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Interpellanza risarcimenti per le attività produttive a Sarroch

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CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIV LEGISLATURA
INTERPELLANZA N. 467/A

INTERPELLANZA ZUNCHEDDU - COCCO Daniele Secondo - SECHI - CUGUSI sulle improrogabili e urgenti iniziative che la Regione deve intraprendere nei confronti della SARAS Spa per i danni da inquinamento ambientale nelle aree in prossimità della raffineria e per i mancati risarcimenti per i danni materiali arrecati dalle attività industriali ai beni mobili e immobili dei produttori orto-serricoli operanti nell'area intorno a Sarroch.

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I sottoscritti,

premesso che:
- sono sempre più numerosi i casi di richiesta di risarcimento per i danni arrecati dalla SARAS, a tutt'oggi una delle raffinerie più grandi d'Europa, ai produttori orto-serricoli e a tutti i coltivatori e allevatori che operano nelle aree a ridosso della raffineria, che negli anni hanno visto le proprie terre e le loro attività agro-pastorali sempre più depauperate a causa dell'emissione costante di agenti inquinanti altamente tossici;
- come è ormai noto, tali emissioni superano i limiti massimi consentiti dal Codice dell'ambiente con contaminazione dei terreni, dell'aria e della stessa acqua utilizzata per irrigare i campi con gravi ripercussioni sulle produzioni e la commercializzazione dei prodotti agricoli;
- il recente caso di inquinamento marino da idrocarburi registrato a Foxi (nel Comune di Quartu S. Elena), probabilmente attribuibile alle attività della raffineria SARAS, seppur a distanza di diversi chilometri, continua a destare gravi disagi e preoccupazioni fra i residenti e i pescatori del Golfo di Cagliari;
- l'esposizione costante, ormai da decenni, ad agenti inquinanti in tutta l'area intorno al Comune di Sarroch e oltre, ha compromesso la vendita e la competitività che i prodotti agricoli di queste aree avevano sul mercato (vedi ad esempio il caso dei rinomati pomodori di Pula che da prodotto ortofrutticolo sardo per eccellenza, sono ormai stati etichettati anche oltre Tirreno come "pomodori all'arsenico", con incalcolabili perdite economiche per le aziende locali);
- i danni, per il crollo della richiesta di mercato dei prodotti agricoli di queste aree, sono da diversi anni incalcolabili, sia per la giustificata diffidenza dei consumatori, sia per le resistenze dei grossisti di fronte delle pesanti perdite economiche che hanno subito per le enormi quantità di prodotti agricoli invenduti;
- numerose sono le aziende agricole costrette ad abbandonare le proprie attività non solo per il crollo della richiesta di mercato dei loro prodotti, ma anche per evitare possibili coinvolgimenti giudiziari penali e/o civili;
- alcune aziende locali esistono solo sul piano giuridico, mentre su quello economico-commerciale non sono più attive in quanto non sono più in grado di compensare le perdite economiche;
- l'inquinamento ambientale di quelle zone ha fortemente deprezzato lo stesso valore economico dei beni mobili e immobili ad uso agricolo;
- uno dei casi più significativi, riportato recentemente dalla stampa sarda e italiana, è quello riguardante il deterioramento delle serre per l'esposizione ad agenti inquinanti nell'azienda agricola della signora Mura Liliana (coltivatrice diretta e proprietaria di terreni agricoli proprio nell'agro di Sarroch);
- nel caso citato, il deprezzamento del valore delle strutture dell'azienda a causa del deterioramento prodotto dagli agenti inquinanti cui sono state esposte, il mancato reddito, gli aggravi dovuti a imposte, tasse, costi di manutenzione ordinari e straordinari, sono alla base di un danno economico quantificato complessivamente nell'ordine di 2.991.049 euro, contro un valore totale della azienda pari a euro 801.904;

sottolineato che:
- come nel suddetto caso specifico, sono diversi i produttori locali che per dare prove scientifiche che dimostrassero l'effettiva esistenza di inquinamento ambientale sono stati costretti a consultare esperti professionisti privati, che hanno provveduto ad analizzare il suolo e l'acqua (anche del sottosuolo) nelle aree in oggetto;
- dai campionamenti effettuati emergono concentrazioni di metalli pesanti eccedenti i "valori soglia" consentiti dalla legge, valori che la SARAS nega e contesta;
- dalla relazione geologica e dalle analisi chimiche effettuate all'interno di una delle azienda agricole, situata lungo la fascia costiera compresa tra l'abitato di Sarroch e la costa emerge che:
1) relativamente alla determinazione dell'inquinamento dell'aria si è provveduto al campionamento delle polveri depositate sulle grondaie delle serre e all'analisi di un campione di acqua prelevata da un laghetto che raccoglie le acque piovane incanalate dal tetto delle serre;
2) per l'indagine di laboratorio sono stati scelti i seguenti parametri:

pH  
Idrocarburi C>12  
IPA  
n.16 Metalli Alluminio
Antimonio
Arsenico
Berillio
Boro
Cadmio
Cobalto
Cromo
Mercurio
Molibdeno
Nichel
Piombo
Rame
Selenio
Vanadio
Zinco
Cloruri
Solfati
Nitrati
Fluoruri
 


relativamente all'interpretazione dei risultati delle analisi, i risultati sono stati comparati con i valori indicati nel decreto legislativo n. 152 del 2006 (Norme in materia ambientale) (allegato 4) per la "concentrazione soglia di contaminazione nel suolo nel sottosuolo riferiti alla specifica destinazione d uso del sito da bonificare".
L'analisi delle polveri di ricaduta ha evidenziato elevate concentrazioni dei seguenti metalli: antimonio (753,3 mg/kg), usato come agente antifiamma e per la produzione di vernici, smalti, ceramiche e gomme; arsenico (113,6 mg/kg); nichel (178,3 mg/kg); rame (152,4 mg/kg); vanadio (247,8 mg/kg); piombo (52.777 mg/kg); zinco(15.805 mg/kg). L'analisi del campione d'acqua ha evidenziato elevate concentrazioni di: alluminio (1.017,0 µg/l), piombo (11,3 µg/l);
3) dagli esiti delle indagini di laboratorio sui campioni prelevati si traggono le seguenti considerazioni:
- nelle polveri oggetto di studio risultano concentrazioni di sostanze superiori ai valori minimi riscontrabili in natura. Tali concentrazioni sono palesemente superiori alla soglia di contaminazione del suolo e del sottosuolo, per cui sono presumibilmente riconducibili all'attività industriale della SARAS, visto che nell'area di Sarroch non sono presenti altre attività antropiche anomale e industriali;
- sono stati riscontrati nelle polveri e nel suolo alte concentrazioni dei suddetti metalli inquinanti, tali da precludere l'attività agronomica degli imprenditori agricoli locali;
- nelle acque, invece, sono state riscontrate alte concentrazioni di piombo e alluminio; gli altri elementi riscontrati nelle polveri, in ragione del loro peso specifico presumibilmente sono concentrati sul fondo del laghetto per effetto della precipitazione;
- si deduce, sulla base dei dati rilevati, che le alte concentrazioni di sostanze individuate sono tipiche di un sito inquinato e come tali sono incompatibili con le attività produttive agro-pastorali locali;

preso atto che:
- gli esiti delle suddette analisi di laboratorio confermerebbero ancora una volta il preoccupante stato di inquinamento ambientale a Sarroch dove è ubicata la raffineria SARAS e in gran parte del Golfo di Cagliari;
- da tempo, grazie a studi ed indagini autorevoli, i report dell'ARPAS sulla qualità dell'aria (agenti riscontrati anche dallo European Pollutant Ernission Register come cromo e composti di cromo, PM10, ossidi di azoto e benzene), lo studio epidemiologico condotto da otto ricercatori di fama internazionale su 75 bambini delle scuole elementari e medie di Sarroch da cui sono emersi "incrementi significativi di danni e di alterazioni del DNA rispetto al campione di confronto estratto dalle aree di campagna" (Burcei), oltre all'alta incidenza di linfomi non Hodgkin nella popolazione maschile di Assemini, Pula e Sarroch riscontrata dagli studi del dott. Pierluigi, Cocco già nel ventennio 1974-1993;
- tali dati, ciclicamente confermati nel tempo da diverse fonti scientifiche, dimostrano la palese violazione della normativa internazionale in materia di salute ambientale e degli stessi principi sanciti dalla Costituzione italiana:
    1) l'articolo 41 che stabilisce che "l'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana";
    2) l'articolo 9 sulla tutela del paesaggio;
    3) l'articolo 32 sulla tutela della salute "come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività";

sottolineato che:
- sono poco credibili le tesi della SARAS, secondo cui si attribuirebbero le responsabilità dell'inquinamento agli agricoltori locali, per negligenza nella manutenzione delle strutture delle proprie aziende, oltre all'attività erosiva del mare;
- la Regione, dopo decenni di attività dell'industria pesante, nonostante il superamento dei "valori soglia" imposti dalla legge in merito ad emissioni inquinanti nell'atmosfera, non ha intrapreso a tutt'oggi iniziative finalizzate al monitoraggio dell'attività della raffineria e delle sue ripercussioni sulla salute ambientale e delle popolazioni;
- tali azioni dovrebbero essere garantite dalle istituzioni pubbliche, anche perché la SARAS Spa opera da decenni usufruendo di ingenti aiuti di Stato e sussidi pubblici (vedi i CIP6);

constatato che:
- in casi come quello in oggetto è prevista l'applicazione dell'articolo 2050 del Codice civile in materia di "Responsabilità per l'esercizio di attività pericolose" ed in base al quale "Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa, per sua natura o per natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno";
- i danni prodotti alle attività tradizionali sono incalcolabili anche alla luce della forte vocazione agricola dei terreni considerati "fra i migliori terreni coltivabili del Comune di Sarroch (vecchia corografia allegato n. 3), prima dell'insediamento del complesso industriale SARAS";
- le cause dell'inquinamento non possono non essere considerate al di fuori del controllo e dell'azione della società, che deve provvedere alle dovute e opportune azioni risarcitorie e risolutive dei danni causati, nel rispetto della normativa vigente in materia di inquinamento ambientale,

chiedono di interpellare il Presidente della Regione, l'Assessore regionale della difesa dell'ambiente, l'Assessore regionale dell'igiene e sanità e dell'assistenza sociale e l'Assessore regionale dell'industria per sapere:
1) se abbiano intrapreso azioni urgenti al fine di imporre alla società SARAS Spa di mettere in atto tutte le azioni necessarie per bonificare e riqualificare le aree inquinate in oggetto;
2) se abbiano provveduto a farsi portavoce presso la SARAS Spa per le azioni risarcitorie e risolutive dei danni causati sui beni mobili e immobili dei produttori locali;
3) se abbiano provveduto ad interpellare rappresentanti della SARAS Spa in merito ai danni registrati e ai risultati ottenuti dalle indagini e dalle perizie riportate in premessa, circa le anomale percentuali di agenti inquinanti concentrati nelle acque e nel suolo;
4) se abbiano predisposto analisi e perizie tese a individuare le cause alla base delle richieste di risarcimento danni avanzate da diversi produttori della zona;
5) se abbiano interpellato esponenti della società SARAS Spa al fine di individuare, in sinergia con gli stessi produttori danneggiati ed esperti del settore, le responsabilità e provvedere al risarcimento danni;
6) se e quali siano eventualmente le risposte ricevute dalla società SARAS Spa in merito alle questioni di cui sopra;
7) quale sia la posizione della Regione sul mancato rispetto dei valori soglia stabiliti dalla normativa vigente in materia di inquinamento ambientale, nonché di sicurezza e salute pubblica, così come indicato in premessa e con riferimento specifico al venir meno dei principi costituzionali (articoli 9, 32, 41), nonché della mancata applicazione dell'articolo 2050 del Codice civile in materia di "Responsabilità per l'esercizio di attività pericolose" ed in base al quale "Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa, per sua natura o per natura dei mezzi adoperati, è tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno";
8) se la Regione non ritenga opportuno e doveroso appellarsi al "principio di precauzione" e al "principio di proporzionalità" e imporre il rispetto di tali direttive soprattutto alla luce della iniqua e gravissima imposizione in Sardegna di devastanti servitù industriali oltre a quelle militari;
9) se la Regione abbia provveduto o intenda provvedere a farsi portavoce presso le sedi predisposte, per i danni subiti dal comparto ortofrutticolo dell'area in oggetto, come per il citato caso del pomodoro di Pula, per il quale si registrano ingenti e irreversibili perdite sul mercato, lasciando in ginocchio intere aziende, senza che queste vedano riconosciuti i propri diritti, compreso quello al risarcimento danni;
10) se abbiano provveduto ad intraprendere uno studio mirato alla individuazione della presenza di inquinamento nelle aree interessate;
11) se abbiano avanzato tutte le doverose e opportune richieste alla SARAS Spa circa i risultati emersi dalle suddette relazioni in merito alla presenza di agenti inquinanti al di sopra dei valori soglia stabiliti per legge.

Cagliari, 5 novembre 2013

 

Redazione

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