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«La legge elettorale difende il bipolarismo e la casta»

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La nuova legge elettorale continua a essere un pasticcio. e i ricorsi sono pronti. «Le soglie di sbarramento e il mancato inserimento della preferenza di genere, discrimina donne e minoranze, mentre rafforza il bipolarismo e la casta». A dirlo è stata la consigliera regionale di Sardigna-libera Claudia Zuncheddu, che l’altra sera ha promosso un dibattito sulla legge elettorale approvata dal Consiglio regionale. «Siamo di fronte a una legge incostituzionale, che confligge anche con lo Statuto – ha denunciato – Col paradosso che i legislatori sardi hanno partorito una legge contro i sardi».

Se davvero non si arriverà a elezioni anticipate, e quindi con la vecchia legge elettorale, il rischio di andare alle urne con le nuove norme diventerà una certezza. A meno che la legge non sia impugnata davanti alla Corte costituzionale, ed è stato questo l’auspicio della consigliera di Sardigna-libera. Un auspicio fatto proprio anche dal senatore di Sel, Luciano Uras, che all’incontro ha spiegato: «Questa legge del Consiglio va contro i contenuti della modifica dell’articolo 16 della Costituzione e che prevede tre requisiti: la parità di genere, la rappresentanza territoriale e la riduzione del numero degli eletti, nel rispetto però della rappresentanza democratica. Mentre alle Regionali i sardi andranno a votare con una legge che annulla di fatto la parità di genere e renderà molto più problematica la rappresentanza dei partiti e dei movimenti che si presenteranno da soli».

Perché ci sono tante difficoltà ad accettare le donne in politica anche se in Sardegna sono più del 51 per cento della popolazione? E perché i partiti storici vogliono sbarrare la strada alle anime indipendentiste? Non certo perché se si è in molti la governabilità è più difficile, è stato detto. Piuttosto c’è una difficoltà culturale: il voto segreto, scelto per l’approvazione della legge elettorale, mostra la vergogna dell’uomo che vuole dire no alle donne, è stato l’affondo di Gavino Sale presidente di Irs.

Sulla stessa linea si è schierato anche l’ex assessore regionale, Massimo Dadea: «Negli anni della giunta Soru - ha detto - in molti abbiamo portato avanti un processo riformatore che sin da allora ha dato i primi risultati positivi. Forse per questo è stato frenato e infine arrestato». Quello che è successo con la legge elettorale, e che Dadea definisce non solo un gesto di arroganza da parte di Pd e Pdl ma anche «un segnale di debolezza: con quelle norme incostituzionali, vogliono provare a ricacciare indietro l’aria nuova che agita nella società sarda, e salvare così le loro rendite di posizione».

La Nuova Sardegna - 22/07/2013

Redazione

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