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Claudia Zuncheddu

Claudia Zuncheddu

Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, è giornalista pubblicista, appassionata di antropologia e autrice dei libri: “Parigi-Pechino sulle orme di Marco Polo” e “Africana”. Ex-consigliera comunale di Cagliari, è stata consigliera regionale nella XIV Legislatura.

URL del sito web: http://www.claudiazuncheddu.net

 
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La Presentazione del Progetto nel Distretto di Cagliari e Area Vasta riguardante la prevenzione del diabete di tipo 2 e delle malattie cardiovascolari nella popolazione ad alto rischio, da parte della ASL di Cagliari e della Regione Autonoma della Sardegna ai Medici di Base, ha suscitato molte polemiche da parte dei medici territoriali.
La presentazione del progetto, che prevede la compilazione di un questionario negli ambulatori di Medicina di Base e il rilevamento di parametri specifici su circa 300 mila assistiti di età superiore ai 35 anni, questa mattina è finita male. Il progetto, seppur encomiabile vista l’elevata incidenza del diabete in Sardegna, se svolto negli ambulatori di medicina di base già super affollati, richiede molto tempo. La proposta è stata contestata visto che la prevenzione negli ambulatori di medicina di base è normalmente garantita.
In un clima di smantellamento del Sistema Sanitario Pubblico, questo piano viene interpretato come un alibi per ribaltare sui medici di base competenze di strutture specialistiche pubbliche destinate ad essere soppresse. I medici di base sempre più stretti nella morsa della burocrazia che riduce la libertà nello svolgimento della professione e impone forti restrizioni nelle indagini diagnostiche e nelle prescrizioni terapeutiche, hanno rigettato la proposta.
Visto che il 50% dell’intero bilancio Regionale è destinato alla Sanità, resta anche da chiarire il perché delle grandi buche che i sardi devono continuare a risanare.
Dal momento che i medici di base vengono coinvolti nei progetti regionali, sarebbe opportuno fornire a questi, attraverso piattaforme di open data, sia i dati dei bilanci della spesa sanitaria per capitoli che quelli sullo stato di salute della popolazione per territorio.
 
Claudia Zuncheddu

L'aria sporca di Cagliari e dintorni

Pubblicato in Ambiente
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A proposito di inquinamento dell’aria di Cagliari e hinterland, di cui il traffico veicolare, secondo le statistiche italiane è responsabile parzialmente, non vorremo che tutto si risolvesse con targhe pari e dispari, allineandoci al “coro di ipocrisie” di altre città. Con ciò fuorviando l’attenzione dei cittadini dalle cause reali dell’inquinamento e dell’emergenza planetaria ambientale.
Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l’aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore. Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell’inquinamento della nostra città, le attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa EU, se non fosse che la Regione Autonoma della Sardegna, a tutt’oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25000 morti d’inquinamento nell’ultimo anno in Italia, molti sono sardi.    
Benché consolidata la conoscenza sul rapporto tra gli effetti nocivi sulla salute e le dimensioni del particolato aereo, in molte aree sarde strategiche e tra queste Macchiareddu,  si continuano a rilevare solamente le particelle più grosse, i PM 10, ignorando la rilevazione e il monitoraggio dei più insidiosi PM 2,5 e la frazione ultra fine che include le nano particelle, particolarmente responsabili di danni a livello polmonare, cardiocircolatorio, sistema nervoso centrale e di qualsiasi organo.
Tutto ciò in violazione della direttiva europea del 2008 che prevede il rilevamento e la riduzione dell’esposizione al PM 2,5 al di sotto di 20 microgrammi entro il 2015. Naturalmente tutte queste normative in Sardegna sono giornalmente violate. 
Ma nella Terra dei paradossi, dove “resuscita” il carbone da bruciare, fioriscono inceneritori e discariche tutto è possibile.
Claudia Zuncheddu – SardignaLibera

Domusnovas tra fabbrica di bombe e morte

Pubblicato in Indipendentismo
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La manifestazione a Domusnovas di oggi 19 dicembre, contro la fabbrica delle bombe, benché ben riuscita, non ha certamente visto il coinvolgimento e la partecipazione dei residenti. E’ innegabile lo spettacolo sconcertante della “guerra dei poveri”, di quei lavoratori che hanno difeso la fabbrica delle bombe come se fosse il forno del  pane delle loro famiglie... poco importa se il pane è avvelenato ma porta il salario… poco importa se quella fabbrica della morte,  lontano dagli occhi e lontano dal cuore, uccide e dilania bambini e civili, distrugge interi Paesi e civiltà, alimenta la disperazione e la fuga di milioni di persone che paradossalmente chiedono nei nostri territori aiuto e salvezza.
La Sardegna sicuramente non può perdere nessun posto di lavoro. La classe politica sarda deve riconvertire quella fabbrica. Tutte le risorse naturali e culturali di Domusnovas devono essere valorizzate per creare ricchezza per le sue collettività, ma gli “addetti ai lavori”, quelli che devono trovare soluzioni alla disoccupazione e cioè amministratori e sindacati erano assenti non solo alla manifestazione di oggi, ma sono colpevolmente assenti in un processo di riconversione di questa economia di guerra.
Da oltre nove mesi il governo dell’Arabia Saudita bombarda le popolazioni civili dello Yemen. In diverse città devastate dai bombardamenti il ritrovamento di ordigni inesplosi hanno consentito la tracciabilità della fabbricazione e i modelli. Sono le bombe Mk84 e Blu 109 vendute dall’Italia all’Arabia Saudita.
Sin dal 29 ottobre tonnellate di bombe fabbricate in Sardegna a Domusnovas, caricate su un Boeing 747 della compagnia aerea Azera Silk Way, lasciano l’Isola dirette alla base militare saudita della Royal Saudi Armed Forces a Tafif. In circa nove mesi di bombardamenti sono morti oltre 6000 civili di cui numerosi bambini e, secondo i dati ufficiali, si registrano oltre 20.000 feriti. Decine di milioni di persone fuggono. Un ospedale di Medici senza Frontiere è stato distrutto da bombe made in Italy. Di fatto la Rwm Italia SpA esporta prodotti bellici in tutto il mondo. I due stabilimenti sono a Ghedi (Brescia) e a Domusnovas in Sardegna dove l’Rwm Italia produce esplosivo insensibile (PBX). Secondo la Small Arms Survey, la ditta tedesca produce accessori per bombe “intelligenti” antisommergibili, per bombe d’aereo, testate di guerra per missili Cruise. Ma se le bombe fossero davvero intelligenti, farebbero la guerra?
La Sardegna è sempre più coinvolta nei conflitti mediorientali, produce ed esporta esplosivi approvvigionando Paesi in guerra. L’Italia fa tutto ciò attraverso la nostra Isola (la sua prima colonia), viola la sua stessa Costituzione con la benedizione della ministra Pinotti per la quale, “vendere armi all’Arabia Saudita è legale”.
Intanto per noi sardi la sicurezza è sempre più compromessa. A noi nulla è dovuto conoscere sulle attività belliche che si svolgono nei nostri territori (tra poligoni, aeroporti militari e fabbriche di bombe). A noi è negato non solo il diritto all’autodeterminazione, alla libertà, all’indipendenza, ma è negato il diritto al lavoro pulito e alla sopravvivenza e vogliono imporci un’economia legata sempre più alla guerra e dintorni.
 
Claudia Zuncheddu
 
filmato della manifestazione
 
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