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Legge elettorale: slitta ancora una volta la discussione in Aula

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Consiglio regionale della Sardegna Consiglio regionale della Sardegna © Alessandro Cani

E’ tempo che le donne all’interno delle proprie formazioni politiche, si ribellino agli ordini delle Segreterie e si riapproprino dei propri spazi sino ad oggi usurpati e negati. La doppia preferenza di genere maschile e femminile, nell’elezione del Consiglio della RAS, è indispensabile e improrogabile per la democrazia e per la stessa affermazione dei diritti di genere e rappresentanza delle donne.

La proposta di Legge elettorale, in attesa di discussione, limita la democrazia, ispirandosi all’esclusione e alla discriminazione delle minoranze politiche soprattutto identitarie, assai presenti in Sardegna, e penalizza ancora di più la rappresentanza di genere femminile, che nonostante costituisca oltre il 51%, quindi la maggioranza della società sarda, paradossalmente viene esclusa con lo stesso disprezzo e fastidio che questa classe politica riserva alle minoranze.

Questo è un crimine contro la società, contro i principi dello Statuto di Autonomia (sempre vilipeso), e pone un problema di omissione di Leggi costituzionali dello Stato italiano, che ribadiscono nei loro principi, l’equa rappresentanza di genere all’interno delle Istituzioni. Inoltre è un danno economico, culturale e sociale a cui una Legge Elettorale oggi deve porre rimedio.

La riduzione del numero dei consiglieri della RAS da 80 a 60, condivisa e sostenuta da tutte le parti politiche, esclusa la sottoscritta, non poteva che discriminare ulteriormente anche le donne che pur essendo la maggioranza della nostra società, sono escluse con lo stesso disprezzo e fastidio che questa classe politica riserva alle minoranze politiche. Tutto era prevedibile!

Il rinvio della discussione della Legge al post-elezioni per il Parlamento italiano, voluto dalle forze politiche che l’hanno elaborata, è stata una palese “furbata”, per far si che il proprio elettorato femminile non si indignasse e “docilmente” andasse a votare secondo le indicazioni delle Segreterie dei partiti, senza disturbare i “manovratori”. Oggi in Aula si è consumata un’altra sceneggiata, l’ennesimo rinvio della discussione della Legge, un atto di vigliaccheria e di paura, sicuramente per la folta presenza di donne giunte da tutte le parti dell’Isola.

La discussione di questa pessima Legge, studiata dall’”oligarchia politica maschilista” che occupa il potere, è stata rinviata a domani. Si auspica una forte presenza di donne perché c'è il fondato sospetto che qualcuno proponga il voto segreto sulla parte inerente la proposta dell’”equa rappresentanza di genere” per l’elezione del Consiglio della RAS. Questo sarebbe l’ennesimo sfregio e l'ennesima beffa al diritto del cittadino a conoscere posizioni politiche, facce e nomi di chi vota ancora una volta, contro i diritti delle donne e della società sarda ad avere un’equa rappresentanza all’interno delle istituzioni. Rivolgo ancora una volta un accorato invito a tutte le donne, ad essere presenti in Consiglio.

Claudia Zuncheddu

Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, è giornalista pubblicista, appassionata di antropologia e autrice dei libri: “Parigi-Pechino sulle orme di Marco Polo” e “Africana”. Ex-consigliera comunale di Cagliari, è stata consigliera regionale nella XIV Legislatura.

Sito web: www.claudiazuncheddu.net

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