagio sociale. Sono i luoghi di sofferenza dove barriere ben definite li separano dal resto del mondo. Nasce proprio sul confine che divide gli uomini la discriminazione.
Dietro le storie di maltrattamenti si nascondono esseri grigi e mediocri con forti complessi di inferiorità. Essi scaricando le proprie frustrazioni sulle persone più fragili, appagano un bisogno di dominio represso con l'arroganza dell'impunità. Nessuno vede, parla, interviene.
Nel pianeta dei più fragili dove l'esercizio del potere di questi esseri grigi gioca un ruolo dominante, la pratica dell'abuso psicologico e la violenza fisica è spesso la prassi su cui la società chiude gli occhi. Sul caso di Decimomannu, donne e uomini nudi in fila per essere lavati con il getto d'acqua attraverso un tubo di gomma fa inorridire, ma non sfiora i sentimenti di nessuno il taglio sociale di 33 milioni alla Legge 20, per i malati psichiatrici da parte della Regione Autonoma: un taglio drammatico alla disabilità che non emoziona.
La stampa alimenta lo sdegno della collettività che invoca la Giustizia. Ma l'aspetto giudiziario è marginale. Il problema è culturale, proprio di un modello sociale subdolo e violento, che discrimina e ghettizza la sofferenza. Tra ipocrisia e cinismo è proprio sul disagio che sono nate grandi fortune economiche grazie a fiumi di finanziamenti pubblici. Il fenomeno della discriminazione è complesso.
Per chi è privo di autonomia e di indipendenza il rischio di subire trattamenti degradanti e abusi psicologici è alto e spesso subdolo. Può esordire banalmente anche con il non riconoscimento dei titoli con i quali la persona si identificava e veniva identificata nel corso della sua vita attiva. Chiamarli solo per nome, in una relazione non di amicizia, non familiare ma di dipendenza, aumenta la fragilità e l'umiliazione. Il rispetto dell'identità, anche nel disagio, è un atto di buona educazione e di stimolo a non dimenticare la propria storia.
Il mio insegnante di un tempo, oggi mio fragile paziente, ospite di una comunità, seppur con il pannolone e con la mente stanca, continua ad essere il mio Professore di sempre. Chiamandolo con il suo titolo come ai vecchi tempi, rispetto la sua identità e sollecito la sua memoria. Nel suo sguardo perso nel vuoto, in un attimo di lucidità, cerco di ritrovare l'autorevolezza e l'autorità con cui il Professore spesso faceva tremare noi studenti. 
La Giustiza faccia il suo corso, ma non basta.
Claudia Zuncheddu
 
carnefici
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no guerra
 
I fatti di Parigi sconvolgono tutti noi. E’ guerra in casa! Ma la morte continua a imperversare tra i civili innocenti in tutto il mondo: New York, Londra, Parigi, ancora Parigi, i civili afgani le prime vittime della guerra dei droni, i civili della Fascia di Gaza, della Siria, dell’Iraq, i popoli della fascia subsahariana, della Libia….
Muoiono i nostri ragazzi, muoiono i giornalisti liberi, muoiono a migliaia i bambini, le donne e i giovani nelle acque del Mediterraneo, muoiono senza lasciar traccia migliaia di esseri umani in fuga attraverso il deserto. Tutti muoiono di guerra ed è la guerra che bisogna fermare.  I governi devono interrogarsi sulle proprie responsabilità. Oggi, il Governo di Holland deve dare una risposta ai suoi morti di terrorismo, su quali siano i suoi interessi dietro la guerra, sul disordine, l’instabilità e l’insicurezza dei suoi cittadini.
Se il diritto alla vita è un valore universale, universalmente questo diritto dev’essere garantito e tutelato. 
STOP ALLE GUERRE. 
I governi si riconcilino con i popoli attraverso il disarmo e le politiche di pace. 
Questa è la via per fermare e sconfiggere il terrorismo.
 
Claudia Zuncheddu
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