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Claudia Zuncheddu

Claudia Zuncheddu

Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, è giornalista pubblicista, appassionata di antropologia e autrice dei libri: “Parigi-Pechino sulle orme di Marco Polo” e “Africana”. Ex-consigliera comunale di Cagliari, è stata consigliera regionale nella XIV Legislatura.

URL del sito web: http://www.claudiazuncheddu.net

Nel Dna dei sard il no ai loschi affari

Pubblicato in Diritti

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Unione Sarda 26-07-2016

Articolo di Claudia Zuncheddu sulla biobanca ceduta agli inglesi

L a  svendita a Londra dell'archivio genetico di 13 mila ogliastrini scuote le coscienze dei sardi. Che la mappa del nostro Dna, che racchiude i geni della longevità alla base di grandi rivoluzioni scientifiche, rischiasse di essere svenduta all'asta e che finisse chissà in quali mani e chissà per quali scopi, era da tempo nell'aria, ma nulla è stato fatto da chi poteva e doveva far sì che quel patrimonio restasse in Sardegna a disposizione dei nostri scienziati. Il senso civico ed etico dovrebbe indurre la Politica all'autocritica per l'insolente immobilismo. 
Al di là degli intrighi che hanno accompagnato dal 2000 ad oggi la società SharDna, un progetto che avrebbe dovuto promuovere la Sardegna leader nel mondo per gli studi sulla biologia della specie, nonché per le soluzioni terapeutiche inerenti malattie di cui l'Umanità attende risposta, si è perso nei meandri degli affari e degli scandali. SharDna, passata anche nelle mani di don Verzé, forse è servita ad aprire le porte in Sardegna al San Raffaele, oggi Mater Olbia, l'ospedale privato del Qatar sul cui altare ogni giorno si sacrifica la Sanità pubblica sarda. Se questo può essere un successo per qualcuno, di certo non lo è per i sardi. 
L'Ogliastra, con il suo patrimonio genetico che conserva il segreto della longevità e la soluzione a tanti problemi irrisolti dalla scienza, è un laboratorio naturale ed omogeneo che attrae il mondo scientifico ed i colossi della farmaceutica. Ciò pone il problema del perché di tanto disinteresse in Sardegna e del suicidio della sua emancipazione scientifica, culturale ed economica. Eppure essa è depositaria dei geni che potrebbero far svoltare pagina alla storia dell'Uomo e della sua evoluzione. 
Il mondo parla di scienziati sardi, come del gruppo di ricerca del prof. Cucca, che di recente ha isolato i geni che regolano l'emoglobina, la concentrazione dei grassi nel sangue ed altri elementi che sorprendono la scienza. La Sardegna ha le carte in regola per accreditarsi come avanguardia nel mondo per la ricerca, com'è possibile che nulla sia stato fatto per evitare che la speculazione ed il denaro aggredissero anche il nostro sangue? 
Il più grosso database esistente con 13 mila campioni di Dna, offerti dagli ogliastrini per la ricerca scientifica in loco con l'interazione costante delle popolazioni locali, a Londra cambia rotta senza che sia dato sapere ai sardi l'uso che si farà del loro sangue ed a quali scopi.
Il valore morale ed etico della nostra identità genetica induce i donatori dell'Ogliastra a negare ogni autorizzazione all'uso improprio ed alla speculazione biotecnologica del sangue e della mappatura cromosomica

Claudia Zuncheddu.

us 27-7-16

Il numero 217     16/06/2016
 
Il risultato elettorale delle amministrative di Cagliari merita un’analisi attenta, non a caldo e distaccata. E’ evidente che tra i principali blocchi politici concorrenti, centro sinistra e centro destra, non c’è chi ha perso, al di là della vittoria di Zedda al primo turno e dell’apparente sconfitta di Massidda.  
 
La riconferma di Zedda sindaco di Cagliari, non è una sua vittoria personale, e ancor meno esclusiva dello schieramento di centro sinistra. Di fatto è la vittoria di un sistema politico variegato e complesso che attorno al potere si è saputo compattare e consolidare. Interi segmenti di centro destra sono transitati all’interno del centro sinistra, e il caso Psd’Az ne è un esempio. Il Partito Sardo che ancora oggi fa parte della minoranza di centro destra nel Consiglio della Regione Autonoma, per le amministrative di Cagliari trasloca nel centro sinistra, ma non prima di essersi caricato di forze di centro destra. Gran parte dei voti dell’UDC sono infatti la dotte che questo Psd’az porta al centro sinistra garantendogli la vittoria al primo turno ed evitandogli un rischioso ballottaggio. Per non parlare dei fiumi di voti, che in modo più o meno subdolo, per le contraddizioni interne alla destra sarda, sono confluiti nel centro sinistra.
 
A elezioni concluse, quindi, possiamo ribadire che nessuna vittoria per il centro sinistra cagliaritano sarebbe stata possibile senza la sua deriva a destra.
 
L’anomalia cagliaritana in definitiva viene esaltata in Italia come vittoria delle strategie del PD, una vittoria controtendenza rispetto ai risultati elettorali che in diverse città d’Italia hanno decretato la sconfitta e lo scricchiolamento del partito di Renzi.
 
Un approfondimento necessario da cui non si può prescindere nello scenario politico sardo è il ruolo delle cosiddette forze sovraniste oggi all’interno del cosiddetto centro sinistra che non ha neppure il pudore di definirsi identitario come si proclamava in altre stagioni politiche. Nella Regione Autonoma, elementi di spicco, ieri del centro destra di Cappellacci, oggi sono assessori di spicco della Giunta Pigliaru, mentre a Cagliari sono parte integrante della maggioranza variopinta di Zedda.  
 
Certo è che per i sovranisti, in barba al nome che portano, resta difficile motivare il loro appoggio politico incondizionato ai processi di fusione dei blocchi italiani, del Pensiero Unico, del Partito della Nazione (naturalmente italiana) che la Sardegna dovrà subire.
 
La Legge elettorale sarda, della precedente legislatura, che come intuivo e denunciavo nello stesso Consiglio della RAS, ha agevolato il bipolarismo italiano, decretando l’esclusione dalle istituzioni di tutte le minoranze politiche a partire da quelle identitarie. Con Renzi l’accelerazione inaspettata di quei processi è stata tale da superare il passaggio successivo previsto dal bipolarismo al bipartitismo perfetto, per celebrare of course la fusione perfetta dei due blocchi italiani, il Pensiero Unico alla base del nuovo sistema oligarchico che vorrebbe avere la sua benedizione con il “SI” al referendum di ottobre sulle modifiche alla Costituzione. Un pensiero italiano che in modo beffardo viene sperimentato proprio nella realtà sarda, dove fermentano da lungo tempo sentimenti indipendentisti, seppur senza mai quagliare in forme di unità politiche importanti come auspicato dal popolo sardo.
 
Le elezioni di Cagliari rappresentano il laboratorio perfetto di questa sperimentazione tutta italiana che inevitabilmente si è conclusa con la vittoria di un sistema variegato e la sconfitta di un’Idea di unità delle nostre forze, di un progetto tutto sardo che nonostante stenti a decollare, resta l’unica alternativa possibile per il cambiamento e la salvezza economica e sociale della Sardegna nella tempesta della globalizzazione. Ora il PD porta a Roma il suo trofeo sardo Zedda, ufficialmente aderente a Sel, per sostenere la campagna elettorale di Giachetti, e per mostrare in Italia come si può vincere senza ostacoli e senza creare sconfitti all’interno delle lobby della politica italiana.
 
I veri sconfitti sono stati tutti quei sardi che auspicavano la creazione di un ampio polo civico alternativo ai due blocchi continentali. E’ stata fino ad ora sconfitta l’idea di innescare, a partire dalle esigenze e criticità dei quartieri e dei cittadini cagliaritani, un processo di valorizzazione e di unità di tutte queste forze minoritarie che unite avrebbero rappresentato, anche in Consiglio comunale, l’inizio di un percorso alternativo possibile. Purtroppo ancora una volta hanno prevalso logiche minoritarie e personali perdenti, funzionali alla conservazione del potere e del sistema.
 
Le stesse logiche di divisione in Sardegna, hanno fatto sì che il brand 5 Stelle, sulla scia della grancassa d’oltre Tirreno, in questa tornata elettorale approdasse in consiglio comunale, interpretando anch’esso un ruolo in commedia, e cioè essere elementi di divisione e di distruzione di un progetto cagliaritano e sardo antagonista ai blocchi italiani sempre più simili. Questo ruolo politico, che gli è congeniale, nasce principalmente dalla totale mancanza di autonomia dei loro militanti nei territori ed è anch’esso funzionale al sistema.
 
Claudia Zuncheddu
ecocentrobcomp
Lettera al sindaco Zedda
 
Alla cortese attenzione del sindaco di Cagliari Sig. Massimo Zedda
 
Oggetto: raccolta firme contro l’Ecocentro previsto nel quartiere di Sant’Elia
 
Con la presente, il “Comitato NO EcoCentro Sant’Elia – San Bartolomeo”, La informa che è in corso la campagna di raccolta firme contro la realizzazione dell’Ecocentro comunale di tipologia B a ridosso dei due quartieri.
 
L’amministrazione comunale di Cagliari, violando la normativa vigente in materia ambientale e ogni logica di comune buon senso, come Lei ben sa, intende installare a Sant’Elia un enorme ecocentro al servizio di tutta la città. L’area di verde pubblico prescelta, vero polmone verde per il quartiere, confina con l’istituto delle Mercedarie e con il quartiere di San Bartolomeo; da qui si snodano inoltre i percorsi turistico-naturalistici di maggior pregio della città.
 
Il Comitato, ritiene grave che la Sua amministrazione abbia fatto sì che il progetto dell’ecocentro, a forte impatto ambientale, abbia volutamente evitato che venisse sottoposto alla verifica di VAS, la Valutazione Ambientale Strategica prevista dalla legge.  
 
Con l’imponente impianto di 6000 mq per lo stoccaggio di rifiuti, compresi quelli altamente tossici, la Sua amministrazione viola il diritto alla salute dell’area più popolata della città di Cagliari. Inoltre ignora i rischi per l’inidoneità geologica dei quartieri coinvolti, notoriamente di natura paludosa e già con vistosi cedimenti stradali e di palazzi. La stessa carenza della viabilità di Sant’Elia rende ancora meno idoneo il quartiere a sopportare il prevedibile incremento di traffico di auto e di mezzi pesanti diretti all’ecocentro.
 
Con la campagna di raccolta di firme, i cittadini intendono manifestarLe la propria contrarietà alla realizzazione di questo Ecomostro comunale, che ribadiamo, espone i quartieri interessati a forte rischio di inquinamento del suolo, del sottosuolo, dell’aria, oltre che all’inquinamento acustico. I cittadini intendono portare avanti la battaglia anche per la difesa del mercato domenicale di Sant’Elia, una rara attività produttiva che con l’ecocentro andrà sicuramente a morire.
 
Alla presente si allega la prima tranche, circa 1400 firme e La informiamo che la campagna di raccolta firme proseguirà in difesa dei diritti e contro ogni forma di discriminazione.
 
Il Comitato No EcoCentro Sant’Elia – San Bartolomeo
 
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