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articolo di Claudia Zuncheddu, pubblicato da "Il Manifesto Sardo" in data 16/05/5013

Dopo le lunghe lotte portate avanti dalle cittadinanze di Uta e Capoterra, la Regione Sardegna congela il progetto della nuova discarica connessa all’inceneritore del Cacip nel sud della Sardegna.

Un congelamento su cui non bisogna abbassare la guardia. Di fronte a tanta esultazione per una  vittoria ambigua, è importante specificare che l’Assessorato all’Ambiente della Regione Autonoma della Sardegna, non ha accolto la “richiesta del Cacip di una sospensiva” della Valutazione Ambientale, archiviando in questo modo il progetto della nuova discarica. Con tale richiesta il Cacip mirava a tenere in sospeso il suo progetto, in attesa che la Sardegna si dottasse di un Piano dei Rifiuti, che di fatto avrebbe consentito il superamento di tutte le irregolarità e le stesse violazioni della normativa europea in materia ambientale.

Una bocciatura sul piano formale della richiesta ma non certo dei contenuti e della sostanza del progetto.

La pratica dell’incenerimento del Cacip è in perfetta sintonia con le politiche della Regione sulla gestione dei rifiuti, nonché delle politiche di diverse amministrazioni comunali interessate alla discarica, a partire da quella di Cagliari. E’ su queste affinità, nonché sulle connivenze con le amministrazioni locali che nasce la speranza per il Cacip che ogni anomalia progettuale della nuova discarica, venga normalizzata e dimenticata dal Piano Regionale dei Rifiuti che promuove chiaramente la pratica criminale dell’incenerimento, condannata dalla scienza e bandita dall’Europa.

La bocciatura della richiesta di sospensiva, a cui la Regione non poteva sottrarsi, non è altro che una mezza vittoria per i comitati di cittadini che si sono battuti contro la discarica, per le collettività locali, per le associazioni ambientaliste ed i liberi cittadini che sostengono questa lotta, nonché per Isde – Medici per l’Ambiente e Zero Waste Sardegna che hanno messo a disposizione le competenze tecniche e le osservazioni scientifiche.

Questa mezza vittoria, che potrebbe trasformarsi in una grande sconfitta, impone di tenere alta l’attenzione sulle attività istituzionali ad ogni livello, a partire dalle azioni dell’Assessorato all’Ambiente che, mentre parla di economia circolare, promuove inceneritori, discariche e ogni fonte di inquinamento ambientale, carbone compreso.

La partecipazione democratica dei cittadini nelle assemblee comunali di Uta, di Capoterra, di Assemini, deve continuare con lo spirito di contribuire a orientare chi amministra verso scelte virtuose e utili alla salute e al benessere per le proprie collettività e il proprio ambiente, in questo caso a forte vocazione agro pastorale e turistica. Già a Capoterra, ad ottobre del 2015 con un voto unanime l’amministrazione comunale bocciava la nuova discarica del Cacip.

Rispetto a Uta, con la cui amministrazione, su questo tema, lo scontro con i comitati antidiscarica è stato molto forte, apprendiamo con piacere dalla stampa che il sindaco, dopo la bocciatura della richiesta di sospensiva del Cacip, da parte della Regione, esulta sino a far propria quella lotta che palesemente non ha mai condiviso. Al di là di chi salta sul carro di questa vittoria parziale, i comitati auspicano che il sindaco di Uta e la sua maggioranza, abbandonino le incertezze e le titubanze per abbracciare la causa dei cittadini che lottano per il diritto alla salute ambientale, delle persone e per lo stesso decoro del proprio habitat, per uno sviluppo economico in armonia con le tradizioni del territorio e sostenibile con l’ambiente.

Se è vero che la bocciatura della richiesta di sospensiva è da considerarsi prudentemente una mezza vittoria, è anche vero che con il Piano dei Rifiuti Regionale, fedelmente ispirato alle ambizioni di Renzi e al suo Sblocca Italia, la nostra Isola potrebbe rischiare di divenire ancor più Terra di rifiuti di ogni tipo e provenienza, di discariche e di inceneritori. La grande scommessa per tutti noi, sindaco di Uta compreso, è la prosecuzione di una battaglia ampia che miri a rimettere al centro degli interessi e delle scelte politiche la salute del cittadino e con essa la ricchezza e la bellezza dei luoghi, la prosperità economica legata all’ambiente e alle risorse locali.

Questo sì che è un carro vincente su cui salire.

Claudia Zuncheddu

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Il Consiglio comunale di Capoterra, venerdì 23, con il suo voto unanime contro la nuova discarica del Cacip, ha espresso la sua netta contrarietà all’ennesimo progetto che viola il diritto alla salute dei cittadini e dell’ambiente, che in nome del Profitto per pochi (i soliti noti), sacrifica il territorio e le sue vocazioni. Tutto ciò in controtendenza all’orientamento delle politiche europee sulla gestione dei rifiuti e sulla pratica dell’incenerimento definita "un crimine contro l'umanità".
E’ preoccupante l’ambiguità della maggioranza che oggi amministra il comune di Uta in materia ambientale. A pochi mesi dal suo insediamento già emergono incertezze e titubanze sulla necessità di porre fine alle politiche devastanti, che da decenni, hanno determinato la metamorfosi ambientale di uno dei paradisi della Sardegna in un inferno: il sud ovest dell’Isola.
Giovedì pomeriggio, la seduta del Consiglio comunale, conclusa a tarda notte, sul tema all’ordine del giorno: “nuova discarica del Cacip”, ha visto una notevole partecipazione della cittadinanza, in testa il Comitato contro la discarica di Uta, sostenuto dal Comitato di Capoterra. Sono tecnici, ingegneri, geologi, archeologi, agricoltori, medici, cittadini ben preparati e consapevoli, che hanno messo a disposizione della “giovane e apparentemente sprovveduta amministrazione” le proprie competenze perché non si incorra nell’errore di dare continuità allo scempio nei propri territori.
Alla nuova amministrazione i cittadini chiedono “discontinuità” con le vecchie politiche responsabili dell’inquinamento ambientale, della compromissione della salute pubblica e della distruzione del territorio e delle sue attività tradizionali e turistiche.
Da questa “nuova generazione di amministratori”, le collettività locali pretendono il “cambiamento” a partire dalla Moralizzazione delle istituzioni, dalla Legalità e dalla Trasparenza negli atti politici e amministrativi. La trasmissione dei lavori dell’Aula, ad esempio via streaming, sarebbe un atto di Trasparenza che consentirebbe ad ogni cittadino di seguire i lavori consiliari da casa e di conoscere le posizioni di ogni rappresentante istituzionale sui temi di volta in volta all’ordine del giorno. Questa prassi già adottata da altri comuni, andrebbe suggerita anche al sindaco di Uta, che ingiustificatamente ha ammonito qualche fotografo per "violazione della privacy", paradossalmente, di un'assemblea pubblica.
La partecipazione democratica dei cittadini a Uta come a Capoterra, nelle assemblee comunali, ha lo spirito di contribuire a orientare chi amministra verso scelte virtuose per la propria cittadinanza e per l’habitat in cui vive. La salute e la sicurezza del cittadino deve essere al centro di ogni scelta delle amministrazioni.
La nuova discarica del Cacip è il banco di prova per la giovane amministrazione di Uta, in cui la cittadinanza ha posto tante speranze e vigilerà affinché siano esaudite e non tradite.
 
Claudia Zuncheddu    
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conf. stampa no discarica
Un' unica voce per dire no alla nuova discarica del Cacip e all'incenerimento dei rifiuti. Prima uscita ufficiale, per il nuovo comitato che riunirà tutte le associazioni che si battono per impedire la nascita del deposito di ceneri e di altri rifiuti a S'Ottioni Mannu. Il comitato “No discarica di Macchiareddu” è stato presentato ieri in Municipio, a Cagliari, durante un incontro in cui gli attivisti hanno promesso battaglia. «Era necessario formare un unico soggetto che riunisse tutti i comitati contrari a questo progetto - spiega l'avvocato Riccardo Schirò, coordinatore del movimento - abbiamo scelto di presentare la conferenza a Cagliari per dare un segnale al Comune, e chiedere che venga al più presto organizzato un incontro pubblico. La maggior parte dei rifiuti che finiscono all'inceneritore provengono dal capoluogo: è giusto che anche i cagliaritani vengano coinvolti». 
PERCHÉ NO Claudia Zuncheddu di Sardegna Libera pone l'accento sui rischi ambientali. «La Sardegna è tra le otto regioni più virtuose nel riciclo dei rifiuti - spiega Zuncheddu -non si capisce allora perché debbano sorgere nuove discariche e sia necessario potenziare gli inceneritori. Questo deposito sorgerà a poca distanza da centri abitati, da un carcere, e da una comunità per il recupero dei tossicodipendenti». Emma Putzu, del Comitato no discarica di Capoterra chiede come mai nella Valutazione di impatto ambientale non sia stata inclusa anche una relazione sanitaria che metta in luce lo stato di salute degli abitanti della zona. «A Su Spantu esiste una via dove tutti si ammalano di cancro - dice - viviamo tra Saras e Macchiareddu: incredibile non raccogliere dei dati sui rischi per i cittadini». Angelo Cremone di Sardegna Pulita, avanza una richiesta al Savi. «È necessario bloccare l'iter - dice - questo progetto fa acqua da tutte le parti: i tecnici raccontano bugie sul fatto che quella zona non sia soggetta ad alluvioni, e poi il Cacip non ha mai specificato se oltre a S'Ottioni Mannu avevano pensato ad altre zone». Laura Desogus del Comitato di Uta rimarca il fatto che una manciata di posti di lavoro non si può barattare con la salute pubblica. 
TUTELA DEI CITTADINI «L'Ue dice chiaramente che bruciare i rifiuti è una pratica obsoleta - ricorda - riciclarli offre dieci volte più lavoro che incenerirli». Critica anche Marina Pomodoro, geologa di Capoterra e Claudio Mallus di Arianoa, che sottolineano come «sia assurdo dare vita a un progetto di discarica in un luogo soggetto ad allagamenti, e in un paese dove il Puc non è ancora stato adeguato al Ppr», e che «la discarica sarà un brutto colpo per un ambiente già compromesso dalla presenza della Saras».
Ivan Murgana
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Un coordinamento provinciale per opporsi alla discarica di servizio dell’inceneritore “Tecnocasic” che il Cacip vuole realizzare in località S’Otioni Mannu, agro di Uta. È la decisione emersa dall’incontro delle circa dieci sigle, tra comitati e associazioni, che si battono contro il progetto tenutosi stamani al comune di Cagliari.
La scelta di Palazzo Bacaredda non è casuale, visto che “di fronte alle ripetute richieste di attivare momenti di confronto sul progetto del Cacip, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e la commissione consiliare competente hanno assunto un atteggiamento indolente, “, denuncia il consigliere comunale Enrico Lobina, tra gli animatori del progetto politico Cagliari città capitale, presente all’incontro anche con Claudia Zuncheddu e Riccardo Schirò e Angelo Cremone.
Netta anche la posizione di Paolo Zedda, consigliere regionale dei Rossomori, che porterà il problema in consiglio. “Si tratta di virare verso un sistema di gestione dei rifiuti all’insegna del riuso e del riciclo. È questa la soluzione più vantaggiosa, sia in termini ambientali sia per la creazione di nuovi posti di lavoro. Pertanto, occorre intervenire a monte, abbandonando la pratica dell’incenerimento e le discariche che da questa originano. Dire no agli inceneritori significa anche promuovere la raccolta differenziata, come accade, ad esempio, in provincia di Milano, dove in seguito all’abbandono dell’incenerimento la raccolta differenziata ha raggiunto il 60%. Il comune di Milano, che ha invece deciso di continuare ad incenerire i rifiuti,  è inchiodato al 30% di raccolta differenziata”, spiega il consigliere.
Il problema dell’impatto sanitario degli inceneritori è stato sollevato da Marco Mameli de S’Assotziu Consumadoris, che ha citato uno studio dell’Arpas Piemonte: “A Vercelli, dove un inceneritore è rimasto in funzione dalla fine degli anni ’90 fino al 2014, si è registrato un preoccupanteincremento delle patologie tumorali e dell’apparato respiratorio”.
Fonte Cagliaripad: 9-10-2015
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Un coordinamento provinciale per opporsi alla discarica di servizio dell’inceneritore “Tecnocasic” che il Cacip vuole realizzare in località S’Otioni Mannu, agro di Uta. È la decisione emersa dall’incontro delle circa dieci sigle, tra comitati e associazioni, che si battono contro il progetto tenutosi stamani al comune di Cagliari.
La scelta di Palazzo Bacaredda non è casuale, visto che “di fronte alle ripetute richieste di attivare momenti di confronto sul progetto del Cacip, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda e la commissione consiliare competente hanno assunto un atteggiamento indolente, “, denuncia il consigliere comunale Enrico Lobina, tra gli animatori del progetto politico Cagliari città capitale, presente all’incontro anche con Claudia Zuncheddu e Riccardo Schirò e Angelo Cremone.
Netta anche la posizione di Paolo Zedda, consigliere regionale dei Rossomori, che porterà il problema in consiglio. “Si tratta di virare verso un sistema di gestione dei rifiuti all’insegna del riuso e del riciclo. È questa la soluzione più vantaggiosa, sia in termini ambientali sia per la creazione di nuovi posti di lavoro. Pertanto, occorre intervenire a monte, abbandonando la pratica dell’incenerimento e le discariche che da questa originano. Dire no agli inceneritori significa anche promuovere la raccolta differenziata, come accade, ad esempio, in provincia di Milano, dove in seguito all’abbandono dell’incenerimento la raccolta differenziata ha raggiunto il 60%. Il comune di Milano, che ha invece deciso di continuare ad incenerire i rifiuti,  è inchiodato al 30% di raccolta differenziata”, spiega il consigliere.
Il problema dell’impatto sanitario degli inceneritori è stato sollevato da Marco Mameli de S’Assotziu Consumadoris, che ha citato uno studio dell’Arpas Piemonte: “A Vercelli, dove un inceneritore è rimasto in funzione dalla fine degli anni ’90 fino al 2014, si è registrato un preoccupanteincremento delle patologie tumorali e dell’apparato respiratorio”.
Fonte Sardinia Post 9-10-2015
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capoterra
 
Claudia Zuncheddu di Sardigna Libera all'attacco: dice no a nuovi possibili accordi sui posti di lavoro tra industrie e amministratori locali, che in passato hanno determinato la nascita di industrie che inquinano il territorio capoterrese
 
Allusioni pesanti contro gli amministratori a Capoterra: “La nuova discarica del Cacip in cambio di qualche privilegio personale, così come una certa tradizione vuole ed è dimostrabile”. Claudia Zuncheddu, di Sardegna Libera prende posizione sul caso discusso della nuova discarica a Capoterra, fortemente contestata dai cittadini ieri in consiglio comunale. 
Nella Seduta Consiliare del comune di Capoterra del 7 ottobre, progettisti, tecnici della Regione e amministratori hanno presentato pubblicamente, ancora una volta, il progetto della discarica. Grande partecipazione, anche in questa occasione, della cittadinanza di Capoterra e di Uta, in testa i Comitati spontanei per ribadire con tutti i mezzi il NO ALLA DISCARICA.
"Sulla gestione dei rifiuti è tempo di Politiche virtuose e intelligenti - dice Zuncheddu - che rispettino l’ambiente e la salute delle collettività. Capoterra ha già dato e nessun’altra sede del territorio sardo si deve più sacrificare sull’altare dell’inquinamento, degli interessi delle multinazionali e delle connivenze della Politica locale. L’alternativa proposta dalle collettività è quella orientata verso “Rifiuti zero” con la differenziata, il riuso e il riciclo. La Sardegna, tra le prime otto Regioni più virtuose in Italia per la raccolta differenziata, deve dismettere progressivamente gli inceneritori e le discariche già esistenti. Gravi le responsabilità della politica locale tese ad incrementare inceneritori e discariche: preludio di affari legati verosimilmente all’importazione di rifiuti".
 
 
Autore: Ignazia Melis il 08/10/2015 10:59 
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Allusioni pesanti contro gli amministratori a Capoterra: “La nuova discarica del Cacip in cambio di qualche privilegio personale, così come una certa tradizione vuole ed è dimostrabile”. 

Nella Seduta Consiliare del comune di Capoterra del 7 ottobre, progettisti, tecnici della Regione e amministratori hanno presentato pubblicamente, ancora una volta, il progetto della discarica.

Grande partecipazione, anche in questa occasione, della cittadinanza di Capoterra e di Uta, in testa i Comitati spontanei per ribadire con tutti i mezzi il NO alla discarica.

Fonte: Sardegna Reporte 8-10-2015

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Allusioni pesanti contro gli amministratori a Capoterra: “la nuova discarica del Cacip in cambio di qualche privilegio personale, così come una certa tradizione vuole ed è dimostrabile”.  
Nella Seduta consiliare del comune di Capoterra del 7 ottobre, progettisti, tecnici della Regione e amministratori hanno presentato pubblicamente, ancora una volta, il progetto della discarica da installare a meno di due chilometri dalla Casa Circondariale di Uta, dalla Comunità di recupero di tossicodipendenti e in prossimità dei centri urbani densamente popolati come Uta, Capoterra e hinterland.  
 
Anche in questa occasione c’è stata una grande partecipazione della cittadinanza di Capoterra, di Uta e dintorni, con in testa i Comitati spontanei che hanno ribadito in modo forte e unanime il NO ALLA DISCARICA.
Sulla gestione dei rifiuti è tempo di promuovere e sostenere Politiche virtuose ed ecosostenibili che rispettino l’ambiente e la salute delle collettività. Capoterra ha già dato e nessun’altra sede del territorio sardo si deve più sacrificare sull’altare dell’inquinamento, degli interessi delle multinazionali, delle lobby dei rifiuti, di cricche di faccendieri e delle connivenze della Politica locale e Regionale. L’alternativa, proposta dalle collettività, è quella orientata verso la politica di “Rifiuti zero” con ridotta produzione di rifiuti, con l’incremento della   differenziata e la pratica del riuso e del riciclo.
La Sardegna è tra le prime otto Regioni più virtuose in Italia per la raccolta differenziata, per cui, naturalmente dovrebbe dismettere in modo progressivo gli inceneritori e le discariche già esistenti. Con queste politiche virtuose di riciclo e recupero, com’è possibile giustificare da parte della “casta Politica” il potenziamento e l’incremento di inceneritori come quello di Tossilo e Macchiareddu?
Su queste vicende sono molto gravi le responsabilità della Politica locale e regionale che invece, contro la normativa e la tendenza europea alla dismissione di inceneritori e discariche, incrementa queste pratiche obsolete nella nostra Isola. Questo è il preludio per continuare e incrementare in Sardegna l’importazione di rifiuti con le ecomafie al seguito.
Tutto ciò al di là delle carenze progettuali della nuova discarica del Cacip...
 
Claudia Zuncheddu – SardignaLibera
 
 
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Le preoccupazioni dei cittadini dei quartieri individuati per l’installazione degli ecocentri e la vocazione dei luoghi, da Via San Paolo a Sant’Elia, non hanno avuto alcun peso sulle decisioni dell’Aula comunale di Cagliari.
Tra incoerenze e violazioni gli ecocentri previsti per Sant’Elia e Via San Paolo vengono votati a maggioranza. La localizzazione di questi siti, seppur indispensabili, richiede uno studio attento ancor più quando come in quello destinato a Sant’Elia, di “tipologia B”, possono essere conferiti rifiuti differenziati provenienti da tutta la città, compresi quelli pericolosi: solventi, acidi, prodotti fotochimici, rifiuti contaminati da mercurio, olii esausti, pesticidi, farmaci scaduti. Infatti per i rischi ambientali il centro di tipologia B è regolato dal Codice dell’Ambiente e non può essere situato a ridosso dei centri abitati.
Sant’Elia è il quartiere più popolato della città e non può sacrificare sull’altare di nessun ecocentro i suoi 6000 metri quadri di verde pubblico a ridosso dell’edificio delle Mercedarie, di un Istituto per anziani, di una scuola elementare e dei suoi orti urbani curati dai bambini, nonché  sul  crocevia da cui si snodano i più importanti percorsi turistico-naturalistici di Cagliari, dal Colle di Sant’Elia, a Calamosca, al Poetto, alle Saline, al Parco di Molentargius: la porta turistica della città e di un quartiere che in termini di sofferenza e di discriminazione ha già dato e per la sua vocazione turistico-naturalistica/storica e archeologica attende di essere valorizzata.
Sant’Elia come San Bartolomeo, costruiti su terreni paludosi colmati con materiali di riporto, con i vistosi cedimenti di pavimenti stradali e dei palazzi da Piazza Falchi a Via Prunas indicano l’inadeguatezza del terreno a sopportare il colossale ecocentro e il peso del traffico di auto e di mezzi pesanti provenienti da tutta la città, oltre alle attività nel Centro stesso.
L’inquinamento dell’aria e acustico, del suolo e del sottosuolo, per sversamenti anche accidentali di sostanze tossiche, deve far desistere i nostri amministratori. Nessuna impermeabilizzazione per l’instabilità del terreno può garantire la sicurezza del sottosuolo e delle falde idriche.   
La salute ambientale e dei residenti di Sant’Elia come già denunciato da Medici che operano nel quartiere, è ad alto rischio per la sua costante esposizione all’inquinamento prodotto dalla Saras e dall’inceneritore del Cacip. Il quartiere di Sant’Elia e la porta turistica della città di Cagliari meritano un altro biglietto da visita.
 
Claudia Zuncheddu  - Sardigna Libera
 
Martedi 08 settembre – Seduta del Consiglio Comunale di Cagliari – Ordine del giorno: dibattito sugli Ecocentri.
Per dovere di cronaca, avendo assistito al dibattito e alle votazioni, pubblico l’esito del voto:
33 consiglieri presenti
22 votano SI
10 astensioni
1 voto contrario (Paolo Casu).  
 
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LA SARDEGNA NON MERITA CONDANNE. SU DI ESSA DOBBIAMO VIGILARE. E' DOVERE E DIRITTO DI TUTTI NOI TUTELARLA E DIFENDERLA. LA NOSTRA LOTTA NON ANDRA' IN VACANZA.
Sabato 18 luglio 2015 è stata una giornata di intensi impegni politici. Negli aeroporti sardi la mobilitazione promossa dal Comitato NoNucle-NoScorie,con il volantinaggio e la sensibilizzazione dei passeggeri in arrivo nell’Isola, sul rischio che la Sardegna sia la “Terra promessa” dove impiantare il sito unico delle scorie nucleari italiane (e naturalmente non solo). All’aeroporto di Elmas la partecipazione attiva di membri del Comitato promotore e di singoli cittadini è stata straordinaria. Ogni nostra defaiance, anche minima, può essere determinante per il nostro futuro. Per tale ragione noi sardi e tutti quelli che amano la nostra Terra non possono abbassare la guardia.
La seconda tappa della giornata è stata a Macomer dove, come “Zero Waste Sardegna”, abbiamo organizzato un seminario di formazione/informazione sulle tematiche inerenti la gestione corretta dei rifiuti. Questo tema di grande attualità mira alla riduzione della produzione di rifiuti, al recupero, al riuso e al riciclo di tutti i materiali post-consumo, necessita del coinvolgimento consapevole dei cittadini e delle istituzioni a tutti i livelli.
Purtroppo in Sardegna si continua a promuovere inceneritori e discariche con costi elevatissimi in termini di salute ambientale e dei cittadini, oltre che delle bollette. In veste di rappresentante di Zero Waste Sardegna e di componente della Commissione Scientifica nazionale (italiana), auspico che cittadini e amministratori locali aderiscano al progetto Zero Waste, si impegnino a portarlo avanti all’interno delle istituzioni e lo contemplino nei propri programmi elettorali, per essere concretizzato. Solo così possiamo concorrere a tutelare la salute del nostro ambiente e delle persone, a creare risorse e quindi occupazione reale, a combattere la malavita sempre in prima fila sulla gestione dei rifiuti.
Un particolare ringraziamento per l’organizzazione del seminario va a Franca Battelli, Presidente Zero Waste Sardegna e a tutti i relatori a partire da Raphael Rossi, esperto in gestione virtuosa dei rifiuti e Amministratore della Formia Rifiuti Zero srl, a Massimo Piras, Presidente Zero Waste Lazio, che hanno varcato il mare per dare il proprio contributo al convegno, a Vincenzo Migaleddu, Presidente Isde Sardegna, a Paola Obino, ingegnere ambientale e a tutti i numerosi esperti sardi che hanno contribuito all’arricchimento dei lavori.   
 
 Claudia Zuncheddu
 
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