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trident articolo claudia
Fonte L'Unione Sarda 25/10/2015
La Trident Juncture, è la più imponente operazione bellica dalla caduta del comunismo gestita dalla Nato. Dopo i test di guerra alle porte della Russia e nei Balcani, con questa esercitazione, la Nato fa le prove generali di un possibile conflitto mondiale, con il supporto della Croce Rossa internazionale che garantisce la copertura umanitaria e l’industria bellica, l’assistenza tecnologica più sofisticata.
L’uso della Sardegna per le esercitazioni decreta il nostro posizionamento al centro del teatro di guerra mediterranea e mediorientale, generando un inasprimento dei conflitti tra lo Stato italiano, la Regione Autonoma della Sardegna e i sardi già stremati dalla crisi economica e dai soprusi. 
Lo Stato, non garante degli equilibri di pace e di sicurezza, in primis per l’Isola, induce a chiederci come gestirà il malcontento dei sardi candu sa passientzia cumentzada in su  Popolo a mancare e si delinea la strategia della tensione.
Quando i conflitti tra Stati non sono più mediabili si risolvono con le guerre. Quando uno Stato non è più in grado di dare risposte alle crisi interne, per prevenire e contenere le ribellioni popolari, restringe gli spazi di democrazia per poi passare alla repressione; criminalizzando il dissenso e negando ai cittadini ogni forma di resistenza democratica. Da ciò la necessità di elaborare nuove strategie pacifiste che vadano oltre la ritualità della denuncia dei soprusi e della rivendicazione dei diritti.Nessuna strategia vittoriosa può prescindere dall’unità del Popolo sardo.
La Tavola della Pace, ad esempio può essere un momento di unità tra movimenti, associazioni, comitati e liberi cittadini contro la guerra nel mondo e l’aggressione alla nostra Terra.
L’unione del Popolo sardo non passa attraverso l’omologazione delle sue diversità politiche e culturali, come vogliono farci intendere e come avviene nei partiti italiani. Il popolo sardo deve ripartire da un dibattito partecipato sulle sue diversità e trovare il momento di sintesi e di unità fuori dalle gabbie e dentro un vasto fronte che accolga tutte le anime che non si identificano nei blocchi politici italiani e nei loro diktat.
Chi non ama i recinti si orienta nella direzione di giustizia, di pace, di democrazia e di autodeterminazione. Questo percorso crea l’unità dei sardi liberi, superando la vocazione alla sconfitta delle nostre minoranze. La lotta contro le esercitazioni di guerra in corso, è un banco di prova per l’unità dei sardi. Non è più tempo di manifestazioni di debolezza.
 
Claudia Zuncheddu 
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radioattivo militare
Il deposito unico per le scorie nucleari si allontana dalla Sardegna, perché costruirlo in un'isola comporterebbe spese più alte e progetti più complicati. Ma i movimenti che finora si sono opposti alla realizzazione della struttura sono scettici: «Riteniamo che il governo italiano per poter portare avanti quell'operazione nell'Isola avrebbe trovato non poche resistenze da parte di tutti i sardi», è spiegato in un comunicato di Sardigna libera.
«Non vorremmo che fosse un escamotage temporaneo o merce di scambio con l'operazione Nato Trident». La diffidenza del movimento è «purtroppo fortemente motivata dalla storia e deve indurre tutti noi a tenere alta l'attenzione e la vigilanza».
Anche il comitato «No scorie nucleari» preferisce non distrarsi: «Bisogna tenere alta la guardia, non possiamo permetterci di rilassarci ora», avverte il presidente Angelo Cremone. Che critica l'atteggiamento della giunta regionale: «Il presidente Francesco Pigliaru dovrebbe impegnarsi per chiarire una volta per tutte se la nostra regione è stata inserita nella lista della Sogin. Se ne parla da mesi, ma in Viale Trento tutto tace e nessuno si è mai interessato». (m. r.) 
fonte Unione Sarda 14.10.2015
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conf. stampa no discarica
Un' unica voce per dire no alla nuova discarica del Cacip e all'incenerimento dei rifiuti. Prima uscita ufficiale, per il nuovo comitato che riunirà tutte le associazioni che si battono per impedire la nascita del deposito di ceneri e di altri rifiuti a S'Ottioni Mannu. Il comitato “No discarica di Macchiareddu” è stato presentato ieri in Municipio, a Cagliari, durante un incontro in cui gli attivisti hanno promesso battaglia. «Era necessario formare un unico soggetto che riunisse tutti i comitati contrari a questo progetto - spiega l'avvocato Riccardo Schirò, coordinatore del movimento - abbiamo scelto di presentare la conferenza a Cagliari per dare un segnale al Comune, e chiedere che venga al più presto organizzato un incontro pubblico. La maggior parte dei rifiuti che finiscono all'inceneritore provengono dal capoluogo: è giusto che anche i cagliaritani vengano coinvolti». 
PERCHÉ NO Claudia Zuncheddu di Sardegna Libera pone l'accento sui rischi ambientali. «La Sardegna è tra le otto regioni più virtuose nel riciclo dei rifiuti - spiega Zuncheddu -non si capisce allora perché debbano sorgere nuove discariche e sia necessario potenziare gli inceneritori. Questo deposito sorgerà a poca distanza da centri abitati, da un carcere, e da una comunità per il recupero dei tossicodipendenti». Emma Putzu, del Comitato no discarica di Capoterra chiede come mai nella Valutazione di impatto ambientale non sia stata inclusa anche una relazione sanitaria che metta in luce lo stato di salute degli abitanti della zona. «A Su Spantu esiste una via dove tutti si ammalano di cancro - dice - viviamo tra Saras e Macchiareddu: incredibile non raccogliere dei dati sui rischi per i cittadini». Angelo Cremone di Sardegna Pulita, avanza una richiesta al Savi. «È necessario bloccare l'iter - dice - questo progetto fa acqua da tutte le parti: i tecnici raccontano bugie sul fatto che quella zona non sia soggetta ad alluvioni, e poi il Cacip non ha mai specificato se oltre a S'Ottioni Mannu avevano pensato ad altre zone». Laura Desogus del Comitato di Uta rimarca il fatto che una manciata di posti di lavoro non si può barattare con la salute pubblica. 
TUTELA DEI CITTADINI «L'Ue dice chiaramente che bruciare i rifiuti è una pratica obsoleta - ricorda - riciclarli offre dieci volte più lavoro che incenerirli». Critica anche Marina Pomodoro, geologa di Capoterra e Claudio Mallus di Arianoa, che sottolineano come «sia assurdo dare vita a un progetto di discarica in un luogo soggetto ad allagamenti, e in un paese dove il Puc non è ancora stato adeguato al Ppr», e che «la discarica sarà un brutto colpo per un ambiente già compromesso dalla presenza della Saras».
Ivan Murgana
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Ecocentro, rivolta a Sant'Elia

 
unione compressa
Ieri l'assemblea degli abitanti. Gli esperti: la zona non è adatta a un deposito di rifiuti
 
Ecocentro, rivolta a Sant'Elia 
 
Il «mostro» da combattere è l'ecocentro. «Piovuto dal cielo». E allora Sant'Elia non ci sta: quella «pattumiera» da seimila metri quadri, all'ingresso del viale e al confine con San Bartolomeo, non s'ha da fare. «Non qui certamente», hanno urlato ieri gli abitanti durante un'infuocata assemblea di quartiere, al Lazzaretto, luogo simbolo della protesta del Comitato del “No ecocentro a Sant'Elia”. 
Di ragioni convincenti ne hanno tante, ma nell'elenco dei “perché no”, chi nel borgo ci vive da sempre, ne mette una in particolare: «Vogliono costruirlo vicino alla scuola elementare delle Mercedarie, vi sembra possibile?», grida Maria Antonietta Barracciu, voce del Comitato. Che sia «malsana» l'idea del Comune di costruire proprio qui, «nel quartiere a più alta densità demografica della città», uno degli ecocentri con l'intento di riorganizzare il servizio dei rifiuti, l'hanno detto ieri gli esperti, dal docente universitario (Enrico Atzeni, archeologo successore di Giovanni Lilliu alla direzione del dipartimento di Scienze archeologiche e storico-artistiche) al geologo (Fausto Pani che ha spiegato le “Logiche di una baia perduta”), all'avvocato Fabio Cuccuru, al medico di quartiere Claudia Zuncheddu, alla presidente di Zero Waste Sardegna Franca Battelli che ha richiamato il Comune: «Prima dell'ecocentro pensi a rispettare gli obblighi di legge sulla riduzione dei rifiuti e il riuso». 
LA RIBELLIONE Per ora la rivolta è pacifica, urlata con tanti No: Sant'Elia non è il luogo adatto per ospitare un mega-ecocentro dove potranno essere conferiti rifiuti da tutta la città, compresi rifiuti pericolosi. Perché no? Perché sant'Elia è «la porta più turistica della città», perché, insieme a San Bartolomeo, è costruita su terreni paludosi colmati con materiali di riporto («basta ricordarsi quante volte sono sprofondate strade e palazzi da piazza Falchi a via Prunas»), perché il viavai continuo di auto di cittadini e mezzi pesanti incrementerebbe il traffico e i rischi di incidenti stradali, per la salute degli abitanti («sant'Elia - conferma la Zuncheddu - è già in forte sofferenza per la sua costante esposizione all'inquinamento prodotto dalla Saras e dall'inceneritore di Macchiareddu»). La parola ai cittadini, dice l'assemblea. E Gian Luigi Selis, pensionato, se la prende: «Non rovinate sant'Elia. Qui, con i miei genitori, fratelli e sorelle, ho vissuto il miglior periodo della mia vita. Abitavo là, nella palazzina dell'ex pugile Gianni Zuddas».
Carla Raggio
Fonte: l'Unione Sarda 24/9/2015
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Pesante denuncia di Claudia Zuncheddu: dalle scorie nucleari ai siti inquinati.
«Scelte criminali per l'Isola: lo spopolamento è funzionale».

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«Che danno se Terna va via»

ENERGIA. Claudia Zuncheddu: la politica non sottovaluti l'operazione.
Se Terna chiude in Sardegna «il sistema elettrico isolano rischia di tornare agli anni Cinquanta quando si utilizzavano le candele di cera o le lampade a carburo». Non è una provocazione, ma un allarme vero e proprio quello che lancia Claudia Zuncheddu, ex consigliera regionale di Sardigna libera.

Pubblicato in Economia

Il pasticcio delle scuole di specializzazione ha del paradossale. Secondo Claudia Zuncheddu (Sardigna Libera) sorprende che a combinarlo sia stata proprio «una casta di universitari, la stessa che guida il governo della Sardegna».

Pubblicato in Istruzione

Mater Olbia, festa fuori luogo

L'ex San Raffaele e il colonialismo Mater Olbia, festa fuori luogo In questi giorni i mass media ci hanno informato sulla festa per il Mater Olbia che poco tempo fa ha visto protagonisti tutta la classe politica sarda, il Governo italiano, il Vaticano con il Bambin Gesù e lo Stato arabo del Qatar. “È un ospedale. Un giorno ospiterà i malati, oggi riceve i mali della Sardegna”.

Pubblicato in Ambiente

«Nessuno tocchi Sardigna Libera»

«Su internet, qualcuno sino ad ora anonimo, si è appropriato senza autorizzazione del logo di Sardigna Libera per creare confusione, attribuendo al nostro movimento posizioni xenofobe e razziste». Sono le parole di Claudia Zuncheddu, la segretaria di Sardigna Libera. «In particolar modo sul dramma dei migranti costretti a morire nel Mediterraneo, nell'indifferenza di gran parte della cosiddetta Europa civile».

Pubblicato in Indipendentismo

Il diritto di morire con dignità

I malati di Sla, attraverso le loro lotte ripropongono a tutta la società una riflessione sulla malattia come fonte di discriminazione e di negazione di diritti inalienabili dell'uomo.

Pubblicato in Salute
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