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Legge elettorale: "bipolarismo" il grande male della politica sarda

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Sull’Emendamento Soru 25 – Art 36 (non d’accordo sulla doppia preferenza di genere, propone “che venga favorita la rappresentanza dei due generi, in modo che per quanto possibile nessuno dei due generi sia rappresentato in misura inferiore al 30% dei seggi…)

In nome della Governabilità si continua a girare attorno al problema dell’esclusione delle minoranze politiche e delle donne in modo improduttivo perché manca la volontà politica di trovare soluzioni, anche dopo la brutta figura del voto segreto (20/giugno sul diritto alla doppia preferenza di genere), così come si continua a trattare la riduzione da 80 a 60 dei consiglieri per la Sardegna, votata a maggioranza da questo Consiglio, prima che dal Senato italiano), come se in quest’Aula nessuno avesse alcuna responsabilità. Purtroppo quando si votò in Consiglio, prima che nel Senato italiano, a quest’Aula è mancata la lungimiranza nel prevedere la ricaduta negativa che tale riduzione avrebbe comportato non solo sulle forze politiche minoritarie ma sulla stessa governabilità.

A proposito dell’emendamento 25, è lodevole lo sforzo del collega Soru ma vorrei ricordare che la stessa Legge Costituzionale (n° 2 del 31 gennaio del 2001) per l’elezione dei consiglieri delle Regioni autonome a Statuto speciale ha introdotto il principio del riequilibrio delle rappresentanze dei sessi, per cui questa proposta di Legge, dopo l’esclusione delle donne con il voto segreto, è incostituzionale.

I 40 consiglieri del “muretto a secco” hanno fatto male i conti, perché questa proposta legge è una palese violazione del nostro Statuto di autonomia e pone un problema di omissione di Leggi costituzionali dello Stato italiano. Da qui la necessità di riformulare radicalmente la Proposta di Legge nel rispetto dei diritti dei sardi ad essere rappresentati nelle sedi istituzionali con le sue ricche minoranze politiche e con le donne a cui la società sarda non può rinunciare.

Per risolvere la sotto-rappresentazione del genere femminile all’interno degli organi politici rappresentativi, è necessario che si mettano a disposizione delle donne degli strumenti elettorali che agevolino il loro ingresso all’interno delle istituzioni. Questo è ciò che avrebbe dovuto garantire questa Legge, com’è avvenuto in diverse regioni d’Italia e che ha portato ad un seppur parziale riequilibrio di rappresentanza.

L’emendamento Soru, è una proposta di retroguardia per quanto riguarda il diritto di rappresentanza di genere femminile perché è un’ennesima mortificazione delle minoranze. Con la proposta delle quote rosa si retrocede nella storia. Le donne e la società sarda chiedono e impongono altre garanzie come recita lo Statuto Sardo di autonomia e la stessa Costituzione italiana.

Claudia Zuncheddu

Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, è giornalista pubblicista, appassionata di antropologia e autrice dei libri: “Parigi-Pechino sulle orme di Marco Polo” e “Africana”. Ex-consigliera comunale di Cagliari, è stata consigliera regionale nella XIV Legislatura.

Sito web: www.claudiazuncheddu.net

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