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Isili 27 Genn
aio: Assemblea popolare sui migranti
Sulla gestione del fenomeno dei migranti in Sardegna, regna la confusione.
Le politiche inadeguate, a tutti i livelli, inaspriscono i sentimenti di ostilità da parte delle collettività locali, che vedono nel diverso e nel disperato che bussa alle nostre porte, il responsabile dei nostri mali. In un immaginario inverosimile “saranno i migranti, coloro che aggraveranno il nostro malessere sociale ed economico, nonché coloro che mineranno la nostra sicurezza”.
Ma così non è. Le migrazioni di interi popoli, quel fenomeno che ciclicamente accompagna la storia dell’uomo, necessita di politiche adeguate ai tempi e ai bisogni di quell’umanità che fugge da guerre, dai disastri ambientali e climatici, dalla fame.
Sono le politiche sbagliate che alimentano la paura e i conflitti all’interno delle nostre cittadinanze e che fanno sì che il fenomeno dei migranti venga interpretato non come emergenza umanitaria ma come un problema di ordine pubblico. Siamo davvero fuoristrada.
L’associazione Pararrutas di Isili, lungimirante, ha promosso a Isili una grande assemblea pubblica con l’obiettivo di iniziare a parlare del fenomeno per meglio affrontarlo. L’informazione e la sensibilizzazione dei cittadini sardi, su un tema così sensibile, è di prioritaria importanza. L’ospitalità dei migranti, la loro integrazione (o “interazione”, come dice Ettore Cannavera) dev’essere partecipata e condivisa dalle collettività locali
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Ad Maiora media 19-12-2016

Chiederemo spiegazioni in Parlamento per unacircolare scioccante”,aveva detto la leader diFratelli d’Italia,Giorgia Meloni, riferendosi allacircolare sanitaria,inviata martedì scorso ai direttori dei presidi ospedalieri San Giovanni di Dio di Cagliari Policlinico di Monserrato, in previsione dell’arrivo di 854 immigrati a Cagliari, chiedendodi provvedere a bloccare i ricoveri programmati e a dimettere i dismissibili, al fine di poter affrontare l’eventuale emergenza”.

 
 

Ma perClaudia Zuncheddu, presidente dell’associazione “Sardegna libera”, è stata una“gaffe xenofoba”, perché si tratta di “un provvedimento normale in previsione di un nuovo sbarco di migranti a Cagliari, tra cui bambini e cadaveri di persone che non ce l’hanno fatta. Eviti le speculazioni xenofobe sul disagio dei sardi. La carenza dell’assistenza sanitaria per i sardi ha poco a che vedere con gli obblighi delle Direzioni sanitarie ospedaliere nelle emergenze”.

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Ma, per l’esponente ‘indipendentista’la risposta allaMeloniè anche l’occasione per unattacco alla Giunta Pigliaru:“Le politiche antipopolari del governo Pigliaru (centro sinistra e sovranista) prevedono con il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda, la chiusura degli ospedali pubblici dei territori più disagiati dell’Isola a cui si associa la situazione drammatica dei tagli negli ospedali cagliaritani ormai al collasso e in dismissione. L’assistenza sanitaria in Sardegna non è garantita a nessuno, né ai sardi, né ai migranti”.Con una stoccata anche all’opposizione:“Su questo tema l’onorevole Meloni dovrebbe anche essere informata del silenzio colpevole dell’opposizione (sua parte politica) nel Consiglio regionale. Un silenzio che simboleggia il pensiero unico, regno di voci solo concordanti”.

Alle sua parole hanno replicato ivertici sardi di Fratelli d’Italia:La dottoressa Claudia Zuncheddu (esponente neo-indipendentista, dopo le esperienze in Sel alle ultime elezioni regionali) cade nella solita retorica su ‘xenofobia e razzismo’, ma rimedia una brutta figura quando si avventura in campo regionale”.

“Nessuno di noi, tanto meno Giorgia Meloni– si legge in una nota –ha pensato di negare solidarietà e assistenza agli immigrati, ma siamo oramai stufi di ripetere che attualmente il vero razzismo lo si attua verso i cittadini sardi e gli italiani e siamo davanti ad un business che non accenna a fermarsi. La responsabilità ricade proprio verso coloro che tacciano di razzista chiunque provi a mettere in discussione questo sistema. La Sardegna non può e non deve ospitare altri immigrati, soprattutto quando è conclamato che non si tratta di profughi in fuga da una guerra. Non siamo nemmeno di fronte a un’emergenza ma ad un fenomeno ormai divenuto costante, che pertanto andrebbe affrontato in maniera definitiva anche dal punto di vista sanitario e della sicurezza”.

Replica anche sullaquestione sanitaria: “Lei era candidata nelle ultime elezioni regionali con Sel e pertanto ha contribuito all’affermazione della coalizione politica che oggi sta irrimediabilmente impoverendo e compromettendo il sistema sanitario sardo. Perciò, i nostri consiglieri regionali e dirigenti hanno sempre manifestato anche in piazza contro i tagli e i ridimensionamenti dei presidi ospedalieri. Sorgono, Isili, Muravera, Lanusei. Noi eravamo presenti, insieme ai nostri amministratori locali e i cittadini e anche nelle aule del Consiglio regionale non abbiamo mai mancato di contestare le infauste scelte dell’assessore Arru e dei suoi colleghi. Probabilmente, la nostra presenza e attività le è sfuggita perché non era presente, se non ultimamente nel tentativo di strumentalizzare legittime proteste di comitati civici e nel tentativo di recuperare faticosamente una po’ di visibilità e credibilità”.(red)

(admaioramedia.it)

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Cattura

L'Unione Sarda 12/09/2016 di Claudia Zuncheddu
 
Che Burcei, un piccolo paese di montagna distante dalla città più per l’isolamento che per i chilometri, finisca al centro delle cronache per episodi di stampo razzista turba innanzitutto chi il paese non solo lo conosce ma vi affonda le proprie radici, come nel mio caso.
 
La nostra comunità da troppo tempo discriminata e dimenticata, oggi subisce una visibilità che mai avrebbe voluto, quella della sua umiliazione. Ma Burcei non è il branco del sabato mattina. La nostra collettività impaurita oggi ha un problema in più, quello della sicurezza.
 
Il disagio sociale è terreno fertile per le guerre tra poveri e con il degrado culturale si agevolano i fenomeni di violenza di branco e di razzismo. Individuare nel migrante indifeso e nel colore della pelle il bersaglio privilegiato su cui scaricare le proprie frustrazioni esistenziali e le proprie miserie è solo un modo per sentirsi vivi.
 
I mali del vivere a Burcei sono la disoccupazione, la dispersione scolastica, l’abbandono dell’economia agropastorale di sussistenza e la disperazione che ne consegue. Le stesse amministrazioni locali da tempo non rispondono ai problemi immediati dei cittadini perché prive di una strategia e di una prospettiva di rinascita economica e sociale.
 
Ma di tutto ciò, i migranti fra l’altro mai arrivati, che responsabilità possono avere?
 
La prova di forza del branco, di stampo razzista, è di fatto un atto di debolezza, una vergogna che ricade ingiustamente sull’intera comunità.
 
Chi ha voluto il nostro disastro sociale ed economico, paradossalmente, viene ossequiato e sublimato. Basta una promessa per il proprio sogno di benessere. E’ una questione di sudditanza culturale e di auto-razzismo.
 
Sul dramma dei migranti, prima delle false politiche di accoglienza e di solidarietà in Europa, l’unica soluzione è nella volontà degli Stati dell’Occidente e Mediorientali di smettere di alimentare le guerre di dominio nei Paesi altrui. Sinché ciò non avverrà il diritto alla fuga dei popoli dev’essere garantito. 
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