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La Rete Sarda Sanità Pubblica, ancora una volta denuncia la situazione drammatica della Sanità nei territori della Sardegna e le scelte del governo Pigliaru, sempre più orientate verso la privatizzazione del Sistema Sanitario pubblico a cui i sardi non possono fare a meno.
 
La classe politica sarda non può ignorare l’alta percentuale di cittadini che già rinunciano alle cure a causa dei costi insostenibili, non può ignorare la necessità che gli ospedali pubblici dei territori in tutta l’Isola siano salvati e potenziati e non tagliati in nome del contenimento della spesa e della razionalizzazione del servizio.
Cagliari pad 29-01-2017
 
Per contenere la spesa pubblica non bisogna continuare a dissipare fondi pubblici garantendo mega stipendi a super manager, a direttori generali spesso di nomina politica, e ancor meno declassando e chiudendo gli ospedali pubblici dei territori dell’Isola per finanziare ospedali privati inutili ai sardi.
 
Non è accettabile che la Politica dei piani alti si sovrapponga alle esigenze sanitarie dei territori. Non è accettabile che il “sabaudo” Moirano, seppur voluto e strapagato dal governo Pigliaru, come tecnico, imponga alla classe politica sarda, debole e connivente, di accelerare i tempi di approvazione del Piano di Riordino della Rete Ospedaliera Territoriale. Tutto ciò senza che sia stato realizzato un sistema territoriale di servizi tale da garantire le esigenze primarie delle nostre collettività.
 
Claudia Zuncheddu
Coordinatrice - Rete Sarda Sanità Pubblica
Pubblicato in Salute

rete sarda no moirano

La Rete Sarda Sanità Pubblica, ancora una volta denuncia la situazione drammatica della Sanità nei territori della Sardegna e le scelte del governo Pigliaru, sempre più orientate verso la privatizzazione del Sistema Sanitario pubblico a cui i sardi non possono fare a meno.

La classe politica sarda non può ignorare l’alta percentuale di cittadini che già rinunciano alle cure a causa dei costi insostenibili, non può ignorare la necessità che gli ospedali pubblici dei territori in tutta l’Isola siano salvati e potenziati e non tagliati in nome del contenimento della spesa e della razionalizzazione del servizio.

Per contenere la spesa pubblica non bisogna continuare a dissipare fondi pubblici garantendo mega stipendi a super manager, a direttori generali spesso di nomina politica, e ancor meno declassando e chiudendo gli ospedali pubblici dei territori dell’Isola per finanziare ospedali privati inutili ai sardi. Non è accettabile che la Politica dei piani alti si sovrapponga alle esigenze sanitarie dei territori. Non è accettabile che il sabaudo Moirano, seppur voluto e strapagato dal governo Pigliaru, come tecnico, imponga alla classe politica sarda, debole e connivente, di accelerare i tempi di approvazione del Piano di Riordino della Rete Ospedaliera Territoriale. Tutto ciò senza che sia stato realizzato un sistema territoriale di servizi tale da garantire le esigenze primarie delle nostre collettività.

Claudia Zuncheddu

Coordinatrice - Rete Sarda Sanità Pubblica

Pubblicato in Salute

Indipendentisti in via Tempio davanti agli uffici della Asl contro Pigliaru:"Mentre gli ospedali del territorio vengono declassati il Presidente inventa la Asl Unica"

Autore:Redazione Casteddu Onlineil 13/12/2016 17:00 

 


Indipendentisti in piazza contro Pigliaru:"Giù le mani dalla sanità" 

Esordio in piazza per gli indipendentisti aderenti al progetto dell’Alternativa Natzionale in difesa della sanità pubblica. Nel mirino il Piano di riordino fortemente voluto dalla giunta Pigliaru che – sostengono i promotori della manifestazione – implica un intollerabile ridimensionamento del sistema ospedaliero isolano. Ad affollare via Tempio, davanti agli uffici della ASL, sono stati i militanti di Sardigna Natzione Indipendentzia, di Progetu Repùblica de Sardigna, del Fronte Indipendentista Unidu, di Gentes e di Sardigna Libera che per tutta la mattina hanno distribuito volantini e hanno dialogato con pazienti e personale.

Il punto è che «mentre gli ospedali dei nostri territori vengono declassati o chiusi, il Presidente Pigliaru inventa la ASL Unica, ovvero una grande mangiatoia con sede a Sassari guidata da un super direttore generale: il signor Moirano (ligure), il quale a sua volta ha nomimato direttori amministrativi e sanitari italiani» –sostiene al megafono Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione – «Con tale nomina al governo della sanità sarda c’è stata una grave perdita di sovranità del popolo sardo, pertanto il sistema politico al governo della Sardegna deve prenderne atto e restituire la delega ricevuta dai cittadini sardi».


Sul diritto alla salute interviene Cristiano Sabino, del Fronte Indipendentista Unidu, avanzando l’ipotesi che se le cose continueranno così si dovrà chiedere ad Emergency o a Medici Senza Frontiere di intervenire per garantire il diritto alla salute dei cittadini sardi. Sabino, nel suo intervento davanti ai tanti partecipanti al presidio, insiste anche sullo «sporco lavoro di austerity compiuto per conto dello stato italiano e del governo europeo da parte del governo regionale che, di fatto, è la giunta più spintamente ultraliberista mai toccata ai sardi».


Intervento lungo e dettagliato quello del medico Claudia Zuncheddu, segretario del movimento Sardigna Libera, che ripercorre le tappe dello smantellamento della sanità pubblica a beneficio di quella privata: «mentre si chiudono le strutture pubbliche si finanziano strutture sanitarie private di cui il Mater Olbia è l’esempio più eclatante. Un ospedale privato del tutto inutile a noi ma ai cui costi i sardi dovranno contribuire con 58 milioni di euro annui per dieci anni, cioè un patrimonio di oltre mezzo miliardo a fondo perduto indirizzato all’Emiro del Qatar». Ma i sardi non resteranno a guardare – rassicura la Zuncheddu – «lotteremo fino alla fine affiancando i comitati della Rete Sarda per la Sanità Pubblica, al fine di  impedire che il nuovo manager Moirano dia il colpo di grazia alla sanità pubblica». A chi governa la Sardegna – conclude l’esponente indipendentista – noi chiediamo che si organizzi un tavolo con sindaci e comitati per scrivere una Riforma democratica nell’interesse dei sardi incentrata sul taglio agli sprechi, dovuti ai giochi politici interni alle ASL, e non al diritto alla salute dei sardi».  
 
 
Pubblicato in Salute
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"Dei 15 giorni previsti per il ricorso al Consiglio dei ministri ne sono già passati dieci. La Regione - ha aggiunto Zuncheddu - non può rassegnarsi e sostenere che 'il ministero della Difesa ha approvato in via definitiva il Decreto e nulla si può"
Ansa News
 
"Sollecitiamo al presidente Pigliaru atti di opposizione istituzionale contro l'Operazione Nato Trident", è quanto ha chiesto Claudia Zuncheddu di SardignaLibera. "La Nato, con una delle più imponenti esercitazioni militari del dopoguerra, la Trident Juncture, mette la Sardegna al centro della strategia delle esercitazioni di una possibile guerra mondiale. La Nato, oggi strumento privilegiato delle politiche degli Usa nei processi di destabilizzazione degli equilibri mondiali - ha sottolineato Zuncheddu - nonché degli alleati del Medio Oriente, da Israele alla Turchia, all'Arabia Saudita e ad altri Stati, si pone in netto contrasto con gli interessi degli alleati europei e del mondo islamico non ostile all'Europa. L'Italia ancora una volta subalterna agli Usa, già nel 2013 offrì il proprio sostegno per le esigenze strategiche e di addestramento di guerra al centro del Mediterraneo, garantendo il supporto di basi e poligoni in Sardegna. Oggi l'Isola sarà investita dalle esercitazioni più pesanti e mai viste in precedenza. Di fronte alle denunce dei sardi, di associazioni e movimenti, in testa il Comitato Gettiamo le Basi, si sollecita il presidente Pigliaru a non sottovalutare la portata dell'evento e avvalendosi del diritto di opposizione, previsto dalla Legge, a impugnare il decreto a salvaguardia dell'Isola".
"Dei 15 giorni previsti per il ricorso al Consiglio dei ministri ne sono già passati dieci. La Regione - ha aggiunto Zuncheddu - non può rassegnarsi e sostenere che 'il ministero della Difesa ha approvato in via definitiva il Decreto e nulla si può fare'. Il Decreto è del 25 settembre e solo dopo quattro giorni sono iniziate le esercitazioni, in violazione delle L. 898/76, L. 104/1990, che prevedono 15 giorni per eventuali opposizioni".
Pubblicato in Ambiente

A Roma altra bastonata alla lingua sarda

E’ politicamente inaccettabile che la minoranza etnica e linguistica più numerosa in Italia, ovvero quella sarda, venga privata della possibilità di parlare la propria lingua nelle TV di Stato e in particolar modo nella Terza Rete, nata come strumento di decentramento e di valorizzazione delle culture locali.
Nello stesso modo assistiamo esterrefatti al balletto di scarico di responsabilità tra il cinico governo romano e quello sardo che si limita a proteste di circostanza deboli e poco credibili. Pigliaru in veste di Presidente e Firinu di Assessore alla cultura, non solo sarebbero dovuti essere ben più attenti alle scadenze istituzionali e ai rapporti con la TV di Stato, ma visti i loro ruoli avrebbero dovuto rappresentare e tutelare con tutt’altra forza e determinazione la nostra lingua da chi ancora una volta nella storia ce la vuole tagliare.
Non mi stupisce la posizione antilingua sarda portata avanti nei giorni scorsi al Senato da alcuni eletti in Sardegna nelle liste del PD, un partito sempre “ambiguo e freddo” sulle politiche reali e concrete di difesa, di attuazione e di valorizzazione della lingua e della cultura sarda.
Purtroppo ancora una volta la Sardegna si ritrova a dover fare i conti con il “complesso di appartenenza” della classe politica locale, “prima italiana e poi sarda” e come tale ligia ai diktat delle formazioni politiche italiane.
 
In Sardegna come in Italia governano le stesse forze politiche di centro sinistra, per cui almeno in nome delle sintonie politiche ci saremo aspettati da Roma maggiore rispetto per le rivendicazioni del Presidente Pigliaru e della sua Assessora alla cultura. Ma ancora una volta emerge che non può esistere pari dignità tra le due istituzioni se quella sarda non supera la relazione di totale dipendenza da Roma. La debolezza della nostra rappresentanza, la scarsa credibilità dettata anche da imperdonabili ritardi, da dimenticanze di fronte a scadenze istituzionali inderogabili, dai rapporti di sottomissione con la stessa TV di Stato, fanno sì che alla Sardegna come minimo si tagli la lingua.
 
Nasce spontanea la domanda, “ma fra Renzi e Pigliaru, per noi sardi chi è su Buginu?
 
Claudia Zuncheddu  
Pubblicato in Lingua Sarda
Egregio Presidente
 
La soppressione dell’Ente Foreste della Sardegna e la sua sostituzione con un nuovo soggetto giuridico, l’Agenzia Forestas, è una scelta che preoccupa noi sardi, come è stato già denunciato dai sindacati.
Presidente, la privatizzazione di un Ente pubblico non garantisce la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio forestale-ambientale e delle attività tradizionali ad esso connesse. L’affidamento della neo-Agenzia ad un amministratore unico, come prassi nelle aziende private, attribuisce a questa figura ampi poteri sia sulle scelte occupazionali, con la libertà di attribuire lavori in house e/o esternalizzazioni, che nelle possibili cessioni di aree di pregio su cui la speculazione privata punta gli occhi non da oggi.
Forse per Lei Presidente e per la Sua Giunta, con non celate simpatie liberiste, la valorizzazione del patrimonio ambientale sardo è garantita dagli speculatori e la soluzione del dramma occupazionale dalle esternalizzazioni. 
Sulla filosofia che anima la Giunta di centro sinistra e sovranista, in materia occupazionale, lascia pochi dubbi la disapplicazione della LR 31/1998, la Legge che ha contribuito a incrementare i livelli occupativi per la salvaguardia dell’ambiente boschivo (vedi le stabilizzazioni per 300 operai nel biennio 2015/2016).  
L’Ente Pubblico va adeguato e migliorato alle nuove esigenze ma non di fatto soppresso. In tutti i comuni dell’Isola gli operai dell’Ente Foreste sono in progressiva riduzione, con pesanti ricadute sull’economia delle famiglie e degli enti locali, mentre avanza lo spopolamento soprattutto nelle zone interne con la desertificazione e l’abbandono dei territori.
E’ compito della Politica gestire in modo virtuoso il bene pubblico, non a colpi di privatizzazione ma incentivando i controlli e la prevenzione rispetto anche agli incendi e alla speculazione sulle foreste. Questa è fonte di occupazione, caro Pigliaru.
Il disegno di legge per la Riforma del Piano Forestale Regionale risponde a logiche estranee alla nostra Isola. Dietro l’Agenzia Forestas aleggia lo spettro liberista delle dismissioni e della speculazione che in Italia ha arricchito solo certi privati.  
 
Il Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna, deve vigilare e porre fine a un lungo elenco di Leggi, come questa, varate dalla Politica sarda per condannare e opprimere i sardi.
 
Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera 
 
Pubblicato in Enti locali

«Che danno se Terna va via»

ENERGIA. Claudia Zuncheddu: la politica non sottovaluti l'operazione.
Se Terna chiude in Sardegna «il sistema elettrico isolano rischia di tornare agli anni Cinquanta quando si utilizzavano le candele di cera o le lampade a carburo». Non è una provocazione, ma un allarme vero e proprio quello che lancia Claudia Zuncheddu, ex consigliera regionale di Sardigna libera.

Pubblicato in Economia

Imponente la manifestazione a Cagliari per salvare la scuola pubblica contro il Governo Renzi e i suoi sostenitori locali, oggi alla guida della Sardegna. Con la Riforma c.d. “La Buona Scuola” il Governo Renzi e la Giunta Pigliaru, sempre pronta ad allinearsi, decretano la morte della scuola pubblica, privilegiando le scuole private. Le ripercussioni di questa controriforma, soprattutto per i giovani e le famiglie sarde, saranno catastrofiche. La Giunta Pigliaru, in modo acritico e ossequioso, ha appoggiato politiche di “genocidio culturale” nella nostra Isola, già piegata dalla crisi economica e sociale.

Pubblicato in Istruzione

Noi sardi, auspichiamo che prevalga il bene comune sugli interessi dei singoli e/o di lobby affaristiche e che tu, Presidente Pigliaru, non sia ricordato nella nostra storia, per l’accondiscendenza alle logiche degli “inceneritoristi”, estranee e lesive per la nostra economia e la nostra salute.

Pubblicato in Ambiente
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