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Ieri, 11 novembre 2015, si è svolto il sit-in di fronte alla Questura di Cagliari, contro la repressione e la criminalizzazione del dissenso, contro i fogli di via e le denunce agli studenti che hanno manifestato pacificamente perché la Sardegna sia liberata dalle servitù militari e da ogni azione di guerra. Contro la carica del corteo di pacifisti da parte delle forze dell’ordine (3 novembre a Teulada) e contro tutti gli atti di violazione dei nostri diritti come cittadini ad esprimere liberamente la nostra contrarietà ad ogni forma di abuso e di sopruso ai danni della Sardegna e di chi vi risiede.
Il sit-in di fronte alla Questura per ribadire le responsabilità del Questore in tutte queste tristi vicende, non esenta da responsabilità il Prefetto di Cagliari, anzi, per dovere di cronaca, la Prefetta, dalla quale ci attendiamo un’assunzione di responsabilità in quanto rappresentante dello Stato italiano e in primis del Ministero degli Interni. Essa è l’espressione politica dello Stato al di sopra delle forze di polizia. E’ quindi tra le sue competenze valutare le decisioni dello stesso questore in materia di “ordine pubblico”. Questura e Questore sono alle dipendenze del Ministero dell’Interno.
Ma le più pesanti responsabilità su ciò sta avvenendo in Sardegna ricadono sulla classe politica sarda, che scegliendo di essere spettatrice passiva, ha manifestato chiaramente non solo la sua debolezza e la sua inutilità come garante dei diritti dei sardi, ma la propria collusione con le politiche e gli interessi anche militari dello Stato italiano nella nostra Isola.
Non è più tempo di bisbigli del nostro Presidente a Roma, di proposte mai mantenute, anche se dichiarate, da qualche assessore alla stampa, come quella di svolgere una seduta di Consiglio Regionale all’interno del Poligono di Teulada come atto di contrarietà alle esercitazioni. Non è più tempo di apparizioni fugaci ed evanescenti di politici ai bordi dei cortei. Il posto giusto per i rappresentanti delle nostre istituzioni sarebbe dovuto essere in testa al corteo del 3 novembre, tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Un vuoto colmato da tante donne che facevano da scudo sui giovani pacifisti.   
Il Presidente Pigliaru avrà convocato il Questore e la Prefetta di Cagliari per chiedere le ragioni dell’aggressione al corteo a Teulada, dei fogli di via e delle denunce a numerosi giovani manifestanti?
Conoscerà le ragioni per le quali gli Uffici pubblici in tutto il nostro territorio, pur avendo l’obbligo di esporre la bandiera della Sardegna, violano le norme esponendo solamente quella italiana e quella europea? Tra gli Uffici pubblici che hanno bandito l’esposizione della bandiera sarda sono la Questura di Cagliari, la caserma dei Carabinieri, il Palazzo di rappresentanza del Governo. Può tutto questo essere tollerato dalla Regione Autonoma della Sardegna? Purtroppo sì, se la sua classe politica non si sente sarda.
Claudia Zuncheddu – Sardigna Libera
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Galsi: no all'ennesima servitù in Sardegna

Partecipiamo numerosi alla manifestazione di domani
sabato 10 dicembre 2011, a Cagliari
partenza alle ore 10.30 da piazza dei Centomila
RIBADIAMO IL NOSTRO
NO AL GASDOTTO GALSI
L'ENNESIMA SERVITU' NELLA NOSTRA TERRA

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