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Il NO sardo. Una sentenza di condanna ampia, ma nessun dorma

16 dicembre 2016

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articolo di Claudia Zuncheddu pubblicato dal Manifesto Sardo il 16-12-2016

All’indomani del Referendum sulla Riforma costituzionale e la vittoria del NO, la Sardegna con il suo 72,2% è la prima tra le regioni d’Italia. Per la Sardegna che vanta il primato per la povertà, per lo spopolamento, per la dispersione scolastica, per l’occupazione militare dei territori, per l’inquinamento ambientale e per le malattie ad esso annesse, questo NO merita un’analisi politica attenta. I sardi hanno capito che le proprie specificità non possono essere riconosciute ad intermittenza, a seconda che siano favorevoli o no agli interessi dello Stato, compresa l’Autonomia.

Con laClausola di supremazia speciale, della Riforma Renzi/Boschi/Verdini, sicuramente in nome di certe peculiarità sarde quali lo spopolamento, la desertificazione e la stabilità geologica dei territori, il Sito Unico delle scorie nucleari, da tutti rifiutato, avrebbe trovato qui la legittima sede. Altra conseguenza sarebbe stata l’ulteriore l’aggressione energetica e militare o la mercificazione del territorio nel nome del turismo, ovviamente nelle mani dei soliti noti. Le stesse terre sarde gravate da uso civico, sempre sotto la mira della speculazione, avrebbero rischiato facilisclassificazioni.

La resistenza delle collettività locali e dei numerosi comitati, a partire da Non Bruciamoci il Futuro di Macomer (nato contro l’inceneritore di Tossilo ed il suo ampliamento voluto dalla Giunta Pigliaru), a Zero Waste Sardegna, a movimenti indipendentisti, è la dimostrazione di quanto il NO dei sardi ad una Riforma che ci avrebbe tolto ogni possibilità decisionale in materia energetica e ambientale fosse preannunciato. Il braccio di ferro tra le cittadinanze sarde e la Giunta Pigliaru, che di fronte al Consiglio di Stato ha impugnato la sentenza con cui il Tar Sardegna bocciava l’inceneritore, anticipava il NO alla proposta renziana di cui Pigliaru si è fatto portavoce.

Tuttavia la vittoria del NO induce comunque noi sardi a non abbassare la guardia. Numerosi processi di una Politica perversa vanno avanti violando quanto la Costituzione italiana contempla ad esempio sul diritto dell’Uomo e del suo Habit alla Salute. La questione di Tossilo, ne è un triste esempio. Proprio all’indomani della vittoria del NO, infatti, il governo Pigliaru dà corso all’aggiornamento del Piano Regionale sulla gestione dei rifiuti urbani, stabilendo che l’ampliamento dell’inceneritore di Tossilo non debba essere sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS). Un crimine benedetto dal Consiglio di Stato. La questione Tossilo e la gestione del Piano dei rifiuti, impongono ai sardi di non abbassare la guardia.

I sardi non potevano permettere che il proprio territorio con le sue attività tradizionali, venissero definitivamente sacrificati sull’altare degli interessi del governo Renzi e delle multinazionali. Il 72,2% del No in Sardegna, è tutt’altro che un voto populista o qualunquista ma è una ribellione popolare che non è di certo attribuibile esclusivamente al fenomeno Grillo.

Non si può disconoscere l’impegno capillare e costante nell’Isola da parte di una rete di Comitati per il NO, a cui hanno aderito movimenti politici e culturali di diversa ispirazione politica, intellettuali, costituzionalisti, artisti, la CSS (sindacato sardo). Il vasto arcipelago indipendentista a partire da Sardigna Libera, che già si espresse su Il Fatto Quotidiano nel 2013, contro la manipolazione della Carta costituzionale, ha optato per il NO, ad eccezione di Sardigna Natzione che si è espressa per l’astensione e Progress che non ha preso alcuna posizione.

Sull’onda degli umori dell’ultima ora, i sovranisti (Rossomori), facenti parte della maggioranza Pigliaru, dopo aver dichiarato che “la Riforma non avrebbe leso l’Autonomia sarda”, hanno votato per il NO, mentre l’ancora più ambiguo Sel ha intrapreso strade diverse, tra cui quelli del SO del senatore Uras e quelli del SI di Zedda, sindaco di Cagliari. La bocciatura della Riforma è stata anche una bocciatura delle politiche liberiste e antipopolari portate avanti in questi anni dalla Giunta sarda di centro sinistra e sovranista. Una barca che oggi, mentre si inabissa, nel fuggi fuggi, c’è chi dopo aver manovrato male, cerca scialuppe per mettersi in salvo.

Alcuni fatti in occasione del Referendum hanno rafforzato l’idea dei sardi alla ribellione democratica, attraverso il voto come, ad esempio, la privatizzazione del sistema sanitario pubblico. Dalla crisi degli ospedali nei territori disagiati e nelle città tra declassamenti, accorpamenti e chiusure, alla creazione della Asl Unica, il nuovo centro di potere del Pd già trasferito a Sassari, alla nomina del super manager piemontese Moirano, anche lui fautore del SI alla Riforma. Il suo compito è quello di dare il colpo di grazia alla rete ospedaliera sarda. Su cosa leghi la Sardegna al Piemonte, la risposta è chiara: ieri la disavventura storica con i Savoia ed oggi il governo del Pd in Piemonte come in Sardegna.

Nel ricco calendario degli eventi pre-voto Riforma, non è sfuggita a noi sardi la misteriosa e maestosa visita in Sardegna del Presidente cinese, l’uomo più potente della Terra con il suo miliardo e 380 milioni di cittadini e il suotête-à-têtecon Renzi. Non ci è sfuggita l’accoglienza calorosa del Presidente Pigliaru, che dopo aver imbandito la tavola per la cena di Stato, torna a casa.

Alla tavola dei sovrani i sudditi non sono ammessi.

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Catturaridotta

Il referendum sulla Riforma della Costituzione italiana è un’occasione che deve vedere unito il Popolo sardo. Il destino della nostra Terra e del nostro Popolo, oggi più che mai, è nelle mani di chi ha avuto il coraggio di partire e di chi ha avuto il coraggio di restare. Nessuno di noi può esimersi dal prendere una decisione esprimendo il proprio voto.

La Riforma Boschi/Renzi/Verdini propagandata in Italia da una stampa filogovernativa demagogica e bugiarda, occupa ogni spazio di comunicazione possibile. L’ingannevole bombardamento mediatico sul SI al referendum, con la solita campagna di promesse, è l’unica risposta che il governo Renzi dà alla disperazione dei sardi, nel pieno di una crisi economica e sociale epocale non voluta da noi, e che di certo non vedeva come priorità la manipolazione della Costituzione. Solo l’8% degli italiani, infatti, ritiene che i problemi costituzionali siano prioritari per la soluzione della crisi.

Ci fanno credere che il nuovo Senato renziano sarà il Senato delle Autonomie locali, ma per essere un Senato delle Autonomie locali, che rappresenti in modo paritario le singole regioni, bisogna innanzitutto che esso sia eletto dai cittadini attraverso il suffragio universale, cosa non prevista dalla Riforma Boschi. Il Senato delle Autonomie per essere tale dev’essere paritario e federale. Solo un Senato federale, dove il numero degli eletti prescinde dal numero degli abitanti, quindi uguale per ogni regione, garantirebbe pari dignità ed eviterebbe alla Sardegna rischi di discriminazione. Il Senato della Riforma Renzi, è eletto dai nominati della casta e addirittura rimanda ad una legge a tutt’oggi inesistente le modalità con cui verrà eletto. La Sardegna con il progetto renziano, a causa del basso numero di abitanti, avrà ancora una volta meno rappresentanti e conterà sempre meno.

La Riforma Costituzionale, tra innumerevoli incongruenze, prevede il “super onorevole” e cioè che un sindaco possa essere nello stesso tempo anche consigliere regionale e senatore. Tre cariche di grande responsabilità che implicano anche continui trasferimenti geografici, corse da un territorio all’altro e soggiorni a Roma. Quale sarà la produttività di questo “dio onnipotente e onnipresente” rispetto alla comunità locale, alla Regione e al Parlamento italiano? Dove troverà il tempo per assolvere in modo proficuo a tutti questi ruoli?

Se alla base di questa nuova figura, anche umanamente impossibile, c’è il pretesto del taglio ai costi della politica, sarebbe bastata una semplicissima Legge ordinaria per tagliare il 50% di tutte le immunità, dei privilegi, degli stipendi, delle commissioni etc. etc. della casta politica, legando poi il 50% alla produttività per ogni singolo onorevole.

Ma così non è.

La controriforma con l’alibi dei tagli ai costi della politica, si ispira a ben altro. Essa è l’evoluzione del bipolarismo italiano verso un sistema oligarchico da tempo preannunciato e auspicato dai potentati economici delle multinazionali e dalla P2. Essa ha la funzione di escludere la partecipazione popolare ed il conseguente controllo sugli atti e il funzionamento delle istituzioni.

Con la Riforma si concentrano i poteri politici ed economici nelle mani di una casta sempre più ristretta, una casta super controllata ed espressa dalle segreterie dei partiti politici, quelle che di fatto sceglieranno il “super onorevole” per poi sostituirsi ad esso nelle sue funzioni istituzionali. Per tale ragione il “sindaco-consigliere regionale-senatore” non deve avere dotti sovrannaturali, né il dono dell’ubiquità, né competenze e ancor meno gli si chiederà di assolvere alle istanze dei cittadini, ai suoi tre ruoli, ma gli si imporrà solo la fedeltà. Saranno le segreterie e gli accordi tra i partiti a sostituirlo nelle amministrazioni locali, nei consigli regionali e nel Senato italiano. Di che autonomia vogliamo parlare?

Dietro la Riforma Boschi/Renzi/Verdini, così pasticciata e maldestra, non solo c’è la violazione della Sovranità popolare, ma c’è il Pensiero Unico dell’era renziana dove lo stesso Stato italiano rinuncia alla sua sovranità abdicando a favore di poteri finanziari internazionali. Poteri che impongono lo sconvolgimento delle Costituzioni democratiche in tutta Europa per ridurre gli spazi di democrazia ai Popoli per condizionarne possibili reazioni di fronte alla crescente crisi economica. Il restringimento degli spazi democratici è propedeutico alle repressioni e non alla soluzione dei problemi reali della gente.

Il privilegio dell’immunità che si vuol concedere ai supersenatori, sicuramente servirà per risolvere i propri problemi con la giustizia. Questo è il Senato delle Autonomie che ci propongono. A tal proposito L’ Economist sulla riforma del Senato non più elettivo dichiara: "Molti dei suoi membri sarebbero consiglieri regionali e sindaci" quando "regioni e comuni" sono gli "strati di governo più corrotti"…concedendo loro anche l'immunità… renderebbe il Senato "un magnete per la peggiore classe politica".

Sulle Regioni a Statuto speciale, va detto che la Riforma Renzi viola il principio di incompatibilità della carica di consigliere regionale e senatore. Tutto ciò coerentemente con il gruppo dirigente del PD che si è espresso a favore dell’abolizione nel tempo delle Regioni a Statuto speciale, senza neppure capire ed entrare in merito alla storia di queste specialità.

Nell’Art 117 della Riforma Renzi, lo Stato accentra poteri sottraendoli alle regioni con la Clausola di Supremazia Speciale, per cui in nome della “Tutela dell’interesse nazionale”, lo Stato istituzionalizzerà ogni suo interesse sul territorio sardo, a partire dalla installazione del Sito unico delle scorie nucleari, ad ulteriore militarizzazione dei nostri territori ad interventi energetici devastanti per il nostro ambiente.

Queste sono solo alcune riflessioni e considerazioni che in nome degli interessi della Sardegna e delle future generazioni devono indurci a bloccare questa controriforma votando NO.

Claudia Zuncheddu

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articolo di Claudia Zuncheddu pubblicato dal Manifesto Sardo 01-12-2016

Il referendum sulla Riforma della Costituzione italiana è un’occasione che deve vedere unito il Popolo sardo. Il destino della nostra Terra e del nostro Popolo, oggi più che mai, è nelle mani di chi ha avuto il coraggio di partire e di chi ha avuto il coraggio di restare. Nessuno di noi può esimersi dal prendere una decisione esprimendo il proprio voto.

La Riforma Boschi/Renzi/Verdini propagandata in Italia da una stampa filogovernativa demagogica e bugiarda, occupa ogni spazio di comunicazione possibile. L’ingannevole bombardamento mediatico sul SI al referendum, con la solita campagna di promesse, è l’unica risposta che il governo Renzi dà alla disperazione dei sardi, nel pieno di una crisi economica e sociale epocale non voluta da noi, e che di certo non vedeva come priorità la manipolazione della Costituzione. Solo l’8% degli italiani, infatti, ritiene che i problemi costituzionali siano prioritari per la soluzione della crisi.

Ci fanno credere che il nuovo Senato renziano sarà il Senato delle Autonomie locali, ma per essere un Senato delle Autonomie locali, che rappresenti in modo paritario le singole regioni, bisogna innanzitutto che esso sia eletto dai cittadini attraverso il suffragio universale, cosa non prevista dalla Riforma Boschi. Il Senato delle Autonomie per essere tale dev’essere paritario e federale. Solo un Senato federale, dove il numero degli eletti prescinde dal numero degli abitanti, quindi uguale per ogni regione, garantirebbe pari dignità ed eviterebbe alla Sardegna rischi di discriminazione. Il Senato della Riforma Renzi, è eletto dai nominati della casta e addirittura rimanda ad una legge a tutt’oggi inesistente le modalità con cui verrà eletto. La Sardegna con il progetto renziano, a causa del basso numero di abitanti, avrà ancora una volta meno rappresentanti e conterà sempre meno.

La Riforma Costituzionale, tra innumerevoli incongruenze, prevede il “super onorevole” e cioè che unsindacopossa essere nello stesso tempo ancheconsigliere regionaleesenatore. Tre cariche di grande responsabilità che implicano anche continui trasferimenti geografici, corse da un territorio all’altro e soggiorni a Roma. Quale sarà la produttività di questo “dio onnipotente e onnipresente” rispetto alla comunità locale, alla Regione e al Parlamento italiano? Dove troverà il tempo per assolvere in modo proficuo a tutti questi ruoli?

Se alla base di questa nuova figura, anche umanamente impossibile, c’è il pretesto del taglio ai costi della politica, sarebbe bastata una semplicissima Legge ordinaria per tagliare il 50% di tutte le immunità, dei privilegi, degli stipendi, delle commissioni etc. etc. della casta politica, legando poi il 50% alla produttività per ogni singolo onorevole. Ma così non è.

La controriforma con l’alibi dei tagli ai costi della politica, si ispira a ben altro. Essa è l’evoluzione del bipolarismo italiano verso un sistema oligarchico da tempo preannunciato e auspicato dai potentati economici delle multinazionali e dalla P2. Essa ha la funzione di escludere la partecipazione popolare ed il conseguente controllo sugli atti e il funzionamento delle istituzioni.

Con la Riforma si concentrano i poteri politici ed economici nelle mani di una casta sempre più ristretta, una casta super controllata ed espressa dalle segreterie dei partiti politici, quelle che di fatto sceglieranno il “super onorevole” per poi sostituirsi ad esso nelle sue funzioni istituzionali. Per tale ragione il “sindaco-consigliere regionale-senatore” non deve avere dotti sovrannaturali, né il dono dell’ubiquità, né competenze e ancor meno gli si chiederà di assolvere alle istanze dei cittadini, ai suoi tre ruoli, ma gli si imporrà solo la fedeltà. Saranno le segreterie e gli accordi tra i partiti a sostituirlo nelle amministrazioni locali, nei consigli regionali e nel Senato italiano. Di che autonomia vogliamo parlare?

Dietro la Riforma Boschi/Renzi/Verdini, così pasticciata e maldestra, non solo c’è la violazione della Sovranità popolare, ma c’è il Pensiero Unico dell’era renziana dove lo stesso Stato italiano rinuncia alla sua sovranità abdicando a favore di poteri finanziari internazionali. Poteri che impongono lo sconvolgimento delle Costituzioni democratiche in tutta Europa per ridurre gli spazi di democrazia ai Popoli per condizionarne possibili reazioni di fronte alla crescente crisi economica. Il restringimento degli spazi democratici è propedeutico alle repressioni e non alla soluzione dei problemi reali della gente.

Il privilegio dell’immunità che si vuol concedere aisupersenatori, sicuramente servirà per risolvere i propri problemi con la giustizia. Questo è il Senato delle Autonomie che ci propongono.

A tal proposito L’Economistsulla riforma del Senato non più elettivo dichiara:“Molti dei suoi membri sarebbero consiglieri regionali e sindaci” quando “regioni e comuni” sono gli “strati di governo più corrotti”…concedendo loro anche l’immunità… renderebbe il Senato “un magnete per la peggiore classe politica”.

Sulle Regioni a Statuto speciale, va detto che la Riforma Renzi viola il principio di incompatibilità della carica di consigliere regionale e senatore. Tutto ciò coerentemente con il gruppo dirigente del PD che si è espresso a favore dell’abolizione nel tempo delle Regioni a Statuto speciale, senza neppure capire ed entrare in merito alla storia di queste specialità.

Nell’Art 117 della Riforma Renzi, lo Stato accentra poteri sottraendoli alle regioni con la Clausola di Supremazia Speciale, per cui in nome della “Tutela dell’interesse nazionale”, lo Stato istituzionalizzerà ogni suo interesse sul territorio sardo, a partire dalla installazione del Sito unico delle scorie nucleari, ad ulteriore militarizzazione dei nostri territori ad interventi energetici devastanti per il nostro ambiente. Queste sono solo alcune riflessioni e considerazioni che in nome degli interessi della Sardegna e delle future generazioni devono indurci a bloccare questa controriforma votandoNO.

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Unione Sarda 26/8/16, Riforma costituzionale: Claudia Zuncheddu, Sardigna Libera
 
«Solo confusione e opportunismo»Claudia Zuncheddu
«Una riforma costituzionale, nata con l'appoggio di maggioranze opportunistiche è confusa e ritarderà i processi legislativi». La bocciatura alla riscrittura della Costituzione arriva da Claudia Zuncheddu, indipendentista ed esponente del movimento Sardigna libera.
Cosa spinge a sostenere il No?
«Per contrastare la deriva autoritaria dello Stato che accentra il potere a Roma condannando la Sardegna a un'ulteriore perdita di sovranità».
Sempre in guerra con il governo?
«L'unica arma per noi sardi per far valere i nostri diritti è quella del voto e del consenso democratico nella costruzione di un percorso di autodeterminazione, di indipendenza e benessere per il nostro popolo. Questa confusa e demagogica riforma è un problema che coinvolge anche noi sardi, i movimenti autonomisti, identitari, indipendentisti e le nostre aspettative politiche».
Sardegna penalizzata?
«La riforma del Senato è una ridicola farsa che priva di una parte di rappresentanza i sardi. Non essendo basata su un reale Senato federale regionale, la Sardegna non conta quanto la Lombardia e le altre regioni più popolate».
Il referendum propositivo è sufficiente per garantire agli elettori la partecipazione politica?
«Aumenta il numero da 500 mila a 800 mila, ma se non si garantisce a tutti un accesso per la convalida è pura demagogia».
Stessa questione per le quote rosa costituzionalizzate?
«Può essere la solita farsa. Si continua a girare attorno all'articolo 51 della Costituzione italiana che, come il nostro Statuto speciale di autonomia, contempla pari diritti di rappresentanza fra uomini e donne, anziché applicarli».
Può essere, però, un segnale importante.
«Il percorso verso la parità di genere nelle sedi decisionali è lungo e complesso. Le donne sono attive fuori dai partiti politici e a esse è precluso l'accesso nelle istituzioni, mentre le poche che ne fanno parte rispondono a logiche di partito. Le donne controllabili non possono essere portatrici di innovazione di genere nelle istituzioni. Qualsiasi legge che agevoli il processo di ingresso nelle istituzioni delle donne comunque rappresenta un passo avanti nel processo di liberazione di genere e di emancipazione dalla società strettamente controllata dal potere maschilista».
L'elezione dei giudici della Corte Costituzionale divisa tra Camera e Senato, serve a equilibrare i due rami del Parlamento?
«Assolutamente no. Il Senato avrà componenti nominati e controllati dai partiti e dunque non è garantito un sistema di equilibrio. Questa cosa influirà anche nel “controllo” dei giudici della Corte Costituzionale
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Articolo di Claudia Zuncheddu pubblicato su Il manifesto Sardo del 08/07/2016

 

La Costituzione italiana per noi indipendentisti e per gran parte del mondo autonomista, non è la nostra Costituzione, ma di certo nessuno può ignorarla.

Al di là del conflitto tra lo Stato italiano che disconosce alla Sardegna la condizione legittima di Nazione e il suo diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza, tenendola in una condizione economica, sociale e politica neocoloniale e il sentimento diffuso tra i sardi secondo cui Sardigna no est Italia, resta il fatto che la Sardegna è sotto l’ombrello politico della Carta costituzionale italiana che afferma l’unicità e l’indivisibilità della Repubblica.

Un paradosso per noi indipendentisti e per i numerosi storici che hanno visto nell’Unità d’Italia una coincidenza di eventi che hanno fatto sì che un’accozzaglia di interessi capitanati in parte dai Savoia e popoli con storie diverse andassero forzatamente a costituire una nuova entità statuale, quella italiana, più formale che sostanziale.

Un’Unità, esito di una rivoluzione passiva o di una rivoluzione mancata, come diceva Gramsci. Un’Unità che si tentò di concretizzare nel tempo con artifici, come la trasmissione della RAI Non è mai troppo tardi, con cui negli anni 60 a quell’insieme di etnie e di popoli con storie e tradizioni differenti, con l’alibi dell’analfabetismo fu imposta e insegnata una lingua straniera, quella italiana, che li avrebbe omologati come popolo all’interno di un processo di unificazione culturale della nazione Italia. Il tutto a distanza di cento anni dalla proclamazione del Regno d’Italia.

Etnie, popoli e nazioni, inglobati nella neonata Italia, non si sono mai rassegnati ad abbandonare la propria identità per far parte di una Unità d’Italia debole, poco credibile e in tanti casi contraria e ostile ai loro stessi interessi. Eppure lo Stato italiano, dalla monarchia al fascismo alla repubblica, ce l’ha messa tutta per far sì che, ad esempio noi sardi, dimenticassimo la nostra storia, le nostre radici, la nostra lingua, consapevole che solo privandoci dell’identità e cancellando la nostra memoria storica ci avrebbe indebolito per meglio dominarci e saccheggiare le nostre risorse.

L’indipendenza della Sardegna oggi è una necessità ed è possibile solamente attraverso processi democratici che consentano conquiste anche parziali ma progressive di sovranità. E’ per la difesa di quei processi democratici che noi indipendentisti, identitari e autonomisti, siamo chiamati ad una presa di posizione sulla Riforma Costituzionale promossa da Renzi, dal suo giglio magico e auspicata anche da una parte del centro destra.

Il nostro NO alla Riforma è per opporci ad ogni manipolazione tesa a ridurre ulteriormente i nostri spazi di autonomia e di democrazia sanciti dal nostro Statuto speciale. La deriva autoritaria dello Stato italiano, coerente con un processo mondiale di riduzione degli spazi costituzionali democratici, è preludio di ulteriore privazione dei diritti contemplati non solo dallo statuto delle regioni autonome, ma anche da quello delle regioni a statuto ordinario.

La Riforma costituzionale promossa dal Governo Renzi non è solo una questione italiana ma riguarda anche i sardi. Essa in sintonia con l’Italicum, è il golpe con cui si accentrerà ancor più il potere a Roma condannando la Sardegna anche dal punto di vista giuridico e legislativo ad un forte arretramento e perdita di sovranità. L’abolizione del Senato è l’ennesimo inganno che con il pretesto dei tagli ai costi della politica, di fatto taglia le rappresentanze democratiche elettive creando un’oligarchia di nominati con plurincarichi fedeli alle segreterie dei partiti italiani. La Sardegna perderà il diritto ad esprimere liberamente le proprie rappresentanze laddove si decide anche per il nostro futuro.

Al di là anche della cancellazione del Titolo V che sancirà di fatto la fine delle Autonomie e delle prerogative regionali, la Riforma Renzi/Boschi/Verdini rientra in strategie internazionali ben più ampie di cui ne sono parte la gestione di questa Europa e del suo sistema monetario. Con i trattati europei si mira a delegittimare il Parlamento italiano per favorire il controllo diretto economico e politico da parte del capitale finanziario internazionale. La Riforma renziana è al servizio di questo sistema.  L’indipendentismo sardo ed europeo non può astenersi dalla lettura dei fatti locali in una cornice politica internazionale che non lascia scampo in primis alle etnie, ai popoli e alle Nazioni senza Stato in gran numero presenti in Europa. Anche queste considerazioni fanno parte del senso del nostro NO nel Referendum di ottobre sulla Riforma della Costituzione italiana.

Pubblicato in Indipendentismo
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Sant’Elia – Scuola di Via Schiavazzi, la sede storica dei seggi elettorali per il più popolato quartiere cagliaritano e per il nuovo San Bartolomeo, è rimasta chiusa all’insaputa degli elettori. Domenica 17, dalle 7 alle 23, dall’affluenza incessante dei cittadini, bloccati dai cancelli chiusi della scuola, si evince la volontà di partecipazione al referendum sulle trivelle da parte dei due quartieri che si affacciano sul mare cagliaritano.
 
Sul cancello della scuola è affissa un’ordinanza del Sindaco di Cagliari, messa all’ultimo momento, con cui si informano i cittadini che per esprimere il proprio voto bisogna recarsi ai seggi di un altro quartiere distante e di difficile accesso con mezzi pubblici.
 
I cittadini insorgono. C’è chi chiama i carabinieri, chi la stampa, chi minaccia di rivolgersi alla Procura. In tanti rinunciano e su tutte le furie tornano a casa, privati di un diritto costituzionale. Intanto cresce il coro degli elettori contro l’amministrazione di Cagliari che con quest’azione improvvisa, al di là di ogni dichiarazione demagogica, di fatto partecipa al boicottaggio del referendum. Boicottaggio, promosso in tutto il territorio italiano dal premier Renzi e dalla maggioranza del suo partito, il PD e “amichetti” vari.
 
E’ singolare che l’amministrazione cagliaritana, ancora una volta, toglie e taglia servizi pubblici e diritti ai residenti dei quartieri notoriamente più disagiati della città. Quest’amministrazione a Sant’Elia ha già permesso la chiusura della scuola dell’obbligo in nome dei tagli della “buona scuola” di Renzi. Come se non bastasse, dopo 25 anni di esercizio, l’unico ambulatorio di Medicina di Base nel “nuovo quartiere” è a rischio di chiusura per sfratto da parte dell’attuale sindaco.
 
Prendiamo atto che per questa amministrazione esistono cittadini di seria A e cittadini di serie B, cittadini che contano e cittadini marginali ai quali si può sottrarre non solo il diritto alla scuola e alla sanità pubblica, ma lo stesso diritto costituzionale ad esprimere il proprio voto. Mandiamoli a casa.
 
Claudia Zuncheddu
 
 
 
Rassegna stampa
 
 
 
CagliariPad: Sant'Elia, seggio trasferito. "Nessuno ci ha avvertito"
 
SardiniPost: Zuncheddu: “Ennesima discriminazione a danno dei residenti di Sant’Elia e della democrazia”
 
Unione Sarda: Alle urne, ma solo fuori dal quartiere: a Sant'Elia il seggio non c'è. Il sindaco si scusa
 
SardignaLive: Trivelle, l'indipendentista Zuncheddu: boicottato il referendum nel quartiere Sant'Elia
 
Ansa: Trivelle:indipendentista,voto boicottato Cagliari, scuola chiusa all'ultimo istante e seggio altrove
 
Casteddu online: "Boicottato il referendum nel quartiere più popolato di Cagliari" 
 
Sardegna Reporter: Boicottato il Referendum nel quartiere più popolato di Cagliari
 
SardaNews: "Boicottato il referendum nel quartiere più popolato di Cagliari"
 
SardegnaOggi: Ore dodici, in Sardegna l'affluenza sul referendum trivelle sfiora il 9%
 
GeosNews: Sant'Elia, seggio trasferito. "Nessuno ci ha avvertito"
 
La nuova Sardegna: Cagliari, scuola chiusa all'ultimo momento e cittadini costretti a votare altrove
Pubblicato in Diritti

http://lanuovasardegna.gelocal.it/cagliari/cronaca/2016/04/17/news/cagliari-scuola-chiusa-all-ultimo-momento-e-cittadini-costretti-a-votare-altrove-1.13314811?ref=hfnscaer-1

 

L'indipendentista Claudia Zuncheddu coordinatrice regionale di Sardigna Libera segnala il caso di via Schiavazzi e il disagio per i cittadini del quartiere scarsamente servito dal trasporto pubblico

 

 
CAGLIARI. Scuola sede di seggio chiusa all'ultimo momento e cittadini costretti a recarsi in un altro quartiere per votare al referendum sulle trivelle. Lo denuncia l'esponente indipendentista Claudia Zuncheddu, coordinatrice regionale di Sardigna Libera, segnalando il caso della scuola di via Schiavazzi, nel quartiere Sant'Elia, "il più popolato di Cagliari e scarsamente servito dai mezzi pubblici".
"Tutto questo - sottolinea Zuncheddu - sta creando disagi fra i residenti impossibilitati a spostarsi per esprimere un loro diritto, privandoli di un diritto costituzionale. È singolare che l'amministrazione cagliaritana toglie e taglia servizi pubblici e diritti ai residenti dei quartieri notoriamenti
 
più disagiati della città. Quest'amministrazione a Sant'Elia - attacca l'indipendentista - ha già permesso la chiusura della scuola dell'obbligo pubblica e come se non bastasse, l'unico ambulatorio di medicina di base nel 'nuovo quartierè è da qualche anno a rischio di chiusura per sfratto".
Pubblicato in Diritti
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E’ un “SI” contro le trivelle ma è anche un “SI” che simboleggia la nostra RIBELLIONE contro un sistema di malaffare  che giorno dopo giorno ci nega il diritto ad esistere.
 
E’ un “SI” contro un sistema politico di centro-sinistra e di centro-destra che indistintamente   toglie a noi SARDI,  il diritto ad esistere. Insieme ci hanno distrutto l’economia, insieme ci hanno avvelenato l’aria, la terra, l’acqua... ma non gli basta. Ora devono sconvolgere il sottosuolo e il mare.
 
Insieme stanno aggredendo violentemente  il nostro Sistema Sanitario Pubblico.  Chiudono gli ospedali nei territori e nelle città. Stanno impedendo, a colpi  di decreti, ai Medici di Base di curare i propri assistiti. Hanno soppresso la nostra Scuola Pubblica. Stanno chiudendo le nostre Università. Hanno ucciso la Ricerca  Hanno fatto fuggire in poco tempo 15.000 studenti e ricercatori. Al nostro impoverimento economico e sociale, voluto dalle destre e in egual misura dalle sinistre a Roma con l’appoggio di chi governa la Sardegna,  si aggiunge l’insesorabile impoverimento culturale, con la perdita delle nostre intelligenze messe in fuga da questo sistema corrotto.
 
Il “sistema del malaffare” è capace di tutto, persino di propagandare qualche ingannevole “SI” contro le trivelle, giusto per la propria campagna elettorale. MANDANDOLI A CASA AL PIU’ PRESTO POSSIBILE PER LIMITARE I DANNI.
 
SE NON HAI ANCORA VOTATO, VAI A ESPRIMERE IL TUO “SI” possibilmente prima delle 12.00 anche se si può votare sino alle 23.00.
 
Claudia Zuncheddu
Pubblicato in Ambiente

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURA

INTERROGAZIONE n. 1076/A

INTERROGAZIONE ZUNCHEDDU, con richiesta di risposta scritta, sulla imminente scadenza dell'Ente sostitutivo dell'ATO idrico e sulla improrogabile necessità di attuazione del referendum del giugno 2011 sull'acqua pubblica e in particolare sulla rimodulazione delle tariffe dell'acqua in Sardegna.

Pubblicato in Diritti

I DIRITTI VIOLATI DEL POPOLO SARDO

L’inammissibilità del quesito referendario consultivo da parte dell’Ufficio elettorale preposto, con la giustificazione che “…contrasta con l’ordinamento generale e i principi fondanti della Repubblica” e “…con l’articolo 5 della Costituzione in cui si afferma che la Repubblica è una e indivisibile”, e ancor più la motivazione con cui “…non è consentito sollecitare il corpo elettorale regionale a farsi portatore di modifiche costituzionali…” rappresenta un gravissimo attacco al diritto di libertà e di espressione dei cittadini sardi, un diritto garantito anche dalla Costituzione italiana.

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