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Gli abitanti della Sardegna non vogliono essere complici del massacro palestinese ad opera delle forze armate israeliane le quali si esercitano nelle loro tecniche di sterminio utilizzando aeroporti e bersagli in Sardegna.

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Da alcune settimane nel Medio Oriente e precisamente nei territori della Palestina, che comprendono l’attuale Israele e i territori cosiddetti dell’Autorità Palestinese compresa la Striscia di Gaza, assistiamo ad una carneficina programmata che rischia di far scomparire una generazione di giovani palestinesi di etnia araba e seminare ulteriore odio nei giovani israeliti militari e civili.
I pretesti per una guerra senza fine fra arabi e israeliani, fra palestinesi cacciati dai loro territori fin dal 1948 e occupanti israeliani che con le loro gesta richiamano gli spettri delle stragi naziste, purtroppo non mancano. Due popoli quello arabo e quello israeliano a distanza di 65 anni non riescono a trovare le ragioni di una convivenza rispettosa, pacifica e civile. I palestinesi sono stati cacciati con violenza ed espropriati delle loro terre con il costituirsi dello Stato di Israele e con la negazione del proprio Stato che le stesse Nazioni Unite con la loro risoluzione ne auspicavano la creazione.
Gli israeliani sono stati anch’essi perseguitati e cacciati nei paesi “della libera e civile Europa”, le cui democrazie furono in parte colluse con le dittature fasciste e naziste che in un’orgia di violenza arrivarono all’olocausto de popolo Israelita. La storia non ha memoria o comunque la si vuole cancellare. Non vorremmo che gli israeliti perseguitati 70 anni fa diventino oggi i carnefici dei figli degli arabi sfrattati dalle proprie terre con la connivenza delle democrazie europee che avrebbero dovuto fare i conti con la propria coscienza e con i crimini del nazismo. Non sta a noi giudicare 60 anni di storia nel Medio Oriente, storia spesso determinata dalle logiche dei blocchi dell’Est e dell’Ovest, sicuramente estranee agli interessi dei popoli e delle etnie di quella regione.
Non possiamo accettare che il genocidio di un popolo avvenga in nome della lotta al terrorismo. 70 anni fa per gli inglesi, che occupavano la Palestina, Ben Gurion, fondatore dello Stato di Israele era considerato un terrorista. Arafat fondatore dello Stato senza Terra degli arabi della Palestina era considerato un terrorista da Israele che occupa attualmente i territori palestinesi. Noi auspichiamo che nelle Terre di Palestina possano e debbano convivere liberamente e con pari diritti il Popolo Palestinese e quello di Israele. Due Stati per due Popoli. Oggi assistiamo a un dramma di dimensioni spaventose, da una parte i razzi di Amas che non hanno fatto ancora morti, dall’altro l’intervento aereo di Nettanyhau che nella Striscia di Gaza sta perpetuando una carneficina di civili. Non esistono le bombe intelligenti e ancor meno gli interventi chirurgici con i bombardamenti aerei.
I filmati dimostrano che a Gaza a morire sono bambini e donne. Nettanyhau e i guerrafondai al potere in Israele stanno preparando una resa dei conti con un’invasione terrestre da parte del loro esercito che sicuramente genererà una strage di proporzioni mai viste. Gli USA, l’Europa, la Cina e la Russia, per parlare delle superpotenze, non fanno niente per fermare questa escalation di morte. Tutti hanno a che fare con le proprie compatibilità politiche e con la loro coscienza democratica sporca, e alcuni di essi hanno anche le mani sporche di sangue. Solo la coscienza di questo dramma nel Medio Oriente e la mobilitazione da parte di cittadini e Popoli del mondo che veramente vogliono costruire una prospettiva di pace e non di guerra, può fermare questo delirio di morte.
Noi sardi, che viviamo nel centro del Mediterraneo chiediamo non solo al Governo italiano, sempre più ingessato da logiche di appartenenza e di schieramento, ma al Governatore della Sardegna Pigliaru e all’Assemblea della Regione Autonoma della Sardegna di farsi parte attiva e portatori di pace in queste Terre del Medio Oriente. Non basta una mozione votata a maggioranza ma c’è bisogno di azioni concrete internazionali e verso lo Stato italiano affinché si ribadisca che il Mediterraneo deve essere un Mare di pace. Chiediamo a tutti i sardi che operano nelle istituzioni di ogni ordine e grado, di farsi promotori concreti di pace. La Sardegna non può essere la portaerei per chicchessia.
Claudia Zuncheddu

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Appello di Claudia Zuncheddu
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