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Ecocentro, rivolta a Sant'Elia

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Ieri l'assemblea degli abitanti. Gli esperti: la zona non è adatta a un deposito di rifiuti
 
Ecocentro, rivolta a Sant'Elia 
 
Il «mostro» da combattere è l'ecocentro. «Piovuto dal cielo». E allora Sant'Elia non ci sta: quella «pattumiera» da seimila metri quadri, all'ingresso del viale e al confine con San Bartolomeo, non s'ha da fare. «Non qui certamente», hanno urlato ieri gli abitanti durante un'infuocata assemblea di quartiere, al Lazzaretto, luogo simbolo della protesta del Comitato del “No ecocentro a Sant'Elia”. 
Di ragioni convincenti ne hanno tante, ma nell'elenco dei “perché no”, chi nel borgo ci vive da sempre, ne mette una in particolare: «Vogliono costruirlo vicino alla scuola elementare delle Mercedarie, vi sembra possibile?», grida Maria Antonietta Barracciu, voce del Comitato. Che sia «malsana» l'idea del Comune di costruire proprio qui, «nel quartiere a più alta densità demografica della città», uno degli ecocentri con l'intento di riorganizzare il servizio dei rifiuti, l'hanno detto ieri gli esperti, dal docente universitario (Enrico Atzeni, archeologo successore di Giovanni Lilliu alla direzione del dipartimento di Scienze archeologiche e storico-artistiche) al geologo (Fausto Pani che ha spiegato le “Logiche di una baia perduta”), all'avvocato Fabio Cuccuru, al medico di quartiere Claudia Zuncheddu, alla presidente di Zero Waste Sardegna Franca Battelli che ha richiamato il Comune: «Prima dell'ecocentro pensi a rispettare gli obblighi di legge sulla riduzione dei rifiuti e il riuso». 
LA RIBELLIONE Per ora la rivolta è pacifica, urlata con tanti No: Sant'Elia non è il luogo adatto per ospitare un mega-ecocentro dove potranno essere conferiti rifiuti da tutta la città, compresi rifiuti pericolosi. Perché no? Perché sant'Elia è «la porta più turistica della città», perché, insieme a San Bartolomeo, è costruita su terreni paludosi colmati con materiali di riporto («basta ricordarsi quante volte sono sprofondate strade e palazzi da piazza Falchi a via Prunas»), perché il viavai continuo di auto di cittadini e mezzi pesanti incrementerebbe il traffico e i rischi di incidenti stradali, per la salute degli abitanti («sant'Elia - conferma la Zuncheddu - è già in forte sofferenza per la sua costante esposizione all'inquinamento prodotto dalla Saras e dall'inceneritore di Macchiareddu»). La parola ai cittadini, dice l'assemblea. E Gian Luigi Selis, pensionato, se la prende: «Non rovinate sant'Elia. Qui, con i miei genitori, fratelli e sorelle, ho vissuto il miglior periodo della mia vita. Abitavo là, nella palazzina dell'ex pugile Gianni Zuddas».
Carla Raggio
Fonte: l'Unione Sarda 24/9/2015
Redazione

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