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Legge Elettorale: la vecchia politica si blinda. Fuori donne e partiti identitari e indipendentisti

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In questi giorni, in Commissione Riforme, del Consiglio della RAS, si è consumato l'accordo trasversale sulla Legge elettorale fra il notabilato del PD e del PdL per legalizzare l'eliminazione delle minoranze sia politiche che di genere femminile, malgrado queste ultime costituiscano la maggioranza della società sarda.

Con le quote di sbarramento proposte: 10% per le coalizioni e 5% per i singoli partiti (fuori dalle coalizioni), si punta alla creazione di due blocchi: CD e CS, escludendo scientificamente qualsiasi possibilità di rappresentanza al di fuori di questa logica bipolare e bipartitica ispirata da Roma. Con ciò si intende cancellare la storia politica sarda che nella sua diversità e peculiarità socio culturale, ha sempre visto l'esistenza di partiti e movimenti identitari - indipendentisti e legati alle diversità dei territori: fenomeni quasi totalmente inesistenti nella penisola italiana.
La doppia preferenza di genere (fra l'altro facoltativa) da contemplare nella Legge Elettorale, continua a costituire uno scoglio per la quasi totalità della classe politica sarda, che al di fuori delle "dichiarazioni di comodo" per non irritare l'elettorato femminile, non ha neanche il coraggio civile di far sì che questo diritto venga sancito da una Legge che rispetti lo spirito dello Statuto di Autonomia e della stessa Costituzione italiana.
Questo diritto per le donne (già attuato in diverse competizioni elettorali in Italia) non è un "mendicare", ma un ribadire che bisogna far di tutto affinché con la presenza delle donne sia garantita un'equa rappresentanza alla società sarda all'interno del Consiglio.
Oggi su 80 consiglieri, 7 sono donne di cui solamente 4 elette. Con la riduzione da 80 a 60 dei consiglieri e con l'eliminazione del listino, si rischia la totale estinzione del genere femminile in questo scenario istituzionale sardo.
Certo è che sui temi della rappresentanza democratica della nostra società, e quindi sul diritto inalienabile dei partiti identitari, Indipendentisti, di tutte le minoranze politiche e di genere ad essere rappresentati, nel nome del bipolarismo e del bipartitismo, si è creata una grande alleanza trasversale (fra i vertici del CD e del CS) che condanna le "diversità, donne comprese" a scomparire.
La beffa di questa Legge elettorale sarda, non è altro che la celebrazione di una "oligarchia maschile e maschilista": la vecchia politica fallita che si blinda e si ricompatta attraverso accordi trasversali per continuare a detenere il controllo del Potere.
Ai fautori di questa "democrazia formale e vigilata", per non essere disturbati nei loro "inciucci", che si impongono come "padroni incontrastati della Politica Sarda" arrivando a sopprimere i diritti civili delle donne e delle minoranze politiche che sono parte integrante della società e della storia della Sardegna, che si assumano palesemente in Consiglio la responsabilità politica di essere affossatori di diritti sanciti e carnefici della Democrazia e della Legalità. Il voto deve essere palese.

Claudia Zuncheddu

Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, è giornalista pubblicista, appassionata di antropologia e autrice dei libri: “Parigi-Pechino sulle orme di Marco Polo” e “Africana”. Ex-consigliera comunale di Cagliari, è stata consigliera regionale nella XIV Legislatura.

Sito web: www.claudiazuncheddu.net

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