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Il degrado della sanità pubblica e l’orientamento verso la privatizzazione, avrà costi insopportabili per i sardi. Ieri di fronte all’Assessorato alla Sanità, il sit-in organizzato da sindacati contro le restrizioni economiche e dei diritti acquisiti dai 22 mila lavoratori della sanità sarda, si è trasformato in una grande protesta non solo per la difesa dei diritti dei nostri lavoratori, ma per il deterioramento di tutto il sistema sanitario pubblico.

La protesta contro la decisione di direttori generali delle aziende ospedaliere, di omologare i turni festivi con quelli infrasettimanali, è l’ennesimo tentativo di far pagare ai sardi i buchi di bilancio di cui non sono responsabili. Un tentativo maldestro che ha indotto medici del Brotzu a intraprendere un’azione giudiziaria.

Alla protesta hanno preso parte rappresentanti dellarete dei comitati di difesa della Sanità pubblica, organizzati in tutta l’isola contro il declassamento e la chiusura degli ospedali territoriali. Personale medico e paramedico che denunciano il degrado delle strutture ospedaliere cagliaritane, tra accorpamenti, declassamenti e chiusura di ospedali al servizio dell’Isola.

La progressiva riduzione di personale, la mortificazione delle professionalità, lo stato di sofferenza dei cittadini sardi ai quali non è più garantita un’equa assistenza sanitaria, sono i segni dell’imminente privatizzazione del sistema sanitario pubblico, una nuova guerra che farà soccombere i sardi.

Il partecipato sit-in è il test che preannuncia un autunno caldo per la Difesa del Sistema Sanitario Pubblico in Sardegna.

*Rete Sarda Difesa Sanità Pubblica*

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Il bilancio del convegno dell’11 Marzo, contro i tagli alla Sanità Pubblica, quindi contro la privatizzazione, è stato per tutti i partecipanti assai positivo. Il risultato raggiunto ha soddisfatto le nostre aspettative sia in termini di contributo alla conoscenza del complesso tema, sia per le prospettive post convegno.

Rappresentanti della Rete Sarda Sanità Pubblica, in lotta da lungo tempo per la difesa dei presidi ospedalieri dei territori disagiati, sono giunti da tutte le parti dell’Isola, portando i problemi specifici delle proprie collettività e le stesse soluzioni. Non sono mancate le testimonianze di alcuni cittadini affetti da patologie croniche che sono intervenuti denunciando i disagi già prodotti dai tagli ai servizi di assistenza e le preoccupazioni per il futuro.

Messaggi forti sono arrivati dal tavolo dei relatori scientifici che esponendo le relazioni dettagliate, hanno ricostruito uno scenario drammatico dell’assistenza sanitaria pubblica in Sardegna. Tutti, con le loro differenti relazioni, sono arrivati alle stesse conclusioni. I relatori: Massimo Dadea (ex assessore alla Sanità e cardiologo, è intervenuto sul Diritto inalienabile dei sardi all’assistenza sanitaria pubblica), Gisella Trincas (presidente dell’ASARP, ha esposto lo stato di abbandono della psichiatria nei territori e le ricadute sociali future), Paolo Porcella (ortopedico dell’ospedale Marino, fa il quadro sul ridimensionamento e chiusura di un ospedale con le sue eccellenze), Paola Correddu (neurologa di Alghero, ha esposto la situazione della Sanità Pubblica nel Nord ovest della Sardegna), la sottoscritta (ha relazionato sulla situazione della Medicina di Base, dei servizi territoriali negati e la strategia della privatizzazione del sistema Sanitario Pubblico).

La conclusione dei lavori, è stata per tutti una speranza ed una spinta propulsiva per il proseguimento delle lotte in un’unica direzione: lo stop alla “Riforma sul Riordino della rete ospedaliera sarda”, con l’accoglimento da parte della Regione Autonoma Sarda e del suo Consiglio, delle esigenze e delle richieste dei singoli territori.

Un ringraziamento speciale, oltre ai relatori-ospiti, è dovuto al giornalista moderatore Ottavio Olita, non solo per la conduzione dei lavori e per aver portato sui temi all’ordine del giorno l’esperienza della Comunità La Collina di don Ettore Cannavera, a rischio di chiusura, ma per aver sottolineato efficacemente, che sui grandi temi, i sardi devono unirsi. Ci si unisce lungo i nostri percorsi di lotta, cammin facendo, indipendentisti e non indipendentisti. Un concetto ribadito efficacemente da Egidio Addis, da Bustianu Cumpustu ed altri.

Sardigna Libera, Sardigna Natzione, Fronte, Progres, Gentes

video

play list La santità pubblica non si tocca del canale di Claudia Zuncheddu

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pronto soccorso  1
La Rete Sarda Sanità Pubblica, ancora una volta denuncia la situazione drammatica della Sanità nei territori della Sardegna e le scelte del governo Pigliaru, sempre più orientate verso la privatizzazione del Sistema Sanitario pubblico a cui i sardi non possono fare a meno.
 
La classe politica sarda non può ignorare l’alta percentuale di cittadini che già rinunciano alle cure a causa dei costi insostenibili, non può ignorare la necessità che gli ospedali pubblici dei territori in tutta l’Isola siano salvati e potenziati e non tagliati in nome del contenimento della spesa e della razionalizzazione del servizio.
Cagliari pad 29-01-2017
 
Per contenere la spesa pubblica non bisogna continuare a dissipare fondi pubblici garantendo mega stipendi a super manager, a direttori generali spesso di nomina politica, e ancor meno declassando e chiudendo gli ospedali pubblici dei territori dell’Isola per finanziare ospedali privati inutili ai sardi.
 
Non è accettabile che la Politica dei piani alti si sovrapponga alle esigenze sanitarie dei territori. Non è accettabile che il “sabaudo” Moirano, seppur voluto e strapagato dal governo Pigliaru, come tecnico, imponga alla classe politica sarda, debole e connivente, di accelerare i tempi di approvazione del Piano di Riordino della Rete Ospedaliera Territoriale. Tutto ciò senza che sia stato realizzato un sistema territoriale di servizi tale da garantire le esigenze primarie delle nostre collettività.
 
Claudia Zuncheddu
Coordinatrice - Rete Sarda Sanità Pubblica
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rete sarda no moirano

La Rete Sarda Sanità Pubblica, ancora una volta denuncia la situazione drammatica della Sanità nei territori della Sardegna e le scelte del governo Pigliaru, sempre più orientate verso la privatizzazione del Sistema Sanitario pubblico a cui i sardi non possono fare a meno.

La classe politica sarda non può ignorare l’alta percentuale di cittadini che già rinunciano alle cure a causa dei costi insostenibili, non può ignorare la necessità che gli ospedali pubblici dei territori in tutta l’Isola siano salvati e potenziati e non tagliati in nome del contenimento della spesa e della razionalizzazione del servizio.

Per contenere la spesa pubblica non bisogna continuare a dissipare fondi pubblici garantendo mega stipendi a super manager, a direttori generali spesso di nomina politica, e ancor meno declassando e chiudendo gli ospedali pubblici dei territori dell’Isola per finanziare ospedali privati inutili ai sardi. Non è accettabile che la Politica dei piani alti si sovrapponga alle esigenze sanitarie dei territori. Non è accettabile che il sabaudo Moirano, seppur voluto e strapagato dal governo Pigliaru, come tecnico, imponga alla classe politica sarda, debole e connivente, di accelerare i tempi di approvazione del Piano di Riordino della Rete Ospedaliera Territoriale. Tutto ciò senza che sia stato realizzato un sistema territoriale di servizi tale da garantire le esigenze primarie delle nostre collettività.

Claudia Zuncheddu

Coordinatrice - Rete Sarda Sanità Pubblica

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Indipendentisti in via Tempio davanti agli uffici della Asl contro Pigliaru:"Mentre gli ospedali del territorio vengono declassati il Presidente inventa la Asl Unica"

Autore:Redazione Casteddu Onlineil 13/12/2016 17:00 

 


Indipendentisti in piazza contro Pigliaru:"Giù le mani dalla sanità" 

Esordio in piazza per gli indipendentisti aderenti al progetto dell’Alternativa Natzionale in difesa della sanità pubblica. Nel mirino il Piano di riordino fortemente voluto dalla giunta Pigliaru che – sostengono i promotori della manifestazione – implica un intollerabile ridimensionamento del sistema ospedaliero isolano. Ad affollare via Tempio, davanti agli uffici della ASL, sono stati i militanti di Sardigna Natzione Indipendentzia, di Progetu Repùblica de Sardigna, del Fronte Indipendentista Unidu, di Gentes e di Sardigna Libera che per tutta la mattina hanno distribuito volantini e hanno dialogato con pazienti e personale.

Il punto è che «mentre gli ospedali dei nostri territori vengono declassati o chiusi, il Presidente Pigliaru inventa la ASL Unica, ovvero una grande mangiatoia con sede a Sassari guidata da un super direttore generale: il signor Moirano (ligure), il quale a sua volta ha nomimato direttori amministrativi e sanitari italiani» –sostiene al megafono Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione – «Con tale nomina al governo della sanità sarda c’è stata una grave perdita di sovranità del popolo sardo, pertanto il sistema politico al governo della Sardegna deve prenderne atto e restituire la delega ricevuta dai cittadini sardi».


Sul diritto alla salute interviene Cristiano Sabino, del Fronte Indipendentista Unidu, avanzando l’ipotesi che se le cose continueranno così si dovrà chiedere ad Emergency o a Medici Senza Frontiere di intervenire per garantire il diritto alla salute dei cittadini sardi. Sabino, nel suo intervento davanti ai tanti partecipanti al presidio, insiste anche sullo «sporco lavoro di austerity compiuto per conto dello stato italiano e del governo europeo da parte del governo regionale che, di fatto, è la giunta più spintamente ultraliberista mai toccata ai sardi».


Intervento lungo e dettagliato quello del medico Claudia Zuncheddu, segretario del movimento Sardigna Libera, che ripercorre le tappe dello smantellamento della sanità pubblica a beneficio di quella privata: «mentre si chiudono le strutture pubbliche si finanziano strutture sanitarie private di cui il Mater Olbia è l’esempio più eclatante. Un ospedale privato del tutto inutile a noi ma ai cui costi i sardi dovranno contribuire con 58 milioni di euro annui per dieci anni, cioè un patrimonio di oltre mezzo miliardo a fondo perduto indirizzato all’Emiro del Qatar». Ma i sardi non resteranno a guardare – rassicura la Zuncheddu – «lotteremo fino alla fine affiancando i comitati della Rete Sarda per la Sanità Pubblica, al fine di  impedire che il nuovo manager Moirano dia il colpo di grazia alla sanità pubblica». A chi governa la Sardegna – conclude l’esponente indipendentista – noi chiediamo che si organizzi un tavolo con sindaci e comitati per scrivere una Riforma democratica nell’interesse dei sardi incentrata sul taglio agli sprechi, dovuti ai giochi politici interni alle ASL, e non al diritto alla salute dei sardi».  
 
 
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L'immagine può contenere: 2 persone, persone sedute, tabella e spazio al chiuso

La “Rete Sarda-Sanità Pubblica” a Iglesias
La Rete Sarda – Sanità Pubblica, venerdì in assemblea a Iglesias per ribadire la propria contrarietà al “Piano di riordino della rete ospedaliera” nell’Isola, un piano voluto dal governo Pigliaru, che mira a declassare, indebolire e chiudere i nostri ospedali privando i cittadini del diritto alla Sanità pubblica.
Mentre continua e si inasprisce la lotta in tutta l’Isola in difesa dei propri presidi ospedalieri, parte integrante del Sistema sanitario Pubblico, alle politiche scellerate della Giunta Pigliaru, la Rete dei comitati risponde non abbassando la guardia. Le lotte per la salvaguardia e il potenziamento dei nostri ospedali territoriali andranno avanti a tempo indeterminato.
La mobilitazione popolare in corso a La Maddalena, dove chiude la Camera iperbarica e il Punto Nascite, con la sospensione anche dei servizi di Neuropsichiatria, sono un ulteriore esempio della volontà dei sardi a non arrendersi e sottomettersi.
La Rete è pronta a collaborare con la Regione Autonoma, poiché su un tema così sensibile come quello inerente la gestione della Salute, nessuno e ancor meno la Politica, può decidere senza il coinvolgimento e la partecipazione democratica dei cittadini alle scelte e ai processi decisionali.
Visto che la Politica sostiene che il “Piano di riordino della rete ospedaliera sarda” è connesso in modo, per noi inappropriato, ai buchi di bilancio, la “Rete Sarda – Sanità Pubblica” denuncia l’ingiustificato disavanzo di 344 milioni a chiusura del bilancio delle Asl per il 2015, spese spropositate legate a società controllate e consulenze esterne.
Secondo la Corte dei Conti, nel 2015 si è registrata una crescita della spesa sanitaria del 4,5% rispetto al 2014. Si tratterebbe di spese per il personale, ma ciò non trova riscontro in alcun miglioramento della qualità dei servizi al cittadino, ancor meno in una situazione in cui tutti gli ospedali dell’Isola sono in forte sofferenza per il taglio e la riduzione del personale medico e paramedico. Riteniamo che la crescita della spesa per il personale, evidenziata dalla Corte dei Conti, meriti un approfondimento per meglio comprendere la “tipologia” del personale di cui si parla, il “metodo di attribuzione di ruoli”, la “funzione reale”, le “competenze e la produttività”. Così come va letta e interpretare la riduzione di spesa da 1,400 miliardi del 2014 a 1,393 miliardi del 2015, con un risparmio di 7 milioni. E’ da verificare la fonte di tale risparmio, visto che potrebbe trattarsi di “tagli” sulle prestazioni sanitarie indispensabili e quindi negate ai cittadini.
L’assemblea di Iglesias, organizzata dai referenti locali della della Rete Sarda – Sanità Pubblica, è stato un momento di ulteriore arricchimento grazie anche alle competenze di medici che non da oggi operano nei territori. I medici, conoscitori delle problematiche sanitarie territoriali, hanno il dovere e il diritto di sedere al tavolo di discussione sul “Piano di riordino della rete ospedaliera sarda”, insieme ai rappresentanti delle amministrazioni locali, prima che Giunta e Consiglio Regionale,decidano in solitudine sul futuro degli ospedali e dei cittadini dei territori interessati.
Claudia Zuncheddu

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sanita

di Claudia Zuncheddu

Il governo Renzi a Roma e Pigliaru in Sardegna, per la privatizzazione del sistema sanitario pubblico, adottano le strategie standard già sperimentate in altri Paesi europei per consegnare il servizio pubblico alle multinazionali della sanità privata.

Il Private Financing Initiative (PFI) per gli ospedali nel Regno Unito, fu il precursore della privatizzazione della sanità. I tagli ai fondi, i ticket insostenibili, le lunghe liste d’attesa, la chiusura o il “ridimensionamento” degli ospedali, l’insicurezza forzata che si incute nelle persone, fanno parte di queste strategie di consegna del servizio pubblico al capitale privato.

Se in Italia, come si rileva da una ricerca Censis, quasi 1 famiglia su 2 già rinuncia alle cure, in Sardegna la situazione è notoriamente più grave. Noi sardi dobbiamo solo decidere se soccombere o opporci ai governi italiani e ai partiti italiani che occupano le istituzioni in Sardegna. Un’occupazione non di certo per fare opere di bene pubbliche e tutelare gli interessi dei sardi.

La situazione drammatica degli ospedali di Cagliari, le mobilitazioni popolari per il San Marcellino di Muravera, l’ospedale di Isili, di Lanusei, del Sulcis Iglesiente, di Sorgono, di Alghero, sino alla Maddalena, oggi sono il simbolo di una lotta unitaria per la difesa di tutti i presidi ospedalieri nelle città e nei territori sardi più isolati. Le nostre collettività non abbassano la guardia e non intendono rinunciare al diritto alla salute.

In questi mesi, con imponenti manifestazioni nei territori e a Cagliari, i sardi lanciano un messaggio forte a chi governa la Sardegna: “la Sanità Pubblica non si tocca se non per migliorarla e potenziarla”. Ma è evidente che la classe politica sarda, tra gli ordini del governo Renzi e le esigenze delle nostre cittadinanze, sceglie di salire sul carro del potere, contrapponendosi alle rivendicazioni delle collettività locali.

Nel piano strategico sulla privatizzazione della Sanità Pubblica, sarà compito del governo Pigliaru ridimensionare e sopprimere le strutture ospedaliere dell’Isola, non solo nei territori isolati ma anche nelle grandi città. Spetterà invece al governo centrale di Renzi, con i Decreti del ministro della Sanità Lorenzin, trasformare i medici di Base in burocrati e in “contabili” per conto dello Stato, impedendogli con ciò di svolgere la propria professione: curare i propri assistiti.

Il Decreto Lorenzin, con l’”appropriatezza prescrittiva” impone che numerosi e indispensabili esami e indagini diagnostiche siano a totale carico del cittadino. Con questi decreti si annulla la prevenzione e la possibilità per i medici di Base, di fare diagnosi precoci, che salverebbero molte vite umane riducendo realmente i costi della sanità.

La soppressione della Medicina di Base e la chiusura o il declassamento degli ospedali sardi, rientrano nelle strategie della privatizzazione dell’intero sistema sanitario pubblico italiano, di cui la Sardegna pagherà i costi più alti.

La negazione del diritto alla Sanità pubblica e gratuita, ha indotto intere cittadinanze nell’isola, a forti prese di posizione nei confronti di tutta la classe politica sarda, tanto più succube a diktat romani, quanto distante dai bisogni e dai diritti dei cittadini.

Le sollecitazioni e le critiche a queste misure, provenienti dai territori, sono giusto servite a far preoccupare singoli esponenti politici che per paura di perdere il consenso elettorale, si sono presentati ancora una volta, per esibire il loro forbito e becero campionario di inganni e di bugie.

Il Movimento Salviamo il San Marcellino, contro il declassamento e la chiusura del presidio ospedaliero di Muravera, manifestando il proprio dissenso ha chiesto una presa di posizione pubblica e un’assunzione di responsabilità politica ad ogni singolo rappresentante istituzionale, dai Comuni, alla Regione, al Parlamento italiano.

A tutt’oggi, alla lettera del Movimento che pubblichiamo di seguito, nessun politico ha dato una pubblica risposta assumendosi le proprie responsabilità.

Lettera ai rappresentanti eletti dal popolo… di Lidia Todde Presidente del Movimento.

“La soppressione o il declassamento degli ospedali nei territori più disagiati della Sardegna, come quello di Muravera, riteniamo che sia una grave violazione del diritto inalienabile delle nostre collettività ad essere curate.

Il San Marcellino, al servizio delle cittadinanze dei comuni del Sarrabus e del Gerrei, nonché del turismo estivo, è da tutelare e potenziare, tanto che di recente si è ritenuto necessario l’investimento di 5 milioni di euro. Le distanze peculiari nei nostri territori, i tempi lunghi di percorribilità della rete viaria con le difficoltà per il raggiungimento di ospedali in altre sedi, la necessità della permanenza degli attuali posti di lavoro nel San Marcellino, inducono a sostenere che l’ospedale di Muravera non debba essere chiuso, ancor più di fronte alla grave crisi degli ospedali cagliaritani non più in grado di farsi carico delle esigenze sanitarie delle zone disagiate.

Ad ogni nostro Rappresentante nelle sedi istituzionali di ogni ordine e grado, chiediamo un’assunzione di responsabilità, esprimendo pubblicamente in termini chiari e inequivocabili quali siano le posizioni individuali e quelle del partito politico di appartenenza rispetto alla chiusura del San Marcellino, una pesante discriminazione contro le nostre collettività.

Chiediamo attraverso quali azioni politiche, ogni eletto dal Popolo nelle nostre circoscrizioni, intenda far valere le ragioni delle Comunità locali qualora il Partito di appartenenza non si opponga con determinazione allo smantellamento del nostro ospedale e con esso del nostro diritto ad essere curati.

Chiediamo che tutti i politici eletti nei territori sardi rigettino con forza i tagli irrazionali che decretano la chiusura dei presidi ospedalieri nelle sedi più isolate e disagiate. Nessuna decisione sul diritto alla salute dei sardi può essere presa fuori dalla Sardegna e imposta alla massima istituzione sarda, che in barba alla sua Autonomia, sino ad oggi non ha manifestato nessuna forma di resistenza a questa ingiustizia. Questo è l’impegno che chiediamo”.

  1. articolo è stato pubblicato dal Manifesto sardo il 1 maggio 2016
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ospedale
Articolo di Claudia Zuncheddu- il manifesto sardo, 1° Maggio 2016
 
Il Governo Renzi a Roma e Pigliaru in Sardegna, per la privatizzazione del sistema sanitario pubblico, adottano le strategie standard già sperimentate in altri Paesi europei per consegnare il servizio pubblico alle multinazionali della sanità privata.
 
Il Private Financing Initiative (PFI) per gli ospedali nel Regno Unito, fu il precursore della privatizzazione della sanità. I tagli ai fondi, i ticket insostenibili, le lunghe liste d’attesa, la chiusura o il “ridimensionamento” degli ospedali, l’insicurezza forzata che si incute nelle persone, fanno parte di queste strategie di consegna del servizio pubblico al capitale privato.    
Se in Italia, come si rileva da una ricerca Censis, quasi 1 famiglia su 2 già rinuncia alle cure, in Sardegna la situazione è notoriamente più grave. Noi sardi dobbiamo solo decidere se soccombere o opporci ai governi italiani e ai partiti italiani che occupano le istituzioni in Sardegna. Un’occupazione non di certo per fare opere di bene pubbliche e tutelare gli interessi dei sardi.   
La situazione drammatica degli ospedali di Cagliari, le mobilitazioni popolari per il San Marcellino di Muravera, l’ospedale di Isili, di Lanusei, del Sulcis Iglesiente, di Sorgono, di Alghero, sino alla Maddalena, oggi sono il simbolo di una lotta unitaria per la difesa di tutti i presidi ospedalieri nelle città e nei territori sardi più isolati. Le nostre collettività non abbassano la guardia e non intendono rinunciare al diritto alla salute.  
 
In questi mesi, con imponenti manifestazioni nei territori e a Cagliari, i sardi lanciano un messaggio forte a chi governa la Sardegna: “la Sanità Pubblica non si tocca se non per migliorarla e potenziarla”. Ma è evidente che la classe politica sarda, tra gli ordini del governo Renzi e le esigenze delle nostre cittadinanze, sceglie di salire sul carro del potere, contrapponendosi alle rivendicazioni delle collettività locali.
 
Nel piano strategico sulla privatizzazione della Sanità Pubblica, sarà compito del governo Pigliaru ridimensionare e sopprimere le strutture ospedaliere dell’Isola, non solo nei territori isolati ma anche nelle grandi città. Spetterà invece al governo centrale di Renzi, con i Decreti del ministro della Sanità Lorenzin, trasformare i medici di Base in burocrati e in “contabili” per conto dello Stato, impedendogli con ciò di svolgere la propria professione: curare i propri assistiti. Il Decreto Lorenzin, con l’”appropriatezza prescrittiva” impone che numerosi e indispensabili esami e indagini diagnostiche siano a totale carico del cittadino. Con questi decreti si annulla la prevenzione e la possibilità per i medici di Base, di fare diagnosi precoci, che salverebbero molte vite umane riducendo realmente i costi della sanità.  La soppressione della Medicina di Base e la chiusura o il declassamento degli ospedali sardi, rientrano nelle strategie della privatizzazione dell’intero sistema sanitario pubblico italiano, di cui la Sardegna pagherà i costi più alti.
 
La negazione del diritto alla Sanità pubblica e gratuita, ha indotto intere cittadinanze nell’isola, a forti prese di posizione nei confronti di tutta la classe politica sarda, tanto più succube a diktat romani, quanto distante dai bisogni e dai diritti dei cittadini.
 
Le sollecitazioni e le critiche a queste misure, provenienti dai territori, sono giusto servite a far preoccupare singoli esponenti politici che per paura di perdere il consenso elettorale, si sono presentati ancora una volta, per esibire il loro forbito e becero campionario di inganni e di bugie.
 
Il Movimento Salviamo il San Marcellino, contro il declassamento e la chiusuradel presidio ospedaliero di Muravera, manifestando il proprio dissenso ha chiesto una presa di posizione pubblica e un’assunzione di responsabilità politica ad ogni singolo rappresentante istituzionale, dai Comuni, alla Regione, al Parlamento italiano. A tutt’oggi, alla lettera del Movimento che pubblichiamo di seguito, nessun politico ha dato una pubblica risposta assumendosi le proprie responsabilità.
 
Lettera ai rappresentanti eletti dal popolo -  di Lidia Todde, Presidente del Movimento.
 
“La soppressione o il declassamento degli ospedali nei territori più disagiati della Sardegna, come quello di Muravera, riteniamo che sia una grave violazione del diritto inalienabile delle nostre collettività ad essere curate.
 
Il San Marcellino, al servizio delle cittadinanze dei comuni del Sarrabus e del Gerrei, nonché del turismo estivo, è da tutelare e potenziare, tanto che di recente si è ritenuto necessario l’investimento di 5 milioni di euro.  Le distanze peculiari nei nostri territori, i tempi lunghi di percorribilità della rete viaria con le difficoltà per il raggiungimento di ospedali in altre sedi, la necessità della permanenza degli attuali posti di lavoro nel San Marcellino, inducono a sostenere che l’ospedale di Muravera non debba essere chiuso, ancor più di fronte alla grave crisi degli ospedali cagliaritani non più in grado di farsi carico delle esigenze sanitarie delle zone disagiate.
 
Ad ogni nostro Rappresentante nelle sedi istituzionali di ogni ordine e grado, chiediamo un’assunzione di responsabilità, esprimendo pubblicamente in termini chiari e inequivocabili quali siano le posizioni individuali e quelle del partito politico di appartenenza rispetto alla chiusura del San Marcellino, una pesante discriminazione contro le nostre collettività.
 
Chiediamo attraverso quali azioni politiche, ogni eletto dal Popolo nelle nostre circoscrizioni, intenda far valere le ragioni delle Comunità locali qualora il Partito di appartenenza non si opponga con determinazione allo smantellamento del nostro ospedale e con esso del nostro diritto ad essere curati.
 
Chiediamo che tutti i politici eletti nei territori sardi rigettino con forza i tagli irrazionali che decretano la chiusura dei presidi ospedalieri nelle sedi più isolate e disagiate. Nessuna decisione sul diritto alla salute dei sardi può essere presa fuori dalla Sardegna e imposta alla massima istituzione sarda, che in barba alla sua Autonomia, sino ad oggi non ha manifestato nessuna forma di resistenza a questa ingiustizia. Questo è l’impegno che chiediamo”.
 
Claudia Zuncheddu
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Claudia Zuncheddu, pubblicato nell'edizione del 1° Maggio 2016 del Manifesto Sardo

Il Governo Renzi a Roma e Pigliaru in Sardegna, per la privatizzazione del sistema sanitario pubblico, adottano le strategie standard già sperimentate in altri Paesi europei per consegnare il servizio pubblico alle multinazionali della sanità privata.

Il Private Financing Initiative (PFI) per gli ospedali nel Regno Unito, fu il precursore della privatizzazione della sanità. I tagli ai fondi, i ticket insostenibili, le lunghe liste d’attesa, la chiusura o il “ridimensionamento” degli ospedali, l’insicurezza forzata che si incute nelle persone, fanno parte di queste strategie di consegna del servizio pubblico al capitale privato.

Se in Italia, come si rileva da una ricerca Censis, quasi 1 famiglia su 2 già rinuncia alle cure, in Sardegna la situazione è notoriamente più grave. Noi sardi dobbiamo solo decidere se soccombere o opporci ai governi italiani e ai partiti italiani che occupano le istituzioni in Sardegna. Un’occupazione non di certo per fare opere di bene pubbliche e tutelare gli interessi dei sardi.

La situazione drammatica degli ospedali di Cagliari, le mobilitazioni popolari per il San Marcellino di Muravera, l’ospedale di Isili, di Lanusei, del Sulcis Iglesiente, di Sorgono, di Alghero, sino alla Maddalena, oggi sono il simbolo di una lotta unitaria per la difesa di tutti i presidi ospedalieri nelle città e nei territori sardi più isolati. Le nostre collettività non abbassano la guardia e non intendono rinunciare al diritto alla salute.

In questi mesi, con imponenti manifestazioni nei territori e a Cagliari, i sardi lanciano un messaggio forte a chi governa la Sardegna: “la Sanità Pubblica non si tocca se non per migliorarla e potenziarla”. Ma è evidente che la classe politica sarda, tra gli ordini del governo Renzi e le esigenze delle nostre cittadinanze, sceglie di salire sul carro del potere, contrapponendosi alle rivendicazioni delle collettività locali.

Nel piano strategico sulla privatizzazione della Sanità Pubblica, sarà compito del governo Pigliaru ridimensionare e sopprimere le strutture ospedaliere dell’Isola, non solo nei territori isolati ma anche nelle grandi città. Spetterà invece al governo centrale di Renzi, con i Decreti del ministro della Sanità Lorenzin, trasformare i medici di Base in burocrati e in “contabili” per conto dello Stato, impedendogli con ciò di svolgere la propria professione: curare i propri assistiti.

Il Decreto Lorenzin, con l’”appropriatezza prescrittiva” impone che numerosi e indispensabili esami e indagini diagnostiche siano a totale carico del cittadino. Con questi decreti si annulla la prevenzione e la possibilità per i medici di Base, di fare diagnosi precoci, che salverebbero molte vite umane riducendo realmente i costi della sanità.

La soppressione della Medicina di Base e la chiusura o il declassamento degli ospedali sardi, rientrano nelle strategie della privatizzazione dell’intero sistema sanitario pubblico italiano, di cui la Sardegna pagherà i costi più alti.

La negazione del diritto alla Sanità pubblica e gratuita, ha indotto intere cittadinanze nell’isola, a forti prese di posizione nei confronti di tutta la classe politica sarda, tanto più succube a diktat romani, quanto distante dai bisogni e dai diritti dei cittadini.

Le sollecitazioni e le critiche a queste misure, provenienti dai territori, sono giusto servite a far preoccupare singoli esponenti politici che per paura di perdere il consenso elettorale, si sono presentati ancora una volta, per esibire il loro forbito e becero campionario di inganni e di bugie.

Il Movimento Salviamo il San Marcellino, contro il declassamento e la chiusura del presidio ospedaliero di Muravera, manifestando il proprio dissenso ha chiesto una presa di posizione pubblica e un’assunzione di responsabilità politica ad ogni singolo rappresentante istituzionale, dai Comuni, alla Regione, al Parlamento italiano.

A tutt’oggi, alla lettera del Movimento che pubblichiamo di seguito, nessun politico ha dato una pubblica risposta assumendosi le proprie responsabilità.

Lettera ai rappresentanti eletti dal popolo…  di Lidia Todde Presidente del Movimento.

“La soppressione o il declassamento degli ospedali nei territori più disagiati della Sardegna, come quello di Muravera, riteniamo che sia una grave violazione del diritto inalienabile delle nostre collettività ad essere curate.

Il San Marcellino, al servizio delle cittadinanze dei comuni del Sarrabus e del Gerrei, nonché del turismo estivo, è da tutelare e potenziare, tanto che di recente si è ritenuto necessario l’investimento di 5 milioni di euro.  Le distanze peculiari nei nostri territori, i tempi lunghi di percorribilità della rete viaria con le difficoltà per il raggiungimento di ospedali in altre sedi, la necessità della permanenza degli attuali posti di lavoro nel San Marcellino, inducono a sostenere che l’ospedale di Muravera non debba essere chiuso, ancor più di fronte alla grave crisi degli ospedali cagliaritani non più in grado di farsi carico delle esigenze sanitarie delle zone disagiate.

Ad ogni nostro Rappresentante nelle sedi istituzionali di ogni ordine e grado, chiediamo un’assunzione di responsabilità, esprimendo pubblicamente in termini chiari e inequivocabili quali siano le posizioni individuali e quelle del partito politico di appartenenza rispetto alla chiusura del San Marcellino, una pesante discriminazione contro le nostre collettività.

Chiediamo attraverso quali azioni politiche, ogni eletto dal Popolo nelle nostre circoscrizioni, intenda far valere le ragioni delle Comunità locali qualora il Partito di appartenenza non si opponga con determinazione allo smantellamento del nostro ospedale e con esso del nostro diritto ad essere curati.

Chiediamo che tutti i politici eletti nei territori sardi rigettino con forza i tagli irrazionali che decretano la chiusura dei presidi ospedalieri nelle sedi più isolate e disagiate. Nessuna decisione sul diritto alla salute dei sardi può essere presa fuori dalla Sardegna e imposta alla massima istituzione sarda, che in barba alla sua Autonomia, sino ad oggi non ha manifestato nessuna forma di resistenza a questa ingiustizia. Questo è l’impegno che chiediamo”.

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Pubblicato in Salute
La Giunta della Regione Autonoma della Sardegna, a colpi di delibere veloci quanto efficaci, penalizza i nostri disabili. Per la Giunta di centro sinistra e dintorni, la priorità non è di certo il disagio sociale e ancor meno i bisogni e i diritti di decine di migliaia di disabili. Questi “geni della politica” disattendono gli impegni assunti anche nei loro programmi, deludono chi li ha sostenuti e dimostrano di non avere nessuna logica di buon senso nella gestione del Bene Comune. Così facendo alimentano il malessere sociale e la sofferenza dei cittadini più fragili e più bisognosi di assistenza, compresa quella sanitaria. Con la delibera 33/11 del 30 giugno 2015 la Giunta Pigliaru condanna cinicamente i sardi disabili a ulteriori sofferenze e difficoltà… dove si vuole arrivare?
Claudia Zuncheddu
Pubblichiamo e divulghiamo il comunicato dell’Associazione SensibilMente onlus
 
La legge 162/98 e le buone prassi sulla disabilità in Sardegna. La legge 162 del 1998 è una legge nazionale ad applicazione regionale, che in Sardegna ha visto la sua applicazione più innovativa e adeguata ai bisogni delle persone con grave disabilità. I piani personalizzati 162 consentono di superare la vecchia visione del disabile come soggetto da istituzionalizzare e aprono la strada all'inclusione in famiglia, a scuola e nella società più in generale. Il piano personalizzato cosi finanziato, consente interventi socio-assistenziali ed educativi da svolgere al domicilio del disabile anziché in istituto, permettendo, tra l'altro, un importante sgravio ai conti pubblici che beneficiano della domiciliarietà dei servizi, certamente meno costosa delle istituzionalizzazioni. La 162, cosi come la conosciamo in Sardegna, è il fiore all'occhiello della sanità regionale e delle politiche sociali sull'handicap, cosi all'avanguardia da essere portata come modello.
Il modello Sardegna dovrebbe essere baluardo e bandiera di tutta la politica, regionale e nazionale, e dovrebbe essere esteso a tutte le altre regioni. In realtà nel resto d'Italia, nascono sempre più spesso comitati e movimenti che vorrebbero l'applicazione della 162 con gestione indiretta (cioè con la possibilità di scegliere gli operatori da parte del disabile o della famiglia) cosi come è in Sardegna, invece nel resto della penisola, i soldi stanziati sono pochissimi e non è permesso scegliere; un’ora alla settimana di un operatore mandato dal comune deve bastare alle famiglie, l'alternativa è l'istituto.
Riguardo all'autismo, il finanziamento 162 permette di implementare l'intervento terapeutico dei bambini, rispetto alla scarsa copertura offerta dal SSN. La 162 è quindi un sistema che consente di ottimizzare gli interventi lasciando il disabile in seno alla famiglia e quindi, nella società, cosi come dovrebbe essere applicato il vero principio di inclusione sociale. Una “buona prassi”, di quelle che consentono miglioramenti nella qualità della vita delle persone in difficoltà e consentono, al medesimo tempo, una riduzione dei costi sui conti pubblici. Dal 2004 ad oggi le coperture per la 162, provenienti dal fondo per la non autosufficienza, sono aumentate costantemente e per il 2015 sono di 104 milioni di euro.
Già da diversi mesi avevamo sentore che il fondo sarebbe stato tagliato, a febbraio siamo riusciti a scongiurare un taglio cospicuo in bilancio e dopo mesi di attesa, con la delibera 33/11 del 30 giugno 2015 i tagli si sono concretizzati. I piani con punteggio inferiore ai 70 punti, una platea di circa 30 mila soggetti disabili, subiscono tagli che vanno dai 250 ai 150 euro annui. Taglio irrisorio per taluni, mortificante per noi. Mortificante perché non salva le sorti della sanità regionale ma è un chiaro segnale. Un segnale allarmante, ci stanno dicendo “questo sistema non vale poi così tanto” considerando forse che l'istituto sia più valida alternativa e ci chiediamo per chi, visto che la collettività avrebbe costi triplicati. Le famiglie sono sul piede di guerra, NON si può tornare indietro e non si tornerà indietro. Attendiamo ancora gli sviluppi in consiglio regionale e portiamo avanti, come Comitato delle famiglie per l'applicazione della 162 e insieme all'Abc Sardegna, le nostre azioni diplomatiche con i consiglieri regionali di ogni parte politica, che in diverse occasioni hanno criticato il taglio.
Il 24 luglio si svolgerà a Sassari un incontro tra il direttivo del Comitato e dell'Abc Sardegna con le associazioni del nord Sardegna, al fine di aggiornare e discutere un'azione comune ed incisiva per chiedere ed esigere il necessario cambio di direzione da parte della Giunta regionale. Ne va del futuro dei nostri figli, ne va dell'applicazione di una “buona prassi” che NON deve diventare storia che fu.
Dott.ssa Veronica Asara – Presidente sensibilMente onlus.
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