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statuto

Claudia Zuncheddu

articolo pubblicato sul Manifesto Sardo del 16-2-2017

Con lo Statuto Speciale nel 1948, lo Stato italiano ha dato alla Regione Autonoma della Sardegna (diretta diramazione del suo apparato istituzionale) l’illusione di poter gestire la propria Autonomia. Di fatto, a distanza di 70 anni l’unica concessione è stata quella di poter gestire la propria dipendenza.

Nel processo di gestione della dipendenza, la classe politica sarda e le forze che si sono alternate alla guida della Sardegna hanno dimostrato non solo la totale sudditanza ai diktat italiani, ma sono stati essi stessi gestori e garanti della dipendenza. Quella classe politica locale, infatti, diviene unaborghesia compradora, con il compito di mediare e amministrare per conto dei potenti di turnois interessus allenus in Terra nosta.Interessi oggi più forti di ieri, nel pieno dell’era della globalizzazione mondiale dove in nome di un liberismo sfrenato tutto viene mercificato. Globalizzazione che ignora e disprezza gli interessi delle comunità e delle identità delle nazioni senza Stato.

Lo Statuto sardo nasce debolissimo, su basi ambigue e poco credibili. Ispirato alla povertà della Sardegna, esso sarebbe dovuto essere strumento per il superamento del sottosviluppo. A distanza di 70 anni quel progetto nato su premesse fatte in malafede, ha accresciuto la nostra povertà e la nostra dipendenza. In realtà, dietro l’alibi della nostra povertà da superare, c’era il freddo e cinico disconoscimento della Nazione sarda e del suo diritto ad essere dotata di uno strumento che le attribuisse pieni poteri per promuovere processi reali di autonomia e di autogoverno.

Questo è il peccato originale dello Statuto Speciale sardo, preludio del fallimento della storia dell’Autonomia, gestita diligentemente dalla classe politica locale asservita e ambigua.

Che lo Statuto sardo fosse inadeguato a gestire un processo di liberazione e di emancipazione nazionale, Lussu non tardò a capirlo, tanto da rilevare la grande discrepanza nel riconoscimento dei poteri tra lo Statuto sardo e quello siciliano. La classe politica sarda sin d’allora complessata, inadeguata e succube, si accontentò di illusioni autonomistiche che con il tempo avrebbero condannato la Sardegna a retrocedere e a frenare ogni processo di emancipazione culturale, sociale, economica e politica.

Questo è stato possibile grazie all’intermediazione dei partiti italiani presenti in Sardegna e di tutta la classe politica locale che purtroppo non ha mai brillato nel rappresentare gli interessi della propria nazione. Loro sono stati e continuano ad essere i mezzi attraverso i quali lo Stato italiano esercita ogni sorta di controllo e di imposizione coloniale nella realtà sarda.

La riscrittura dello Statuto,tema tanto caroa tutti i partiti politici, compresi quelli italiani che in Sardegna si professano autonomisti, oggi viene riesumata ingenuamente, da una parte del mondo indipendentista. Il tema sui diritti dei sardi e sulla riscrittura dello Statuto all’ordine del giorno del convegno dell’11 febbraio a Sassari, organizzato da Mesa Natzionale (di cui anche noi di Sardigna Libera facciamo parte con Gentes, Fronte Indipendentista Unidu, Progres e Sardigna Natzione), merita profonde riflessioni su opportunità e rischi.

A chi spetta questo compito? Quale è la sede adeguata?

Gli Statuti sono accordi politici tra le parti che sanciscono i rapporti di forza e di compromesso che si sono creati nei periodi storici. Nel 2017 bisogna chiederci quale sia il percorso da intraprendere per creare rapporti di forza favorevoli alla nazione sarda e non all’Italia. In questa riflessione bisogna essere consapevoli proprio dei rapporti di forza e dei nuovi equilibri che la globalizzazione sta creando a livello mondiale con le ripercussioni nel bacino del Mediterraneo, di cui la nazione sarda è una parte importante.

E’ necessario chiarire quali siano oggi i rapporti di forza tra la nazione sarda e lo Stato italiano, di fronte all’inasprirsi dei conflitti e di uno scontro che non è tra lo Stato italiano e il cosiddetto governo della Regione Autonoma della Sardegna, sua fedele ed organica diramazione, ma tra lo Stato italiano ed il Popolo sardo.

Sulla voglia di riscrittura dello Statuto, non possiamo ignorare che nello scenario politico odierno, all’interno della classe politica locale, nessuno vuole affrontare la questione della crisi culturale ed economica in cui si dibatte il popolo sardo, con le sue emergenze che rischiano di cancellarlo come entità etnica:sa zenia, così come la chiamava Simon Mossa.

Mai quanto oggi la classe politica italo-sarda può essere interessata a far propri i grandi temi, compreso quello della riscrittura dello Statuto, pur di distogliere l’attenzione dei sardi dal dramma del forte impoverimento, della disoccupazione, della crisi economica e sociale in corso e dalle scelte nefaste che con la connivenza del governo italiano e delle multinazionali stanno portando avanti a danno dei sardi. Intanto continuano a negare alla società sarda una Legge elettorale che non la discrimini e che le garantisca le proprie rappresentanze politiche e di genere. Un tema che la classe politica sarda, disattendendo agli impegni presi, ha riservato a fine legislatura come “ennesimo cavallo di battaglia elettorale”, come se le donne e le nostre minoranze politiche fossero prive di memoria storica.

Nell’attuale Consiglio Regionale nessun partito osa definirsi smaccatamente italiano, anzi chi più chi meno si maschera dietro facciate federate, autonomiste, identitarie, sovraniste e persino indipendentiste. Questa Assemblea di certo non rappresenta gli interessi e le aspettative della nazione sarda, per cui è palese la sua inadeguatezza culturale e la sua credibilità politica per essere la sede delegata alla riscrittura dello Statuto della nazione sarda.

La Sardegna oggi è in mano a lobby politiche affaristiche trasversali e non ideologiche, che gestiscono interi settori della nostra economia, dalla gestione dei trasporti alla privatizzazione del Sistema Sanitario Pubblico, al rilancio dell’industria inquinante (vedi la vertenza dell’Euroallumina), alla svendita della SBS di Arborea a Bonifiche Ferraresi nel pieno del liberismo delle politiche della Giunta Regionale, con la partecipazione attiva di esponenti di sedicenti partiti identitari, alla sterilizzazione e gestione della cultura e della nostra identità a partire dalla lingua. E’ così che la classe politica sarda agevola i flussi migratori di giovani laureati e priva chi resta, al di là del dato anagrafico, del diritto ad un futuro dignitoso e ad un lavoro che non uccide.

Di fronte al dominio del Pensiero Unico all’interno della massima Assemblea dei sardi, che sino ad oggi, ad un passo dalla scadenza naturale della legislatura ha omologato tutti, esiste il reale pericolo che una qualsiasi forza politica possa sponsorizzare il progetto di riscrittura dello Statuto di Autonomia. Potrebbe essere adottato, ad esempio, da quelle forze identitarie opportunistiche della maggioranza che governa la Sardegna per distogliere l’attenzione sulle responsabilità dei loro atti di “amministrazione della dipendenza”. La proposta di Riforma Sanitaria con il Piano di riordino della rete ospedaliera sarda ne è un esplicito esempio.

Nel contesto internazionale i rapporti di forza sono favorevoli alla Sardegna e alle nazioni senza Stato? E’ di grande attualità il tentativo di modificare tutte le Costituzioni delle democrazie europee, svilendole dei poteri e di un reale controllo popolare per creare democrazie formali, fortemente centralizzate e autoritarie funzionali ai processi di globalizzazione dei mercati delle multinazionali. Ne è un esempio l’abortita controriforma della Costituzione italiana, per la quale il popolo sardo intuendo i rischi e l’attacco frontale alla sua pur mutilata e mai espressa Autonomia, ha espresso il suo NO all’unanimità.

La riscrittura dello Statuto sardo può prescindere da questi scenari? Quale è il compito delle forze identitarie e indipendentiste sarde?

Ritengo che la realtà della nazione sarda e il suo cammino di emancipazione e di indipendenza, con le sue lotte, le sue criticità, la sua resistenza al tentativo di annientamento economico e culturale, vada ben oltre le nostre capacità di percezione del momento politico. Esiste una rete di resistenza nei territori che trasversalmente si organizza per difendere i propri diritti, mentre forze identitarie, ancora intrappolate nei muretti dei propri tancati, non riescono a vedere le grandi praterie che hanno di fronte.

A noi indipendentisti non resta che contare le forze in campo, chiedersi a cosa ciascuna forza sia disposta a rinunciare per poter stare insieme e costruire un progetto economico e sociale di liberazione nazionale. Questa è la sfida che ci attende, pena la sparizione politica anche dell’Idea della nostra Indipendenza.

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Statuto: non è ora di riscritture

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«Per lo Statuto sardo soffiano venti pericolosi. Sono i venti sfavorevoli che vorrebbero riformare tutte le costituzioni dei governi democratici in Europa, Italia compresa. Non è tempo per riscritture». Claudia Zuncheddu, ex consigliera regionale e leader di Sardigna Libera, interviene nel dibattito aperto dentro Alternativa natzionale, il progetto identitario che abbraccia Fronte Unidu, Sardigna natzione, Gentes, Progres e, appunto, Sardigna Libera.
«Con lo Statuto speciale, lo Stato italiano ha dato alla Sardegna solo l'illusione di poter gestire la propria autonomia. L'inadeguatezza della classe politica che si è alternata al governo dell'Isola, ha solo gestito ed alimentato, sino a oggi, la propria dipendenza», prosegue Zuncheddu.
La realtà - spiega ancora - è che «dietro l'alibi della nostra povertà da superare, a cui si è ispirato lo Statuto, si nasconde invece il disconoscimento della Sardegna come Nazione, e il suo diritto di essere dotata di uno strumento ben più forte che le attribuisse pieni poteri per promuovere una vera autonomia e la sua autodeterminazione». Ma agli indipendentisti che oggi mostrano interesse per la riscrittura dello Statuto, Claudia Zuncheddu risponde che «dopo 70 anni di fallimenti, la priorità non è quella riforma, ambita anche dalle forze politiche che governano la Sardegna per distrarre l'attenzione dalle loro politiche nefaste (dai trasporti alla sanità all'industria): non può esserlo, nel momento in cui alla società sarda si nega perfino una legge elettorale che non la discrimini e che garantisca rappresentanze politiche e di genere».

Unione Sarda 15-2-2017

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A Sassari il convegno sui “Diritti dei sardi e sulla Riscrittura dello Statuto Speciale di Autonomia”, promosso da Alternativa natzionale, un contenitore di dibattito e di confronto promosso dalle formazioni indipendentiste: Fronte Unidu, Gentes, Progres, Sardigna Libera e Sardigna Natzione, ha avuto un buon successo. Al di là degli interventi di esponenti politici del mondo indipendentista di questa Mesa, sono intervenuti rappresentanti politici presenti nella maggioranza oggi al governo della Sardegna e dell’opposizione. Un importante contributo a questo confronto è stato garantito da intellettuali del mondo identitario sardo come Federico Francioni e Salvatore Cubeddu. Il dibattito, se il momento storico sia propizio o no alla riscrittura dello Statuto, resta aperto.

Le nostre diversità di vedute saranno di arricchimento al nostro progetto di governo della Sardegna.

Con lo Statuto Speciale, lo Stato italiano ha dato alla Sardegna solo l’illusione di poter gestire la propria autonomia. L’inadeguatezza della classe politica che si è alternata al governo della Sardegna in 70 anni, ha solo gestito e alimentato, sino ad oggi, la propria dipendenza.

Dietro l’alibi della nostra povertà da superare, a cui si è ispirato lo Statuto Speciale, si nasconde il disconoscimento della Sardegna come Nazione ed il suo diritto di essere dotata di uno strumento ben più forte che le attribuisse pieni poteri per promuovere una reale Autonomia e la sua autodeterminazione. Tuttavia, dopo 70 anni di fallimenti, il problema oggi prioritario non è la riscrittura dello Statuto che implica un’analisi sui rapporti di forza tra lo Stato italiano e la Sardegna, tra le grandi nazioni europee e le nazioni senza Stato (Sardegna compresa), sui nuovi equilibri che la globalizzazione mondiale sta creando con le ripercussioni nel bacino del Mediterraneo di cui la Sardegna ne è parte.

La riscrittura dello Statuto, è ambita anche dalle forze politiche che governano la Sardegna, per distrarre l’attenzione dei sardi dalle loro politiche nefaste, dalla gestione dei trasporti, in mano a lobby politiche trasversali e non ideologiche, alla privatizzazione del sistema sanitario pubblico, con il piano di riordino della rete ospedaliera, al rilancio dell’industria inquinante, alla svendita della SBS di Arborea a Bonifiche Ferraresi.

Intanto alla società sarda si nega una Legge elettorale che non la discrimini e che le garantisca le proprie rappresentanze politiche e di genere. Un tema caro ai geni della nostra politica, che dopo aver disatteso gli impegni presi, si riservano di rilanciare la promessa alla vigilia delle nuove elezioni. Come se le donne sarde e le nostre minoranze politiche non avessero memoria storica.

Per la riscrittura dello Statuto soffiano venti pericolosi. Sono i venti sfavorevoli che vorrebbero riformare tutte le costituzioni dei governi democratici in Europa, Italia compresa.

Claudia Zuncheddu - SardignaLibera

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I diritti dei sardi nel XXI secolo

Sardegna Dies 14-2-2017

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La riscrittura dello Statuto Autonomistico. Una giornata promossa dalle forze che compongono il progetto di Alternativa Natzionale

 

Sassari.Sala gremita dalla mattina fino a sera sabato scorso all’ex convento del Carmine a Sassari in occasione della giornata dedicata ai “Diritti dei sardi nel secolo XXI”. L’evento di studio e dibattito è stato organizzato dalle forze che compongono il progetto dell’Alternativa Natzionale che hanno deciso di dedicare la loro seconda uscita pubblica al tema della riscrittura dello Statuto Autonomistico. Ad avvicendarsi al microfono diversi esponenti del vasto mondo sardista e indipendentista e anche importanti esponenti del panorama intellettuale e accademico sardo. La moderatrice dell’incontro, la scrittrice Daniela Piras, ha introdotto la giornata ricordando due noti attivisti recentemente scomparsi, Graziella Deffenu e Patrizio Carrus, e per loro la sala ha osservato un minuto di silenzio. Daniela Piras ha inoltre sintetizzato il progetto avviato dalle cinque organizzazioni dell’Alternativa Natzionale: un processo di apertura che cerca di fungere da catalizzatore per tutte quelle componenti politiche e culturali della società sarda che hanno al centro delle proprie battaglie gli interessi della Sardegna e del suo popolo; tutti quei soggetti, cioè, che si stanno raccogliendo attorno al riconoscimento del principio dell’autodeterminazione, condizione indispensabile per tracciare un percorso comune. È stato anche ricordato che il progetto dell’Alternativa Natzionale si basa sul riconoscimento di valori comuni e condivisi e sul confronto politico paritario e democratico, mantenendo la porta aperta a tutti coloro che vogliono rendersi protagonisti di questa nuova fase politica.

 

Ad aprire i lavori l’esponente del Fronte Indipendentista Unidu Cristiano Sabino che ha iniziato il suo ragionamento ricordando come dieci anni fa il Consiglio Regionale della Sardegna si fosse trasversalmente impegnato per avviare un percorso di riforma dello Statuto autonomistico. «A leggere oggi quelle dichiarazioni – sostiene Sabino – viene da sorridere, perché non si capisce dove sia finita tutta quella grande spinta riformatrice e tutti quegli importanti buoni propositi presi a livello istituzionale dalla massima assemblea dei sardi. In realtà – continua Sabino – sono troppi i punti dello Statuto che non sono mai stati fatti valere, a partire dagli articoli che prevedono la possibilità di programmazione in materia economica e di istruzione, passando per quelli che stabiliscono la competenza di adattare alle proprie esigenze le leggi del Parlamento italiano. Come ha fatto la classe politica italianista a definire se stessa “autonomista” se non ha mai applicato lo Statuto? Ma è pure necessario guardare a quei diritti che nello Statuto non sono presenti come il diritto all’autodeterminazione e i diritti linguistici».

 

Lo storico Federico Francioni, in un profondo excursus storico, ha dimostrato come il discorso statutario sardo abbia robuste radici. Francioni ha iniziato il suo discorso ponendo il problema della “statualità”, usando come punto di riferimento “sa carta de logu Marianu VI” riformata da Eleonora d’Arborea nei primi anni ‘40 del ‘300. «Un importante lascito storico di quel periodo – sostiene Francioni – è la differenza tra privato e pubblico che ha un’importanza fondamentale e non si ritrova nella dimensione giuridica e statuale, per fare solo un esempio, della monarchia catalano-aragonese». Mentre durante secoli e secoli di storia italiana, c’è stato un continuo rimescolamento tra pubblico e privato, a partire dall’interesse del Conte Ugolino della Gherardesca per le miniere site in Sardegna, per arrivare a Silvio Berlusconi. «La Carta de logu riformata da Eleonora d’Arborea – procede Francioni – presenta parecchi elementi di raffinatezza giuridica, come ha scritto Gabriella Olla». Francioni evidenzia l’importanza rivoluzionaria della carta de logu anche per quanto concerne i diritti delle donne e dei minori. Sulla storia più recente Francioni si è fermato sulla rivoluzione sarda di fine Settecento avanzando l’idea che in fondo parlare dei “diritti dei sardi” significhi ripartire dall’esperienza di allora: «La sconfitta di Angioy compromette tutto. Mi pare che l’esperienza di Angioy, possa essere un riferimento per parlare di assemblea costituente nazionale sarda».

 

ConvegnoStatuto1Anche il presidente della Fondazione Sardinia Bore Cubeddu è tornato sugli stessi temi, sottolineando la necessità di aprire un «grande laboratorio di idee capace di attrarre competenze e risorse intellettuali inedite che finora sono rimaste al di fuori dell’indipendentismo. Esistono già diverse proposte di riscrittura dello Statuto – ha aggiunto Cubeddu – ma l’aspetto fondamentale è domandarsi quale idea di Sardegna vogliamo porre a suo fondamento e naturalmente questa, per essere fruttuosa, dovrebbe fare perno sul riconoscimento nazionale del popolo sardo. Iniziative come questa – ha suggerito Cubeddu – sono fondamentali per lanciare il processo dell’assemblea costituente dei sardi, la quale non deve essere in contrapposizione con il Consiglio regionale, anzi l’uno deve servire all’altro. Una nostra proposta immediata potrebbe essere quella di un allargamento immediato dell’attuale 1° commissione, arricchendola di elementi esterni al palazzo e affidandole il compito di preparare i materiali necessari alla scrittura del nuovo statuto».

 

Ai lavori ha preso parte anche il segretario del Psd’Az Christian Solinas il quale ha salutato l’iniziativa come importante apertura di una nuova fase del sardismo generalmente inteso. Solinas ha sostenuto che «oggi più che mai è necessario parlare di una riforma dello statuto ricercando un coinvolgimento popolare ampio dei sardi, perché nessuna riforma del genere può essere un fatto esclusivamente di palazzo. E con lo sguardo rivolto a quanto sta avvenendo al di fuori della Sardegna Solinas ha continuato: «L’istanza indipendentista, l’istanza rappresentata dai nostri movimenti, il “sardismo” non sono oggi una retroguardia, ma rappresentano l’avanguardia internazionale che si afferma un po’ ovunque». In conclusione Solinas ha avanzato una proposta pratica: «Dobbiamo mettere per iscritto i nostri propositi e le nostre proposte a partire da quelle per riformare lo Statuto – ha suggerito Solinas – e questo ci darà una buona base per costruire insieme un progetto di governo per la Sardegna».

 

Sulla stessa linea Gesuino Muledda dei Rossomori, forza politica che ha recentemente divorziato dalla Giunta Pigliaru andando ad ingrossare le fila di chi vorrebbe costruire un largo polo alternativo al duopolio dei partiti italiani. Fresco dell’esperienza in Giunta, Muledda ha posto anche ulteriori temi di attualità sul piatto della discussione, come l’abbandono delle zone rurali, l’esiguità delle risorse dedicate alla formazione universitaria e la necessità di fare una battaglia comune per cambiare la legge elettorale. «Serve un progetto di governo per avere consenso – ha concluso Muledda – perché esiste un sentimento maggioritario nei sardi che ci chiede di costruire una alternativa al governo attuale».

 

A concludere i lavori della mattinata è stato lo storico leader di Sardigna Natzione Bustianu Cumpostu che ha insistito a più riprese «sull’impossibilità di barattare il valore più grande che abbiamo e cioè il nostro essere popolo. Da questa prospettiva – ha argomentato Cumpostu – il popolo sardo ha tre vie davanti a sé che condividono il riconoscimento della nazionalità sarda: mettere in discussione la “fusione perfetta” del 1847; avviare un percorso di assemblea nazionale che porti i sardi alla dichiarazione di indipendenza; riconoscere il proprio stato di sudditanza coloniale. Sicuramente – ha concluso Cumpostu – l’appartenenza nazionale dei sardi è in tutti e tre i casi un bene irrinunciabile».

 

Nel pomeriggio i lavori sono stati aperti dall’avvocato penalista Gianfranco Sollai, presidente di Gentes. Sollai si è domandato «se il popolo sardo vuole governare o amministrare, perché oggi – ha argomentato l’avvocato – la Regione non è per nulla autonoma e si limita ad amministrare ciò che gli viene imposto dallo Stato. In questo senso non è vero che l’autonomia è stata superata, anzi non siamo nemmeno alle soglie dell’autonomia. Serve una rottura con la dipendenza sancita dallo Statuto, in particolare con quegli aspetti legati alla subalternità della Sardegna che costituiscono un ostacolo a programmare e realizzare i propri progetti in armonia con le proprie risorse economiche, sociali e culturali e cioè con i seguenti paletti indicati nello Statuto: la Regione ha potestà legislativa in armonia con la Costituzione e i principi dell’ordinamento giuridico dello Stato e col rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali delle riforme economico-sociali della Repubblica. È chiaro che detti vincoli, unitamente alla mancanza di autonomia politica dei partiti italiani, sviliscono l’autonomia, relegando la Regione sarda di fatto ad amministrare in luogo di governare».

 

Di fallimento dell’autonomia ha invece parlato la segretaria di Sardigna Libera Claudia Zuncheddu. «Esistono nodi irrisolti – ha chiarito l’ex consigliera regionale – che riguardano la nostra illusione di gestire l’autonomia. Finora non è stata l’autonomia ad essere gestita ma la nostra dipendenza anche grazie al fatto che la classe politica sarda ci ha venduto. Ciò è avvenuto anche a causa della debolezza dello Statuto il quale va riscritto integralmente anche se non ci si può aspettare che a fare ciò sia il Consiglio Regionale che risulta non attrezzato culturalmente». L’esponente di SL ha inoltre ribadito la gravissima situazione della sanità sarda che vedrà sempre più i nostri malati costretti a pagare privatamente i servizi essenziali.

 

Il docente di Diritto Costituzionale Omar Chessa ha allargato l’attenzione al processo generale di svuotamento della sovranità degli Stati avviato negli anni Ottanta con l’affermarsi dell’ideologia neoliberista che vedeva e vede tutt’oggi come fumo negli occhi le costituzioni democratiche e le politiche keynesiane. «Questo progetto – ha continuato il docente – in Italia è miracolosamente fallito con la stroncatura della riforma costituzionale che ha visto in Sardegna il più alto numero di “No”. A questo punto dobbiamo chiederci cosa sia necessario fare per avanzare sul percorso della costruzione di uno Stato sardo. Le costituzioni – ha concluso Chessa – presuppongono gli Stati e non li creano, quindi è necessario concentrarsi pragmaticamente sulla legge statutaria, cercando di ottenere un sistema elettorale proporzionale per garantire la massima rappresentanza e dare così spazio a quei progetti politici che si muovono nell’ambito della sovranità della Sardegna».

 

Il politologo Carlo Pala ha invece rimarcato come in Sardegna sia viva e operante una volontà di riformare lo Statuto e come ciò sia merito soprattutto dell’azione che gli indipendentisti hanno svolto in tutti questi anni riuscendo a coinvolgere anche chi indipendentista non è. «La stagione autonomistica – ha sostenuto il politologo – è definitivamente chiusa, anche perché è lo Stato Italiano stesso che contravviene continuamente alle sue stesse norme. Sono in molti fra costituzionalisti e politologi a parlare ormai di “specialità appiattita” a proposito del fatto che, per esempio, lo Stato viola l’articolo 8 dello Statuto relativo alla cosiddetta vertenza entrate. L’aspetto più lacunoso dello Statuto – ha concluso Pala – è il suo essere burocratico e non politico, perché senza cultura, senza ambiente, senza identificazione non andiamo da nessuna parte».

 

Parlare di Statuto deve essere un tema di fondamentale importanza – ha invece rimarcato nel suo intervento il segretario di ProgReS Gianluca Collu – «perché la riscrittura dello Statuto ci servirà ad allargare i nostri orizzonti e a definire i rapporti con lo Stato italiano volgendo a nostro vantaggio ciò che oggi è per noi svantaggioso. Uno dei temi fondamentali legati allo Statuto – ha continuato Collu – è quello dell’agenzia sarda delle entrate: la Giunta regionale ha partorito una pallida fotocopia della nostra proposta originale la quale non ha alcuna competenza di riscossione. Riformare lo Statuto è però possibile solo a patto di avviare un processo realmente partecipativo – ha concluso Collu – ed è per questo che stiamo organizzando una piattaforma di democracy per ottenere una massima partecipazione e condivisione dei nostri intenti riformatori».

 

A concludere i lavori è stato Ernesto Batteta di Sardegna Possibile che ha invece lavorato sul concetto di decentramento e di difesa dell’identità dei sardi. «L’indipendenza – ha argomentato Batteta – è un percorso progressivo, possibile solo se inserito in un progetto di sviluppo e certo non come un salto nel buio dall’oggi al domani».

 

In entrambe le sessioni, mattutina e pomeridiana, è stato previsto un momento per la discussione che è stato molto partecipato, a testimonianza del fatto che l’argomento dei diritti dei sardi e della riforma della carta statutaria è un argomento che tocca le coscienze molto più di quanto non si creda

 

 

Pubblicato in Indipendentismo

Il Senato si appresta a discutere il nuovo decreto legge sul titolo V della Costituzione, ovvero i rapporti e le competenze fra Stato e Regione. Con il Decreto presentato in Commissione Affari istituzionali del Senato, il Governo Renzi continua la lunga marcia già intrapresa dai precedenti Governi: Berlusconi, Monti e Letta, tesa ad eliminare i poteri delle regioni a statuto speciale e a svuotare quelli delle regioni a statuto ordinario. Il tutto con la scusa della Riforma istituzionale e dell’eliminazione di spese superflue e sprechi, e nel nome del fatto che le regioni non sarebbero state in grado di gestirsi.

Pubblicato in Indipendentismo

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURA
Mozione n. 153 

MOZIONE ZUNCHEDDU - URAS - SALIS - SECHI - CUGUSI - MARIANI - COCCO Daniele Secondo sulla mancata applicazione da parte della Giunta regionale dell'articolo 51 dello Statuto speciale che recita: "La Giunta regionale, quando constati che l'applicazione di una legge o di un provvedimento dello Stato in materia economica o finanziaria risulti manifestamente dannosa all'Isola, può chiederne la sospensione al Governo della Repubblica, il quale, constatata la necessità e l'urgenza, può provvedervi, ove occorra, a norma dell'art. 77 della Costituzione".

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OdG su Sovranita' e Indipendenza

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURA

ORDINE DEL GIORNO Zuncheddu – Uras – Salis – Sechi – Zedda M. – Sabattini – Mariani – Cocco a seguito del dibattito sulle Mozioni n° 6 – 20 – 27 – 46 – 80 – 81 – 82 – 85 – 87 – 88 sulla riscrittura dello Statuto Sardo e l’apertura con lo Stato italiano del processo di Sovranità e Indipendenza.

Pubblicato in Indipendentismo

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURA

MOZIONE N. 82

MOZIONE ZUNCHEDDU - URAS - SECHI - ZEDDA Massimo sulla riscrittura dello Statuto sardo e sull'apertura, con lo Stato italiano, del processo di sovranità e indipendenza.

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