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Lo stato Italiano taglia la lingua ai Sardi... cosi' si fa in colonia

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Con la scusa del taglio alla spesa pubblica, ancora una volta, lo Stato italiano taglia la lingua al Popolo Sardo, seppellisce la sua cultura e la sua storia per indebolirlo e meglio dominarlo. Ma i sardi liberi rispondono, che l’unica nostra salvezza per non soccombere, è la difesa della nostra ricca identità, la salvezza della nostra lingua, della nostra storia, della nostra cultura. Riappropriamoci del nostro territorio e vigiliamo sul nostro ambiente: questo è il nostro compito primario.

Mozione n° 196 sulla formulazione di un ordine del giorno voto al Parlamento per garantire adeguati livelli di tutela della lingua sarda in sede di ratifica della Carta europea delle lingue regionali o minoritarie, così come previsto dall'articolo 51 dello Statuto Sardo.

Tracce del mio intervento

(La parte in lingua sarda non è stata registrata)

Il 28 luglio il quotidiano italiano “Corriere della Sera” riportava: “Se per il Parlamento il sardo non rientra tra le lingue da salvare viene Escluso dall’insegnamento a scuola” e continua nel sottotitolo: “Il caso… - Dai deputati dell’isola nessun intervento”.

“Da qualche tempo è in atto in Sardegna un vivace dibattito intorno alla lingua sarda. L’ultimo episodio risale al 10 luglio scorso, quando gli stessi parlamentari sardi non hanno presentato alcun emendamento in favore del sardo, accettando di fatto un testo di ratifica della Carta europea delle lingue regionali e minoritarie, che finisce con il delegittimare l’insegnamento a scuola e la circolazione sociale dell’antica lingua isolana. Di fatto il sardo non figura più tra le lingue minoritarie da difendere (come succede invece, ad esempio, per il tedesco in Alto Adige o il francese in Val d’Aosta) perché la Commissione Affari esteri della Camera che ha approvato la Carta, in assenza di interventi dei deputati sardi, ha escluso la lingua dell’isola dalle garanzie del bilinguismo.

E pensare che proprio l’Europa aveva erogato 128 milioni di euro per promuovere la lingua. Inutili le accorate e ripetute richieste di impegno dell’assessore regionale alla cultura Sergio Milia. Dura la reazione di Mario Carboni del Comitadu pro sa limba sarda, che parla di “un colpo mortale per la lingua e l’identità dei sardi”. Tutto questo a dispetto della lettera in sardo inviata al presidente Monti e della versione bilingue del logo della Regione Sarda, che figura sul sito web………..”

Conclude “…A dispetto della consapevolezza dei suoi politici, una parte della comunità sarda è impegnata oggi nel recupero di un’idea dell’isola, che oppone le proprie tradizioni alla devastazione dell’industria chimica e della speculazione edilizia. La lingua può diventare l’antidoto più forte contro la trasformazione oggi in corso della Sardegna in una specie di Disneyland balneare e vacanziera”.

Questo non è un testo scritto da un nostalgico della lingua sarda e ancor meno da un indipendentista sardo, ma da il giornalista del Corriere della Sera che si chiama Franco Brevini

Personalmente e a nome di tutti i sardi che credono nella lingua e nei valori della nostra identità, ritengo gravissimo e colpevole il silenzio di tutti i politici sardi che indistintamente eletti per il Parlamento italiano per rappresentare le istanze, i diritti e le richieste del nostro popolo, hanno vergognosamente rinunciato a difendere i nostri diritti su un tema fondamentale per la nostra identità che è quello della nostra lingua, della sua difesa e del suo insegnamento nelle scuole, coinvolgendo insegnati e creando nuova consapevolezza culturale e occupazione.

Non è pensabile che il leghista Borghezio, sia stato l’unico a sentirsi titolato a difendere la cultura e l’identità sarda!

Chiedo ai parlamentari sardi se è mai possibile che varcando il mare, dopo essere stati eletti dal Popolo, subiscano una metamorfosi identitaria tale da disconoscere le proprie radici e dimenticare le ragioni politiche della loro presenza a Roma ed essere sovrapponibili a qualsiasi loro collega italiano.

Mentre siamo in attesa che ognuno si pronunci per giustificare la propria complicità o la sua innocenza, mi chiedo quale sia la competenza linguistica dei giudici della Cassazione che cassando il sardo, hanno deciso che “il Sardo non è una vera lingua… è solamente un dialetto”.

Questa sentenza, non solo riporta indietro di alcuni decenni il dibattito culturale “a pitzus de sa Limba sarda” ma è una retrocessione della stessa giurisprudenza italiana, europea e internazionale che ne sancisce inequivocabilmente lo status e i diritti di lingua.

Non sono così irrispettosa da accusare i Giudici di ignoranza in materia linguistica e giurisprudenziale, ma vorrei solo capire se hanno deciso deliberatamente oppure magari dietro suggerimenti di natura squisitamente politica che impongono di violare le leggi che in Italia promuovono e tutelano le lingue minoritarie, vedi la Legge italiana 482 del 1999, che contempla la Lingua Sarda fra quelle da valorizzare e tutelare, essendo essa per chi l’avesse scordato, la minoranza linguistica più numerosa all’interno dello Stato italiano.

Queste leggi di tutela, sono espressamente indicate e ribadite a livello europeo, tanto da far si che ogni Stato aderente le acquisisca e le attui concretamente, riconoscendo che le minoranze linguistiche sono una ricchezza e un patrimonio europeo, di cui il Popolo sardo non può essere escluso, pena la perdita del diritto inalienabile del nostro Popolo all’uso della propria lingua con l’oblio della nostra identità.

Dai primi del 900 ad oggi, tutti gli studiosi di lingua sarda non hanno mai avuto dubbi sul fatto che la lingua sarda, in tutte le sue varianti, sia dotata di una grammatica e di una sintassi comune: elementi che la classificano inequivocabilmente come Lingua.

Le varianti sono determinate principalmente da variazioni di fonetica e in quanto tali riconducibili ad una matrice unica.

Sarebbe inutile addentrarci ulteriormente sulla validità del Sardo come lingua a se stante, visto che autorevoli studiosi ne hanno decretato da tempo e in modo inequivocabile il valore e il riconoscimento.

La lingua è un elemento fortemente caratterizzante e fondante di una Nazione. Rappresenta la sintesi di una storia, è un vessillo di identità che conferisce insieme al territorio e ai legami culturali interni al proprio Popolo, lo status di Nazione. Visto che la Sardegna vanta con la piattaforma continentale dei confini ben definiti, secondo il diritto internazionale essa è di fatto una Nazione.

Inoltre all’interno del c.d. Consiglio Regionale, ovvero il Parlamento dei Sardi, questi concetti e valori sono stati abbondantemente affrontati, discussi e trasformati in mozioni, ordini del giorno e conseguenti atti legislativi che sarebbe bene applicare con puntualità e tempestività.

E’ chiaro che nei secoli i “dominatori” hanno sempre cercato di tagliare la lingua non solo in senso metaforico, ma talvolta anche in senso fisico, ai popoli da loro assoggettati e colonizzati. Purtroppo con la fine dell’Epoca Giudicale, gli invasori di turno, hanno riservato a noi sardi la stessa sorte, impedendo in tutti i modi anche con la violenza di manifestare la nostra diversità culturale di cui la lingua è sicuramente un pilastro portante.

La nostra lingua è il mezzo che ci ha consentito di ereditare dai nostri padri il nostro patrimonio identitario, ci ha permesso di resistere alle colonizzazioni che si sono susseguite e ci ricorda giorno per giorno che noi non siamo solo una Regione Autonoma dello Stato italiano, peculiarità che insistentemente in quest’ultimo decennio stanno cercando violentemente di eliminare, ma ci impone di ricordare che la Sardegna non è Italia ma è una Nazione a sestante.

A metà degli anni 70 Giovanni Lilliu, di cui abbiamo commemorato l’anniversario della sua scomparsa la scorsa settimana, e altri intellettuali come Eliseo Spiga, Antonello Satta e numerosi altri, costituirono il “Comitato Una firma po cumentzare”, che con una raccolta di firme chiese alla RAS di riconoscere e legiferare il “Bilinguismo perfetto” fra italiano e sardo e la sua attuazione in ogni ufficio pubblico e scuola di ogni ordine e grado.

La testimonianza di questi valori, fatta da questi sardi illustri oggi ci permette ancora una volta di dibattere questi temi, di fermare l’insulto storico e culturale secondo cui “il sardo non è una lingua ma è un dialetto”, ma dobbiamo tristemente prendere atto che sul fronte dell’attuazione concreta di questi valori (bilinguismo perfetto) scontiamo un forte ritardo storico che fa colpevolmente il gioco di chi vuole far retrocedere, limitare e possibilmente eliminare i nostri diritti e le nostre rivendicazioni culturali, politiche sociali ed economiche.

I movimenti sociali nella Sardegna, martoriata dalla crisi economica gestita dalle Multinazionali della finanza mondiale, in questi ultimi anni hanno messo in discussione, non solo i rapporti economici fra la Sardegna e lo Stato italiano ma con il loro operato hanno costretto anche la RAS con i suoi vertici amministrativi e politici a prendere atto delle forti discriminazioni e disuguaglianze subite dai sardi.

La Vertenza delle Entrate, a tutt’oggi aperta, non è che un simbolo del sopruso con cui lo Stato italiano nega un nostro diritto previsto dallo Statuto Speciale e riconosciuto in tutte le sedi, privandoci della possibilità di sostenere finanziariamente le nostre imprese e le nostre famiglie e quindi, di sopravvivere a questa catastrofica crisi che rischia di cancellare la nostra identità di popolo costringendoci ancora alle violenze del neo-colonialismo mondiale.

Paradossalmente essendo la RAS e quindi i sardi CREDITORI nei confronti dello Stato italiano, questi miliardi di Euro ci permetterebbero di non soccombere economicamente, di costruire un’economia sostenibile e rispettosa dell’ambiente e di creare ricchezza e benessere per il nostro popolo.

La negazione della lingua si inquadra in questo contesto di restaurazione e riproposizione culturale ed economica del modello italianista per la Sardegna.

Oggi, il Parlamento Sardo, ricusando l’ignobile sentenza della Cassazione, deve impegnarsi finalmente a sostenere le ragioni della mozione ribadendo il “bilinguismo perfetto” e sottolineando l’importanza della sua attuazione in tutti gli uffici pubblici, nelle scuole di ogni ordine e grado, e promuovendo all’interno della comunicazione mediatica l’uso della nostra lingua in ogni sua variante.

Claudia Zuncheddu
Cosigliera Regionale - SardignaLibera

L’ordine del giorno, nato dalla mozione è stato votato all’unanimità dai 70 consiglieri presenti.

Claudia Zuncheddu

Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, è giornalista pubblicista, appassionata di antropologia e autrice dei libri: “Parigi-Pechino sulle orme di Marco Polo” e “Africana”. Ex-consigliera comunale di Cagliari, è stata consigliera regionale nella XIV Legislatura.

Sito web: www.claudiazuncheddu.net

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