A+ A A-
Claudia Zuncheddu

Claudia Zuncheddu

Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, è giornalista pubblicista, appassionata di antropologia e autrice dei libri: “Parigi-Pechino sulle orme di Marco Polo” e “Africana”. Ex-consigliera comunale di Cagliari, è stata consigliera regionale nella XIV Legislatura.

URL del sito web: http://www.claudiazuncheddu.net

UserFiles-Image-News-1112 claudia-zuncheddu

articolo di Claudia Zuncheddu, pubblicato da "Il Manifesto Sardo" in data 16/05/5013

Dopo le lunghe lotte portate avanti dalle cittadinanze di Uta e Capoterra, la Regione Sardegna congela il progetto della nuova discarica connessa all’inceneritore del Cacip nel sud della Sardegna.

Un congelamento su cui non bisogna abbassare la guardia. Di fronte a tanta esultazione per una  vittoria ambigua, è importante specificare che l’Assessorato all’Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, non ha accolto la “richiesta del Cacip di una sospensiva” della Valutazione Ambientale, archiviando in questo modo il progetto della nuova discarica. Con tale richiesta il Cacip mirava a tenere in sospeso il suo progetto, in attesa che la Sardegna si dottasse di un Piano dei Rifiuti, che di fatto avrebbe consentito il superamento di tutte le irregolarità e le stesse violazioni della normativa europea in materia ambientale.

Una bocciatura sul piano formale della richiesta ma non certo dei contenuti e della sostanza del progetto.

La pratica dell’incenerimento del Cacip è in perfetta sintonia con le politiche della Regione sulla gestione dei rifiuti, nonché delle politiche di diverse amministrazioni comunali interessate alla discarica, a partire da quella di Cagliari. E’ su queste affinità, nonché sulle connivenze con le amministrazioni locali che nasce la speranza per il Cacip che ogni anomalia progettuale della nuova discarica, venga normalizzata e dimenticata dal Piano Regionale dei Rifiuti che promuove chiaramente la pratica criminale dell’incenerimento, condannata dalla scienza e bandita dall’Europa.

La bocciatura della richiesta di sospensiva, a cui la Regione non poteva sottrarsi, non è altro che una mezza vittoria per i comitati di cittadini che si sono battuti contro la discarica, per le collettività locali, per le associazioni ambientaliste ed i liberi cittadini che sostengono questa lotta, nonché per Isde – Medici per l’Ambiente e Zero Waste Sardegna che hanno messo a disposizione le competenze tecniche e le osservazioni scientifiche.

Questa mezza vittoria, che potrebbe trasformarsi in una grande sconfitta, impone di tenere alta l’attenzione sulle attività istituzionali ad ogni livello, a partire dalle azioni dell’Assessorato all’Ambiente che, mentre parla di economia circolare, promuove inceneritori, discariche e ogni fonte di inquinamento ambientale, carbone compreso.

La partecipazione democratica dei cittadini nelle assemblee comunali di Uta, di Capoterra, di Assemini, deve continuare con lo spirito di contribuire a orientare chi amministra verso scelte virtuose e utili alla salute e al benessere per le proprie collettività e il proprio ambiente, in questo caso a forte vocazione agro pastorale e turistica. Già a Capoterra, ad ottobre del 2015 con un voto unanime l’amministrazione comunale bocciava la nuova discarica del Cacip.

Rispetto a Uta, con la cui amministrazione, su questo tema, lo scontro con i comitati antidiscarica è stato molto forte, apprendiamo con piacere dalla stampa che il sindaco, dopo la bocciatura della richiesta di sospensiva del Cacip, da parte della Regione, esulta sino a far propria quella lotta che palesemente non ha mai condiviso. Al di là di chi salta sul carro di questa vittoria parziale, i comitati auspicano che il sindaco di Uta e la sua maggioranza, abbandonino le incertezze e le titubanze per abbracciare la causa dei cittadini che lottano per il diritto alla salute ambientale, delle persone e per lo stesso decoro del proprio habitat, per uno sviluppo economico in armonia con le tradizioni del territorio e sostenibile con l’ambiente.

Se è vero che la bocciatura della richiesta di sospensiva è da considerarsi prudentemente una mezza vittoria, è anche vero che con il Piano dei Rifiuti Regionale, fedelmente ispirato alle ambizioni di Renzi e al suo Sblocca Italia, la nostra Isola potrebbe rischiare di divenire ancor più Terra di rifiuti di ogni tipo e provenienza, di discariche e di inceneritori. La grande scommessa per tutti noi, sindaco di Uta compreso, è la prosecuzione di una battaglia ampia che miri a rimettere al centro degli interessi e delle scelte politiche la salute del cittadino e con essa la ricchezza e la bellezza dei luoghi, la prosperità economica legata all’ambiente e alle risorse locali.

Questo sì che è un carro vincente su cui salire.

Claudia Zuncheddu

- See more at: http://www.manifestosardo.org/discarica-cacip-mezza-vittoria-rischio-grande-sconfitta/#sthash.NTsgwsKe.dpuf

ospedale
Articolo di Claudia Zuncheddu- il manifesto sardo, 1° Maggio 2016
 
Il Governo Renzi a Roma e Pigliaru in Sardegna, per la privatizzazione del sistema sanitario pubblico, adottano le strategie standard già sperimentate in altri Paesi europei per consegnare il servizio pubblico alle multinazionali della sanità privata.
 
Il Private Financing Initiative (PFI) per gli ospedali nel Regno Unito, fu il precursore della privatizzazione della sanità. I tagli ai fondi, i ticket insostenibili, le lunghe liste d’attesa, la chiusura o il “ridimensionamento” degli ospedali, l’insicurezza forzata che si incute nelle persone, fanno parte di queste strategie di consegna del servizio pubblico al capitale privato.    
Se in Italia, come si rileva da una ricerca Censis, quasi 1 famiglia su 2 già rinuncia alle cure, in Sardegna la situazione è notoriamente più grave. Noi sardi dobbiamo solo decidere se soccombere o opporci ai governi italiani e ai partiti italiani che occupano le istituzioni in Sardegna. Un’occupazione non di certo per fare opere di bene pubbliche e tutelare gli interessi dei sardi.   
La situazione drammatica degli ospedali di Cagliari, le mobilitazioni popolari per il San Marcellino di Muravera, l’ospedale di Isili, di Lanusei, del Sulcis Iglesiente, di Sorgono, di Alghero, sino alla Maddalena, oggi sono il simbolo di una lotta unitaria per la difesa di tutti i presidi ospedalieri nelle città e nei territori sardi più isolati. Le nostre collettività non abbassano la guardia e non intendono rinunciare al diritto alla salute.  
 
In questi mesi, con imponenti manifestazioni nei territori e a Cagliari, i sardi lanciano un messaggio forte a chi governa la Sardegna: “la Sanità Pubblica non si tocca se non per migliorarla e potenziarla”. Ma è evidente che la classe politica sarda, tra gli ordini del governo Renzi e le esigenze delle nostre cittadinanze, sceglie di salire sul carro del potere, contrapponendosi alle rivendicazioni delle collettività locali.
 
Nel piano strategico sulla privatizzazione della Sanità Pubblica, sarà compito del governo Pigliaru ridimensionare e sopprimere le strutture ospedaliere dell’Isola, non solo nei territori isolati ma anche nelle grandi città. Spetterà invece al governo centrale di Renzi, con i Decreti del ministro della Sanità Lorenzin, trasformare i medici di Base in burocrati e in “contabili” per conto dello Stato, impedendogli con ciò di svolgere la propria professione: curare i propri assistiti. Il Decreto Lorenzin, con l’”appropriatezza prescrittiva” impone che numerosi e indispensabili esami e indagini diagnostiche siano a totale carico del cittadino. Con questi decreti si annulla la prevenzione e la possibilità per i medici di Base, di fare diagnosi precoci, che salverebbero molte vite umane riducendo realmente i costi della sanità.  La soppressione della Medicina di Base e la chiusura o il declassamento degli ospedali sardi, rientrano nelle strategie della privatizzazione dell’intero sistema sanitario pubblico italiano, di cui la Sardegna pagherà i costi più alti.
 
La negazione del diritto alla Sanità pubblica e gratuita, ha indotto intere cittadinanze nell’isola, a forti prese di posizione nei confronti di tutta la classe politica sarda, tanto più succube a diktat romani, quanto distante dai bisogni e dai diritti dei cittadini.
 
Le sollecitazioni e le critiche a queste misure, provenienti dai territori, sono giusto servite a far preoccupare singoli esponenti politici che per paura di perdere il consenso elettorale, si sono presentati ancora una volta, per esibire il loro forbito e becero campionario di inganni e di bugie.
 
Il Movimento Salviamo il San Marcellino, contro il declassamento e la chiusuradel presidio ospedaliero di Muravera, manifestando il proprio dissenso ha chiesto una presa di posizione pubblica e un’assunzione di responsabilità politica ad ogni singolo rappresentante istituzionale, dai Comuni, alla Regione, al Parlamento italiano. A tutt’oggi, alla lettera del Movimento che pubblichiamo di seguito, nessun politico ha dato una pubblica risposta assumendosi le proprie responsabilità.
 
Lettera ai rappresentanti eletti dal popolo -  di Lidia Todde, Presidente del Movimento.
 
“La soppressione o il declassamento degli ospedali nei territori più disagiati della Sardegna, come quello di Muravera, riteniamo che sia una grave violazione del diritto inalienabile delle nostre collettività ad essere curate.
 
Il San Marcellino, al servizio delle cittadinanze dei comuni del Sarrabus e del Gerrei, nonché del turismo estivo, è da tutelare e potenziare, tanto che di recente si è ritenuto necessario l’investimento di 5 milioni di euro.  Le distanze peculiari nei nostri territori, i tempi lunghi di percorribilità della rete viaria con le difficoltà per il raggiungimento di ospedali in altre sedi, la necessità della permanenza degli attuali posti di lavoro nel San Marcellino, inducono a sostenere che l’ospedale di Muravera non debba essere chiuso, ancor più di fronte alla grave crisi degli ospedali cagliaritani non più in grado di farsi carico delle esigenze sanitarie delle zone disagiate.
 
Ad ogni nostro Rappresentante nelle sedi istituzionali di ogni ordine e grado, chiediamo un’assunzione di responsabilità, esprimendo pubblicamente in termini chiari e inequivocabili quali siano le posizioni individuali e quelle del partito politico di appartenenza rispetto alla chiusura del San Marcellino, una pesante discriminazione contro le nostre collettività.
 
Chiediamo attraverso quali azioni politiche, ogni eletto dal Popolo nelle nostre circoscrizioni, intenda far valere le ragioni delle Comunità locali qualora il Partito di appartenenza non si opponga con determinazione allo smantellamento del nostro ospedale e con esso del nostro diritto ad essere curati.
 
Chiediamo che tutti i politici eletti nei territori sardi rigettino con forza i tagli irrazionali che decretano la chiusura dei presidi ospedalieri nelle sedi più isolate e disagiate. Nessuna decisione sul diritto alla salute dei sardi può essere presa fuori dalla Sardegna e imposta alla massima istituzione sarda, che in barba alla sua Autonomia, sino ad oggi non ha manifestato nessuna forma di resistenza a questa ingiustizia. Questo è l’impegno che chiediamo”.
 
Claudia Zuncheddu
18 183 20090612164331
 
Che “Forestas” la nuova Agenzia Regionale che soppianta l’Ente (pubblico) Foreste, sarebbe stato un pasticcio, lo scrivevo pubblicamente a Pigliaru il 25 luglio del 2015.  Ma la mia esortazione a riflettere a ben poco è servita. Hanno prevalso altre dinamiche e altri interessi.
 
Con la scusa di “modernizzare e attualizzare”, in sintonia con i tempi e gli umori renziani, sotto un governo cosiddetto di Centro Sinistra e Sovranista, a colpi di Legge, viene soppiantato un Ente pubblico per privilegiare la nascita di una ennesima Agenzia Regionale: Forestas.
 
Un nome sardo per un progetto politico che si ispira a vecchie logiche di potere, di cui la Sardegna ha solo bisogno di liberarsi.
 
 
 
Così scrivevo al Presidente Pigliaru il 25 luglio 2015
 
 
 
Lettera al Presidente Pigliaru - Dietro l'Agenzia Forestas aleggia lo spettro liberista delle dismissioni e della speculazione
 
 
 
 
 
Egregio Presidente
 
 
La soppressione dell’Ente Foreste della Sardegna e la sua sostituzione con un nuovo soggetto giuridico, l’Agenzia Forestas, è una scelta che preoccupa noi sardi, come è stato già denunciato dai sindacati.
 
 
Presidente, la privatizzazione di un Ente pubblico non garantisce la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio forestale-ambientale e delle attività tradizionali ad esso connesse. L’affidamento della neo-Agenzia ad un amministratore unico, come prassi nelle aziende private, attribuisce a questa figura ampi poteri sia sulle scelte occupazionali, con la libertà di attribuire lavori in house e/o esternalizzazioni, che nelle possibili cessioni di aree di pregio su cui la speculazione privata punta gli occhi non da oggi.
 
 
Forse per Lei Presidente e per la Sua Giunta, con non celate simpatie liberiste, la valorizzazione del patrimonio ambientale sardo è garantita dagli speculatori e la soluzione del dramma occupazionale dalle esternalizzazioni. 
 
 
Sulla filosofia che anima la Giunta di centro sinistra e sovranista, in materia occupazionale, lascia pochi dubbi la disapplicazione della LR 31/1998, la Legge che ha contribuito a incrementare i livelli occupativi per la salvaguardia dell’ambiente boschivo (vedi le stabilizzazioni per 300 operai nel biennio 2015/2016).  
 
 
L’Ente Pubblico va adeguato e migliorato alle nuove esigenze ma non di fatto soppresso. In tutti i comuni dell’Isola gli operai dell’Ente Foreste sono in progressiva riduzione, con pesanti ricadute sull’economia delle famiglie e degli enti locali, mentre avanza lo spopolamento soprattutto nelle zone interne con la desertificazione e l’abbandono dei territori.
 
 
E’ compito della Politica gestire in modo virtuoso il bene pubblico, non a colpi di privatizzazione ma incentivando i controlli e la prevenzione rispetto anche agli incendi e alla speculazione sulle foreste. Questa è fonte di occupazione, caro Pigliaru.
 
 
Il disegno di legge per la Riforma del Piano Forestale Regionale risponde a logiche estranee alla nostra Isola. Dietro l’Agenzia Forestas aleggia lo spettro liberista delle dismissioni e della speculazione che in Italia ha arricchito solo certi privati.  
 
 
Il Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna, deve vigilare e porre fine a un lungo elenco di Leggi, come questa, varate dalla Politica sarda per condannare e opprimere i sardi.
 
 
 
© Tutti i diritti riservati.
Sardigna Libera