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Carica della polizia a Teulada: "Non toccate i nostri figli". le donne fanno da scudo ai giovani

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Tra i rumori di guerra dentro il poligono, fuori i giovani che vogliono costruire la pace, tante mani alzate di fronte alla polizia che “pesta”. Sono gli ordini. Persone che manifestano in carrozzella ortopedica, chi sorretta da un deambulatore con pompelmi e mandarini a simboleggiare le sue bombe, giovani che si scambiano tenerezze, ragazzi con teste rotte che colano di sangue. Tantissime le donne in prima fila, forti e determinate mentre sventolano tutte le bandiere dell’Indipendentismo sardo e non solo quelle. E’ questo lo scenario del 3 novembre ai margini del poligono di Teulada nel pieno delle esercitazioni della Nato. Uno scenario ben documentato in quella cornice di Sardegna resa così grigia da oltre mezzo secolo di guerre in casa. 
Capo Teulada 3 novembre 2015, atto secondo della grande manifestazione del 31 a Cagliari. Due momenti di imponente partecipazione popolare da non dimenticare. Quando si difende l’integritĂ  della propria Terra, stavolta, dalle pesantissime esercitazioni Trident della Nato, non esistono “manifestanti buoni” e “manifestanti cattivi”. Esistono interpreti della nostra storia: cittadini che lottano pacificamente per salvaguardare l’ambiente, i territori, la salute e la pace. Il corteo di pacifisti, antimilitaristi e anticolonialisti ha deciso di esprimere la propria contrarietĂ  alle operazioni di guerra in corso a Capo Teulada. Per lo Stato italiano il dissenso dei sardi è divenuto crimine per cui risponde a chi lo manifesta con uno spropositato schieramento di forze dell’ordine preposto a reprimere.   
L’unica nota stonata della manifestazione è stato proprio il comportamento delle forze di polizia. Hanno bloccato e perquisito auto e pullman, impedendo che numerosi sardi potessero liberamente e pacificamente manifestare contro le esercitazioni che lasciano nei nostri territori inquinamento e un clima di paura e di instabilità tra la gente. Seguono i tentativi di dividere il corteo per indebolirlo, poi le cariche e il pestaggio di numerosi giovani. Tattiche antiguerriglia davvero inopportune in un contesto dove tutti manifestavano per la Pace. Un’aggressività inaudita e ingiustificata di cui le autorità preposte dovranno rispondere alla pubblica opinione.
Il clima di lotta per la Pace era già ben espresso dalla manifestazione del 31 a Cagliari, in coda al corteo, si è interposto un cordone di monaci tibetani tra le forze dell’ordine e gli studenti che manifestavano pacificamente. A Capo Teulada, un cordone di donne: madri e nonne, hanno fronteggiato le forze dell’ordine in assetto antisommossa, in difesa dei giovani ingiustamente aggrediti e picchiati. “Non toccate i nostri figli” è stato il loro monito, “tra loro potrebbero esserci anche i vostri”.
Una giornata comunque di sconfitta per le forze di polizia e per lo Stato che mentre criminalizza chi vuole la pace a suon di manganellate, un gruppo di ragazzi, di cui alcuni giovanissimi, mettono piede pacificamente dentro il poligono per ribadire “Stop alle guerre”. E’ proprio vero che con la violenza non si fermano le Ragioni.
Claudia Zuncheddu
Claudia Zuncheddu

Laureata in Medicina e Chirurgia all'Università di Milano, è giornalista pubblicista, appassionata di antropologia e autrice dei libri: “Parigi-Pechino sulle orme di Marco Polo” e “Africana”. Ex-consigliera comunale di Cagliari, è stata consigliera regionale nella XIV Legislatura.

Sito web: www.claudiazuncheddu.net

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