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Lettera ai consiglieri della RAS per una lotta del Popolo Sardo

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In previsione del Processo di Perugia del 28 novembre

A tutti gli Onorevoli Colleghi
del Consiglio della Regione Autonoma della Sardegna

Note informative sui lavori del G8 a La Maddalena e sul Processo del G8 a Perugia del 28/11/2012

Sta per iniziare, al Tribunale Penale di Perugia, il processo avente ad oggetto alcuni “Grandi Eventi”, all’epoca seguiti dalla Protezione Civile, tra i quali quello della Presidenza Italiana del G8 del 2009; in particolare, presso la Maddalena:

- l’appalto per la realizzazione del quarto lotto di interventi infrastrutturali e complementari per la costruzione del palazzo delle conferenze e dell’area delegati;

- l’appalto per la realizzazione del quinto lotto di interventi infrastrutturali e complementari per la costruzione della residenza dell’Arsenale;

- l’appalto per la realizzazione del sesto lotto di interventi infrastrutturali e complementari per la costruzione dell’area stampa e dei servizi di supporto.

Gli effetti ed i risultati dei lavori appaltati sono stati, per universale convincimento, e per comune riscontro di cronaca, del tutto inadeguati; non hanno portato alcun beneficio al territorio e hanno costituito un notevolissimo spreco di risorse pubbliche, anche regionali. Oltre a ciò, i lavori in questione avevano sollevato notevoli dubbi in materia ambientale (per altro verso, e per altri motivi, le bonifiche a mare sono causa di separate indagini anche dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania).

Relativamente a tali opere, nonché in genere al Grande Evento del G8, risultano imputati Anemone Diego, Fabio De Santis, Della Giovampaola Mauro, Balducci Angelo, Rossetti Simone, Anemone Daniele, Gazzani Stefano, Rinaldi Claudio, Murino Pierfrancesco, Gruttadauria Ezio Maria, Piunti Marco, Forleo Maria Pia, Lucci Alida, Ciolfi Bruno, Profeta Regina De Fatima.

Si è infatti appreso che i lavori della Maddalena, ufficialmente per permettere un simultaneo svolgimento delle opere, e per velocizzare al massimo la loro conclusione, erano stati frazionati in diversi “lotti”, ognuno separatamente appaltato. Di tali lotti, alcuni, ovvero il 4, il 5 ed il 6, sono stati oggetto di indagine della Procura di Perugia, che ha riscontrato, in favore dei responsabili degli uffici appaltanti, una serie di dazioni (anche sessuali: da ciò le imputazioni per la violazione della legge Merlin) da parte di soggetti comunque a vario titolo ricollegabili agli appaltatori (e sostanzialmente al gruppo Anemone), dando quindi modo agli Inquirenti di ipotizzare l’esistenza di vari rapporti di tipo corruttivo, finalizzati non solo alla mera aggiudicazione degli appalti in danno di altri eventuali concorrenti, ma anche alla possibilità di praticare prezzi più alti di quelli di mercato (consentendo, come scrive il PM, “anche mediante l’approvazione di atti aggiuntivi successivi, che il costo dell’opera a carico della Pubblica Amministrazione aumentasse considerevolmente rispetto a quello del bando”).

Si è potuto altresì riscontrare che in realtà i lavori affidati in sospetta violazione del principio di imparzialità, e con costi superiori all'usuale (talvolta in misura clamorosa), erano riferibili a molti degli appalti maddalenini. In relazione ad alcuni dei quali è stata ipotizzata una dazione corruttiva, e per questo sono stati oggetto di indagine e poi di un processo, mentre per altri, questo scambio criminogeno non è stato colto. E’ tuttavia un fatto che per gli uni e per gli altri le modalità di conclusione dei contratti sono spesso simili.

Come infatti noto, la decisione di tenere il G8 alla Maddalena è addirittura del 2006. Nel 2007 (DCPM 21.9.2007) tale appuntamento istituzionale ha ricevuto la classificazione di Grande Evento, indi le “ulteriori disposizioni di cui alla OCPM del 19.3.2008” stabilivano di addossare l’onere di tale iniziativa alla già costituita “Struttura di Missione per le Celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia”. Commissario delegato e soggetto attuatore delle conseguenti iniziative è nominato il Capo del Dipartimento della Protezione Civile, ovvero il Dott. Guido Bertolaso. Tuttavia, al di là di tali adempimenti amministrativi, apparentemente nessuna iniziativa veniva presa sul campo. Sino a giungere a ridosso dell’evento, e quindi all’estate precedente al previsto evento, ossia quella del 2008, quando i responsabili delle opere, accingendosi a darvi inizio, devono prendere anche atto di essere ormai in una situazione “di somma urgenza”, e quindi di dover procedere con tutte le possibili deroghe alla assegnazione degli appalti, spesso affidati in tutta fretta ad imprese scelte a chiamata diretta, e che, dopo l’assegnazione, hanno reiteratamente chiesto aumento dei costi ed allungamento dei tempi.

Tale modus operandi, è stato grosso modo replicato, come si è detto, per quasi tutti i lotti (ad esclusione del secondo, dell’undicesimo, del tredicesimo – per il quale vi è stato comunque un aumento di costi, concesso al 4° SAL - e del quattordicesimo), con punte notevoli come al primo lotto (tre atti aggiuntivi e importi più che doppi), o al quarto (due atti, e anche qui il raddoppio dei costi).

Allo stesso modo, le opere sono state aggiudicate a chiamata diretta in 4 casi su quattordici, ma in nessun caso gli importi di aggiudicazione hanno avuto ribassi significativi, in genere sempre intorno a 3-6% , salvo che per il 14° lotto, aggiudicato con ribasso dell’8,32%: uno dei pochissimi i cui lavori sono stati conclusi senza atti aggiuntivi e per l’importo previsto.

Va peraltro ribadito che il quarto, il quinto e il sesto lotto, pur andati a gara, fanno parte del gruppo degli appalti per i quali i suddetti imputati sono stati rinviati a giudizio, talché l’affidamento competitivo, quando anche effettuato, non costituiva nessuna garanzia di trasparenza ed imparzialità.

E’ insomma sin troppo chiaro che, col pretesto della “somma urgenza” si chiamava una ditta, le si consentiva di accantierarsi con un contratto di massima, magari generico e incompleto, salvo poi rimpinguarlo con gli atti aggiuntivi, che davano anche un consistente aumento dei tempi (talvolta di molti mesi al di là della “somma urgenza”, che quindi, una volta affidata l’opera, non costituiva più motivo di premura). Senza alcun controllo dei costi, senza alcun raffronto competitivo, né trasparenza e rispetto della concorrenza. E’ altrettanto chiaro che i prezzi iniziali erano anch’essi puramente indicativi, slegati da qualsiasi realtà fattuale, e suscettibili di aumento a semplice richiesta.

Avendo in tal modo appaltato i lavori, questi procedevano sino all’apparente conclusione; si dice apparente in quanto in molti casi – ed è cronaca giornalistica - le opere non sono ancora utilizzabili o utilizzate, o sono usate al di sotto delle proprie potenzialità e comunque, con un beneficio pubblico infinitamente al di sotto dei loro costi. In alcuni casi hanno anche subito un rapido degrado tanto da necessitare di ulteriori interventi di riattamento.

E’ da rimarcare che il tragico terremoto dell’Aquila si è verificato il 6 aprile del 2009, ossia solo due mesi prima del G8; la decisione di trasferire l’evento in quelle sedi, è seguita dopo diversi giorni, durante i quali i lavori alla Maddalena erano proseguiti, giungendo sin quasi a ridosso dell’appuntamento. Visto lo stato attuale delle opere, pur a distanza di tre anni, e i vizi e le mancanze che si stanno ancora riscontrando, vi è il dubbio – quasi la certezza - che il trasferimento non sia stato un “generoso aiuto” alla città devastata, ma un cinico pretesto per evitare che tutte le predette manchevolezze fossero scoperte, e l’incompiutezza delle opere fosse messa di fronte al mondo. Oltre che l’occasione di altri ingentissimi ed urgentissimi lavori all’Aquila.

Lo Stato ha speso alla Maddalena €.410.693.796,28, a fronte di appalti iniziali per €.284.793.669,28 (non esiste invece un preventivo iniziale). Si tratta di un aumento, rispetto al prezzo iniziale, di circa il 50%. E’ da rimarcare che nel sito istituzionale della Protezione Civile, ovvero quello ove, in base alla normativa per la trasparenza e l’accesso, doveva esser reso conto al pubblico di tali opere e di tali spese, i dati fossero spesso differenti ed imprecisi, ulteriore sintomo, a dir poco, di inefficienza e scarso controllo. Quel che più conta, è che, secondo le ipotesi degli Inquirenti di Perugia una parte significativa di tali somme è stata destinata ad illeciti arricchimenti di poche persone, mentre il resto è stato sprecato in opere che ancora non si usano.

Di tali somme, almeno €.100.000.000,00 sono state sottratte alla Regione Sardegna, come si apprende dall’Ordinanza del Presidente del Consiglio nr. 3663, art. 1, per €.70.000.000,00 – comma 1 – “mediante utilizzo di fondi” FAS, e, per €. 30.000.000,00 – comma 2 – a “valere sulle economie della Regione Sardegna su fondi FAS”. In aggiunta, la Regione Sardegna, per il disposto del successivo art. 3, “provvede, con oneri a proprio carico, alla ricollocazione delle attività espletate negli immobili per i quali si procede alla dismissione nonché alla bonifica dei sedimi militari dismessi”. All’art. 4 a detta voce si aggiungono gli oneri per la ricollocazione anche dell’ex Ospedale Militare de Murtas e della Caserma Ederle. Di tali importi, ove impiegati, si ignora l’entità, che deve comunque considerarsi significativa. Così come si ignora se vi siano state ulteriori voci di spesa gravanti sul bilancio regionale in conseguenza dei fatti narrati. In ogni caso, tali spese sono ingiustificate a fronte dei risultati ottenuti.

Oltre a ciò si aggiunga il danno derivato dalla attuale inutilizzabilità delle opere e quello derivante dalle spese che si dovranno ancora effettuare per poterne fruire, quello causato all’ambiente per il mancato o malfatto risanamento delle aree a mare, l’ulteriore danno apportato dall’inevitabile sequestro penale apposto sui suoli, sulle superfici marittime, e sugli edifici in questione, con limiti alla navigazione ed alla fruibilità del Territorio della Maddalena, e conseguenti danni economici. Oltre che, in definitiva, il danno di immagine, amplificato dallo scandalo pressoché planetario della vicenda, arrecato ad uno dei più importanti distretti turistici della Sardegna.

E’ quindi chiaro che la Regione, in qualità di Ente Esponenziale di tutti i Sardi, ha subito, e continua a subire, un rilevantissimo danno, patrimoniale e non patrimoniale, dalle vicende imputate ai soggetti in epigrafe. E' altrettanto chiaro che tale danno, ove venissero accertate le suddette ipotesi di reato, è stato causato dalle loro condotte, e dovrà quindi essere da loro risarcito.

Nel corso della scorsa udienza i legali del Comune della Maddalena, presenti in aula, hanno preannunciato la costituzione di parte civile di tale Ente. Per la Regione, nonostante le mie ripetute richieste (verbali e scritte) portate avanti da tempo in tal senso al Presidente della Giunta, non era invece presente nessun legale. Poiché ad oggi il processo non è stato ancora aperto, si auspica che a ciò venga posto rimedio, e che la RAS possa tutelare i suoi diritti.

Con stima e considerazione,

Claudia Zuncheddu

Cagliari, 26 novembre 2012

Claudia Zuncheddu

Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, è giornalista pubblicista, appassionata di antropologia e autrice dei libri: “Parigi-Pechino sulle orme di Marco Polo” e “Africana”. Ex-consigliera comunale di Cagliari, è stata consigliera regionale nella XIV Legislatura.

Sito web: www.claudiazuncheddu.net

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