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Scontro su Eurallumina

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Unione sarda 17-02-2017

Zuncheddu (Sardigna libera): no al veleno. Pirotto (Rsu): nessun allarme

Scontro su EuralluminaL'Eurallumina di Portovesme
Il futuro di Eurallumina viaggia sui binari dell'incertezza, ai limiti del paradosso. Se la fabbrica di Portovesme non riparte, come chiedono in coro le associazioni ambientaliste, lascia per strada diverse centinaia di famiglie. Se invece si rimette in moto, come invocano daotto anni i lavoratori, rischia di «uccidere non solo chi ci lavora ma l'intero territorio del Sulcis», denuncia Giacomo Meloni, segretario generale della confederazione sindacale sarda. «Rilanciare Eurallumina sarebbe un genocidio», dice Claudia Zuncheddu, medico, ex consigliere regionale, presidente di Sardigna Libera. E aggiunge: «Non possiamo più accettare il pane avvelenato a ogni costo solo perché la Regione non fa scelte serie e possibili, come avviare i processi di riconversione dei territori inquinati».
LO SCONTRO Nello scontro istituzionale tra la Regione che, dopo il via libera della Conferenza dei servizi al progetto da 200 milioni di euro per il ripristino della filiera dell'alluminio considera avviata la fase di rilancio della fabbrica, e il ministero dei Beni culturali, che invece ha dato parere negativo legato a questioni paesaggistiche, si fa sentire il “no” del mondo ambientalista sardo. «Non è un rifiuto contro i lavoratori», sottolinea Meloni, «ma qui siamo di fronte a un bivio tra chi vuole un nuovo sviluppo, partendo per esempio dalle bonifiche, e chi rincorre un modello vecchio illudendo i lavoratori di poter creare lavoro e sviluppo».
L'ALLARME A preoccupare le associazioni ambientaliste sono i pericoli per la salute di chi vive nel Sulcis. «Siamo in emergenza», dice Zuncheddu, «i dati scientifici parlano chiaro: c'è un'altissima incidenza di tumori, malattie croniche progressive, cardiocircolatorie ed endocrine. Il 40% dei bambini è affetto da displasie tiroidee, riconducibili all'inquinamento ambientale. Ricordo», aggiunge, «una circolare di un Comune del Sulcis con cui si invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti locali perché inquinati».
LA REPLICA Agli ambientalisti replica a stretto giro Antonello Pirotto, delegato Rsu Eurallumina: «Se due Conferenze di servizi, 930 giorni di istruttorie tecniche, avessero evidenziato problematiche legate alla salute o all'ambiente sarebbero stati gli stessi lavoratori dell'Eurallumina a smettere di lottare. Ma la Conferenza», che ha dato parere positivo al progetto della Rusal, «ha detto ben altro». Per queste ragioni, conclude Pirotto, «continueremo a lottare per il lavoro, nel rispetto delle leggi, convinti che il futuro economico e sociale non possa prescindere da un modello di sviluppo integrato».
Mauro Madeddu

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"Chi spinge per il riavvio dello stabilimento dell'Eurallumina, e in generale di tutta l'industria altamente inquinante, vuole in realtà un ritorno all'era del carbone"
Ansa News
 
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"Chi spinge per il riavvio dello stabilimento dell'Eurallumina, e in generale di tutta l'industria altamente inquinante, vuole in realtà un ritorno all'era del carbone". E' la posizione forte espressa dal mondo ambientalista sardo all'indomani del via libera della Conferenza di servizi al progetto da 200 milioni di euro per far ripartire la filiera dell'alluminio nel Sulcis.

L'ennesima protesta arriva dopo le minacce di morte subite da Angelo Cremone, storico e battagliero ecologista attivo nel territorio. Un nulla osta, quello della Conferenza, che per la Regione chiude la partita definitivamente.

Ma sul tema è scontro istituzionale perché il Mibatc ritiene determinante la sua opposizione al progetto legata a questioni paesaggistiche, al contrario di Viale Trento che ha giudicato il parere negativo non vincolante. "Ci sono dati reali, indagini fatte sulle disfunzioni tiroidee in un centinaio di bambini da cui è emerso che in 40 erano presenti patologie collegate all'inquinamento", denuncia Claudia Zuncheddu incontrando i giornalisti con tutti gli ambientalisti dalla Confederazione sindacale sarda (Css). L'esponente di Sardegna Pulita ricorda anche la circolare di un Comune del Sulcis "con cui si invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti autoctoni". Insomma, attacca Zuncheddu, "chi vuole il riavvio vuole uno sterminio".

"Vogliamo poter dire liberamente che non ci piace la centrale a carbone", ribadisce Cremone che sulle minacce a lui indirizzate chiarisce: "non posso andare in ristorante ed essere aggredito, o passare vicino ai manifestanti di Eurallumina e rischiare che mi mettano le mani addosso. Chi ha preso un manichino con la mia faccia, l'ha impiccato e fatto a pezzi davanti alla sede della Provincia, sta portando i lavoratori sulla strada sbagliata".

Questa, sottolinea il segretario di Css, Giacomo Meloni, "è la madre di tutte le battaglie, uno snodo, perché se passa la riapertura di Eurallumina, allora si dà il via libera a fare della Sardegna un territorio in cui scaricare tutte le fonti d'inquinamento, scorie radioattive e altri rifiuti tossici compresi".

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Unione sarda 16-2-2017

Eurallumina, la protesta degli ambientalisti: "Il rilancio sarebbe un genocidio"

 


Da una parte c'è il mondo isolano degli ambientalisti che, con Claudia Zuncheddu, medico, ex consigliere regionale e oggi presidente dell'associazione Sardigna Libera, parla di "genocidio in caso di rilancio dell'Eurallumia".

Dall'altra ci sono loro, gli operai della fabbrica di Portovesme, da otto anni in lotta per il lavoro che promettono di continuare battersi "con la solita determinazione, nel rispetto delle norme e delle leggi, convinti che il futuro economico e sociale del Sulcis, della Sardegna e dell'Italia, non possa prescindere da un modello di sviluppo integrato".

In mezzo lo scontro istituzionale tra la Regione che, con il parere favorevole della Conferenza dei servizi al progetto da 200 milioni di rilancio della filiera dell'alluminio, considera avviata la fase di rilancio di Eurallumina, e il ministero dei Beni culturali, che invece ha dato parere negativo legato a questioni sul paesaggio.

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Eurallumina: ambientalisti, torna carbone

Tiscali: 16-2-2017

"Chi spinge per il riavvio dello stabilimento dell'Eurallumina, e in generale di tutta l'industria altamente inquinante, vuole in realtà un ritorno all'era del carbone".

E' la posizione forte espressa dal mondo ambientalista sardo all'indomani del via libera della Conferenza di servizi al progetto da 200 milioni di euro per far ripartire la filiera dell'alluminio nel Sulcis. L'ennesima protesta arriva dopo le minacce di morte subite da Angelo Cremone, storico e battagliero ecologista attivo nel territorio.

Un nulla osta, quello della Conferenza, che per la Regione chiude la partita definitivamente. Ma sul tema è scontro istituzionale perché il Mibatc ritiene determinante la sua opposizione al progetto legata a questioni paesaggistiche, al contrario di Viale Trento che ha giudicato il parere negativo non vincolante

"Ci sono dati reali, indagini fatte sulle disfunzioni tiroidee in un centinaio di bambini da cui è emerso che in 40 erano presenti patologie collegate all'inquinamento", denuncia Claudia Zuncheddu incontrando i giornalisti con tutti gli ambientalisti dalla Confederazione sindacale sarda (Css).

L'esponente di Sardegna Pulita ricorda anche la circolare di un Comune del Sulcis "con cui si invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti autoctoni". Insomma, attacca Zuncheddu, "chi vuole il riavvio vuole uno sterminio". "Vogliamo poter dire liberamente che non ci piace la centrale a carbone", ribadisce Cremone che sulle minacce a lui indirizzate chiarisce: "non posso andare in ristorante ed essere aggredito, o passare vicino ai manifestanti di Eurallumina e rischiare che mi mettano le mani addosso. Chi ha preso un manichino con la mia faccia, l'ha impiccato e fatto a pezzi davanti alla sede della Provincia, sta portando i lavoratori sulla strada sbagliata". Questa, sottolinea il segretario di Css, Giacomo Meloni, "è la madre di tutte le battaglie, uno snodo, perché se passa la riapertura di Eurallumina, allora si dà il via libera a fare della Sardegna un territorio in cui scaricare tutte le fonti d'inquinamento, scorie radioattive e altri rifiuti tossici compresi". (ANSA).

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Sardanews: Ambientalisti contro riapertura Eurallumina: “Non vogliamo tornare all’era del carbone”

La decisione di riaprire lo stabilimento di Eurallumina testimonia la volontà politica di ritornare all’era del carbone. Lo hanno ribadito oggi tutti i principali esponenti del mondo ambientalista sardo in una incontro con la stampa congiunto dopo che la Conferenza dei servizi ha dato il via libera alla riapertura del complesso industriale del Sulcis. La Confederazione sindacale sarda ha poi condannato duramente le intimidazioni e le minacce di morte ricevute nei giorni scorsi dall’esponente di Sardegna Pulita Angelo Cremone.

Ma lo scontro più acceso è tra la Regione Sardegna, che ha accettato di buon grado il parere della Conferenza dei servizi e il Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, che si oppone fermamente al progetto.

«Ci sono dati reali, indagini fatte sulle disfunzioni tiroidee in un centinaio di bambini da cui è emerso che in 40 erano presenti patologie collegate all’inquinamento», ha denunciato la consigliera regionale di sardigna libera Claudia Zuncheddu.

«C’è una circolare di un Comune del Sulcis – ha raccontato poi Cremone – che invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti locali. Vogliamo avere la possibilità di dire liberamente che la centrale a carbone a noi non piace. Non è possibile che io vado in un ristorante e vengo aggredito, che passo vicino ai manifesti di Eurallumina rischiando che qualcuno mi metta le mani addosso. C’è poi chi ha impiccato un manichino con la mia faccia davanti alla sede della Provincia facendolo addirittura a pezzi».

Stiamo combattendo la madre di tutte la battaglie – spiega il segretario di Css Giacomo Meloni – se passa la riapertura di Eurallumina, si darà il via libera a fare della Sardegna un territorio in cui si potranno scaricare qualsiasi fonte d’inquinamento, scorie radioattive e altri rifiuti tossici compresi».

 

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Ad Maiora media 19-12-2016

Chiederemo spiegazioni in Parlamento per unacircolare scioccante”,aveva detto la leader diFratelli d’Italia,Giorgia Meloni, riferendosi allacircolare sanitaria,inviata martedì scorso ai direttori dei presidi ospedalieri San Giovanni di Dio di Cagliari Policlinico di Monserrato, in previsione dell’arrivo di 854 immigrati a Cagliari, chiedendodi provvedere a bloccare i ricoveri programmati e a dimettere i dismissibili, al fine di poter affrontare l’eventuale emergenza”.

 
 

Ma perClaudia Zuncheddu, presidente dell’associazione “Sardegna libera”, è stata una“gaffe xenofoba”, perché si tratta di “un provvedimento normale in previsione di un nuovo sbarco di migranti a Cagliari, tra cui bambini e cadaveri di persone che non ce l’hanno fatta. Eviti le speculazioni xenofobe sul disagio dei sardi. La carenza dell’assistenza sanitaria per i sardi ha poco a che vedere con gli obblighi delle Direzioni sanitarie ospedaliere nelle emergenze”.

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Ma, per l’esponente ‘indipendentista’la risposta allaMeloniè anche l’occasione per unattacco alla Giunta Pigliaru:“Le politiche antipopolari del governo Pigliaru (centro sinistra e sovranista) prevedono con il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda, la chiusura degli ospedali pubblici dei territori più disagiati dell’Isola a cui si associa la situazione drammatica dei tagli negli ospedali cagliaritani ormai al collasso e in dismissione. L’assistenza sanitaria in Sardegna non è garantita a nessuno, né ai sardi, né ai migranti”.Con una stoccata anche all’opposizione:“Su questo tema l’onorevole Meloni dovrebbe anche essere informata del silenzio colpevole dell’opposizione (sua parte politica) nel Consiglio regionale. Un silenzio che simboleggia il pensiero unico, regno di voci solo concordanti”.

Alle sua parole hanno replicato ivertici sardi di Fratelli d’Italia:La dottoressa Claudia Zuncheddu (esponente neo-indipendentista, dopo le esperienze in Sel alle ultime elezioni regionali) cade nella solita retorica su ‘xenofobia e razzismo’, ma rimedia una brutta figura quando si avventura in campo regionale”.

“Nessuno di noi, tanto meno Giorgia Meloni– si legge in una nota –ha pensato di negare solidarietà e assistenza agli immigrati, ma siamo oramai stufi di ripetere che attualmente il vero razzismo lo si attua verso i cittadini sardi e gli italiani e siamo davanti ad un business che non accenna a fermarsi. La responsabilità ricade proprio verso coloro che tacciano di razzista chiunque provi a mettere in discussione questo sistema. La Sardegna non può e non deve ospitare altri immigrati, soprattutto quando è conclamato che non si tratta di profughi in fuga da una guerra. Non siamo nemmeno di fronte a un’emergenza ma ad un fenomeno ormai divenuto costante, che pertanto andrebbe affrontato in maniera definitiva anche dal punto di vista sanitario e della sicurezza”.

Replica anche sullaquestione sanitaria: “Lei era candidata nelle ultime elezioni regionali con Sel e pertanto ha contribuito all’affermazione della coalizione politica che oggi sta irrimediabilmente impoverendo e compromettendo il sistema sanitario sardo. Perciò, i nostri consiglieri regionali e dirigenti hanno sempre manifestato anche in piazza contro i tagli e i ridimensionamenti dei presidi ospedalieri. Sorgono, Isili, Muravera, Lanusei. Noi eravamo presenti, insieme ai nostri amministratori locali e i cittadini e anche nelle aule del Consiglio regionale non abbiamo mai mancato di contestare le infauste scelte dell’assessore Arru e dei suoi colleghi. Probabilmente, la nostra presenza e attività le è sfuggita perché non era presente, se non ultimamente nel tentativo di strumentalizzare legittime proteste di comitati civici e nel tentativo di recuperare faticosamente una po’ di visibilità e credibilità”.(red)

(admaioramedia.it)

Pubblicato in Cooperazione
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Cari Colleghi
 
Il 14 aprile si manifesta a Cagliari per salvare l’ospedale San Marcellino. Ritengo che un messaggio forte da parte di noi medici abbia un peso importante per la classe Politica sarda. E’ chiaro a tutti che con la soppressione degli ospedali dei territori più disagiati, di certo non si risolvono né i problemi inerenti i buchi del bilancio sanitario (di cui i cittadini e noi medici non abbiamo alcuna responsabilità) e ancor meno si può continuare a garantire il diritto alla salute delle nostre collettività.
 
La chiusura degli ospedali nei nostri territori va di pari passo con la crisi strutturale della sanità nelle città più importanti dell’Isola. Con l’alibi degli accorpamenti e follie varie, di fatto si sopprimono gli ospedali di eccellenza anche di Cagliari, per cui la città non potrà mai reggere il peso delle esigenze sanitarie di intere cittadinanze che verranno lasciate allo sbaraglio con la chiusura dei loro riferimenti ospedalieri nei propri territori.
 
Andando oltre il cinico Decreto Lorenzin, noi ben sappiamo che questa è la privatizzazione della sanità pubblica, e che la Politica mai compenserà i servizi che intendono sopprimere in “nome dell’efficienza e del risparmio”.
 
Credo che tutti noi medici condividiamo l’idea di un progetto di razionalizzazione del Sistema sanitario sardo, compresa una rivisitazione anche delle strutture ospedaliere, ma prima va creato e garantito un sistema di servizi sanitari territoriali efficaci e di eccellenza.
 
Mentre pensano a chiudere i nostri ospedali in nome del risparmio, non vanno dimenticati gli ospedali stranieri che aprono in Sardegna con i nostri soldi. La storia del Mater Olbia, la dice lunga, mentre tutti tacciono sui 58 milioni che noi sardi ogni anno per dieci anni dobbiamo versare nelle casse del Qatar.
 
Il 14 Aprile la nostra presenza a Cagliari è importante. L’appuntamento è alle 10.00 in Piazza del Carmine. Alle 10.30 in corteo ci dirigiamo verso il Consiglio Regionale in Via Roma. Alle 11.00 è prevista la convocazione dei consigli comunali del Sarrabus, in Via Roma 25.
 
Il nostro impegno, oggi più che mai, è dovuto innanzitutto ai nostri assistiti.
 
Un caro saluto e a presto.
 
Claudia Zuncheddu
Pubblicato in Salute

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Stamattina a Muravera si è svolta una delle più grandi mobilitazioni popolari di questi ultimi tempi in Sardegna, per ribadire che l’ospedale San Marcellino non può essere chiuso. In nome della spending review la politica sarda continua a esercitare tagli inesorabili ai bisogni primari dei cittadini. Poco importa se si taglia il DIRITTO alla SALUTE… alla SCUOLA… alla SICUREZZA… alla SOPRAVVIVENZA dei più fragili con l’abbandono delle popolazioni e la desertificazione dei territori.
 
In Piazza c’era tutto il Sarrabus-Gerrei. In testa i sindaci di Muravera, San Vito, Villaputzu, Castiadas, Villasimius, l'Associazione Obiettivo Sanità Sardegna Onlus e il Movimento Salviamo l'Ospedale San Marcellino di Muravera, bambini, anziani, donne, numerosissimi giovani, tanti invalidi, malati gravi, medici  e personale paramedico. Le attività delle imprese locali si sono fermate per aderire all’enorme manifestazione.
 
La grande assente ancora una volta è stata la Politica Sarda. Nessun rappresentante della Regione Autonoma della Sardegna ha partecipato.
 
D’altronde come poteva essere coerentemente presente quella classe politica che si è assunta la pesante responsabilità di voler chiudere l’ospedale a Muravera, a Lanusei, a Isili e non solo, obbedendo a logiche di profitto e a ordini romani, con ciò disattendendo le esigenze e i diritti di questi territori.
 
La precedente Giunta di centro-destra con Cappellacci tentò la chiusura del San Marcellino senza riuscirci ed oggi ci riprova l’attuale centro-sinistra con Pigliaru. Un centro-destra e un centro-sinistra che si compattano in un unico blocco per condannare le nostre cittadinanze, i nostri territori. Un blocco di partiti falliti che vanno pagati con la stessa moneta scardinandoli e non dandogli più alcuna fiducia. 
 
La Politica sarda chiude gli ospedali sardi nei territori più disagiati e apre e finanzia ospedali stranieri. Al “Mater Olbia”, ospedale privato del Qatar, il Governo Pigliaru  di centro-sinistra, con la benedizione del centro-destra e di tutto il Consiglio Regionale garantisce fiumi di finanziamenti sottratti alla nostra sanità. Sono 58 MILIONI all’anno per 10 anni a fondo perduto per un ospedale arabo a Olbia... sicuramente non funzionale al diritto alla salute dei sardi.   
RIBADIAMO che alle cittadinanze che stamattina a Muravera e a Lanusei si sono riversate nelle piazze e nelle strade spetta il potere decisionale sul destino del San Marcellino di Muravera, dell’ospedale ogliastrino e dello stesso Tribunale di Lanusei. La salute e la giustizia non possono essere né negate, né sacrificate sull’altare di interessi di chicchessia. SE UNITI SI VINCE.
 
Claudia Zuncheddu
 
Pubblicato in Salute

Pubblicato nel Manifesto Sardo il 04/03/2016

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Claudia Zuncheddu
 
Avvocati, amministratori locali e cittadini dell’Ogliastra in Piazza contro il rischio di soppressione del Tribunale e dell’ospedale di Lanusei. La lotta si allarga al Sarrabus per la difesa del presidio ospedaliero di Muravera. Giù le mani dai nostri ospedali, non solamente al servizio delle collettività locali. In queste aree a forte vocazione turistica la popolazione si moltiplica nei periodi estivi. Va anche considerato che per le caratteristiche peculiari dei nostri territori, le distanze dalle grandi città si allungano e con essi i tempi di percorrenza. Dall’Ogliastra e dal Sarrabus non si può arrivare a Cagliari per essere curati.
 
Parrebbe che lo Stato italiano stia levando le tende dalla Sardegna, ma così non è. Lo Stato non rinuncia alla Sardegna come luogo di rapina di risorse, di pattumiera di rifiuti tossici, di istituti carcerari per l’import di detenuti mafiosi, lasciando territori e cittadini abbandonati e avvelenati.
 
La presenza dello Stato nella nostra Terra quando c’è è spropositata e ingombrante, l’occupazione militare, le azioni di Equitalia e delle Banche che decretano il fallimento delle nostre imprese ne sono un piccolo esempio, per il resto è assente e non assolve ai suoi doveri istituzionali violando i diritti inalienabili di ogni sardo alla salute, alla scuola pubblica, alla sicurezza, ai trasporti. I frequenti attentati a danno delle amministrazioni pubbliche sono un sintomo dell’assenza dello Stato.
 
Nello scardinamento del sistema dei servizi pubblici si vogliono persino sopprimere le circoscrizioni giudiziarie nei distretti più sensibili. La Sardegna oggi non può rinunciare a questi presidi per le esigenze di ordinaria amministrazione e ancor meno di fronte alla crescita incontrollabile di interessi speculativi, di aggressioni alle nostre risorse ambientali e territoriali, mediate dalla malavita organizzata internazionale che si è insediata nell’Isola. La proposta, senza entrare in merito alla necessità di una riforma organica e strutturale del sistema giudiziario sardo, espone ad alto rischio luoghi e collettività come ad esempio quella dell’Ogliastra, un territorio di frontiera, che per la sua posizione geografica ripropone la sua condizione di isolamento, di difficoltà nelle comunicazioni e nei trasporti.
 
La soppressione del Tribunale di Lanusei, vero e proprio presidio a difesa della legalità non solo contro la delinquenza locale ma anche contro le mafie da tempo accertate dalla Magistratura, sarebbe un grave attentato alla sicurezza. Le collettività locali sarebbero fortemente penalizzate in termini di disagi, di perdita di occupazione, di depauperamento dei centri urbani e dei territori vicini. Il Tribunale di Cagliari, notoriamente ingolfato e in ritardo con le scadenze giudiziarie, non potrebbe mai sopportare il sovraccarico di lavoro proveniente da Lanusei che fa capo a 33 comuni. Così come con la chiusura dell’ospedale ogliastrino e quello di Muravera, ai cittadini non è garantita alcuna assistenza negli ospedali cagliaritani a loro volta al collasso.
 
La battaglia su questi temi dentro il Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna, da me iniziata nella precedente Legislatura, si è persa nelle sabbie mobili dell’attuale Consiglio. La mancanza di volontà politica, di elementi trainanti nei vari schieramenti che abbiano la forza di opporsi a queste decisioni ha fatto sì che il tema sul sistema giudiziario sardo e quello della Sanità pubblica, cadessero nell’oblio e nel disinteresse totale della Politica.  Così come le rappresentanze isolane nel Parlamento italiano, non hanno promosso sino a d oggi, alcuna iniziativa per far valere le ragioni legate alle peculiarità dei territori sardi e alle loro emergenze. C’è da chiedersi che senso abbia la nostra presenza nel Parlamento se non si assolve al compito di rappresentare al meglio, diritti, interessi, ambizioni della Sardegna e per contrastare le ingiustizie e le discriminazioni secolari che passano proprio in quel Parlamento.
 
L’unità dei cittadini e la lotta per la difesa dei diritti delle collettività è l’unica garanzia per salvaguardare le identità e ridare vita a questi territori.
 

 

Pubblicato in Salute

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera di Claudia Zuncheddu (Movimento Sardigna Libera) indirizzata all’assessore alla Sanità, Luigi Arru

  1. la crisi occupazionale gli inoccupati sardi che rinunciano a curarsi sono sempre più numerosi. Paradossalmente non hanno diritto all’esenzione del ticket previsto per i disoccupati.
 

Per dar luce a questa situazione di cui poco si parla, espongo il caso di una mia paziente di oltre 50 anni che non avendo mai avuto un contratto di lavoro è quindi inoccupata.  È madre di due inoccupati, di un disoccupato e di una figlia minore. La signora usufruiva dell’esenzione del ticket sanitario in quanto moglie di un disoccupato. Da qualche anno è vedova e con la perdita del marito ha perso pure il diritto all’esenzione del ticket. Dei quattro componenti della famiglia solo il disoccupato ha diritto all’esenzione per potersi curare mentre gli altri tre non passano più neppure in ambulatorio.

All’interno del nostro sistema, la signora è considerata “troppo vecchia per il diritto a un lavoro”, “non abbastanza vecchia per la pensione sociale”, ma è anche “troppo giovane per morire”. Che deve fare?

Caro Assessore, visto che questo è lo status di una vasta fascia della popolazione sarda, non le pare che il riconoscimento dell’esenzione del ticket sia un problema serio, concreto e prioritario da risolvere? Senza disturbareRoma e i massimi sistemi, la soluzione è squisitamente politica ed è di Sua competenza.

Ai fini del riconoscimento dell’esenzione ticket per gli inoccupati, che sono disagiati almeno quanto i disoccupati, negli archivi del Consiglio Regionale della 14° Legislatura troverà una mia proposta su come affrontare la questione in termini legislativi.

La Sardegna, dotata di Statuto Speciale di Autonomia, può legiferare e omologare lo status dell’inoccupato a quello di disoccupato, riconoscendo il diritto all’esenzione del ticket in egual misura. Questo è ciò che hanno fatto altre Regioni Autonome. Rinunciare alle cure mediche oggi, significa incrementare i ricoveri ospedalieri in futuro a costi spropositati per il sistema sanitario pubblico.

I “colossi della sanità sarda”, dal Brotzu, al Microcitemico, al Binaghi per non parlare di altri ospedali indispensabili nei vari territorio della Sardegna, da sempre garanti della salute dei sardi, oggi crollano sotto i colpi maldestri della Politica. Il Decreto Lorenzin è un altro pasticcio politico che con i suoi tagli preannuncia la privatizzazione della sanità.

Il disastro della Sanità Pubblica è sotto gli occhi di tutti e a maggior ragione dei suoi, visto che al di là del suo ruolo politico, Lei è anche un medico.

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