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Bocciata la "Legge sul Golf": Salve le nostre Coste

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La Legge sul golf, proposta e passata con i voti del Centro-Destra in Consiglio Regionale il 21 settembre scorso, combattuta dai gruppi di opposizione in Aula e dalle associazioni ambientaliste, è stata impugnata dal Governo italiano per illegittimità costituzionali. Era un maldestro escamotage che avrebbe consentito ai costruttori di cementificare laddove diversamente non sarebbe stato possibile, e cioè nei terreni agricoli e lungo le coste.

Come si intuiva, le modifiche apportate al PPR (Piano Paesaggistico Regionale), rappresentavano una violazione delle norme che tutelano l’ambiente, secondo il Codice Urbani.

Con la bocciatura dei 20 campi da golf nella nostra isola, scampiamo il pericolo dei 3 milioni e mezzo di metri cubi di cemento che minacciavano le nostre campagne e le zone costiere, nonché non vengono erogati milioni di euro a fondo perduto, che la Regione Sardegna avrebbe donato ai cementificatori.
Ma la volpe perde il pelo ma non il vizio...
Il giorno 08 novembre 2011, il Centro-Destra, compatto, ha votato in Aula il Disegno di Legge 265/A, per promuovere sotto le vesti del c.d. “Piano Casa III” ”l’edilizia selvaggia” e certamente non la casa per chi non l’ha.

La mia dichiarazione di voto sulla Legge 265/A:
Annuncio il mio voto contrario a questa proposta di legge che passa da una visione urbanistica moderna al c.d. “standard”, tipico dell’urbanistica speculativa, che marcia a metri cubi su metro quadro. Quindi è un voto contro la legge che tutela solamente il metro cubo di cemento, declassando l’urbanistica  a semplici indici di estimo e di contabilità dei lavori.
Se questa visione urbanistica così limitata può essere attribuibile a un capocantiere (con tutto rispetto), di certo è a dir poco indegna, se voluta da una classe politica eletta dal popolo per legiferare a favore delle collettività sarde.
Questa concezione ci riporta indietro di almeno 50 anni, quando non si facevano i conti sull’importanza dell’ambiente e del territorio, considerati  ancora beni inesauribili.
Il “Piano Casa III” è l’escamotage per eliminare ogni garanzia di conservazione e di tutela del territorio e dell’ambiente. Questa condizione di degrado politico-culturale, che è alla base dei danni ambientali, richiede il passaggio obbligatorio ad una nuova cultura della legalità tesa a garantire maggiori controlli sul nostro habitat.
Una riflessione generale non può che partire dal “rapporto uomo-natura”, relazione fortemente modificata da una cultura spacciata come sviluppo e progresso delle collettività, ma di fatto è funzionale alle logiche di dominio (profitto) dell’uomo sulla natura, con la quale,  ne decreta la sua lenta e inesorabile distruzione, come risorsa non più riproducibile.
L’inversione di tendenza,  con il ritorno ai vecchi modelli di società agricole, dove l’uomo era subordinato alla natura con la quale conviveva in armonia, è oggi più che mai un’urgenza che ci metterebbe nella condizione non solo di limitare le catastrofi  “naturali”, ma  è anche l’unica via che in un futuro prossimo ci consentirà di sopravvivere anche dal punto di vista alimentare e ambientale: prospettiva di cui poco si parla. Della stessa Sovranità Alimentare di cui si parla in tutto il mondo, non si fa cenno qui in Sardegna. Tutto ciò in tempi in cui si richiede una forte inversione di rotta sulle scelte del c.d. “sviluppo”, che si è attuato sino ad oggi. Si pone per tutta l’umanità un ripensamento sui “modelli di sviluppo e di crescita”, attuati sino ad oggi, che hanno solo “sviluppato” le disuguaglianze economico-sociali e la distruzione della risorsa ambientale.

Claudia Zuncheddu  

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