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La protesta in carrozzina: sit-in dei disabili per il lavoro

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Trascina a fatica la sua carrozzina, inseparabile compagna di vita: «Sono qui per sensibilizzare l'opinione pubblica, per ricordare alle Istituzioni che ci siamo anche noi». Occhiali su montatura gialla, dietro le lenti lo sguardo agguerrito di chi ha lottato per convivere con la sua disabilità: «Non chiedo sussidi, voglio solo lavorare». Matteo Contu, 36 anni, cagliaritano, raggiunge i colleghi di battaglia.

Sono in 20 davanti agli uffici della Provincia di via Giudice Guglielmo, tutti ex dipendenti inseriti nei Csl (i Centri per i servizi del lavoro, vecchi uffici di collocamento) col progetto “Lavor@bile”. Dopo una sfilza di proroghe contrattuali sono disoccupati. Bussano alle porte della politica, chiedono di essere stabilizzati. Pietro Cadau, commissario straordinario dell'ente, tende la mano: «Abbiamo recuperato 140 mila euro, residui di bilancio che possono essere utilizzati per avviare il progetto in attesa del rifinanziamento regionale».L'incontro di ieri mattina non dà le risposte sperate, l'ultima parola spetta a viale Trento. «Le buone intenzioni non ci bastano», replica Ermelinda Delogu, sassarese, portavoce del gruppo. La sua storia è uguale a quella di altri 80 invalidi sparsi in tutta la Sardegna, 13 solo a Cagliari. Tutto inizia nel 2006, con la delibera 48 a firma dell'allora governatore Soru e l'avvio del progetto Lavor@bile, finalizzato all'avviamento al lavoro - nelle province e nei relativi Csl - di circa 100 disoccupati con disabilità iscritti alle liste speciali. La Regione mette sul piatto un finanziamento di un milione e 200 mila euro. Nel 2008 partono i primi contratti, dopo i primi otto mesi dalle casse di viale Trento arrivano altri 660 mila euro. Le proroghe si sommano, sino a giugno 2012, quando anche l'ultimo contratto diventa carta straccia. Da allora hanno iniziato una guerra composta e dignitosa, mettendo in piazza le loro patologie, chiedendo sempre la stessa cosa: «La stabilizzazione». Hanno scritto al presidente della Regione, e ai vari assessori al Lavoro, lamentandosi per «le illegali proroghe continue e ripetute» e per «la mancata attivazione della convenzione articolo 11 della legge 68 del 99». Ma non hanno ottenuto niente. Ieri si sono ritrovati per rilanciare la loro protesta. Chi con l'apparecchio acustico, chi col bastone, qualcuno senza una mano, altri con handicap meno visibili: «Siamo disabili fisici, non mentali». Sara Marci

Fonte: Unione Sarda - 21/01/2014

Redazione

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