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Autore: Redazione Casteddu Online il 28/12/2015 18:07 - See more at: http://www.castedduonline.it/sardegna/campidano/30615/sardignalibera-aria-sporca-di-cagliari-e-dintorni-come-intervenire.html#sthash.9mq7rYHC.dpuf

 

 
 
uid 151e98cc5ec.640.0A proposito di inquinamento dell’aria di Cagliari e hinterland, di cui il traffico veicolare, secondo le statistiche italiane è responsabile parzialmente, non vorremo che tutto si risolvesse con targhe pari e dispari, allineandoci al “coro di ipocrisie” di altre città. Con ciò fuorviando l’attenzione dei cittadini dalle cause reali dell’inquinamento e dell’emergenza planetaria ambientale.

 

Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l’aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore. Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell’inquinamento della nostra città, le attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa EU, se non fosse che la Regione Autonoma della Sardegna, a tutt’oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25000 morti d’inquinamento nell’ultimo anno in Italia, molti sono sardi.    

 

Benché consolidata la conoscenza sul rapporto tra gli effetti nocivi sulla salute e le dimensioni del particolato aereo, in molte aree sarde strategiche e tra queste Macchiareddu,  si continuano a rilevare solamente le particelle più grosse, i PM 10, ignorando la rilevazione e il monitoraggio dei più insidiosi PM 2,5 e la frazione ultra fine che include le nano particelle, particolarmente responsabili di danni a livello polmonare, cardiocircolatorio, sistema nervoso centrale e di qualsiasi organo.

 

Tutto ciò in violazione della direttiva europea del 2008 che prevede il rilevamento e la riduzione dell’esposizione al PM 2,5 al di sotto di 20 microgrammi entro il 2015. Naturalmente tutte queste normative in Sardegna sono giornalmente violate. 

 

Ma nella Terra dei paradossi, dove “resuscita” il carbone da bruciare, fioriscono inceneritori e discariche tutto è possibile.

 

Claudia Zuncheddu – SardignaLibera

 

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cacip
 
A proposito di inquinamento dell’aria di Cagliari e hinterland, di cui il traffico veicolare, secondo le statistiche italiane è responsabile parzialmente, non vorremo che tutto si risolvesse con targhe pari e dispari, allineandoci al “coro di ipocrisie” di altre città. Con ciò fuorviando l’attenzione dei cittadini dalle cause reali dell’inquinamento e dell’emergenza planetaria ambientale.
Per quanto sia ben nota la relazione tra le emissioni da traffico legate alla combustione di combustibili fossili e gli effetti sulla salute dei cittadini, per l’aria di Cagliari il traffico è purtroppo il male minore. Spesso si omette di citare tra le fonti maggiormente responsabili dell’inquinamento della nostra città, le attività del polo industriale da Sarroch a Macchiareddu con i relativi inceneritori. Attività che meriterebbero di essere monitorate secondo la normativa EU, se non fosse che la Regione Autonoma della Sardegna, a tutt’oggi non si è adeguata a tale normativa su questi temi. E intanto fra i 25000 morti d’inquinamento nell’ultimo anno in Italia, molti sono sardi.    
Benché consolidata la conoscenza sul rapporto tra gli effetti nocivi sulla salute e le dimensioni del particolato aereo, in molte aree sarde strategiche e tra queste Macchiareddu,  si continuano a rilevare solamente le particelle più grosse, i PM 10, ignorando la rilevazione e il monitoraggio dei più insidiosi PM 2,5 e la frazione ultra fine che include le nano particelle, particolarmente responsabili di danni a livello polmonare, cardiocircolatorio, sistema nervoso centrale e di qualsiasi organo.
Tutto ciò in violazione della direttiva europea del 2008 che prevede il rilevamento e la riduzione dell’esposizione al PM 2,5 al di sotto di 20 microgrammi entro il 2015. Naturalmente tutte queste normative in Sardegna sono giornalmente violate. 
Ma nella Terra dei paradossi, dove “resuscita” il carbone da bruciare, fioriscono inceneritori e discariche tutto è possibile.
Claudia Zuncheddu – SardignaLibera
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sardegnareporter.it
Ieri, 10 novembre 2015, si è svolto il sit-in di fronte alla Questura di Cagliari, contro la repressione e la criminalizzazione del dissenso, contro i fogli di via e le denunce agli studenti che hanno manifestato pacificamente perché la Sardegna sia liberata dalle servitù militari e da ogni azione di guerra. Contro la carica del corteo di pacifisti da parte delle forze dell’ordine (3 novembre a Teulada) e contro tutti gli atti di violazione dei nostri diritti come cittadini ad esprimere liberamente la nostra contrarietà ad ogni forma di abuso e di sopruso ai danni della Sardegna e di chi vi risiede.
Il sit-in di fronte alla Questura per ribadire le responsabilità del Questore in tutte queste tristi vicende, non esenta da responsabilità il Prefetto di Cagliari, anzi, per dovere di cronaca, la Prefetta, dalla quale ci attendiamo un’assunzione di responsabilità in quanto rappresentante dello Stato italiano e in primis del Ministero degli Interni. Essa è l’espressione politica dello Stato al di sopra delle forze di polizia. E’ quindi tra le sue competenze valutare le decisioni dello stesso questore in materia di “ordine pubblico”. Questura e Questore sono alle dipendenze del Ministero dell’Interno.
Ma le più pesanti responsabilità su ciò sta avvenendo in Sardegna ricadono sulla classe politica sarda, che scegliendo di essere spettatrice passiva, ha manifestato chiaramente non solo la sua debolezza e la sua inutilità come garante dei diritti dei sardi, ma la propria collusione con le politiche e gli interessi anche militari dello Stato italiano nella nostra Isola.
Non è più tempo di bisbigli del nostro Presidente a Roma, di proposte mai mantenute, anche se dichiarate, da qualche assessore alla stampa, come quella di svolgere una seduta di Consiglio Regionale all’interno del Poligono di Teulada come atto di contrarietà alle esercitazioni. Non è più tempo di apparizioni fugaci ed evanescenti di politici ai bordi dei cortei. Il posto giusto per i rappresentanti delle nostre istituzioni sarebbe dovuto essere in testa al corteo del 3 novembre, tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Un vuoto colmato da tante donne che facevano da scudo sui giovani pacifisti.   
Il Presidente Pigliaru avrà convocato il Questore e la Prefetta di Cagliari per chiedere le ragioni dell’aggressione al corteo a Teulada, dei fogli di via e delle denunce a numerosi giovani manifestanti?
Conoscerà le ragioni per le quali gli Uffici pubblici in tutto il nostro territorio, pur avendo l’obbligo di esporre la bandiera della Sardegna, violano le norme esponendo solamente quella italiana e quella europea? Tra gli Uffici pubblici che hanno bandito l’esposizione della bandiera sarda sono la Questura di Cagliari, la caserma dei Carabinieri, il Palazzo di rappresentanza del Governo. Può tutto questo essere tollerato dalla Regione Autonoma della Sardegna? Purtroppo sì, se la sua classe politica non si sente sarda.
Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera
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Petizione #NoScorie

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