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G8: Veleni smaltiti in Sardegna. Smentiti i dati della Protezione Civile

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Da La Nuova Sardegna del 01/10/2011 
di Piergiorgio Pinna

 
G8, veleni smaltiti in 9 siti sardi.
I nuovi dossier: ecco come si è svolta l’operazione bonifiche

LA MADDALENA. La maggior parte dei rifiuti prelevati nei terreni dell’ex aresenale durante i lavori per il mancato G8, è stata smaltita in 9 siti in Sardegna I rifiuti più velenosi sono stati, invece, trasportati nella Penisola. Nuovi particolari emergono dopo la pubblicazione delle carte della Struttura di missione della Protezione civile ottenute per via giudiziaria dalla consigliera regionale Claudia Zoncheddu. Nelle carte una clamorosa discrepanza: le scorie per Bertolaso erano 62mila tonnellate, per i registri 74mila, 2mila viaggi camion contro 3mila.
 
APPALTI E AFFARI
L’inchiesta penale

 
Le indagini a carico della cosiddetta Cricca della Ferratella (dal nome di una delle sedi della Protezione civile a Roma dove operava gran parte degli indagati) cominciano nel 2008 a Firenze. Dove la Procura apre un fascicolo per una delle Grandi opere in corso di realizzazione, la Scuola marescialli dei carabinieri. Da lì gli accertamenti si estendono seguendo la pista del G8 mancato alla Maddalena e lungo altri versanti ancora. Gli sviluppi Poi, per l’arcipelago sardo e per altri filoni d’inchiesta, la competenza passa a Perugia. E qui proprio nei giorni scorsi il gip chiede il rinvio a giudizio per 18 persone, anche per i lavori svolti nell’ex arsenale della Maddalena.

Nell’isola nasce un comitato che chiederà di potersi costituire parte civile per far ottenere un risarcimento alla comunità dopo l’alt alla riconversione turistica dell’ex piazzaforte militare. Le imputazioni L’organizzazione finita sotto accusa avrebbe condizionato l’assegnazione degli appalti legati ai Grandi eventi in cambio di «utilità», come ristrutturazioni di case, pagamento di prestazioni sessuali e altri favori di vario genere. Confermati dal Gip i reati ipotizzati in precedenza dalla Procura di Perugia: si va dalla corruzione all’associazione a delinquere.
 
 
G8, i veleni smaltiti in Sardegna 
Smentite le prime versioni: sull’isola la maggior parte dei rifiuti 

LA MADDALENA.G8 mancato: la storia delle bonifiche è senza fine, quella delle sorprese e degli effetti collaterali pure. Ora si scopre che la gran parte dei rifiuti prelevati dai terreni dell’ex arsenale è stata smaltita in Sardegna. Dove? In nove siti regolarmente autorizzati. Gli altri carichi, a quanto pare i più pericolosi, sono finiti nel Nord Italia. Sull’eliminazione delle montagne di scorie nocive ci sono, poi, straordinarie discrepanze: le versioni ufficiali fornite a suo tempo in Parlamento stridono con le carte che adesso per la prima volta arrivano nell’isola. Se alla Maddalena resta aperta la voragine del risanamento a mare su cui continua a indagare la Procura di Tempio, a distanza di anni trova conferme l’intenso traffico di Tir con le scritte «Protezione civile»: nella Nurra l’avevano notato, e segnalato, decine di automobilisti nelle calde notti di tre estati fa. E finalmente, più in generale, sarà così possibile mettere qualche punto fermo nell’intricatissima faccenda, almeno sul piano dei provvedimenti formali assunti dai delegati del governo. Specie sulle rotte dei veleni e su aspetti rimasti a lungo coperti da un inspiegabile top secret. Un’esigenza di riservatezza che sarebbe dovuta cadere non appena Berlusconi decise che il summit non si sarebbe più tenuto in Sardegna. Ma come mai questa svolta improvvisa? Le ultime novità giungono dalla valanga di documenti che l’Unità tecnica di missione ha consegnato nelle scorse settimane. Dopo iniziali resistenze, gli incartamenti sono pervenuti nelle mani della consigliera regionale Claudia Zuncheddu e dello staff di legali incaricato dall’esponente di Sel-Comunisti-Indipendentistas dell’«accesso agli atti» (ne fanno parte gli avvocati, specialisti in diritto amministrativo, Luigi Azzena e Renato Margelli). Mentre tutti gli altri enti coinvolti avevano collaborato sin dalla prima sollecitazione, la Struttura coinvolta nello scandalo Formato G8 non aveva dato seguito alla domanda. Il 25 maggio scorso la prima sezione del Tar del Lazio ha però pronunciato sentenza «contro la presidenza del Consiglio dei ministri - Dipartimento della Protezione civile e Unità tecnica di missione». Ordinando a quest’ultima di esibire i documenti richiesti dal consigliere regionale. Non c’è stata opposizione in appello e l’avvocatura dello Stato non ha trovato nulla da ridire. Così i funzionari della Struttura si sono alla fine decisi a mettere a disposizione una corposa documentazione. Più di mille pagine. Oltre un chilo e mezzo di atti amministrativi. Dossier costituito da contratti, progetti, planimetrie, tremila formulari di carico e scarico in quadruplice copia dei rifiuti trasportati via dall’arcipelago sardo. Insomma, una quantità di materiale per anni protetto dal marchio «riservato» che per la prima volta diventa di pubblico dominio grazie alla tenace iniziativa della Zuncheddu e dei suoi legali. 
La versione dei fatti che appare da questi fascicoli e contrasta in larga misura con le prime ricostruzioni ufficiali è dunque quella attestata in via formale dall’Unità tecnica di missione. La stessa incaricata di coordinare il risanamento nell’ex arsenale militare di Moneta tra il 2008 e il 2009, in vista del vertice dei Grandi poi spostato all’Aquila all’indomani del terremoto in Abruzzo. E riguarda soltanto, giova ribadirlo vista la complessità del quadro generale di riferimento, le bonifiche eseguite a terra. Le altre, quelle a mare, avevano infatti rivelato a distanza di mesi clamorose lacune nononostante le rassicurazioni governative, tanto che prima o poi dovranno ricominciare nello specchio di 60mila metri quadrati davanti al Main Conference. Questioni catapultate anche al centro d’inchieste tv: da Anno Zero e Ballarò sino a Report. L’ultima programmazione, prevista a quanto sembra per mercoledì prossimo su Italia 1, è delle Iene. Alcuni inviati della trasmissione da tempo scavano tra i risvolti oscuri dello scandalo. Per sapere se dalle loro indagini scaturiranno nuovi elementi non resta dunque che aspettare qualche giorno. di Pier Giorgio Pinna
 
DICIOTTO ACCUSATI
Il sottosegretario 
Sotto processo insieme con 17 presunti complici, Guido Bertolaso
. Il suo è il nome più importante che figura agli atti dell’inchiesta. Ex capo della Protezione civile nazionale ed ex commissario per il G8 alla Maddalena, è accusato «da solo o in concorso» di aver compiuto «scelte svantaggiose per la pubblica amministrazione e favorevoli al privato». 

I funzionari pubblici 
Altre gravi imputazioni sono mosse all’ex presidente del Consiglio dei Lavori pubblici Angelo Balducci. Il quale era stato arrestato il 10 febbraio insieme con altri due stretti collaboratori incaricati di vigilare sulle opere alla Maddalena: gli ingegneri Fabio De Santis e Mauro Della Giovampaola. Tutti erano stati rimessi in libertà dopo diversi mesi di detenzione. 
Il costruttore 
In cella, con l’accusa di aver corrotto i funzionari per ottenere strade privilegiate nell’aggiudicazione degli appalti, era finito anche l’imprenditore romano Diego Anemone. Con lui il gup di Perugia Claudia Matteini ha rinviato a giudizio il fratello Daniele. Gli accordi processuali preventivi 
L’architetto romano 
Mauro Zampolini ha già patteggiato 11 mesi per favoreggiamento. 
L’ex procuratore aggiunto della capitale Achille Toro 8 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio e il figlio Camillo 6 per la stessa accusa. 
Gli altri incriminati alla sbarra 
Il prossimo 23 aprile il processo a Perugia si aprirà, oltre ad alcuni imputati minori, anche per l’ex commissario per i Mondiali di nuoto del 2009 Claudio Rinaldi, l’avvocato Azzopardi, il commercialista Stefano Gazzani, la brasiliana Regina De Fatima Profeta (accusata di aver portato al Salaria Sport Village di Anemone a Roma una prostituta per Bertolaso), Maria Pia Forleo, funzionaria della struttura della presidenza del consiglio dei ministri che avrebbe ottenuto orologi preziosi per agevolare le istruttorie amministrative dei costruttori.
 
L’Intervista a Claudia Zuncheddu Consigliera Regionale Indipendentistas
 
Zuncheddu: «Troppe stranezze» 
Il consigliere ha ottenuto dal Tar gli atti riservati
 

 LA MADDALENA. «Questa è una faccenda con troppe stranezze». Secondo Claudia Zuncheddu, motore della pubblicizzazione degli atti riservati sulle bonifiche nell’arcipelago, «i documenti dimostrano non tanto i potenziali pericoli ambientali che avevo paventato all’inizio quanto incongrunze e contraddizioni». Oltre che, tiene a sottolineare, «un aumento esponenziale dei costi». «E tutto ciò proprio nel momento in cui alla Sardegna venivano sottratte ingentissime risorse: da destinare sì alla ripresa economica della Maddalena, ma certo non con i risultati disastrosi che abbiamo visto in seguito — prosegue, come un fiume in piena, il consigliere regionale — Basti un dato su tutti per comprendere di che cosa si discute. Secondo i prezziari regionali la tariffa per smaltire una tonnellata di materiali inerti si aggira tra gli 8 e i 10 euro, Iva compresa. Il dipartimento e la Struttura di missione guidati ai vertici da Bertolaso per quella stessa quantità hanno invece consentito un versamento da parte della pubblica amministrazione pari in media a 156 euro a tonnellata, Iva esclusa». I tempi presi in considerazione, poi, rappresentano un altro elemento che l’esponente del gruppo Sel-Comunisti-Indipendentistas valuta con estrema attenzione. «In un clima di segreto e di estrema urgenza, c’è stata una fretta sorprendente nell’assegnare i lavori e una lentezza altrettanto straordinaria nel portarli a termine in maniera definitiva, con ritardi di parecchi mesi rispetto agli impegni originari — spiega ancora, carte alla mano, Claudia Zuncheddu — E che dire del raffronto facilmente comprensibile da parte di tutti rispetto alle normali procedure amministrative e della lievitazione dei costi? Dove mai si è visto che gli extra in un appalto pubblico vengano saldati a consuntivo?». A ogni modo, per quel che riguarda i temi della tutela ambientale, secondo l’esponente indipendentista «dovremmo cercare di saperne assolutamente di più». «In Sardegna, a sorpresa, è finita la stragrande quantità dei rifiuti, ma a preoccupare sono quelli pericolosi — conclude — Dovremo studiare a fondo e meglio tutti i documenti per capire ogni risvolto. E comunque avviare accertamenti incrociati per una verifica finale efficace». (pgp)
 
INCONGRUENZE
Contrasti fra le affermazioni di Bertolaso e i dati che oggi arrivano dalla capitale Da 62mila a 74mila tonnellate di scorie

LA MADDALENA. Il contrasto è palmare, quasi imbarazzante. Tra le dichiarazioni sulle bonifiche rese dal governo Berlusconi (in particolare da Bertolaso) e quel che spunta dalle carte messe a disposizione oggi dalla Struttura tecnica di missione le differenze saltano agli occhi. La diversità di posizioni riguarda soprattutto le rassicuranti affermazioni fatte dall’ex sottosegretario della Protezione civile sul fatto che nell’arcipelago sardo tutto fosse andato per il meglio e il risanamento eseguito a regola d’arte. Ma esistono smagliature notevoli anche su numeri, cifre, entità delle somme investite, flusso dei trasporti, percentuali tra rifiuti pericolosi e meno nocivi. Non sempre i documenti resi noti dalla «Struttura» che coordinò le operazioni tra il 2008 e il 2009 alla Maddalena danno una cattiva immagine dell’operato degli uomini chiamati dal governo a dirigere le bonifiche. Così si prova la sensazione che, se almeno su questo versante della faccenda fosse stata fatta chiarezza sin dall’inizio, forse ci sarebbero state meno polemiche. Vediamo. In parlamento e in tv Guido Bertolaso ha sempre parlato di uno smaltimento pari a 63mila tonnellate di scorie e veleni. Dai documenti ufficiali si scopre invece che sono ben di più: 74mila. Sin dalla lettera predisposta da Angelo Balducci e inviata a Bertolaso per dare risposte alle prime accuse d’inefficienza nel risanamento, il governo ha spiegato in ogni occasione che i rifiuti pericolosi erano stati portati via dalla Sardegna e trasferiti altrove. Ora emerge al contrario che il grosso, oltre 70mila, sono stati smistati verso centri autorizzati dell’isola e soltanto poche migliaia, probabilmente le più nocive, spostate nel Nord Italia. Non è finita qui. All’inizio della querelle si afferma che è pericoloso il 21% dei rifiuti (circa 13mila tonnellate, quindi, se il rapporto è fatto con un totale - evidentemente presunto ma sbagliato - di 62mila). Oggi sappiamo che era poco più del 10%., pari a 8mila delle effettive 74mila tonnellate smaltite. Non solo. Bertolaso parla di 2mila viaggi con i camion. In realtà ne figurano un migliaio di più. Perché tante discrasie? Chissa. L’unico aspetto che coincide riguarda le modalità di trasporto: secondo le due versioni, portato a termine con semirimorchi. (pgp)
 
IL CASO.
Dietro l’urgenza e tanti top secret procedure record per la pubblica amministrazione
 

Quella tempistica da guinness. Passaggi rapidissimi a Roma nell’affidamento di appalti chiave Mai nessuna contestazione penale o contabile: in questo caso tutto ok per gli inquirenti
 
LA MADDALENA. Nell’assegnazione degli incarichi per le bonifiche ci sono state modalità che neppure Speedy Gonzales avrebbe potuto garantire. L’apparato che ha gestito gli appalti per il G8 alla Maddalena ha predisposto le cose a tempo di record. Con una dinamica e una velocità davvero eccezionali: tanto fulminee che neanche un recordman fra i centometristi sarebbe mai riuscito a raggiungere risultati così eclatanti. Ma se per capire alcuni aspetti di questa storia interminabile è bene ricostruire tappe e passaggi amministrativi, va subito fatta una premessa di altro genere. Mai, in alcuna circostanza, contestazioni di qualsiasi genere (né durante le indagini della magistratura penale né, per quanto si sa, in sede contabile) è stata mai mossa sulla specifica partita dello smaltimento dei veleni nell’ex arsenale al gruppo degli imputati sotto accusa. 
Lo stesso vale per le imprese — e dunque per i loro titolari e dipendenti — chiamati a portare a termine la delicatissima missione alla Maddalena. Se ne parla solo per mostrare che non sempre la pubblica amministrazione è lenta, paralizzante, elefantiaca. Ci sono situazioni, invece, nelle quali opera con assoluta tempestività. Forse le stesse per le quali il governo Berlusconi sino all’anno scorso era tanto attratto dall’idea di dare vita a una sorta di Protezione Civile Spa. E vero: in generale alla Maddalena i costi lievitano (in media del 44%), e di questo la Cricca dovrà rispondere davanti al tribunale di Perugia. Ma per quanto concerne le bonifiche le spese integrative risultano del tutto giustificate e argomentate. Il perché risulta chiaro esaminando la tempistica degli atti. Il 7 luglio 2008 la Struttura di missione predispone il progetto preliminare per il risanamento e la logistica a terra nell’ex arsenale militare. Il 10 luglio, al termine di una riunione tecnica nell’assessorato regionale all’Ambiente, si dà parere favorevole. Il 12 luglio il progetto preliminare viene approvato dalla Conferenza di servizi. Il 14 luglio (sempre del 2008: avete letto bene) «il progetto dell’intervento è individuato dalla documentazione presentata dalla Servizi ambientali sardi srl con sede a Miano in corso Magenta 42 che risulta così aggiudicataria». La medesima procedura e gli stessi esatti tempi vengono seguiti, in maniera parallela e speculare, per conferire «i lavori di cantierizzazione e bonifica, infratrutturali e complementari» a un’altra società: la Covecom spa con sede a Milano in via delle Stelline 1. Il 15 luglio Angelo Balducci verifica tutto, conclude che le due proposte ricevute sono «rispondenti» al progetto preliminare e conclude l’iter dando il nullaosta. Un via libera importantissimo. Tanto che i cantieri si aprono immediatamente e il 21 luglio 2008 tecnici e operai stanno già cominciando a lavorare. In entrambe le circostanze, come notano i carabinieri che svolgono una serie di controlli e accertamenti senza poi alcun esito in sede processuale per quanto concerne questo specifico capitolo amministrativo, non c’è verbale di gara perché l’affidamento è diretto. Il primo importo di contratto è ufficializzato l’8 agosto per tutte e due le società. Si parla dei lotti nono e decimo, tecnicamente indicati come Bonifica 1 e Bonifica 2. Per il primo (Covecom) l’importo è di 4 milioni e 729mila euro: ci sarà un primo «atto aggiuntivo» del 30 agosto successivo con un’integrazione autorizzata dalla Struttura di missione per quasi 822mila euro e un altro «atto aggiuntivo del 2 ottobre 2009 per 138mila euro, quindi con un aumento-spese che porterà la cifra iniziale a 5 milioni 689mila euro. Nel caso della Servizi ambientali sardi si parte — sempre l’8 agosto 2008 — da un importo a contratto di circa 9 milioni e mezzo. Ma già il 30 agosto l’Unità tecnica accorda un aggiornamento prezzi per ulteriori 8,5 mln. E il 16 settembre 2009 ne autorizza un secondo per altri 2 mln, o quasi. Alla fine la somma iniziale è più che raddoppiata: 19 milioni e 996mila euro. (pier giorgio pinna)
 
I SITI UFFICIALI DI SMALTIMENTO
LA MAPPA DEGLI INTERVENTI: Nove i siti coinvolti nella mission possible

 Ma dove si trovano le aree sarde interessate alle operazioni di smaltimento? E di che quantità si parla? Rifiuti definiti pericolosi (dicitura che comprende strumenti e apparecchiature fuori uso rimasti in contatto con agenti nocivi) per un totale di circa 6mila tonnellate sono andati in cinque discariche dell’isola. Ecco il quadro esatto. Cinquecento chili di gas in bombole in un sito della zona industriale di Elmas. In un altro, di Porto Torres, residui di pitture, vernici, solventi, materiali di scarto. In altri ancora, ad Assemini e Serdiana, terra contaminata. A Olbia sono finiti diversi carichi di batterie. Ma i rifiuti contenenti idrocarburi, arsenico, mercurio, amianto — per un totale di quasi duemila tonnellate — sono stati imbarcati sulle navi e portati sulla penisola. Precisamente, in discariche specializzate nelle province di Milano e Torino. E le decine di migliaia di tonnellate di scorie non pericolose che fine hanno fatto? Per esempio, dov’è stata smaltita la normale terra di scavo? Come già si sapeva, almeno per un caso, parte è stata trasportata nella discarica di una ditta autorizzata vicino a Bolotana: è proprio indagando sui contatti del titolare di questa impresa che i carabinieri del Noe di Porto Torres, guidati dal capitano Umberto Rivetti, scoprirono attraverso intercettazioni ambientali quei traffici misteriosi che avevano poi dato il via alla prima indagine in assoluto su Balducci & C., la madre di tutte le inchieste sulle Grandi opere. Altri rifiuti non pericolosi, sempre secondo quanto si può leggere negli elenchi ufficiali, risultano invece trasportati a Scala Erre, nel sito della Nurra che ricade in territorio di Sassari. E altri ancora in un’area diversa di Porto Torres e vicino a Sant’Antonio di Gallura. Nelle due liste, invece, non compare mai Canaglia, erroneamente indicata da un testimone che ha avuto una serie di guai giudiziari dopo essere stato intervistato in trasmissioni televisive. (pgp)
  

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