A+ A A-

"Africana": al Lazzaretto i tesori del Popolo Blu

Vota questo articolo
(1 Vota)

Il tè nel deserto viene offerto tre volte, all'ospite di riguardo. È l'enad (un giovane cerimoniere) a versarlo nei bicchieri da una teiera in ferro, dopo essersi assicurato che lo zucchero scheggiato col martelletto sia completamente sciolto. Risale a una antica tradizione, l'ospitalità dei Tuareg, gli Uomini Blu col capo avvolto nel leggendario tagelmust, un panno impregnato di indaco.

C'è una grande tenda in pelle cucita dalle mogli dei fabbri, in fondo al Lazzaretto di Cagliari, e una serie di utensili che fanno parte della mostra etnografica “Africana: magie culture colori”, curata dalla associazione Azalai nell'ambito di un progetto di scolarizzazione dei bambini Tuareg attualmente profughi in Mauritania, Burkina Faso, Niger, Algeria.

L'esposizione, visibile sino al 5 gennaio, è dedicata alla memoria di Mohamed Alì Ag Insar e di suo figlio Aboubacrine Mohamed Mohamedine Ag El Moctar, capi, sin dal 1920, della rivolta contro i francesi e sostenitori convinti della importanza dell'istruzione. Negli spazi del Lazzaretto, circa settecento oggetti dei duemila appartenenti a Claudia Zuncheddu, medico specializzato in malattie tropicali, rallysta, consigliere regionale e profonda conoscitrice dei paesi subsahariani.

Sono innumerevoli, i viaggi che hanno portato a mettere insieme quella che la proprietaria preferisce definire «una collezione di esperienze dello spirito», precisando che spade e gioielli, sacche, statue e tessuti possiedono un'energia di cui si è fatta custode. Non ho comprato quasi niente - afferma - ogni cosa mi è stata donata. Anni e anni di incontri, di rapporti di amicizia , di reciproci scambi sono raccontati con forza silente dalla sequenza di bellissimi manufatti realizzati in Sudan, Congo, Camerun, Etiopia, lungo l'itinerario dei gloriosi Regni Neri di cui la storia, o meglio la storiografia ufficiale, pochissimo si ricorda.

Sulle pareti, per terra, dentro le bacheche, orecchini, amuleti, tappeti, stuoie. Spade lucenti a croce cristiana, affilati pugnali, uno scudo etiope inciso col martello. E gli arnesi utili alla vita quotidiana: cestini, imbuti , mortai. Una sella da dromedario con cuscini e baldacchino. Un letto tadabut, sorretto da robusti bastoni, sul quale stendersi per chiacchierare. Una culla da sospendere al soffitto della tenda ehan. Un piccolissimo portacorano decorato di rosso e di verde, il più nobile dei colori. Le maschere Dogon, simulacri zoomorfi e antropomorfi dalle fattezze terrifiche. L'antilope dell'arte Bambara, con minuscoli legacci sulle quattro corna, le bambole della fecondità Kua'Ba. Pazienti intrecci di perline, piume, fibre vegetali, e cauri - per secoli la moneta di scambio - nei lavori dei Bakuba, “la gente della folgore”. Il feticcio Nkonde è trafitto da chiodi di ferro, ogni chiodo una richiesta. Liscia, appena sbozzata, la scultura di un ippopotamo del Mali, è adornata unicamente da un cauro trattenuto da una cordicella. Difficile, per il chiuso occidentale, entrare nella spiritualità africana, capire le suggestioni dell'Islam e dell'animismo. Ma riconoscibile per qualsiasi occhio straniero, è il minuscolo altare in terracotta in cui raccogliere, e offrire alla divinità, acqua e foglie.

Tra i Bantù e i Pigmei, il bianco simbolizzava morte e rinascita e bianchi sono i visi di alcune maschere di picassiana sintesi, con gli occhi ravvicinati sino quasi ad unirsi. La natura è rappresentata, esorcizzata, invocata affinché la sua forza si trasmetta agli esseri umani. Così per gli animali, in una visione unitaria del creato saggia e perduta. La cultura africana non si disvela facilmente ai profani. Ed è probabilmente intaccata dalle commistioni , insidiata dalle guerre, involgarita dal neocolonialismo e dagli interessi economici.
C'è molta bellezza nelle opere esposte al Lazzaretto. Un'estetica che deriva dalla funzionalità, testimone di un gusto che ha molto influenzato l'arte moderna. Claudia Zuncheddu è in grado di raccontare una storia per ogni oggetto. Per lei sono pezzi di vita, per noi un'apertura alla curiosità e al rispetto.
(Alessandra Menesini)

L'Unione Sarda - 03/08/2013

Redazione

Ci occupiamo della rassegna stampa, della raccolta di foto, video e news sugli incontri promossi sul territorio da SardignaLibera.

Lascia un commento

Assicurati di aver compilato tutti i campi richiesti (*). Puoi usare il codice HTML.

© Tutti i diritti riservati.
Sardigna Libera