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eurallumina

 

La Confederazione Sindacale Sarda, con Sardegna Pulita e Assotziu Consumadoris Sardigna, il 16 febbraio hanno indetto una conferenza stampa per fare il punto sulla Vertenza exEuroallumina, ora RUSAL.

Dopo la Conferenza dei Servizi del 31/01 e dell’08/02 e gli episodi di tensione a Cagliari e Portoscuso, esitati con pesanti minacce a Angelo Cremone, un ambientalista sempre in primafila nelle lotte per la difesa del territorio e dell’ambiente, la CSS con le altre associazioni, hanno ritenuto importante chiamare al confronto tutte le associazioni ambientaliste (FAI, Sardegna Pulita, Italia Nostra, Gruppo di Intervento Giuridico, Lega Ambiente, Verdi, Carlofortini Preoccupati, Comitato Spontaneo Agricoltori e Allevatori, WWF Sardegna, Lipu, ISDE, Terra Bia), Partiti e Movimenti politici sardi impegnati sul fronte della difesa del nostro patrimonio ambientale e del diritto dei sardi ad un lavoro pulito che non uccide.

E’ stato ribadito che il rilancio dell’industria inquinante nel Sulcis è un crimine, così come è un crimine ricattare i sardi piegati dalla disoccupazione prospettando come unica soluzione possibile, il pane avvelenato. Un salario da barattare con la salute non solo dei lavoratori, ma di intere collettività.

Le nostre istituzioni hanno la responsabilità morale e politica di aver scatenato una guerra tra i disoccupati di quell’industria notoriamente responsabile di un disastro ambientale incalcolabile, con tutti i sardi di buona volontà che lottano per combattere la disoccupazione, per frenare il consumo del territorio e l’avvelenamento del nostro ambiente.

La soluzione concreta del dramma occupazionale è nelle bonifiche, per le quali fiumi di finanziamenti sono stati stanziati e sino ad oggi inutilizzati. Per un misterioso maleficio, la Regione Autonoma della Sardegna, controtendenza mondiale e contro le stesse normative europee, continua a promuovere politiche inquinanti, dal carbone, alla produzione dei fanghi rossi, alle pratiche di incenerimento.

La disoccupazione in Sardegna trova soluzione nelle bonifiche ambientali, nei processi di riconversione delle attività inquinanti e nella rinaturalizzazione dei nostri territori. Continueremo la nostra lotta per l’occupazione, contro le politiche liberiste di chi amministra la Sardegna privilegiando il Profitto delle multinazionali.

Un ringraziamento alla CSS e a tutti gli organizzatori della conferenza che tengono alta l’attenzione sul dramma del nostro Sulcis.

Claudia Zuncheddu - SardignaLibera

Pubblicato in Lavoro

Scontro su Eurallumina

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Unione sarda 17-02-2017

Zuncheddu (Sardigna libera): no al veleno. Pirotto (Rsu): nessun allarme

Scontro su EuralluminaL'Eurallumina di Portovesme
Il futuro di Eurallumina viaggia sui binari dell'incertezza, ai limiti del paradosso. Se la fabbrica di Portovesme non riparte, come chiedono in coro le associazioni ambientaliste, lascia per strada diverse centinaia di famiglie. Se invece si rimette in moto, come invocano daotto anni i lavoratori, rischia di «uccidere non solo chi ci lavora ma l'intero territorio del Sulcis», denuncia Giacomo Meloni, segretario generale della confederazione sindacale sarda. «Rilanciare Eurallumina sarebbe un genocidio», dice Claudia Zuncheddu, medico, ex consigliere regionale, presidente di Sardigna Libera. E aggiunge: «Non possiamo più accettare il pane avvelenato a ogni costo solo perché la Regione non fa scelte serie e possibili, come avviare i processi di riconversione dei territori inquinati».
LO SCONTRO Nello scontro istituzionale tra la Regione che, dopo il via libera della Conferenza dei servizi al progetto da 200 milioni di euro per il ripristino della filiera dell'alluminio considera avviata la fase di rilancio della fabbrica, e il ministero dei Beni culturali, che invece ha dato parere negativo legato a questioni paesaggistiche, si fa sentire il “no” del mondo ambientalista sardo. «Non è un rifiuto contro i lavoratori», sottolinea Meloni, «ma qui siamo di fronte a un bivio tra chi vuole un nuovo sviluppo, partendo per esempio dalle bonifiche, e chi rincorre un modello vecchio illudendo i lavoratori di poter creare lavoro e sviluppo».
L'ALLARME A preoccupare le associazioni ambientaliste sono i pericoli per la salute di chi vive nel Sulcis. «Siamo in emergenza», dice Zuncheddu, «i dati scientifici parlano chiaro: c'è un'altissima incidenza di tumori, malattie croniche progressive, cardiocircolatorie ed endocrine. Il 40% dei bambini è affetto da displasie tiroidee, riconducibili all'inquinamento ambientale. Ricordo», aggiunge, «una circolare di un Comune del Sulcis con cui si invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti locali perché inquinati».
LA REPLICA Agli ambientalisti replica a stretto giro Antonello Pirotto, delegato Rsu Eurallumina: «Se due Conferenze di servizi, 930 giorni di istruttorie tecniche, avessero evidenziato problematiche legate alla salute o all'ambiente sarebbero stati gli stessi lavoratori dell'Eurallumina a smettere di lottare. Ma la Conferenza», che ha dato parere positivo al progetto della Rusal, «ha detto ben altro». Per queste ragioni, conclude Pirotto, «continueremo a lottare per il lavoro, nel rispetto delle leggi, convinti che il futuro economico e sociale non possa prescindere da un modello di sviluppo integrato».
Mauro Madeddu

Pubblicato in Lavoro

 

Unione sarda 16-2-2017

Eurallumina, la protesta degli ambientalisti: "Il rilancio sarebbe un genocidio"

 


Da una parte c'è il mondo isolano degli ambientalisti che, con Claudia Zuncheddu, medico, ex consigliere regionale e oggi presidente dell'associazione Sardigna Libera, parla di "genocidio in caso di rilancio dell'Eurallumia".

Dall'altra ci sono loro, gli operai della fabbrica di Portovesme, da otto anni in lotta per il lavoro che promettono di continuare battersi "con la solita determinazione, nel rispetto delle norme e delle leggi, convinti che il futuro economico e sociale del Sulcis, della Sardegna e dell'Italia, non possa prescindere da un modello di sviluppo integrato".

In mezzo lo scontro istituzionale tra la Regione che, con il parere favorevole della Conferenza dei servizi al progetto da 200 milioni di rilancio della filiera dell'alluminio, considera avviata la fase di rilancio di Eurallumina, e il ministero dei Beni culturali, che invece ha dato parere negativo legato a questioni sul paesaggio.

Pubblicato in Ambiente

Eurallumina: ambientalisti, torna carbone

Tiscali: 16-2-2017

"Chi spinge per il riavvio dello stabilimento dell'Eurallumina, e in generale di tutta l'industria altamente inquinante, vuole in realtà un ritorno all'era del carbone".

E' la posizione forte espressa dal mondo ambientalista sardo all'indomani del via libera della Conferenza di servizi al progetto da 200 milioni di euro per far ripartire la filiera dell'alluminio nel Sulcis. L'ennesima protesta arriva dopo le minacce di morte subite da Angelo Cremone, storico e battagliero ecologista attivo nel territorio.

Un nulla osta, quello della Conferenza, che per la Regione chiude la partita definitivamente. Ma sul tema è scontro istituzionale perché il Mibatc ritiene determinante la sua opposizione al progetto legata a questioni paesaggistiche, al contrario di Viale Trento che ha giudicato il parere negativo non vincolante

"Ci sono dati reali, indagini fatte sulle disfunzioni tiroidee in un centinaio di bambini da cui è emerso che in 40 erano presenti patologie collegate all'inquinamento", denuncia Claudia Zuncheddu incontrando i giornalisti con tutti gli ambientalisti dalla Confederazione sindacale sarda (Css).

L'esponente di Sardegna Pulita ricorda anche la circolare di un Comune del Sulcis "con cui si invitava la popolazione a non somministrare ai minori di 7 anni i prodotti autoctoni". Insomma, attacca Zuncheddu, "chi vuole il riavvio vuole uno sterminio". "Vogliamo poter dire liberamente che non ci piace la centrale a carbone", ribadisce Cremone che sulle minacce a lui indirizzate chiarisce: "non posso andare in ristorante ed essere aggredito, o passare vicino ai manifestanti di Eurallumina e rischiare che mi mettano le mani addosso. Chi ha preso un manichino con la mia faccia, l'ha impiccato e fatto a pezzi davanti alla sede della Provincia, sta portando i lavoratori sulla strada sbagliata". Questa, sottolinea il segretario di Css, Giacomo Meloni, "è la madre di tutte le battaglie, uno snodo, perché se passa la riapertura di Eurallumina, allora si dà il via libera a fare della Sardegna un territorio in cui scaricare tutte le fonti d'inquinamento, scorie radioattive e altri rifiuti tossici compresi". (ANSA).

Pubblicato in Ambiente
 
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La Presentazione del Progetto nel Distretto di Cagliari e Area Vasta riguardante la prevenzione del diabete di tipo 2 e delle malattie cardiovascolari nella popolazione ad alto rischio, da parte della ASL di Cagliari e della Regione Autonoma della Sardegna ai Medici di Base, ha suscitato molte polemiche da parte dei medici territoriali.
La presentazione del progetto, che prevede la compilazione di un questionario negli ambulatori di Medicina di Base e il rilevamento di parametri specifici su circa 300 mila assistiti di età superiore ai 35 anni, questa mattina è finita male. Il progetto, seppur encomiabile vista l’elevata incidenza del diabete in Sardegna, se svolto negli ambulatori di medicina di base già super affollati, richiede molto tempo. La proposta è stata contestata visto che la prevenzione negli ambulatori di medicina di base è normalmente garantita.
In un clima di smantellamento del Sistema Sanitario Pubblico, questo piano viene interpretato come un alibi per ribaltare sui medici di base competenze di strutture specialistiche pubbliche destinate ad essere soppresse. I medici di base sempre più stretti nella morsa della burocrazia che riduce la libertà nello svolgimento della professione e impone forti restrizioni nelle indagini diagnostiche e nelle prescrizioni terapeutiche, hanno rigettato la proposta.
Visto che il 50% dell’intero bilancio Regionale è destinato alla Sanità, resta anche da chiarire il perché delle grandi buche che i sardi devono continuare a risanare.
Dal momento che i medici di base vengono coinvolti nei progetti regionali, sarebbe opportuno fornire a questi, attraverso piattaforme di open data, sia i dati dei bilanci della spesa sanitaria per capitoli che quelli sullo stato di salute della popolazione per territorio.
 
Claudia Zuncheddu
Pubblicato in Salute

Pubblicato da CagliariPad 28-12-2015

Smog, riscaldamenti a gasolio e Gpl sotto accusa, presto nuove centraline a Cagliari
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus" ha annunciato l'assessore della Viabilità Mauro Coni
 
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Anche l'assenza del metano influisce sulla qualità dell'aria in Sardegna. Secondo l'Arpas, infatti, ci sono degli studi che analizzando il fenomeno evidenziano che mentre nel Nord Italia è soprattutto il traffico veicolare a causare l'ìnnalzamento dei livelli di Pm10, nell'Isola lo smog deriva in massima dagli impianti di riscaldamento, per lo più a gasolio e Gpl, o dai caminetti a legna.
"Certo ridurre la temperatura degli impianti potrebbe essere d'aiuto - spiegano i tecnici dell'Agenzia regionale dell'ambiente - ma occorre soprattutto porre attenzione alla manutenzione di quelli vecchi e, se possibile, sostituirli con quelli più nuovi ed efficienti. Lo stesso vale per la sostituzione dei tradizionali caminetti con quelli a camera chiusa".
Il monitoraggio sull'inquinamento atmosferico è costante: a Cagliari, in particolare, l'Arpas ha dislocato una centralina in via Cadello e il Comune si sta preparando ad installarne altre.
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus - annuncia l'assessore della Viabilità Mauro Coni - e incroceremo questi dati con quelli epidemiologici".
Consigli e ammonimenti arrivano anche dagli ambientalisti.
"Non c'è dubbio sul fatto che sia meglio che circolino meno veicoli a motore circolino nelle nostre strade, ma ancora sono troppo pochi gli amministratori locali che sono consapevoli del fatto che siano gli alberi la vera salvezza delle nostre città - dice Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico - Continua, invece, il taglio insensato di alberi, siepi e arbusti: da Padova a Carbonia, da Abano Terme a Empoli, da Firenze a Cagliari, la motosega impazza giuliva nel Bel Paese".
 
"Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l'aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore - osserva Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera - Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell'inquinamento della nostra città, attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa Europea, se non fosse che la Regione a tutt'oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25.000 morti d'inquinamento nell'ultimo anno in Italia, molti sono sardi".
Pubblicato in Ambiente

Pubblicato da CagliariPad 28-12-2015

Smog, riscaldamenti a gasolio e Gpl sotto accusa, presto nuove centraline a Cagliari
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus" ha annunciato l'assessore della Viabilità Mauro Coni
 
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Anche l'assenza del metano influisce sulla qualità dell'aria in Sardegna. Secondo l'Arpas, infatti, ci sono degli studi che analizzando il fenomeno evidenziano che mentre nel Nord Italia è soprattutto il traffico veicolare a causare l'ìnnalzamento dei livelli di Pm10, nell'Isola lo smog deriva in massima dagli impianti di riscaldamento, per lo più a gasolio e Gpl, o dai caminetti a legna.
"Certo ridurre la temperatura degli impianti potrebbe essere d'aiuto - spiegano i tecnici dell'Agenzia regionale dell'ambiente - ma occorre soprattutto porre attenzione alla manutenzione di quelli vecchi e, se possibile, sostituirli con quelli più nuovi ed efficienti. Lo stesso vale per la sostituzione dei tradizionali caminetti con quelli a camera chiusa".
Il monitoraggio sull'inquinamento atmosferico è costante: a Cagliari, in particolare, l'Arpas ha dislocato una centralina in via Cadello e il Comune si sta preparando ad installarne altre.
"Con i finanziamenti di 'Cagliari 2020' piazzeremo centraline sopra gli autobus - annuncia l'assessore della Viabilità Mauro Coni - e incroceremo questi dati con quelli epidemiologici".
Consigli e ammonimenti arrivano anche dagli ambientalisti.
"Non c'è dubbio sul fatto che sia meglio che circolino meno veicoli a motore circolino nelle nostre strade, ma ancora sono troppo pochi gli amministratori locali che sono consapevoli del fatto che siano gli alberi la vera salvezza delle nostre città - dice Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico - Continua, invece, il taglio insensato di alberi, siepi e arbusti: da Padova a Carbonia, da Abano Terme a Empoli, da Firenze a Cagliari, la motosega impazza giuliva nel Bel Paese".
 
"Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l'aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore - osserva Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera - Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell'inquinamento della nostra città, attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa Europea, se non fosse che la Regione a tutt'oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25.000 morti d'inquinamento nell'ultimo anno in Italia, molti sono sardi".
Pubblicato in Ambiente

pubblicato da Sardiniapost 29-12-2015

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Sono in particolare i fuochi a soglia libera, le stufe, i caminetti e i vecchi impianti di riscaldamento a gasolio piuttosto che il traffico automobilistico a far scattare l’emergenza smog in Sardegna per il superamento del Pm10, le famigerate polveri sottili.
Secondo i dati rilevati dall’Arpas, che certifica i dati con le sue 44 centraline dislocate in tutta l’Isola, le giornata più critiche si sono registrate ai primi di dicembre. “Una situazione che non è certo paragonabile ai livelli di Roma e Milano – precisano gli esperti – Nella peggiore delle situazioni, vale a dire nell’agglomerato di Cagliari, compreso Monserrato, Quartu e Elmas, si è arrivati a 28 superamenti dei livelli di Pm10 sui 50 previsti come limiti di legge”.
E dal comune di Cagliari arrivano le prime dichiarazioni. “Il blocco del traffico – spiega l’assessore alla Viabilità Mauro Coni – non serve qui in città, visto che questo fattore incide per non più del 15-20% sull’inquinamento totale. Il problema – chiarisce – sta negli impianti di riscaldamento. Questo non vuol dire, però, che non dobbiamo ridurre il traffico e puntare sull’efficientamento energetico”.
E ad influire sulla qualità dell’aria è anche l’assenza del metano. Secondo l’Arpas, infatti, nell’Isola lo smog deriva in massima dagli impianti di riscaldamento, per lo più a gasolio e Gpl, o dai caminetti a legna. “Certo ridurre la temperatura degli impianti potrebbe essere d’aiuto – spiegano i tecnici dell’Agenzia regionale dell’ambiente – ma occorre soprattutto porre attenzione alla manutenzione di quelli vecchi e, se possibile, sostituirli con quelli più nuovi ed efficienti. Lo stesso vale per la sostituzione dei tradizionali caminetti con quelli a camera chiusa”.
Il monitoraggio sull’inquinamento è costante: a Cagliari, in particolare, l’Arpas ha dislocato una centralina in via Cadello e il Comune si sta preparando ad installarne altre. “Con i finanziamenti di ‘Cagliari 2020’ piazzeremo centraline sopra gli autobus – annuncia l’assessore della Viabilità Mauro Coni – e incroceremo questi dati con quelli epidemiologici”. Consigli e ammonimenti arrivano anche dagli ambientalisti. “Non c’è dubbio sul fatto che sia meglio che circolino meno veicoli a motore circolino nelle nostre strade, ma ancora sono troppo pochi gli amministratori locali che sono consapevoli del fatto che siano gli alberi la vera salvezza delle nostre città” dice Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico.
“Per l’aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore – osserva Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera – Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell’inquinamento della nostra città, attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa Europea, se non fosse che la Regione a tutt’oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25.000 morti d’inquinamento nell’ultimo anno in Italia, molti sono sardi”.

 

Pubblicato in Ambiente

Il Manifesto Sardo 16 dicembre 2015

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Claudia Zuncheddu
 
Nei giorni scorsi tornando ancora una volta a Sarroch, nel regno dell’industria petrolifera, ho pensato di rivisitare le mie battaglie istituzionali in cinque anni nel Consiglio comunale di Cagliari e continuate in Consiglio Regionale. Mi sono resa conto dell’enorme mole di lavoro e di indagini sull’operato della multinazionale petrolifera Saras. Le mie denunce politiche nelle sedi istituzionali, in incontri pubblici e nelle lotte nei territori hanno contribuito a mettere a fuoco i disastri prodotti da questa multinazionale nel Sud della Sardegna. Danni perpetuati, in oltre 50, a scapito principalmente delle popolazioni e dell’ambiente, provocando un consumo del territorio per usi industriali e l’inquinamento dell’ambiente: aria, mare, terra, con conseguente ricaduta non solo sulla salute delle popolazioni ma anche sulle economie tradizionali, decretando la morte di numerose aziende agricole e depauperando l’economia legata alla pastorizia e alle risorse agro-alimentari e turistiche. 
 
Tutto questo disastro ambientale, umano e sociale in un’area del mondo, come la nostra Sardegna, dove la bellezza dei luoghi e le attività del mare da sempre convivevano, creando benessere economico e sociale, con quelle agro-pastorali e con il suo ricco patrimonio storico, culturale, archeologico, conditio sine qua non per uno sviluppo di un turismo sostenibile ed ecocompatibile. E’ su queste ricchezze, svilite e svendute in nome del profitto di pochi,che oggi sarebbe ragionevolmente esistito e garantito il benessere economico e sociale a Sarroch e a tutto il territorio limitrofo. La Regione Autonoma della Sardegna e il comune di Sarroch da oltre 50 anni chiudono gli occhi su questa opportunità di sviluppo che esisteva e che ancora può essere parzialmente recuperato.
 
Da medico ambientale e da membro della Commissione Scientifica Zero Waste Italia dovrei parlare ancora una volta di patologie e la mia riflessione, oltre alle numerose malattie e l’incidenza spropositata dei decessi di cittadini, ritorna a oltre 12 anni fa quando nelle piazze di Sarroch denunciavo i rischi di danni genomici e come gli agenti inquinanti avrebbero potuto interferire sul DNA dei bambini, rendendo le future generazioni più fragili ed esposte chissà a quali nuove patologie. Queste preoccupazioni purtroppo sono state confermate da una recente ricerca scientifica internazionale. L’indifferenza delle istituzioni è tale da aver persino privato i sardi di uno strumento importante come il Registro Tumori.
 
Oggi è tempo di bilanci generali, di nuove riflessioni e di una consapevolezza collettiva che induca ad attivare su queste tematiche ed emergenze, processi di cambiamento radicale.
 
A prescindere dalle “truffe” legate al CIP6, agli alti costi per noi sardi del carburante, del gas, dell’elettricità, c’è da chiedersi quale sia stato sino ad oggi il rapporto costi/benefici per Sarroch, per il suo entroterra e per tutto il golfo di Cagliari, quali siano i livelli occupazionali, quale sia il valore della salute e della vita degli abitanti, dove sia il benessere della comunità in nome del quale la classe politica sarda, di ogni ordine e grado, da oltre mezzo secolo ha permesso che l’inquinamento del petrolchimico falcidiasse con malattie e morte le nostre collettività, distruggesse il nostro ecosistema e con esso parte del ricco patrimonio identitario sardo. La risposta è negli interessi dei partiti politici che hanno governato la Sardegna, di singoli individui, di piccole lobby. Interessi estranei alle collettività sempre più esposte a problemi anche di sicurezza.
 
Oggi con i nuovi scenari politici internazionali che vedono la Sardegna al centro delle strategie delle guerre mediterranee e mediorientali, con un’intensa attività di sperimentazioni belliche, di esercitazioni della Nato e di governi guerrafondai nei poligoni militari, di fabbriche (tedesche) di bombe dirette ai mercati di Paesi in guerra, di politiche di Obama che indirizzano l’Italia verso un ennesimo conflitto con la vicina Libia, c’è da riflettere sulle condizioni di sicurezza per la Sardegna e su quali siano i suoi punti sensibili. Ai vecchi rischi a Sarroch se ne aggiungono nuovi, senza che la Regione e le amministrazioni locali se ne curino. Non è certo un atto di allarmismo parlarne e dotare i cittadini di un piano di evacuazione per alleviare lo stato di paura e di insicurezza in cui vivono da sempre, anzi sicuramente questi protocolli sono previsti ma vanno resi pubblici e testati.
Ripartiamo dalla Politica, dai nostri amministratori comunali che fuori da ogni ambiguità, di connivenze e dai ricatti anche delle segreterie dei partiti di appartenenza, devono portare nelle sedi istituzionali gli interessi della collettività e tutti quei temi politici, anche internazionali, che li riguarda molto da vicino e che li coinvolge nel quotidiano.
 
Sarebbe importante entrare in merito alle scelte del Gruppo russo Rosneft che nel 2013 diviene con il 21% il secondo azionista di Saras dopo i Moratti, che detengono il 50,2% delle azioni, per poi, con l’alibi delle sanzioni europee contro Mosca, ridurle bruscamente al 12%. Questo preludio di disimpegno totale dall’azionariato Saras, da part del Gruppo russo, può nascondere ragioni ben diverse rispetto all’alibi dell’embargo europeo per la questione dell’Ucraina. Questa questione su cui la Politica sarda deve accendere i fari, va letta in un contesto internazionale che oggi vede Putin impegnato in Siria, in una guerra contro l’Isis e il suo mercato clandestino del petrolio in Europa.
La classe politica sarda che ieri si è “concessa” insieme alle aree di maggior pregio di Sarroch ai Moratti, oggi si “riconcede” con lo stesso spirito di subalternità all’Emiro del Qatar, Stato notoriamente finanziatore di gruppi jihadisti e terroristi. Ma anche Moratti, tanto amato dalla classe politica isolana, è sulle cronache internazionali perché alla Saras arriverebbe petrolio clandestino dell’Isis. La notizia trapelata da Al-Araby e ripresa dalla stampa internazionale riferisce: “Secondo le fonti di Al-Araby, parte del greggio sarebbe stato spedito da aziende private verso una raffineria italiana, che costituirebbe la porta Daech di petrolio nell'Unione europea. Il quotidiano londinese non ha dato il nome della raffineria, ma ha detto, tuttavia, che è di proprietà di un imprenditore italiano che ha anche una squadra di calcio che porta in serie A. Potrebbe anche includere Massimo Moratti, proprietario di Inter fino al 2013 e la cui holding, Saras, detiene la più grande raffineria del paese Sarroch, vicino a Cagliari”. Così scrive Guillaume  Borel il 1/12/2015.  
 
 
Pubblicato in Salute
Ieri, 11 novembre 2015, si è svolto il sit-in di fronte alla Questura di Cagliari, contro la repressione e la criminalizzazione del dissenso, contro i fogli di via e le denunce agli studenti che hanno manifestato pacificamente perché la Sardegna sia liberata dalle servitù militari e da ogni azione di guerra. Contro la carica del corteo di pacifisti da parte delle forze dell’ordine (3 novembre a Teulada) e contro tutti gli atti di violazione dei nostri diritti come cittadini ad esprimere liberamente la nostra contrarietà ad ogni forma di abuso e di sopruso ai danni della Sardegna e di chi vi risiede.
Il sit-in di fronte alla Questura per ribadire le responsabilità del Questore in tutte queste tristi vicende, non esenta da responsabilità il Prefetto di Cagliari, anzi, per dovere di cronaca, la Prefetta, dalla quale ci attendiamo un’assunzione di responsabilità in quanto rappresentante dello Stato italiano e in primis del Ministero degli Interni. Essa è l’espressione politica dello Stato al di sopra delle forze di polizia. E’ quindi tra le sue competenze valutare le decisioni dello stesso questore in materia di “ordine pubblico”. Questura e Questore sono alle dipendenze del Ministero dell’Interno.
Ma le più pesanti responsabilità su ciò sta avvenendo in Sardegna ricadono sulla classe politica sarda, che scegliendo di essere spettatrice passiva, ha manifestato chiaramente non solo la sua debolezza e la sua inutilità come garante dei diritti dei sardi, ma la propria collusione con le politiche e gli interessi anche militari dello Stato italiano nella nostra Isola.
Non è più tempo di bisbigli del nostro Presidente a Roma, di proposte mai mantenute, anche se dichiarate, da qualche assessore alla stampa, come quella di svolgere una seduta di Consiglio Regionale all’interno del Poligono di Teulada come atto di contrarietà alle esercitazioni. Non è più tempo di apparizioni fugaci ed evanescenti di politici ai bordi dei cortei. Il posto giusto per i rappresentanti delle nostre istituzioni sarebbe dovuto essere in testa al corteo del 3 novembre, tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Un vuoto colmato da tante donne che facevano da scudo sui giovani pacifisti.   
Il Presidente Pigliaru avrà convocato il Questore e la Prefetta di Cagliari per chiedere le ragioni dell’aggressione al corteo a Teulada, dei fogli di via e delle denunce a numerosi giovani manifestanti?
Conoscerà le ragioni per le quali gli Uffici pubblici in tutto il nostro territorio, pur avendo l’obbligo di esporre la bandiera della Sardegna, violano le norme esponendo solamente quella italiana e quella europea? Tra gli Uffici pubblici che hanno bandito l’esposizione della bandiera sarda sono la Questura di Cagliari, la caserma dei Carabinieri, il Palazzo di rappresentanza del Governo. Può tutto questo essere tollerato dalla Regione Autonoma della Sardegna? Purtroppo sì, se la sua classe politica non si sente sarda.
Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera
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Pubblicato in Ambiente
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